giovedì 29 gennaio 2015

benzina e cultura

mi è arrivata una mail dove mi dicono che la cultura è benzina per la mia mente, che io pensavo che la benzina della mente fosse l'ossigeno, e va be',  e che, ma solo fino a lunedì 2 febbraio, se compro 45 euro di libri mi regalano 5 euro di benzina. hai cinquanta euro da spendere? compra un pacco di libri che ti arriva il coupon benzina.
avrei capito di più il contrario: ogni 45 euro di benzina, mi danno 5 euro di libri. mah. io sta gente che vende libri e ti regala la benzina non la capisco, tanto. anche perché, voglio dire, quelli che leggono i libri, di più, mi pare che stanno sui treni, sui tram, alle fermate del bus.

think pink 7 - Tugce Albayarak


Ho faticato un bel po', a trovare il cognome di questa ragazza tedesca di origini turche, perché tutti i giornali la chiamano per nome, o per soprannome: l'angelo del mac donald's.
dove si trovava, una sera, con amici, quando ha sentito grida dal bagno. dei ragazzi ubriachi (al mac donald's????) stavano molestando due ragazzine di 13 anni. lei  è intervenuta finché non se ne sono andati. quando è uscita dal locale, dopo un'ora, uno dei molestatori l'aspettava fuori e con un pugno alla tempia l'ha mandata in coma irreversibile. due settimane dopo, il 29 novembre, giorno del suo ventitreesimo compleanno, il padre ha deciso di staccare la spina.
le tredicenni non si sono ancora fatte vive.
pare che le diano la croce di merito.
non so come mai non ne aveva mai sentito parlare, ho letto un articolo su una vecchia rivista l'altra sera al pronto soccorso, mentre aspettavo che facessero la radiografia al dito di agostino.
onore a questa giovane donna che non si è girata dall'altra parte, che l'ha fatto da sola.

è giunta l'ora






stamattina ho sentito alla radio una musica famosissima, che qualcuno pensa che sia di benjamin britten, che il professore una volta gli ho detto sai, britten?, e lui: ben chi???, e da quella volta lo sentiamo in continuazione, alla radio, dappertutto, invece non è che sia di britten , è che lui ha arrangiato delle musiche popolari, questa è un canto tradizionale irlandese, Wally wally (the water is wide), si intitola, ci hanno fatto sopra anche la pubblicità della robiola osella, e pure una canzone di chiesa, è giunta l'ora/ padre per me/, ai miei amici ho detto che/ questa è la vita, conoscere te/, e il figlio tuo, cristo gesù, che di solito la cantano ai funerali, e quando si è sposato mio fratello aveva chiamato dei suoi amici musicisti, mentre provavano sento  che provano questa, eh no, gli ho detto, dai, è giunta l'ora al matrimonio no, ma come, è britten! mi fa la flautista, eh va beh, ma no, dai, e non l'hanno mica suonata.
un giorno ho sentito alla radio che britten, quando si è iscritto alla scuola di composizione, è andato dal professore con una sporta di roba e l'altro sarcasticamente gli fa: tutto qua? e lui: no, no, fuori ne ho altre tre borse!


mercoledì 28 gennaio 2015

truppa

oggi bruno ha portato a casa il questionario che bisogna compilare per le prove invalsi, in cui ti chiedono se sei italiano, da quanto stai in italia se non lo sei, e che scuole hai fatto tu e il padre di tuo figlio, e che lavoro fai.
e io e il padre di mio figlio, ho dovuto mettere la crocetta alla voce:
insegnante, impiegato, truppa.

