lunedì 31 dicembre 2012

ultimo dell'anno

e poi arriva un momento che niente, ti senti stupida e inutile, e vorresti solo andare via, ma non puoi, perché devi vestire antonio, e bruno non sa cosa mettersi, e mamma dove sei. e c'è la festa giù in salone, e mi devo ancora lavare i capelli.
che io sono vent'anni che non me ne frega niente dell'ultimo dell'anno, che sono così felice di non dover cercare un vestito, le scarpe, il parrucchiere, e mi piacerebbe tanto starmene a casa da sola, l'ho anche fatto, una volta, io, cibo cinese e barry lyndon, tanto quello con cui avrei voluto passarlo stava a seicento chilometri e aveva un cancro che gli devastava il cervello, nessuno lo capisce, ma cosa c'è da capire, mi domando, cosa c'è da festeggiare... io non ho niente da festeggiare.
non è finito niente, niente di nuovo comincerà.
e quando me la taglio, quella cazzo di lingua. chissà.

sabato 29 dicembre 2012

festa mobile 2 - una lezione di scrittura

lavoravo sempre finché non avessi combinato qualcosa e smettevo sempre quando sapevo che sarebbe successo in seguito. Così ero sicuro di continuare il giorno dopo. Ma certe volte quando iniziavo un nuovo racconto e non riuscivo ad andare avanti, mi sedevo davanti al fuoco, strizzavo la buccia delle piccole arance facendone schizzare l'umore sulla fiamma e ne guardavo l'azzurro sfrigolio. Mi alzavo in piedi e guardavo fuori sui tetti di Parigi e pensavo: '' Non preoccuparti. Hai sempre scritto e scriverai ancora. Non devi far altro che scrivere una frase sincera. Scrivi la frase più sincera che sai''. Allora finalmente scrivevo una frase sincera, e poi continuavo da lì. (...)
Su in quella stanza decisi che avrei scritto un racconto su ogni cosa che conoscevo. Cercavo di farlo per tutto il tempo che scrivevo, ed era un'eccellente, rigida disciplina.
Fu sempre in quella stanza che imparai a non pensare a nulla di ciò che stavo scrivendo dal momento in cui smettevo di scrivere al momento in cui riprendevo il giorno dopo. In questo modo avrebbe lavorato il mio subconscio e al tempo stesso io avrei ascoltato altra gente e notato ogni cosa- speravo; imparato - speravo. E avrei letto per non pensare al mio lavoro e mettermi nell'impossibilità di farlo.
Scendere le scale quando avevo lavorato bene -  e ciò richiedeva fortuna, oltre che disciplina -  mi dava una stupenda sensazione e allora ero libero di andarmene in qualsiasi punto di Parigi.

festa mobile 1

alla radio stanno leggendo Festa mobile.
è da tantissimo tempo che non prendo in mano un libro di hemingway. c'è stato un momento al liceo che ho letto tutto quello che ho potuto, dopo che avevo trovato nella libreria di mia zia, che era andata in venezuela, le edizioni con la copertina verde di festa mobile e fiesta.  purtroppo non le trovo più, temo siano annegate nell'allagamento della casa di passo corese, quella volta che ci siamo alzati la mattina per andare a scuola e nell'interrato i libri galleggiavano sulla melma. una delle cose più brutte che mi siano successe. poi mi ero comprata tutti i racconti nell'edizione oscar mondadori, un livre de chevet che ho usato nelle situazioni più disperate, e che non mi ha mai deluso.
non ho ancora letto per chi suona la campana, perché a me i libri di guerra non mi piacciono tanto, e il vecchio e il mare, perché ne parlavano tutti e ho finito per stufarmene prima.
adesso che stanno leggendo festa mobile, sono andata a prendere di sopra i due meridiani coi romanzi di hemingway che abbiamo comprato tempo fa con non so quale rivista. e niente, festa mobile non c'è.
allora sono andata in biblioteca, perché ho pensato che magari i meridiani del giornale erano un po' tarocchi, o forse ce n'era un terzo: niente da fare, festa mobile nei meridiani non c'è. in effetti non è che sia proprio un romanzo, ma è un libro così bello e importante che come fai a non metterlo dentro a un meridiano? in biblioteca però ce l'hanno, è in magazzino. speravo di trovarmi tra le mani la mia vecchia edizione verde della mondadori, invece è nuovo di palla. secondo me non l'ha mai aperto nessuno. penso che magari questa nuova traduzione non mi piacerà, non so come fare adesso, che volevo assolutamente trovare quella citazione, e quell'altra, e invece hanno semplicemente preso l'edizione del '64, con la traduzione di vincenzo mantovani, e le hanno messo davanti un'introduzione e una copertina color bordeaux. il vecchio ernest si meritava qualcosa di meglio, cavoli.
comunque per me è meglio così, perchè ci sono proprio le cose che cercavo.
sto libro lo apri a caso e trovi in qualsiasi pagina qualcosa che vale la pena di ricordare, che ti insegna qualcosa sullo scrivere e sulle cose della vita.
una volta uno mi aveva chiesto di prestargli un libro da leggere, io gli ho messo sotto al tergicristallo festa mobile, che gli avevo detto che era un libro un po' pornografico, perchè pensavo che così l'avrebbe letto.
quando me l'ha ridato, molto tempo dopo, mi ha detto: ma non era pornografico... bello, ad ogni modo.
beh, vorrei vedere...



problemi di connessione

leggo su facebook una storiella sulle incomprensioni tra uomini e donne.
a letto, dopo appassionanti preliminari lei dice a lui:

'Adesso non ne ho voglia, amore mio. Voglio solo che mi abbracci'
E lui esclama:
'CHEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE???????????????'
Al che le gli dice le parole magiche di tutte le donne: 'Non sai connetterti con le mie necessità emotive di donna'.

 beh,  non lo so se ci sia davvero qualche donna che usa queste magiche parole, comunque io, che sono inequivocabilmente una donna, non le ho mai usate. non mi passano manco per la testa.

