domenica 8 gennaio 2023

lipstick effect

 


il rossetto, sarà che mia madre l'ha sempre portato, rosso, in varie sfumature ma sempre, inequivocabilmente rosso, è stato il mio primo cosmetico, l'unico anzi, per molto tempo, e anche adesso, se mi trucco, non posso farne a meno, e ne ho sempre almeno un paio in borsa. 
adesso gli economisti sono preoccupati perché c'è un boom nelle vendite. in germania, per es., 8 milioni nel 2022 contro i 6 milioni del 2021. ok, le mascherine. verissimo. infatti, tutte le pubblicità sulle varie riviste durante il covid erano di rossetti. te credo, chi vuoi che se li comprasse.
ma gli economisti sono preoccupati perché pare  che quando aumentano le vendite di cosmetici, allora vuol dire che come direbbe corrado guzzanti, c'è grossa crisi.
le vendite calano, aumentano solo i rossetti. lo hanno chiamato lipstick-effect.
in pratica, uno, anzi: una, non potendo permettersi beni molto costosi, si consolerebbe con un rossetto, che, a essere caro, costa una quarantina di euro (visto ora sul sito chanel).
ma mi chiedo: c'è bisogno di guardare alle vendite di rossetti per capire che c'è crisi? non basta l'inflazione anomala (che quelle brave personcine che stanno all'unione europea vogliono risolvere in modo normale, ovvero: aumentando i tassi di interesse), non basta la guerra, non bastano le imprese ferme o che chiudono perché non riescono a pagare le bollette, per non dire di quelli che stanno al freddo perché gli tagliano il gas???
ma no, dai, guardiamo le vendite dei rossetti: oddio, stanno aumentando, ragazzi, aiuto, c'è crisi!!!!!

articolo di rRepubblica del 4 gennaio. cliccare sulla foto per leggerlo.

venerdì 6 gennaio 2023

ma l'amore che cos'è 12 - al supermercato, una sera di gennaio

 dopo quella volta che se l'era trovato di fronte, una sera, dall'altro lato del vascone dei fondini degli affettati, ogni volta che prendeva il carrello si augurava di non trovarlo più. ma era passato tanto tempo ormai, e la paura e la speranza, con prevalenza dell'una o dell'altra a seconda di com'erano i capelli, il trucco, l'umore, si erano entrambe quasi sedate a vicenda.
la stanchezza accumulata in quelle vacanze natalizie, in cui avrebbe solo voluto andarsene in un luogo solitario, un posto qualsiasi, purché da sola, a stordirsi di filmetti romantici o serie non viste accumulate nei mesi, e invece aveva dovuto pensare e fare pranzi, cene, prendere e portare figli, nipoti, cognate, senza, per la prima volta, neanche raccogliere il muschio per il presepio, comprare regali e non riceverne nessuno di desiderato, anzi: non riuscire a trovarne nemmeno uno da desiderare, vacanze in cui il padre morto l'anno prima mancava come la neve, una stanchezza che più che altro era tristezza, vuoto, incubi da cui non riusciva a liberarsi di problemi sul lavoro, sensazione di non essere abbastanza per niente, di non essere capace a far niente, davvero, di essere una brutta persona, perché non sopportava niente e nessuno, questa stanchezza se la sentiva addosso come un cappotto pesante, mentre saliva le scale mobili. era la vigilia della befana, doveva riempire le calze, era lì per quello.
avanti e indietro a cercare caramelle e cioccolatini per le corsie del supermercato appena risistemate, ad un tratto le sembrò di vederlo, con un carrellino di quelli da trascinare. 
no. i capelli da lavare, i pantaloni della tuta da casa in ciniglia, non si era nemmeno truccata. no dai, non poteva vederla così. cambiò subito strada, cercando di sbrigarsi, di far presto, pronta a invertire la rotta se per caso l'avesse visto svettare da lontano.
ma sì, forse si era sbagliata, si ripetè per l'ennesima volta mentre riempiva la macchina.

per fortuna non l'aveva visto. nonostante tutto, la salutava sempre con piacere. ma stavolta, stavolta anche se era lontana l'aveva vista spenta, stanca, gli aveva ricordato che anche lui era vecchio, più vecchio di lei, le feste di natale senza i suoi, sua sorella da poco rimasta vedova, che vacanze da dimenticare, almeno ci fosse la neve, invece non c'era neanche freddo e si era perfino dimenticato il berrettino che aveva sempre addosso, perché non sopportava di non avere i capelli. vabbè dai, era decisamente meglio così.

mercoledì 4 gennaio 2023

Parole, parole, parole...


io credo nel Verbo. all'inizio di tutto, dio parlò, e tutto fu fatto. il dio creatore crea con le parole. dio disse... e fu sera, e fu mattina.
mi sa che è per questo, non tanto per nanni moretti, che credo che le parole siano importanti.
tuttavia, come dice san giacomo, non si può amare dio a parole. le parole, ce l'ha insegnato il piccolo principe, sono una fonte di malintesi.
perché le parole possono essere vuote. false. e per questo, il verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi.
ma le nostre, parole, restano sempre sull'orlo dell'abisso, frammenti di torre che si crollano addosso senza riuscire ad arrivare al cielo.
oggi ho letto due libretti che ho trovato in biblioteca, uno di vera gheno, chiamami così, l'altro di andrea de benedetti, così non schwa (ça va sans dire, il titolo del secondo batte l'altro di molte, moltissime lunghezze, e non solo il titolo, in effetti) sulla lingua inclusiva.
magari domani li confronto meglio, volevo solo citare un pezzo di tiziano scarpa che mi è piaciuto tantissimo. purtroppo non sono riuscita a leggere tutto l'articolo, riservato agli abbonati di Domani. cito quello che si può, tra la rivista e il libro:

L’idea che la lingua debba essere inclusiva è puerile. Voler essere rappresentati dalle parole è un’illusione che può trasformarsi in un errore politico.
Le parole non ci rappresentano. Nessuna parola, mai. Nella diffidenza verso le parole, lì sta la nostra possibilità, il nostro posto nel mondo: che non è dentro le parole, ma nell’ombra che le parole gettano di fianco a sé stesse.
La lingua non è all’altezza, la lingua è inadatta, ce lo dice lei stessa in continuazione. Una delle cose più belle al mondo, i riflessi di sole sull’acqua che proiettano reticoli di luce sugli scafi delle barche e sugli intonaci delle case, in italiano si chiama “gibigianna”, una delle parole più goffe che si potessero concepire per nominare una simile meraviglia.(...)
Credere che le parole possano accumunare, rispettare, accogliere, contenere, includere, è un errore politico, perché è un'illusione. Nessuna parola è abbastanza accogliente. Pensare di poter essere inclusi nelle parole è un abbaglio. Lo è per chiunque, di ogni genere e sesso e età e classe. Questa illusione è il contrario della politica.


T. SCARPA, Solo la lingua che ci esclude riesce a produrre saggezza, in Domani, 15 febbraio 2022

martedì 3 gennaio 2023

ognuno riconosce i suoi 43 - la mosca et alia


mio figlio fa l'istituto tecnico. quest'anno è arrivato un giovane professore di italiano, che entra in classe e scrive questa poesia alla lavagna. è la numero 1 della raccolta Nature umane


La mosca testarda tira colpi alla finestra.

Prende la rincorsa e per schiantarsi contro il vetro

ci mette tutta la sua forza. Non lo vede

l’ostacolo? non lo realizza l’urto?

oppure è quel fazzoletto di cielo

che le fa felicità solo a guardarlo e allora

vale la pena non capire, continuare

a farsi male e sempre sbattere, sbattere la testa.

 
mio figlio l'ha imparata a memoria. abbiamo parlato di cosa significhino questi versi. credo che sia una cosa straordinaria. ho ringraziato il professore.
ricordo di aver sentito un insegnante di letteratura dire che far studiare dante in un cfp è come dare perle ai porci.
che imbecille.
magari non a questo livello, ma credo che sia il pensiero di molti insegnanti, che non credono che la poesia salvi la vita. come se un medico decidesse chi è degno di ricevere una medicina, chi è degno di provare, e chi no.  

ho scoperto grazie a mio figlio un autore che non conoscevo, un poeta vero, uno dei miei.

II

 

se la vita è un fiocco di neve

che nessuno è uguale ad un altro

prova della natura mortale

perfetta nella sua inconsistenza.

Se la vita è un fiocco di neve

imparare si deve a restare senza

a capire che tempo vuol dire cadere

morire finire sopra altra neve.

Nessun segreto, nessuna congettura:

il fiocco, il mucchio, lo specchio di luce.


 







lunedì 2 gennaio 2023

propositi

 

io sono decenni che non ne faccio più, di propositi, ma questo lo voglio fare: devo scrivere qualcosa ogni giorno, fosse anche una parola sola, perché ho visto che io, se non scrivo, sono una persona peggiore.
ci sono quelli che fanno le sfide, scrivere almeno 3000 parole, no, quello no. io questo lo so che non ce la farei. ma aprire il computer, scrivere qualcosa, poco o tanto, e senza usare, come ho scoperto che si può fare, un programa di AI, come fanno molti blogger, che puoi scegliere anche se farlo con stile ironico, serio, da saggio ecc. (finalmente ho capito come fanno a scrivere tutto quello che scrivono, e mi sento un po' meglio, ma anche un po' peggio, a pensarci), ecco, questo lo devo proprio fare. come la cardio aspirina.
anzi, fammela prendere che sono settimane che me ne scordo.

domenica 1 gennaio 2023

anno nuovo...

 

non mi ricordo di aver mai passato delle vacanze così faticose, ultimamente arrivo parecchio stanca e stressata al Natale, ma poi mi rilasso e riesco a godere delle piccole cose come svegliarsi quando capita, la tavola sempre mezza apparecchiata per la colazione, scatole di dolciumi dappertutto, accendere candele a ripetizione, cioccolata calda con la panna, tisane alla cannella e dolci di mele speziati, canzoni di natale di sottofondo, filmetti di natale a ogni ora del giorno e della notte, ritrovi con amiche varie con relative coccole alimentari e stupidi adorabili regalini profumati.
quest'anno no. cioè, alcune cose sono riuscita a farle, ma non ne ho goduto per niente.
fare da mangiare, pulire, correre a destra e sinistra per spese dell'ultimo minuto, stanchezza, e sopra tutto lo stress al lavoro che non riesco a lasciare fuori dalla mia vita neanche durante le vacanze...