per non dimenticare



da quando la maestra gabriella ci lesse, in quarta elementare, il diario di anna frank, gli ebrei e la loro storia sono diventati, per me, un'ossessione. alle medie mi sono comprata se questo è un uomo. ricordo un librone di quelli che non si sa se sono tratti o ne hanno tratto una roba per la tivù, olocausto. e poi tanta altra roba. libri, film, testimonianze.
poi primo levi si è ammazzato.
nell'89 sono andata ad auschwitz. arbeit macht frei. solo i tedeschi.
all'università ho fatto un corso su calvino e primo levi. ho letto la tregua, i sommersi e i salvati. e gli straordinari racconti della chiave a stella. che ce li avevo in casa e non so come cavolo ho fatto a non accorgermene. e il sistema periodico.
quando andai in polonia, nell'89, c'erano molti ragazzi russi. avevano avuto il visto per uscire, non che gliene fregasse qualcosa di vedere il papa, ma potevano uscire. con uno ho cominciato una corrispondenza. finché è venuto fuori che era antisemita, come tanti russi. quelli che hanno liberato auchwitz, sì. quelli che, come ho scoperto poco dopo leggendo brodskij, mettevano sul passaporto il timbro rosso 'ebreo'. quelli che, ho scoperto solo qualche tempo fa, hanno riciclato il campo che avevano liberato per metterci chi gli stava sulle balle a loro, come mi ha raccontanto jorge semprun (ne ho parlato qui)
oggi ho sentito alla radio qualcuno che diceva che la shoà è, per fortuna, un unicum.
da un po' di tempo sto pensando di no.
cioè, lo è nel senso che con gli ebrei ce l'hanno tutti.
ma come la mettiamo con stalin e le sue purghe? non quelle sui sospettati politici, per cui potevi finire in un lager per un banale sospetto. No, quello delle minoranze nazionali. ho trovato qualche notizia in questo articolo del corriere del 1997 su un convegno tenuto a cortona,
La Russia nell'eta' delle due guerre (1914 - 1945). Verso un nuovo paradigma. Studiosi di Stati Uniti, Inghilterra, Svezia, Italia, Federazione russa metteranno a fuoco i prodotti di una delle caratteristiche dell'Urss di quegli anni: la convinzione dell'incombenza di una guerra sulla vita del Paese, dapprima quella contro i kulaki, poi un conflitto mondiale. "Nel 1937 - '38 Stalin diede precise disposizioni affinche' fossero deportate, e severamente epurate, intere popolazioni che abitavano su territori di confine, ritenute inaffidabili nell'eventualita' di un conflitto", sottolineera' Chlevnjuk. "Fu questo - spieghera' - in particolare il caso dei cittadini sovietici di etnia coreana, 170 mila persone, e giapponese". A loro tocco' di sperimentare quanto sarebbe accaduto dopo ai polacchi e alle minoranze del Caucaso, ai balkari, ai tatari dell'Uzbekistan. Un trattamento feroce, descritto con efficacia in una biografia del capo della polizia politica Nkvd, Beria di Amy Knight, attraverso le parole di un sopravvissuto: "In carri bestiame pieni fino a straboccare, senza luce e senza acqua, viaggiammo verso la nostra destinazione per circa un mese. Il tifo infuriava. Non c'erano medicine. Durante le brevi fermate in stazioni solitarie seppellivamo i nostri morti vicino al treno, sotto neve nera per gli scarichi della locomotiva. Era proibito, pena la morte, allontanarsi piu' di cinque metri dal treno". Se il 1937 fu forse l'anno piu' sanguinario per le torture, un ruolo non meno infelice spetterebbe al 1939. "Il paradigma che emerge dal 1939, quando fu stretto il patto della Russia con Hitler, e' il dispotismo derivato da un decennio di guerre interne rafforzato da una politica estera concentrata nelle mani di Stalin", osserva Silvio Pons, vicedirettore della Fondazione Gramsci. Un po' come dire, parafrasando al contrario la massima di Von Clausewitz sul legame tra politica e guerra, che il 1939 fu la continuazione del 1937 con altri mezzi. Consacro' in chiave politico - diplomatica cio' che si intravvedeva nella repressione di due anni prima: il passaggio dalla dittatura del partito unico alla dittatura del despota. Chlevnjuk critichera' quegli antistalinisti attenti prevalentemente alla "patologia mentale di Stalin e alla sua natura di carnefice". Il primo scopo dei dirigenti nelle deportazioni, insistera', era "l'eliminazione di una potenziale "quinta colonna".
e pol pot? di quello non ne parla più nessuno. eh, tanto è morto da un pezzo (1998). basta un'occhiatina a wikipedia, tanto per dire:
Il 13 maggio 1976 Pol Pot venne nominato Primo Ministro di Cambogia, e iniziò a varare delle radicali riforme comuniste, denominando il processo "Super grande balzo in avanti"[6], ispirandosi alle politiche maoiste. I bombardamenti statunitensi avevano portato allo svuotamento di parte delle aree rurali e le città si erano sovraffollate (la popolazione di Phnom Penh superò il milione di abitanti prima del 1976). Pol Pot pensava che l'unica via al comunismo fosse ripartire da zero. Quando i Khmer Rossi presero il potere, evacuarono i cittadini dalle città verso la campagna, dove venivano costretti in fattorie comuni. La proprietà venne collettivizzata seguendo i già sperimentati modelli sovietico, cinese e vietnamita, e l'educazione si teneva in scuole comuni. Ma l'effetto della dittatura non si limitò a queste riforme: il regime di Pol Pot fu infatti una delle più spietate dittature della storia. Migliaia di politici e burocrati vennero uccisi, mentre Phnom Penh veniva trasformata in una città fantasma dove molti morivano di fame, malattie o perché giustiziati. Venivano perseguitate e uccise tutte le persone non iscritte al Partito che avessero un'istruzione, e anche il solo fatto di portare gli occhiali era sufficiente per essere indicati come intellettuali e quindi come nemici del popolo.[7] Le mine, che Pol Pot lodava come "soldati perfetti", erano ampiamente distribuite in tutto il territorio. Il governo dei Khmer Rossi ripeteva spesso attraverso la radio che la nuova utopia comunista necessitava solo di un milione o due di persone; per gli altri valeva il proverbio del "Tenervi non comporta alcun beneficio, eliminarvi non comporta alcuna perdita".[8] Il numero di vittime causate da Pol Pot è conteso.  (clicca qui per leggere il resto)
ma almeno questi sono morti.
ch invece è ancora vivo è Kim Jong-un, il figlio di Kim Jongil, il dittatore che ha massacrato i nord koreani (ne ho parlato qui, un pochino). sul massacro koreano è uscito un rapporto ONU neanche un anno fa, in cui la persecuzione è paragonata esplicitamente allo sterminio nazista. ne sentite parlare voi? forse sì, per il fatto che una nota azienda americana ha ritirato la distribuzione di un film satirico proprio su questa brava personcina, e dopo che era già stato pubblicato il rapporto ONU...