venerdì 28 dicembre 2012

ma l'amore che cos'è 5 - Pretty woman - un'esegesi al femminile

l'altra sera mi sono riguardata per l'ennesima volta pretty woman.
l'ho scritto su facebook, e ci siamo ritrovate in tante.
un mio amico ha commentato: incredibile, tutte le donne tra le mie amicizie lo stanno vedendo scrivendolo in bacheca, e una buona metà degli uomini è stranita perché non ha potuto vedere la partita...
gli ho suggerito di farci su una riflessione, lui mi ha risposto: suggerisci... ci ho provato, ma non sono riuscita a spiegarmi.
vediamo se ci riesco ora.
pretty woman è uno di quei film americani con una sceneggiatura che non perde un colpo, che anche se sai le battute a memoria, le stai ad aspettare e non ti deludono mai, come la tua canzone preferita ad un concerto, non ci sono mai stata ad un concerto a parte quello di vasco rossi che è venuto a cornedo quando avevo tredic'anni, e ci sono andata con la mia mia amica del cuore, nel prato del parco pretto, ed era ubriaco spolpo e ha cantato due o tre cose, beh, comunque, penso che quando vai a un concerto del tuo cantante preferito, speri proprio che canti quella canzone che la sai a memoria, piuttosto che quella che è appena uscita e non sai neanche le parole. soprattutto quando quelle sono esattamente le parole che avresti detto tu. io, per esempio, la prima volta che ho guardato pretty woman, quando lui le dice: 'io non ti ho mai trattato come una prostituta', ho detto, giusto un attimo prima che lo dicesse julia roberts, 'lo hai fatto ora'.
quindi, un primo motivo per cui pretty woman ci piace, a noi donne, è che funziona. beh, il primo motivo dopo il fatto che va esattamente come vorremmo andassero tutte le nostre storie.
si dice che pretty woman sia una versione moderna della fiaba di cenerentola. io ho un'idea diversa. pretty woman in realtà non è la storia di vivian, è la storia di edward lewis. o meglio, è la storia di quello che diventano lui e lei mentre si innamorano.
non ci ho mai creduto a quel detto che dietro a un grande uomo c'è sempre una grande donna.
c'è una donna, probabilmente. 
comunque sia, edward ci piace,vabbè dai, MI piace (ma con la supponenza che mi contraddistingue, almeno a sentire colui che teoricamente mi dovebbe conoscere meglio, dico Ci per intendere a noi donne) perchè è un uomo. un uomo non ti chiede cosa vuoi fare, che regalo vuoi, cosa preferisci mangiare. LO SA. beh, sul ristorante edward ha un po' toppato, con le escargots, ma insomma edward lewis non è mica un signore, uno come, diciamolo il nome dai, mark darcy. ecco, mark darcy non ce n'è più, e non so se ce n'è mai stati. ma ad edward lewis ci si può arrivare, dai. anche senza aereo privato e carta di credito illimitata (che poi, a me, quello che mi fa impazzire è il sorrisetto di richard geere, mio padre lo chiama l'uomo con un'espressione sola, parafrasando senza saperlo un miope giudizio su clint eastwood, ecco, a me il sorrisetto che fa lui, ma non davanti, no, quando si gira e lei non lo ede neanche, quel sorrisetto che è un po' da stronzo ma involontario, mmmmm, basta, non ci devo pensare...)
quando io dicevo ad alessandro di fare qualche riflessione, sul fatto che tutte guardino pretty woman e tutti vogliano guardare la partita, intendevo proprio questo: noi ci piacerebbe uno come edward, che parla poco, che sa cosa fare, che quando capisce di avere a che fare con una cosa veramente bella, è disposto a mollare tutto per averla.
'dev'essere difficile lasciare andare qualcosa di così bello', dice il mitico barney thompson, direttore dell'albergo, parlando della collana ma riferendosi a vivian, miss vivian, per la precisione. 
altro che partita, cazzo.
ecco, volevo dire questo, quando ho dato questo suggerimento ad alessandro, che forse non siamo più disposti, uomini e donne, è uguale, a molllare tutto, come vivian ed edward, il nostro modo di fare soldi a palate, le vertigini, il boulevard che fa schifo ma ti ci paghi l'affitto... non siamo più disposti a provare a diventare persone diverse, migliori, per amore di qualcuno. 
e che magari ci dirà: no, grazie.

giovedì 27 dicembre 2012

femminicidio, l'assurda leggenda nera

come ben sanno tutti quelli che mi conoscono, io sono - e sono considerata- una molto cattolica.
se lo credessi possibile, mentre invece penso che sia una contraddizione in termini, direi che sono una cattolica tradizionalista.
credo che Dio esista, e credo nell'amore di dio che è dio stesso ed è la terza persona della santa trinità.
e so che il male esiste, perché lo vedo dentro di me e dentro a ogni uomo,  ma credo nella libertà di tutti i figli di dio di scegliere, anche se costa fatica, il bene invece che il male.
ma soprattutto credo in gesù cristo, credo che il verbo si è fatto carne ed è entrato nel tempo, ed è venuto in mezzo a noi, e poi è risorto, e ritornerà, un giorno.
e credo nella divina, eterna, infinita misericordia.
ora, ho detto tutto questo perché, dopo che il papa o chi per lui ha avuto la geniale idea di dare a chiunque la possibilità di dar corso a qualsivoglia stronzata gli passi per le dita, senza neanche la mediazione del cervello, scrivendo un tweet a pontifex, è venuto fuori (ma chissà come mai) che esiste un sito ultratradizionalista che si chiama, guarda caso, pontifex.roma.it.
questo sito è venuto ingiustamente alla ribalta perché ha pubblicato degli articoli contro il femminicidio, definito 'una assurda leggenda nera messa in giro da femministe senza scrupoli' per istigare l'odio sociale contro i poveri uomini inermi.
non ho neanche voglia di citare gli articoli, che si rifanno continuamente a un sedicente 'importante osservatorio sulla violenza delle donne', che sono andata a vedere, e che riporta una lista di articoli che riprendono articoli dei quotidiani rubricandoli con titoli tipo questo: madri e maestre: un mondo di donne e violenza. ne ho letto uno su una maestra esaurita che ha picchiato un alunno, in data 5 dicembre 2012. sono andata alla fonte, la repubblica del 5/6/87. non so se rendo: venticinque anni fa. ho scritto una mail chiedendo chi diavolo fossero, visto che non c'è un nome da nessuna parte, e che la smettessero di accusare gli altri di fare disinformazione, quando loro mettono una notizia di 25 anni fa in data oggi. mi hanno risposto che
I nomi contano soltanto per chi ama appiccicarsi addosso i bollini blù (qualità certificata); come vedi a me/noi interessa quello che hai pensato/scritto, non certo come ti chiami. Il tuo nome non migliora né peggiora quello che ha elaborato il tuo cervello.
per difendere l'indifendibile articolo contro il femminicidio, quelli di pontifex ne hanno scritto un altro, dal titolo L'ODIO E L'INTOLLERANZA INTERNET SUL FEMMINICIDIO. LE DONNE KILLER NASCOSTE DAI MEDIA TV, in cui, sempre partendo dall'importante osservatorio di cui sopra, fanno un elenco di 92 articoli su violenze fatte da donne. ovviamente non sono andata né a leggere gli articoli di cronaca nera, che ritengo sempre una banalizzazione (nel migliore dei casi) dell'evento drammatico, né a verificare la data reale di tutte le notizie, ma la prima è senza data, la sesta era di un anno prima. non sono andata oltre. ma la cosa più assurda è che di tutta sta lista di 92 casi, la maggior parte erano tentati omicidi e solo sei (6) sono omicidi commessi da donne su uomini con cui avevano una relazione. poi ci sono i casi delle madri che uccidono i figli, donne che col compagno rapinano e feriscono o uccidono la vittima, e via discorrendo.
che la violenza faccia parte dell'animo umano, l'ho detto sopra, l'ho sempre pensato, e non c'entra niente che tu sia uomo o donna. come penso che, tra le varie forme di violenza, ce ne sia una specifica di uomini contro donne, e che sia giusto chiamarla femminicidio, come ho scritto anche qui.
ma se ti dici cristiano e vuoi seguire gesù, devi prendere su la tua crocetta e camminare. che gesù cristo, a difendersi, se voleva, era capace da solo.
riponete la vostra spada nel fodero, avrei voluto dirgli a quelli di pontifex. 
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martedì 25 dicembre 2012

buon natale

veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Gv. 1,9 
buon natale, a tutti

natale 1

bruno: non lo sapevo che babbo natale portasse anche animali domestici come regalo... adesso lo so!

domenica 23 dicembre 2012

animali domestici

bruno: mamma, possiamo prendere un pesciolino come animale domestico?

martedì 18 dicembre 2012

cinepanettoni

giovanni floris, il conduttore di ballarò,  sa tutte le scene dei cinepanettoni a memoria.
fabio volo gli chiede in quale film c'è quella scena lì (qualcosa che c'entra col sesso o con la merda, o entrambe, generalmente) e lui lo sa ancor prima che gli dica le tre possibilità.
il venticinque, cioè il giorno di natale, al pomeriggio, ci va ogni anno con sua moglie.
ecco.


venerdì 14 dicembre 2012

un sondaggio

mi piacerebbe fare un sondaggio, una domanda sola, credo sarebbe sufficiente, per me:

cos'è che  ti sembra peggio,
A. sentirsi chiedere col tono più acido del mondo: COSA C'E'?
B. sentirsi dire 'imbecille' da tuo marito per avergli chiesto, col tono più acido del mondo: cosa c'è?

giovedì 13 dicembre 2012

MORIRE DI SCUOLA

oggi ho sentito un pezzo di trasmissione di radiotre che aveva come ospite Vittorio Lodolo D'Oria, un medico che si occupa del disagio psichico dei docenti e che ha scritto il libro ' pazzi per la scuola'.
i dati citati sono impressionanti, e mettono gli insegnanti ai primi posti delle categorie a rischio di malattie mentali derivanti dalla loro professione. 
da tempo mi interesso di burn-out, un aspetto della nostra professione completamente sottovalutato. o, al limite, banalizzato come fa con un titolo esemplare il Giornale, che cito solo per fare un esempio di come anche un problema grave che interessa la salute degli insegnanti sia utilizzato per denigrare tutta la categoria: 

