domenica 25 settembre 2016

ah, quell'amor ch'è il palpito...

stamattina ho visto un ragazzo, a messa, ogni tanto si girava verso la sua ragazza, era molto più alto così lei non lo vedeva, mentra la guardava, non si guardavano, solo lui guardava lei, e la guardava con lo sguardo di chi vede una cosa meravigliosa per la prima volta, anzi, per la seconda, e allo stesso tempo, una frazione di secondo dopo che quasi coincide, si ricorda che quella cosa meravigliosa gli appartiene.
uno sguardo amoroso. era così tanto che non lo vedevo che mi ero quasi dimenticata com'è.
sì, davvero, l'amore è una cosa meravigliosa.


lunedì 19 settembre 2016

quote rosa

il calcio, io penso che sia lo sport più bello del mondo.
però non mi piace, tanto, che i miei figli vadano al calcio, e ho cercato di evitarlo, ma il più piccolo, pare che sia nato per giocare a calcio, non è che lo dico perché sono la solita mamma fanatica che crede di avere maradona per figlio, che a me basterebbe paolo rossi, o roberto baggio, voglio dire, comunque non è per quello, è che gli piace tanto giocare a calcio, e, purtroppo, è bravo, beh insomma, ho dovuto iscriverlo al calcio, invece che alla pallavolo, che è così bella, la pallavolo, ma no, lui vuole il calcio, con le magliette di acetato, i parastinchi, gli scarpini coi tacchetti, i genitori che ad ogni allenamento stanno lì a fare il tifo come fosse la partita più importante del campionato.
sabato sera dobbiamo andare tutti, genitori parenti amici all'inaugurazione del nuovo impianto, e gli esordienti, e i giovanissimi e i pulcini e i piccoli amici, e la squadra ufficiale, finalmente è il turno del sindaco che deve inaugurare, sono qui con le nostre famose quote rosa, dice al microfono, che io, non lo so perché, sono molto favoreole alle quote rosa, ma mi vengono in mente le vacche, forse per via delle quote latte, comunque, ha continuato il sindaco, non posso tagliare il nastro senza le quote rosa, perché le donne sono molto importanti, venite qui con me, ci servono le veline, ha detto alle assessore come se avesse fatto chissà quale battuta, e loro, poveracce, hanno attraversato tutto il palazzetto, eccole qua le nostre quote rosa, perché le donne sono importanti, ha ripetuto il nostro sindaco.

lunedì 5 settembre 2016

medioevo, veli, mosche e caramelle


una coppia musulmana al mare, in algeria
ci sono diverse cose che non mi tornano, come al solito del resto, in questo periodo.
una è la storia delle donne musulmane e il medioevo. già sta storia de medioevo notte nera dell'umanità non l'ho mai sopportata.
figuriamoci quell'altra storia che i musulmani stanno vivendo il loro medioevo e quindi dobbiamo lasciar vivere anche a loro la storia con tutte le sue tappe, senza pensare che siamo noi a aver capito tutto, a voler imporre il nostro modello culturale ecc.
come dire che il velo è una forma di arretratezza culturale che, col tempo, quando anche loro avranno passato il loro medioevo, il loro secolo buio, per capirci, sarà abbandonata progressivamente come un inutile e ridicolo orpello del passato.
ma poi si vedono in rete ste foto qua:



che sono, come si può facilmente dedurre, degli anni sessanta/settanta. sono giovani donne iraniane e afgane.
allora, sto medioevo?
del resto non occorre andare così indietro nel tempo. musulmani, in italia, è da un pezzo che ne abbiamo, e tanti. donne imbacuccate che lasciano scoperto, se va bene, solo l'ovale della faccia, quanto sarà? qualche annetto, direi, non di più. le uniche che si vedevano velate erano le vecchie donne dell'est, musulmane o ortodosse, coi loro fazzoletti da contadine come da noi cinquant'anni fa. adesso, abbiamo anche le bambine alle elementari. a far ginnastica con velo in testa.
qualche anno fa sono andata al compleanno di una compagna di asilo di bruno, una famiglia marocchina. c'era un'altra mamma, bellissima, che è stata lì tutto il pomeriggio coi suoi bellissimi capelli castano scuro, il trucco, gli orecchini, e poi, quando è stato il momento di uscire, si è messa quell'orribile hijab in testa, che io quando sono andata in terrasanta ho provato a mettermelo, non ci riesci mica a mettertelo così se non ci metti degli spilli che te lo tengono così incollato alla testa, perché mica hanno un velo, in testa, macchè, il velo che hanno certe donne musulmane orientali, indiane o pachistane, quello è un velo, e lascia scoperto il collo, i capelli, le orecchie, il velo della madonna, delle spose, invece loro no, devono essere tutte coperte, imbruttite, con quella prolunga innaturale dietro la testa poi...
ecco, quella donna, quella giovane e bellissima mamma, da un po' di tempo, da quando suo marito era andato alla mecca, aveva capito, mi ha detto, che è meglio così, è più decoroso, diciamo, di mettersi lo scafandro in testa, quando si esce. o quando fai la commessa in un negozio.
eh ma le suore. ma le suore mica fanno le commesse in profumeria, che cavolo. a me dà fastidio, quando vado in profumeria e mi trovo una imbacuccata in quel modo. non parliamo delle bambine delle elementari.
l'altro giorno alla radio c'era un dibattito sul burkini, l'unica contraria era una filosofa che non conoscevo, dev'essere di origini ebraiche, dal nome e da quello che ha scritto, che mi sono già fatta arrivare dei suoi libri in biblioteca, si chiama donatella di cesare, che sosteneva come il problema del burkini, o del burka, che non sono poi così diversi come vorrebbero farci credere, è quello del rapporto tra la donna e il suo corpo e lo spazio pubblico. l'ottica integralista non tollera l'esposizione del corpo, o peggio del volto della donna, e cerca di estrometterla, velandola, coprendola, meglio se di nero, dallo spazio pubblico.
tutti gli altri partecipanti a dire che se una vuole scegliere, deve essere libera di farlo, certo, come no, scegliere di annullarsi, di infagottarsi, di puzzare di sudore a un chilometro di distanza, sai che scelta.
che c'è ancora gente che pensa che il burkini serva a nuotare meglio, come il professore allievi sociologo dell'università di  padova, o la giornalista italo-iraniana farian sabahi, che dice che il burkini è una muta, che non nasconde assolutamente le forme (ma l'hai visto? e, soprattutto: l'hai provato????), e che quel foulard, come lo chiama lei, ha permesso a molte donne in iran di fare l'università e di emanciparsi, non si sa poi per fare cosa, basterebbe vedere un piccolo non film come taxi teheran, conoscere la storia di questo film e del suo regista, se non basta quello che si sapeva già, che se una ragazzina tenta di andare allo stadio la mettono dentro, e non nel medioevo, che allora gli stadi non c'erano per nessuno, ma adesso, le ho viste le atlete alle olimpiadi, le vediamo tutti, le sentiamo tutti, o forse no.
ho trovato in un sito di musulmani del canton ticino la spiegazione  della differenza tra il velo cristiano, che sarebbe una discriminazione delle donne, sottomesse al maschio, e il loro velo, che invece è segno di sottomissione a dio, dicono.
 poi però lo paragonano a uno scudo, una conchiglia, per proteggsi da attenzioni indesiderate...
ma è un segno di sottomissione a dio, come è per le nostre suore, o uno scudo contro le attenzioni assai poco spirituali, dei maschi? se sono tutti così infervorati, ma da che attenzioni indesiderate dovrebbe proteggersi una donna musulmana?
per finire la disamina, in quel sito mettono sta foto qua:


chiaro, chiarissimo, direi.

sabato 3 settembre 2016

nuove mappe

sul sito dell'eurospin ho visto questa cartina, che subito ho pensato: ma che cavolo ci fa un eurospin in africa?

incuriosita, ho cliccato sopra alla bandierina e si è aperto questo:


mantova 2016



mi ricordo benissimo quando è venuto fuori il festival letteratura a mantova, che a quel tempo leggevo sempre l'inserto tuttolibri della stampa, che poi a un certo punto nella mia biblioteca non l'hanno tenuta più, la stampa, perché non la leggeva nessuno, hanno preso la gazzetta dello sport, che almeno spendevano i soldi per qualcosa, solo che la gazzetta ce l'hanno in tutti i bar, la stampa no, sempre con questa idea di adeguarsi ai bisogni dell'utenza, dicono così, eccerto, invece è che è più facile correre dietro ai gusti della gente, invece che tirare la carretta, anche dal punto di vista culturale, beh insomma, mi ricordo che dicevano che tu andavi al bar e ti trovavi magari a fare colazione con gli scrittori più famosi del mondo, e leggevano poesie dappertutto, e tu bastava che andavi lì e ascoltavi. e io ci volevo andare tantissimo, ma avevo pochi soldi anche se era tutto gratis, e poi quando avevo i soldi non potevo per altre storie, insomma non ci sono mai andata.
adesso,  a mantova, che è un 'appuntamento all'insegna del divertimento culturale', come recita la home page del sito, non solo bisogna pagare per sentire uno scrittore che legge i suoi libri, ma pure fare la fila, e prenotarsi per tempo.
e io, sarà che sono snob, ma non credo, ma non ci penso proprio a pagare e fare la fila, e stare attenti a quando aprono le prenotazioni per tutti, come c'è scritto nel sito, che, mi sono chiesta, ma mica fanno le prenotazioni privè come fanno la pubblicità alla tivù?
che per me pagare uno che legge i suoi libri è un po' un controsenso, perché io, se scrivessi dei libri, vorrei che la gente li leggesse, e magari li comprasse, pure, e magari per fargli venire voglia di leggerli, gliene potrei anche far leggere da qualcun altro, magari, che io la mia voce, a sentirla, non la sopporto, potrei far leggere a qualcuno, dicevo, qualche pezzetto in un festival dove la gente, magari, volesse farmi delle domande, e vedere che faccia ho, sempre perché così, magari, apprezzerebbe il mio lavoro, o comunque mi potrebbe dire qualcosa, su quello che faccio, che mi può servire per fare il mio lavoro, che sarebbe, mi pare, scrivere dei libri.
ora, io capisco che si debba pagare per sentire uno che suona, perché il suo lavoro è quello, di suonare, il disco è una cosa che si sono inventati dopo, ma pagare uno perché faccia la pubblicità al suo libro, no, guarda, ma sto anche a casa.
anche se per l'edizione del ventennale, ho letto sempre sul sito, c'è il festival low cost, col campeggio del festival, aperto per l'occasione, e fin qua va benissimo. poi, se oltre a dormire, farti la doccia eccetera e un prezzo veramente molto buono, volessi anche partecipare al festival, c'è una ricchissima serie di 'intermezzi'. è scritto così.
paolo nori sta facendo una specie di raccolta di cartoline, vere o virtuali, sotto il titolo 'ma non era meglio se stavo a casa?' e io, da mantova, gliela mando prima ancora di andarci, che è meglio sicuro che sto a casa, il che oltretutto non frega a nessuno, non crea nessun problema, è ecologico, e soprattutto è molto letterario, che anch'io, come bartleby lo scrivano, preferisco spesso di no, grazie.