Tutti pazzi per la scuola. I docenti vanno fuori di testa ma restano in cattedra

 il problema per quelli del Giornale non è che gli insegnanti sono esposti quotidianamente a uno stress sempre crescente che comporta nei casi più estremi problemi psichici gravi. no, il problema è che questi restano in cattedra. e magari arrivano anche alla pensione, grazie all'inerzia dei dirigenti. i quali invece dovrebbero, mi pare di capire, preoccuparsi di procurare carne fresca da macello, eliminando quella avariata, mandando al manicomio quei disgraziati che rubano lo stipendio andando a scuola con l'esaurimento nervoso.
un problema che si aggiunge al problema è che in italia i dati sul disagio della nostra categoria non sono rilevati, come si fa per esempio in francia e in inghilterra, dati da cui si evince che gli insegnanti sono la categoria professionale più esposta al suicidio. che triste primato...

le basi - 2

oggi l'alunna di cui ho parlato nel post precedente appena mi vede mi fa: maestra, è vero che mamma ti deve portare delle canzoni da fare in classe? no, guarda, tua mamma ha capito male, le ho risposto. io non voglio le canzoni che piacciono a tua mamma, voglio le canzoni che piacciono a te.

mercoledì 12 dicembre 2012

LE BASI

i colloqui con i genitori sono per me un momento importante di verifica, anche se ho così tanti alunni che finiscono col diventare uno stress non indifferente. sicuramente, mi aiutano a capire meglio i bambini, le loro difficoltà e spesso a ricalibrare il mio lavoro. ogni tanto poi mi trovo a dover giustificare le mie scelte didattiche, anche se non sempre con successo. 
ieri per esempio è arrivata una mamma in carriera, così almeno mi è sembrata, e devo dire che la sua povera figlia mi ha fatto pena. genitori con pretese al di sopra delle capacità dei figli, o meglio: che non riconoscono neanche le capacità dei loro figli perché loro si sono già fatti tutto il filmino, che spesso è la storia di quello che loro stessi non sono stati. vogliono dare ai loro figli le possibilità che loro avrebbero voluto avere. che poi, magari, anzi direi sempre, ai figli non gliene frega niente. e crescono costretti a un sogno che non hanno mai sognato. 
allora, la signora inizia dicendomi che sua figlia di inglese non sa proprio NIENTE. le mancano proprio le basi. non sa niente, neanche il verbo essere, io sono tu sei egli è (grazie, non me lo ricordavo proprio). ma lei ha mai provato a chiedere come si dice ‘Io sono’? (un paio di volte, mi pare, sì). io la mando anche alla british school, perché mi sono proprio resa conto che lei di inglese non sa niente, non sa neanche le parole! e anche rispetto alle altre bambine della sua età, è molto più bassa! 
poveraccia, poveraccia, poveraccia, continuavo a pensare io. 
cerco di spiegare alla signora che il mio metodo, che non è una mia invenzione, come forse pensa lei, si basa sugli studi sull’apprendimento precoce delle lingue, e che la grammatica non è la base della lingua, ma una riflessione a posteriori, che i bambini di sei anni sanno parlare perfettamente in italiano, e  non sanno manco cosa sia la coniugazione del verbo essere ma sanno usarlo benissimo… macchè, la signora vuole le basi. 
allora, siccome a me socraticamente piace un sacco far cadere le persone in contraddizione da sole, le ho detto: senta signora, tutti noi abbiamo fatto le scuole medie, tre anni con tre ore o anche più di inglese la settimana, poi alle superiori, anche lì, tre quattro ore alla settimana, alla fine, quanti sanno l’inglese? sua risposta: nessuno.
 ecco, vede, allora forse il metodo di partire dalla grammatica non è così efficace… 
MA ALMENO AVEVANO LE BASI!!! 
questa coazione a ripetere è preoccupante, direi di lasciar perdere. così le ho detto che un buon modo per imparare l’inglese sono le canzoni, che io chiedo sempre ai miei alunni di propormi le loro canzoni preferite. al che lei mi fa: ah beh, gliele tiro fuori io le canzoni allora!!! 
ecco. lasciamo perdere, va'.

mercoledì 5 dicembre 2012

lettere dall'interno

oggi pomeriggio ho portato la macchina dall'elettrauto, chissà, forse avrò la radio in macchina, finalmente, e poi mi sono fatta accompagnare da mio padre in biblioteca, per restituire dei libri e aspettare che mauro venisse a prelevarmi, visto che stavo a piedi. adesso in biblioteca hanno messo delle poltrone, proprio davanti alle riviste, e io ho scelto l'ultimo numero de La cucina italiana. mi accomodo nella poltrona ma vedo sul tavolo basso che mi sta accanto un libro con la faccia di simone weil in copertina.
è una sceneggiatura di liliana cavani, del 74. comincio a leggere.
e leggo, leggo, e poi gli occhi mi si riempiono di lacrime, a ripensare alla grandezza di questa piccola donna, all'incomprensione che sempre ha dovuto patire e alla sua ostinata perseveranza nella ricerca della verità, la sua, la sua fedeltà al vero, senza alcun cedimento al rispetto umano, mai.
sto piangendo con la cucina italiana in grembo, e questo libretto in mano mentre un tipo, che non vedo che faccia ha perché mi sono tolta gli occhiali, sta guardando sopra la mia testa le riviste nell'espositore.
leggo il finale, sugli ultimi momenti di simone nel sanatorio, con una donna delle pulizie che era diventata sua amica che si è imparata a memoria l'ultimo foglio, tutto spiegazzato, lasciato da simone sul letto prima di morire, se l'è imparato anche se non lo capisce, ancora.
poi mi guardo il numero natalizio della cucina italiana, finché non mi arriva il messaggio di mauro: sono qui fuori.

lunedì 3 dicembre 2012

ma l'amore che cos'è 4

stasera che avevamo messo i bambini a letto presto, mi siedo sul divano per il mio momento di evasione totale con NCIS e invece c'è il dibattito post primarie del  PD. no, grazie. giro e provo a guardare sto Downton Abbey, anche se la pubblicità martellante di sti giorni ha esaurito tutta la mia curiosità.
verso la fine uno, che non ho capito chi è, dice a una, che non ho capito bene chi è se non che lui fa parte della servitù e lei alla nobiltà, infatti lui le dà del voi e lei gli dà del tu, beh, insomma, lui dice a lei:
fino a quel momento, vi prometto che passerò ogni istante della mia vita a cercare di rendervi felice.
ecco, a me non è mai successo, che uno mi dica una roba anche vagamente simile a questa, e so che non mi succederà mai al punto che mi chiedo se è mai successo a qualcun'altra, ma credo proprio di sì, e io invece penso devo farmi una cura ormonale, perché sono una pazza isterica.

domenica 2 dicembre 2012

al catechismo

A. era in ritardo, all'incontro di sabato. sua cugina, quella che quando ho raccontato che ci sono persone che vengono uccise perché si dicono cristiane, mi ha detto: beh, basta dire che non sei cristiano!, ci racconta che uscendo di casa (abita al piano di sopra) l'ha vista arrabbiata, tutta rossa in viso, in lacrime.
più tardi, mentre i bambini stavano conversando tra loro liberamente, la cugina con tono sfottente chiede ad A.: allora, com'è che eri tutta rossa e piangevi, prima? e io le faccio: scusa, ma a te piacerebbe che qualcuno ti chiedesse qualcosa con quel tono? al che A. le fa: eh, appunto, ti piacerebbe che i  tuoi genitori si sono separati?? e racconta che deve andare da suo padre, che sta con un'altra, che lei non la sopporta, e lei vorrebbe stare con suo padre e invece c'è sempre quella, che è separata anche lei, e ha tre figlie, che lei le chiama le sorellastre, come quelle di cenerentola,e vengono sempre anche loro... al che M. salta fuori che anche suo padre sta con una che sua madre proprio non la sopporta, e allora lui non può mai stare con suo padre, e lui gliel'ha detto in tutti i modi, a sua mamma, ma non c'è niente da fare... l'incontro finisce, e A. mi saluta sconsolata: adesso, due giorni con la rompi...

martedì 27 novembre 2012

ma l'amore che cos'è 3

una volta stavo tra le braccia del mio moroso, era quasi l'alba. gli dico: senti, un usignolo. e lui mi fa: macchè, è un'allodola. e io: ma cosa dici, è un usignolo! e se fosse un'allodola?, replica lui. ma non lo senti? è un usignolo! insisto io, piccata. dopo un po' sento per caso, alla radio, l'atto terzo, scena quinta, e mi sento arrossire. che scema. che ignorante.
e che poesia, e che forte, a non dirmelo.
ieri in quella palestra dove siamo andati io e mauro, perché lui vorrebbe fare un po' di esercizio fisico, che io non ci ero mai andata dentro a una palestra di quelle con le macchine e tutto il resto, e c'era una fauna, non so come dire, mi sembrava che facessero tutti  apposta, come se fossero dentro a un film, a una serie tv, anzi, ogni mossa studiata, io mi vergognerei da morire, invece pareva che fossero tutti a loro agio, che gli esercizi che facevano fossero come un pretesto per stare lì, e da per tutto c'erano quei volantini del corso di burlesque, che doveva durare due giorni e invece l'hanno ridotto  a uno, domenica 2 dicembre, che sarebbe la prima domenica di avvento, per me. bisogna portarsi due ventagli, possibilmente con le piume, collant color carne, reggiseno nero, scarpe nere con tacco min 8 max 10 arrotondate e a punta chiusa, e qualcos'altro, mi ricordo solo ste robe qua. a me il burlesque mi fa un po' pena, non so bene come spiegarmi, è fasullo, vacuo. tutta sta fatica per cosa?
ma cos'è la seduzione? se non inganno, menzogna, evanescenza? e anche, e soprattutto: prevaricazione?
come si fa quando si staccano le ciglia finte, quando cade la maschera di cipria?
che tipo di rapporto è, quello messo in scena?
del resto, ognuno ha il suo modo, di trasfigurare la realtà. e io sto con l'usignolo.
perché io, se devo far fatica, che a me non piace mica poi tanto, far fatica, cerco di farlo per qualcosa che duri. che vale di più, secondo me. l'ho sempre pensato, e ancora continuo a pensarlo.

domenica 25 novembre 2012

BASTAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


oggi è la giornata contro la violenza sulle donne.
ieri c'è stata una sentenza della corte d'appello di venezia sul caso, di sei anni fa, di genitori condannati per aver fatto praticare una piccola incisione alle loro figlie. sono stati assolti perché non si tratta di mutilazione, ma solo di lesione, e senza dolo. non si capisce allora perché la donna che ha praticato materialmente tale incisione è stata condannata e non ha fatto appello.
l'agenzia riporta le parole dell'avvocato, una donna anche lei:
"In questa vicenda il fattore culturale ha avuto il suo peso: si trattava di un rituale simbolico non di una menomazione. Di certo non di trattava di infibulazione che e' cosa ben piu' grave. Alla fine si e' appurato che era stato fatto un intervento di carattere minimale, era stata fatta una incisione di 4mm, cosa emersa anche in primo grado". A spiegarlo all'Adnkronos, Elisa Lorenzetto, avvocato che con Valentina Lombardo, si e' occupata del caso delle due famiglie originarie del Niger accusate di infibulazione nel 2006.
stamattina alla radio fanno sentire il commento di non so quale magistrato donna, che personalmente, oltre che come magistrato, si è dichiarata contraria in modo assoluto perché le lesioni fisiche anche se minime portano comunque lesioni psicologiche ecc. allora il professore mi ha portato la prevedibile obiezione che allora anche la circoncisione è una lesione da condannare... eh no, caro professore, caro magistrato, care avvocatesse dei miei stivali... 
l'infibulazione è una pratica aberrante finalizzata a sottomettere la donna all'uomo, che le toglie ogni possibilità di controllo e autodeterminazione riguardo alla propria sessualità.
dopo il parto, spesso reso problematico proprio dalla mutilazione stessa, viene rifatta.
non sto qui a scendere nei dettagli raccapriccianti che chiunque può leggere su wikipedia, o nel libro di sabrina aviakan, donne cucite, dico solo che in paesi come l'egitto o l'indonesia, il più grande paese musulmano del mondo, le donne sono praticamente tutte infibulate, e l'italia è il paese europeo con più alto numero di donne infibulate (circa 40mila). la pratica simbolica, che sempre a sentire l'avvocato di prima, sarebbe da giustificare, in quanto  
emerge inoltre che nei territori di origine della bambine e' in uso una sorta di incisione rituale che se non praticata potrebbe portare, in Niger, a una sorta di discriminazione: da qui l'insistenza dei parenti rimasti in Africa ad intervenire. Per l'avvocato si rischia di trasformare tutto in infibulazione ma in realta' "esistono una miriade di pratiche differenti, anche simboliche, che hanno un disvalore differente: ecco, noi eravamo in questa categoria".
no, è ora di dire basta, basta coi cavilli, basta con le giustificazioni, è un rito da condannare nella sostanza, e se sei una donna non puoi difenderlo, capirlo, passarlo per il solito dato culturale. 
soprattutto se queste bambine diventeranno donne in italia. pensaci,elisa lorenzetto.

mercoledì 21 novembre 2012

roberta lanzino, ragazza

a fahrenheit oggi presentavano questa graphic novel su una ragazza calabrese, roberta lanzino. stava andando alla casa al mare col suo Sì, una specie di Ciao, ma più grosso, se non ricordo male, quando, dopo aver preso una strada secondaria, si è persa. due uomini in macchina l'hanno presa, violentata, soffocata con una spallina della sua giacca perché non gridasse. i genitori che sono partiti poco dopo in macchina non l'hanno più vista viva. l'hanno trovata la mattina dopo. ad oggi, ancora non ha avuto giustizia, perché quei bastardi erano anche della 'drangheta.il principale colpevole, pluriomicida, ha ammazzato anche la sua fidanzata e l'ha buttata nel pozzo.
oggi alla radio è stata un'escalation di violenza bruta. prima, a wikiradio, michela ponzani parlava dell'eccidio di Pietransieri, una frazione di Roccaraso, in Abruzzo. i nazisti trucidarono 128 persone inermi, era una precisa tecnica di guerra contro le bande armate. la ponzani ha scritto un libro, Guerra alle donne. Partigiane, vittime di stupro, «amanti del nemico» (1940-45), in cui si parla di donne uccise, violentate, usate come cameriere di giorno e puttane di notte nei bordelli lungo la linea gotica... ha citato in particolare il caso di una donna, rimasta sola col figlio dopo che il marito era stato deportato, violentata da cinque nazisti. il giorno dopo i carnefici ritornano, e lei scappa nel bosco. vanno a richiamarla il parroco e il cognato, che tornasse, o i nazisti uccidevano le loro famiglie. 
come se lo stupro fosse un crimine meno grave. lo stupro, raconta la ponzani, non è stato nemmeno considerato crimine di guerra a norimberga. 
poi la storia di roberta lanzino e altre donne calabre.  
siamo alla vittima 104, dall'inizio dell'anno.
e oggi hanno anche trovato lea garofalo. aveva collaborato, lea, e viveva in calabria sotto protezione con la figlia denise. ma l'ex marito la chiama a milano, vuole rivedere la figlia. e lea va, si fida.
arrivata a milano sparisce e viene ammazzata dal marito e dall'ex fidanzato della figlia.in sei sono stati condannati all'eergastolo, in primo grado. la figlia ha testimoniato contro il padre.
non ritrovando il corpo, i magistrati avevano ipotizzato che l'avessero sciolta nell'acido. l'hanno trovata oggi, in brianza, carbonizzata.
 

le bigiate di radio24


a me radio 24 non piace. ma non mi piacciono tante altre radio, se è per quello. sono piene di gente che grida, ride, parla di qualsiasi cosa con un tono che appiattisce e plastifica tutto. per fortuna, basta cambiare canale.
oggi avevo la macchina di mia madre, perché la mia  è dal meccanico, e mi madre ha la radio, sulla macchina. accendo e la trovo sintonizzata su radio24.  c'è uno speaker che parla delle volte che hai marinato la scuola. sta facendo una specie di sondaggio su come si dice marinare la scuola nelle varie parti d’italia. a firenze si dice fare forca. a roma fare sega. da noi, bruciare. che è simile a un altro modo di dire che non mi ricordo di che parte d’italia è che si dice fare fuoco. e tanti altri, bigiare, saltare, salare (???), fino al più moderno jumpare, eccetera eccetera. il tipo invitava tutti a raccontare, per telefono o via mail, il racconto della loro bigiata memorabile. lui, con tono melodrammatico da outing di prima categoria, a un certo punto ha ammesso di non aver mai bruciato in vita sua. e di esserne molto rammaricato. perché ha raccontato cosa gli era successo una volta che avrebbe potuto saltare un compito di fisica, per il quale non si sentiva molto preparato, e non l’ha fatto. alla consegna del compito, un sei scarso, la professoressa fece un discorso molto serio sulle responsabilità che essere adulti comporta, responsabilità a cui, secondo la prof, erano venuti meno coloro i quali non si erano presentati al compito. e al nostro speaker il discorso era piaciuto, era d’accordo. poi però, all’uscita della scuola, una twingo gialla (che io l’avevo già capito che era la twingo della prof, ma lui ha voluto tenerlo nascosto fino all’ultimo) arrivata al semaforo rosso, prima si è fermata, poi ha guardato che non ci fosse nessuno e pian pianino ha svoltato a destra. ovviamente, dico io, la cosa gli ha dato molto fastidio. lo ha fatto arrabbiare. ecco, secondo lui quella rabbia, se lui avesse bigiato quella volta, quella rabbia non l’avrebbe avuta, quando ha visto la prof, e avrebbe imparato a essere molto più tollerante con chi sbaglia, invece lui era stato rigido con se stesso e di conseguenza con la prof… la conclusione, che era anche la premessa di questo racconto pedagogico, è che bigiare fa bene, perché ti fa sentire normale e fallace, e quindi ti rende più comprensivo e tollerante nei confronti di tutti quelli che sbagliano….
ecco, mi pare già chiaro perché non mi piace radio 24.
la prima cosa che mi è venuta in mente ascoltando sta roba è stata: che cazzata! ma questo mi viene in mente quasi sempre. a me pare che sta storia abbia più a che fare con i formalismi e le rigidezze ipocrite, con lo sperare o il tentare sempre di farla franca, coi sepolcri imbiancati, con quelli che pensano che le regole valgano solo per gli altri. che sono sempre di più. che sono la maggioranza. che sono stati magari nostri insegnanti. non hai capito proprio niente, caro non so come ti chiami: tu non sei stato rigido, tu sei stato coerente, invece la tua prof no. lei sì che è stata rigida con te e non con se stessa. questo è il problema. è che la gente pensa che rispettare le regole sia segno di rigidità, di ottusità, perfino. no, bisogna essere più morbidi, più tolleranti... 

dress code

mio fratello ha vinto una borsa di studio per un embiei, MBA, che non c'entra con la pallacanestro, che è NBA. MBA vuol dire master in business administration e costa una barca di mila euro, che però lui non li paga appunto perchè ha vinto la borsa. io pensavo che gli davano i soldi, e invece deve pagarsi l'albergo e anche i vestiti.
 perchè lunedì il corso comincia, e c'è il dress code business standard, mi ha detto.
se vai a guardare su google, la prima riga che esce per dress code è qualcosa che ha a che fare con il  BDSM ((Bondage, Discipline, Sadism, Masochism). 
insomma se non ti vesti che ne so, da scolaretta (pare che le divise scolastiche vadano fortissimo) o da generale (mi raccomando però, prudenza con le svastiche) sei fuori (dal privè). 
abbastanza singolare, no?, che le trasgressioni prevedano regole così rigide...
il dresscode è anche un modo del master di dominare la povera scema che si diverte a farsi dire di che colore deve mettersi le mutande (se può mettersele, naturalmente).
ecco. invece qua il dress code è business standard. che vuol dire una cosa ben precisa: vestito scuro, camicia bianca (al limite azzurra) possibilmente con polsini (sobri, mi raccomando: avoid novelty items, dice la guida), calzini dello stesso colore, scarpe di ottima fattura (people are often judged on their shoes so good quality shoes can be a good investment in business) lacci obbligatori, preferibilmente nere.
questo perchè devono fare le foto e i cartellini e tutto il resto.
poi ti puoi anche mettere il maglioncino di marchionne. ma quello è il business casual.
la nostra guida ci dà anche un suggerimento generale:
Dress For Success
Generally it's best to 'fit in', so take your cue from your peers and try to dress to the same standard. This helps with interpersonal communication.
Or if you are ambitious and don't mind showing it, dress to the standard of the role that you aspire to.

giovedì 15 novembre 2012

sorpresa

domani è il compleanno di bruno mario. bruno mario l'anno scorso nella letterina di babbo natale ha chiesto dei palloncini. quelli che si gonfiano e scoppiano, sì, proprio quelli.
ieri, quando gli ho chiesto cosa vorrebbe per regalo, mi ha risposto: ma il regalo dev'essere una sorpresa, mamma!

sabato 10 novembre 2012

la mamma snaturata e il cinema 5 - la febbre del sabato sera


una decina di anni fa ho organizzato un cineforum per un gruppetto di ragazzi che seguivo in parrocchia. era ottobre, e avevo pensato a una specie di piccola rassegna di film memorabili che avevano come argomento i ragazzi. nonostante i miei tentativi di dissuasione, perché l'avevo visto e mi ricordavo quanto, nonostante james, l'avessi trovato lento e datato, i ragazzi hanno insistito perché vedessimo gioventù bruciata. e la febbre del sabato sera.
ora, io non so quanti abbiano visto davvero quel film, intendo quanti di quelli che lo citano o conoscono a memoria la colonna sonora che è stata, ed è ancora, un must di una vera serata dance che si rispetti. perché la febbre del sabato sera è un film duro, che fa male. a me, almeno.
toni manero è uno dei tanti sfigati di cui brulica il sottoproletariato urbano di NY city.
figli di immigrati, di cui ignorano, tra le tante cose che ignorano, le fatiche e le speranze, aspettano solo l'arrivo del sabato sera per tentare di dare una parvenza di senso alle loro miserabili esistenze sul palcoscenico della fantasmagorica discoteca 2001 Odyssey.  su wikipedia leggo questo:
Di un certo effetto sono alcune scene girate presso il ponte di Verrazzano.
di un certo effetto, dicono. in questa sequenza, la ragazza del gruppo, da sempre innamorata senza successo di toni, viene stuprata a turno nel sedile di dietro della macchina, è la sua prima volta, con toni e quello che guida seduti davanti, dopo di che il ragazzo portoricano che dovrà sposare la sua ragazza, che ha messo incinta, si butta dal ponte.
ma si sa, io sono troppo emotiva.
adesso ho scoperto che a milano spopola il musical. ho trovato una recensione dello spettacolo che finisce con sta frase qua:

Voi 40enni nostalgici delle serate in discoteca, ma anche voi giovanissimi, per vedere come si divertivano i padri (non tutti) e per provare a sognare ancora.
Nonostante tutto.

eccerto. 
sto film e l'effetto che mi ha fatto, che è una stretta al cuore, ma forte, perché io, non lo so perché, ma lo squallore, il vuoto di tante esistenze, non so, mi fa proprio male dentro, un dolore fisico, che non riesco a capire cosa potrei fare, perché io qualcosa vorrei farlo, sto film, dicevo, mi si è riproiiettato davanti oggi che ho letto su facebook un dialogo che un'amica ha sentito in un bar, e che lo scrivo qua, perché quelli che hanno dei figli io non lo so se lo sanno, che i loro figli fanno e dicono ste robe qua,e soprattutto hanno ste teste qua, e io sono convinta che è tutta colpa nostra, nostra di quelli che li hanno messi al mondo e che li allevano, è colpa dei grandi che non insegnano più quali sono le cose importanti, è colpa nostra che se vediamo i ragazzi ubriacarsi al sabato sera non gli diciamo niente, è colpa nostra che ce ne freghiamo, che diciamo che ci fidiamo solo per non romperci le palle a stare alzati ad aspettarli, e vedere in che condizioni arrivano a casa, e 'magari gavesse mi vinti ani, lori sì che i se diverte', che ci ricordiamo solo More than a woman e l'indice alzato del fantastico, mitico, meraviglioso john travolta, che io lo adoro anche se è di scientology, e proviamo a sognare ancora come ha detto quello del commentino qua sopra...
POETICA DEL FANCIULLINO (cronaca di un dialogo adolescenziale al bar - novembre 2012)
"era così ubriaco - sai quanto beve - che non capiva più un cazzo, allora ci siamo divertiti a fargli ingoiare sai quella merda di carne in catola, sì, la simmental! 4 scatolette! e poi gli abbiamo buttato giù il jack! hahahahah! oh, e nella stanza di là, X era con la Y, che urlava come 'na matta che le faceva male. che male? secondo me è perché è poco che ha iniziato a scopare. si farà col tempo..."

mercoledì 7 novembre 2012

lo scaffale della mamma snaturata 6 - un must assoluto


l'altro giorno sono andata in biblioteca con agostino e su uno scaffale ho visto questo libro che ho subito accalappiato, perché le edizioni Usborne fanno delle cose fantastiche, in genere. è una miniera di idee meravigliose e, nel contempo, facilissime da fare: stampini con le dita, riciclo di carta da giornale, pezzetti di carta ritagliati, rotoli di carta igienica, colori di tutti i tipi...
il giorno dopo, che eravamo in vacanza e porca vacca continua a piovere, abbiamo faticato per decidere da dove cominciare e alla fine abbiamo optato per il castello di giornale e i topini di cartone (questo è in assoluto la mia prima scelta).


tutti sul tavolo della cucina col loro cartoncino colorato e i fogli di giornale. il risultato è stato tre bellissimi castelli
 e due FANTASTICI topini (antonio dopo il castello s'è stufato, e si è visto per l'ennesima volta non so che episodio dei fantastici quattro)
ho fotografato i topini sopra al libro, così un po' si dovrebbe vedere anche l'esempio

venerdì 2 novembre 2012

tutto per amore?

eh, lo so. lo dovevo capire già dal titolo. solo che sto libro, dice la fascetta rossa, è della stessa autrice di La metà di niente, che invece non mi pare affatto male, per un titolo, e poi pare che il libro, la metà di niente, appunto, sia famosissimo, se identificano Cathrine Dunne come la sua autrice.
insomma, unito al fatto che la storia è irlandese, come la sua autrice, ho deciso di prendere in prestito anch'io, come fanno tutti, uno di quei libri grossi e anche un po' consumati, direttamente dal banco delle restituzioni.
comincio a leggerlo e no!  è scritto tutto al presente. tutto. anche l'introduzione, un breve dialogo che si svolge in un aeroporto nordico, si direbbe, dal freddo, dieci anni prima. che dovrebbe far capire qualcosa e invece a me mi ha solo innervosito.
adesso se qualcuno volesse leggere il libro non dica che non gliel'ho detto, che sto per dire di cosa parla, e secondo me la differenza tra un grande libro e gli altri è che il grande libro lo vuoi leggere lo stesso anche se sai già di cosa parla, e questo, se non si fosse capito, non è un grande libro.
la protagonista è una dottoressa in pensione, vedova, che a una cena da amici ha un colpo di fulmine -reciproco- per un uomo fighissimo, che di lavoro scrive romanzi polizieschi, quindi ha un casino di tempo libero per farle da mangiare e insegnarle a giocare a scacchi, ha una casa con fantastica vista molo e che quando lei sparisce senza una parola ha come unico scopo della vita ritrovarla, senza se e senza ma, perché deve darle l'anello di fidanzamento con cui vuole chiederle di sposarlo, e la trova, alla fine, in un paesino sperduto dell'india, ma mica dopo vent'anni, dopo 10 giorni, tipo. via via vien fuori che praticamente la nostra julia ha praticato l'eutanasia a un paio di persone a cui voleva molto bene e che erano molto malate, la prima in svizzera, tutto legale, la seconda invece in irlanda, e qui vengono fuori i problemi.
per evitare rogne ai suoi cari, julia pianifica accuratamente, per sei mesi, la sua fuga, e passando per l'inghilterra va in india  in india, dove ritrova una sua vecchia amica americana di università con cui condivideva le lotte per la qualità della vita e bla bla bla, si fa fare delle analisi perché forse ha un tumore e i stabilisce nel paesino dove c'è il piccolo orfanatrofio che da anni sta finanziando (perché, oltretutto, è piena di soldi che non sa dove metterli). insomma finisce che il tumore è una cosa curabile, e col suo sahri rosso si sposa il suo william in perpetua adorazione.
insomma, non lo farò più, di prendere su un libro a caso, soprattutto se è grosso e se nelle prime due frasi ci sono già tre o quattro aggettivi di troppo.

per non sentire dentro l'amarezza...

ecco. per fortuna che ho sally. l'ho già scritto, ma sally è un'amica buona per tante occasioni.
poi c'è il lavoro a maglia. mentre scendevo dalla macchina, ieri, pensavo proprio che mi devo rimettere a fare quel maglione che ho nella borsa dei lavori accanto al divano. che devo andare da bevilacqualane a comprare della lana da colorare, che ho visto un tutorial fantastico su come farlo usando coloranti alimentari e microonde. oppure fare una torta.
ieri si è infranto un sogno, un sogno bello, importante. che avevo da tanto tempo, e che sembrava finalmente, inaspettatamente, diventare realtà.
la regione veneto ha emanato una direttiva per formare gli insegnanti a riconoscere e aiutare gli alunni con buon potenziale cognitivo e le loro classi.
in quarta o quinta elementare mi sono fatta una paletta a forma di mano. la tenevo sempre piantata nel buco per la boccetta d'inchiostro che avevamo ancora sui banchi di formica verde, quando la maestra faceva le domande. così non dovevo tenere il braccio alzato, e intanto facevo cose tipo costruire delle borsettine di carta con le copertine dei quaderni, e altre cose. 
figuriamoci se non mi interessa una cosa del genere.
l'ho detto alla nostra capogruppo. gliel'ho ripetuto. le ho chiesto conferma quando, un paio di giorni prima della scadenza per la presentazione delle candidature, che era ieri, si è infortunata.
ah, sì, mi ero dimenticata, dai pure il tuo nome e il mio in segreteria.
ma in segreteria non sapeva niente nessuno. non riescono neanche a scaricare il bando, non hanno word aggiornato. lo faccio io. e poi la preside non c'è. contattata telefonicamente, si è incazzata che non abbiamo detto prima che volevamo fare sta roba. 
ho inviato via posta l'allegato da compilare, l'avrei fatto io ma ci vuole la firma della preside.
purtroppo ieri avevo tutta tutta la mattina occupata tra supplenze e lezioni.
a mezzogiorno vado in segreteria, apro la porta e l'impiegata mi fa: niente, non se ne fa niente, la preside ha detto che è troppo tardi.
una rabbiosa impotenza mi riempie gli occhi di lacrime, spezza la voce.
avevo appuntamento con don mario per pranzo. mi vuole bene, ma avrei avuto bisogno di altro. torno a casa, mi trascino dentro, sono così stanca, così triste, preparo un sacco con qualche travestimento perché le mamme dei compagni di antonio vogliono portarli un po' in giro a fare dolcetto scherzetto, vado a prendere i bambini, per fortuna che non si fa niente, troppo freddo, vento, pioggia che sta per arrivare, e mentre i bambini si travestono in salotto con le cose che avevo preparato, mi ritrovo a scrivere una sterile e patetica mail alla fondazione rumor.
sì, penso proprio che finirò quel maglione. o una presina, almeno.

giovedì 1 novembre 2012

Nikla

nikla è proprio così, come il suo nome.
strano. spigoloso, duro. 
era una delle migliori, ma di quelle che si fanno gli affari loro. nel senso che non hanno niente da dimostrare, zero competizione, solo cervello e curiosità.
in quinta, l'anno che mi sono sposata, siamo andati in gita a rovereto, mai vista tanta acqua in una gita. nikla mi fa: maestra, potremmo regalarti una macchina nuova, per il matrimonio, mettiamo un po' per ciascuno... allora avevo l'A112. mi sono commossa. quando gliel'ho ricordato, un anno due fa che l'ho rivista per caso, mi ha detto: che vergogna!
eh sì, nikla non è più quella bambina riservata che risponde se interrogata, con la sua maledetta forbice da mancina che ogni volta che la prendevo in mano non riuscivo a tagliare, e lei mi guardava col suo sorrisetto dicendomi: maestra... 
mi ha anche cancellato da F.B., che ci sono rimasta malissimo.
oggi sono andata all'OVS  che hanno aperto da poco qui vicino. l'ho vista subito, dietro al banco con le altre commesse, ha dei capelli fantastici, tipo quelli della pubblicità. anche lei mi ha visto subito, ma ha cercato di resistere un po' girata verso il muro, poi ha dovuto cedere. e io ero lì che l'aspettavo, per salutarla col mio sorriso migliore. al momento di pagare, la ritrovo: com'è che non fai l'università? ah, non sapevo cosa fare, e ho deciso di rimandare, ma l'anno prossimo ci vado di corsa, all'università. eccome.
chissà cosa sceglierà. potrebbe fare qualsiasi cosa.
mi dispiace un po' che non lo sappia, ma io a nikla le voglio proprio bene.

domenica 28 ottobre 2012

ma l'amore che cos'è 2

cara amica, rivolgo a te che sei un'esperta questa domanda: come è possibile che uno che sostiene di amarti possa poi sputarti in faccia tanto veleno? come se fossi il suo peggior nemico? mi viene voglia di andare a dormire in albergo
sms ricevuto stasera

eh, non lo so, purtroppo.
che poi, il problema non è tanto questo, amica.
il problema è il dopo. è come uno che ti sputa in faccia tanto veleno, poi dopo sostenga ancora di amarti.
è svegliarsi la mattina dopo aver fatto l'amore, scendere in cucina a preparare la colazione, trovarsi a brontolare perchè ci sono i piatti da mettere in lavastoviglie e venir sommerse da una colata di rabbia che ti incenerisce e pietrifica. e continuare a far la colazione con tuo figlio, e poi preparare gli altri, e poi andare a scuola, e poi tornare a casa e preparare da mangiare, e la lava non è ancora finita.
e allora quella che potrebbe apparire rappresaglia (l'albergo) non è che tentativo di fuga, salvarsi dalla contradizione in termini di un amore ambivalente.
sempre, sempre sempre carissima simone (weil):
Ciò che è basso e ciò che è superficiale sono al medesimo livello. Colui ama violentemente, ma bassamente, frase possibile. Ama profondamente, ma bassamente: frase impossibile.

sabato 27 ottobre 2012

una scoperta

3.
C'è qualcosa nell'aria che sembra  preludere
alla strage degli innocenti.
Non senti il clangore dei cabarets malfamati,
le urla procaci di lerce cantoniere, 
i rutti spettrali di turpi soldati
e l'agonia di queste querce nere
dalla zavorra di uccelli impazziti?
C'è sempre una trappola nascosta per gli uccelli
nella natura che simula sorrisi,
dove l'inferno si addobba da Betlemme
e la neve brucia gli occhi come un incendio.
Ora che i giorni si fanno più corti 
e più a lungo le lanterne restano accese,
scheràni vanno nell'ombra
a cercare nennelli
per il grande eccidio.

Angelo Maria Ripellino, Sinfonietta (1970-71)

io ripellino non sapevo neanche chi fosse. è uno slavista, autore di saggi e traduzioni molto importanti. ma soprattutto, è un grande poeta.
C'è sempre una trappola nascosta per gli uccelli/ nella natura che simula sorrisi sono versi straordinari.
grazie a paolo nori che me l'ha fatto conoscere, pubblicando questa poesia qua.


frazioni

a me le materie (discipline, dai) che facciamo a scuola mi piacciono tutte, da insegnare, a parte la motoria, che sarebbe l'educazione motoria, la ginnastica insomma. quella è l'unica cosa che proprio non ce la faccio. cioè, l'ho fatta, se dovevo, ma insomma non mi va. tutto il resto, non saprei cosa scegliere guarda, mi piace proprioo tutto.
per esempio le frazioni. le frazioni sono la mia passione.
quest'anno ho un'ora di compresenza, e vado in una classe quarta che ha una supplente, diciamo così, un po' inesperta. adesso si è presa indietro rispetto alle altre classi e deve, come dice lei, galoppare.
ma dove vai, penso io.
stamattina detta un problema.
il babbo sta raccogliendo un libro a fascicoli. le uscite previste sono 96. il babbo ne ha comprate già 3/4. quanti fascicoli devono ancora uscire?
fanno tutte le loro belle operazioni, e intanto io faccio a due che mi sembrano svegli: eh, ma vedi che sono usciti 3/4? quanti ne devono ancora uscire, in quarti? uno! eh già, faccio io, vedi che ti risparmiavi un'operazione, basta calcolare un quarto, si fa prima, no?
eh sì maestra, è la frazione complementare!
ecco il bello del mio lavoro, catalizzare queste conquiste qua.
grazie, matteo, la mia giornata è andata via veloce, dopo.

mercoledì 24 ottobre 2012

uno scambio di mail

ieri, dopo aver scritto il post, ho mandato una mail a nicola porro.
perchè non mi piace tanto scrivere sul blog di qualcuno senza dirglielo.
la mail è questa:

tanto mi era piaciuto lo strepitoso articolo su renzi, l'unità e le caiman dell'altro giorno, tanto questo mi ha disgustata, che ci ho scritto anche un post, che non ne volevo parlare, di scuola...


ci sono dei lavori, che son poi tutti, i lavori, che uno bisogna che gli piaccia, per farlo bene. e uno, fare un lavoro come il mio, che devi ripetere le robe venti volte se hai venti alunni, venticinque se ne hai venticinque, perchè loro hanno altro da fare mentre tu dici le cose per tutti, e tu sei lì apposta, secondo loro, per ripetergli le cose personalmente ad uno ad uno, ci son dei lavori che se non ti piace dai fuori di testa, e non ti rovini la vita solo a te, ma la rovini a tutti.
ma sta roba qua non è facile, a capirla. ma bisogna capirla, perchè già stamo col sedere per terra.
se al ministro fregasse qualcosa della scuola, degli studenti (che porcheria, l'ultima frase del tuo articolo, davvero) avrebbe detto: in italia si sta troppo poco a scuola. dobbiamo aumentare il tempo scuola. nelle scuole italiane non si impara uno sport, non si impara a suonare uno strumento musicale, non si impara facendo, come si dovrebbe fare. più tempo a scuola, scuole aperte tutto il giorno.
biblioteche scolastiche aperte tutto il pomeriggio. i prof che possono (a parte mio marito, che ha un dottorato in storia del diritto italiano, mi vengono in mente due amiche col dottorato in filosofia che fanno sostegno, coì, senza neanche impegnarmi un minimo, perchè poi ho la mia collega di storia geografia e motoria - alle elementari- diplomata organista, per non parlare di tutti i miei amici musicisti che fanno gli insefnanti di sstegno alle medie) facciano corsi extra curricolo per quelli studenti che vogliono imparare...
macché, ma che gli frega a questi.
ti innalzano l'obbligo scolastico perché siamo i trogloditi d'europa e riempiono i licei di gente che va a scuola perchè deve fare due anni. parcheggi, altro che scuole.
ma dai, porro. o ti tieni nel tuo orticello, che vai benissimo, o cerchi di capire qualcosa davvero. sta broda riscaldata sta sullo stomaco.

stasera, dopo una giornata iniziata a scuola, ma proseguita subito a casa tra sinusite e vomito, ho trovato la risposta di porro, che è questa qui

Io mi terrò il mio orticello, ma scusi Colosio che ex direttore generale dell'ufficio scolastico regionale oggi sul Giornale anche lui
dice sciocchezze. Che porcheria la sua mail. Siete voi professori, non tutti ovviamente, che ve ne fottete degli studenti
ciò che vi interessa è il vostro psotoi di lavoro. Legittimo, ma non fate i santatarelli. Avete fatto della scuola con i vostri
complici sindacati, fatti sempre da professori, un ammortizzatore sociale. E oggi vi lamentate che guadagnate poco. Avete
reso la scuola pubblica un macello ed è sempre colpa degli altri.
Mi dica cara professoressa quando va lei in vacanza? il suo contratto prevede 34 giorni di ferie e lei quanti ne fa? Ma dove vivete
ma vi rendete conto in che merda siamo. Ma lei mette il naso fuori dalla scuola? Sa quanto guadagna un cococo? quantonpaga di tasse e
di copntributi per una pensione che non riceveràù mai. Il tutto per tenere in pieddi un carrozzone pubblico, che è capace solo a lamentarsi.
Ma fatemi il piacere cari professori, fatevi un bell'esame di coscienza
L'ho fatta leggere anche al professore, che è molto più incazzato di me su sto argomento.
e quando gli ho girato la mia risposta, mi ha detto: tu sei sempre troppo gentile.
sì, con gli altri, vero professo'?
comunque a una lettera del genere, cosa vuoi che gli risponda? mi sembrano quegli sms che mandano alle trasmissioni che fanno sulle reti private tipo tvA Vicenza, in cui c'è il giornalista moderatore con vari ospiti opinionisti, politici locali, imprenditori, altri giornalisti,  e fanno scorrere come sottotitoli i messaggi degli ascoltatori.
ecco, una roba così, cosa vuoi che gli risponda?
che poi, per me, la forma è tutto. o quasi.

martedì 23 ottobre 2012

la casta degli insegnanti

oggi a primapagina il giornalista leggeva un articolo di nicola porro, e mi sembrava anche sostanzialmente d'accordo con lui (è del sole24ore).
ne cito solo qualche frasetta:
In un momento in cui a tutti è chiesto un grande sacrificio, la casta delle nostre scuole non ci sta. Appoggiata dalla politica che la considera, proprio per la sua numerosità, un bacino elettorale da non contrariare. I contribuenti sopportano più tasse, hanno meno detrazioni, le imprese pagano più che nel resto d’Europa, le aziende private sono costrette a fare contratti di solidarietà, le fabbriche chiudono, abbiamo almeno un milione di pensionati (tra esodati e ricongiunzioni onerose) in ambasce, ma i nostri professori considerano un loro diritto intoccabile lavorare 18 ore alla settimana
La pubblica istruzione non è pensata per le generazioni future, ma come ammortizzatore sociale per il lavoro. Ciò che contano non sono gli studenti e la qualità dell’istruzione, ma la possibilità di impiegare più personale. Almeno abbiate il coraggio di dirlo chiaramente, senza ipocrisie: la scuola non serve a formare studenti, ma a generare posti di lavoro. Qualche sospetto lo avevamo da tempo
La scuola è l’ultimo residuo del consociativismo che ha generato irresponsabilmente il nostro debito pubblico. Sinistra e destra a parole dicono che si deve investire nel futuro dei giovani, in pratica perseguono solo il loro interesse clientelare e corporativo di coccolare una vasta base elettorale, che soprattutto in campagna elettorale è molto utile. 
con la tiratina finale su quei pochi che ancora lavorano  con coscienza e serietà, per chiudere col botto:
E gli studenti? A no, quelli non contano. Sono solo uno strumento di lavoro.


io ho pensato: porro, spero che tu non abbia figli.
perché sai quanti ne vedo io, di figli di gente come te? che ti guardano come dire: oh, ma cazzo vuoi, mica sono uno sfigato come te io, eh? mica penserai che studio e faccio quella fine che hai fatto tu eh? che non fai un cazzo tutto il giorno e vieni qua a dirmi cosa devo fare! ma prenditi il tuo stipendio e non rompere!
invece porro ce li ha, i figli. uno, almeno, ce l'ha.
ma ha ancora quattro anni. quando andrà a scuola, forse lo metterà in una scuola privata.
che quella non è la casta. che a quelli gli puoi dire: non rompere il cazzo, e muto, che te pago.
oppure no, quelli sono bravi.
quelli non votano.
quelli se non rigano dritto li mandano a casa.
la cosa che mi ha irritato oltremodo in quest'articolo è stata la mancanza di rispetto, ma mica per me, sai quanto me ne può fregare del rispetto di porro o di carota, è la mancanza di rispetto per chi ti insegna, per chi fa un lavoro che volente o nolente ti segna la vita. ma neanche: è il rispetto per la scuola, per la cultura, per la fatica che si fa e bisogna fare per diventare grandi.
io i miei figli mica li mando a scuola per imparare a leggere e scrivere e far di conto, che  io non sono sicura quasi di niente ma stavolta quasi lo sono, che sarei anche più brava delle maestre che si trovano a scuola, a insegnargli a leggere e scrivere e far di conto. io i miei figli li mando a scuola perché imparino che al mondo si sta con gli altri, che si cresce con gli altri, per imparare che non ci sei solo tu, al mondo.
e sta fatica qua, porro, che è una fatica sempre più grossa per gente abituata a stare da sola, chiusa nel suo appartamentino, con mamma e papà (quando va bene) che si sono scelti e non riescono a stare insieme bene neanche loro, sta fatica la fai inseme ai tuoi maestri o non la fai, ed è un lavoro, questo, che ci devi mettere il cuore il cervello e la saliva e il sudore, se lo vuoi far bene, e ti deve piacere, per farlo bene, e se continuate così, tu e tutti quei bravi italiani che lavorano dalla mattina alla sera come dannati non si sa poi per far cosa, ci restate sotto, a quella montagna di cacca che quotidianamente continuate a spalare sulla scuola.
voi, e soprattutto i vostri figli.

lunedì 22 ottobre 2012

mio figlio è un bravo ragazzo

e la nostra è una famiglia per bene. questo pare abbia detto la madre dell'ultimo femminicida.
io metterei dentro questa gente qui. a pensare, a capire.
tuo figlio ha appena sgozzato una e se ci riusciva, sgozzava anche sua sorella. ma non è un killer.
no, è un assassino cara mia. sveglia. tuo figlio è un assassino, hai capito? ha ammazzato una ragazza, e mica perché gli aveva fatto qualcosa, eh, mica per difendersi. no, se l'è proprio andata a cercare, e si è messo il coltello in tasca, hai visto mai che la trovava, quella troia.
e cosa c'entra la tua famiglia. 
cioè, c'entra, c'entra, eccome se c'entra. perché se tuo figlio è un assassino, e prima ancora che un assassino, è un delinquente che quando gli fanno vedere la foto della sua ex con un altro, prende su il coltello per andare a parlarle,  se tuo figlio è un tipo così e tu non lo sai, o fai finta di non saperlo, o pensi che uno così è un bravo ragazzo, beh, allora la tua famiglia c'entra, tu c'entri, soprattutto, che sei sua madre.
io l'unica cosa per cui prego da quando i miei figli sono nati è che diventino delle brave persone. uomini buoni.
io se mi vengono a dire che mio figlio ha fatto una roba del genere, non so, non sono sicura di niente, ma in questo caso sono quasi sicura che morirei di crepacuore, lì, sul momento. no, non potrei sopportarlo, un dolore così.