ecco, quello che vorrei, per questa giornata della memoria, è non pensare che è successo, e basta, ma ricordare che è successo, e può succedere ancora. succede.
me l'ha insegnato primo levi, che in una delle ultime pagine de I sommersi e i salvati ci ricorda:

È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. Può accadere, e dappertutto. Non intendo né posso dire che avverrà; [è poco probabile che si verifichino di nuovo, simultaneamente, tutti i fattori che hanno scatenato la follia nazista, ma si profilano alcuni segni precursori].


La violenza «utile» o «inutile», è sotto i nostri occhi: serpeggia, in episodi saltuari e privati, o come illegalità di stato […]. Attende solo il nuovo istrione (non mancano i candidati) che la organizzi, la legalizzi, la dichiari necessaria e dovuta e infetti il mondo.
Pochi paesi possono essere garantiti immuni da una futura marea di violenza, generata da intolleranza, da libidine di potere, da ragioni economiche, da fanatismo religioso o politico, da attriti razziali. Occorre quindi affinare i nostri sensi, diffidare dai profeti, dagli incantatori, da quelli che dicono e scrivono «belle parole» non sostenute da buone ragioni.

domenica 25 gennaio 2015

due più due

perché io, due più due, non lo so fare. io vado in biblioteca. lui no.  lui non può. lui non può continuare a lavorare per la scuola solo due pomeriggi a settimana. perché lui, gli altri due pomeriggi della settimana, lui esce alle quattro.
io invece, è solo al martedì che sto nove ore a scuola. gli altri giorni ho tutto il tempo per fare quello che cazzo mi pare, mi dice, tutte cose che lui non può fare, tipo stirare e lavare montagne di calzini e mutande, dividerli in mucchietti, riporli nei cassetti, cambiare il letto di bruno ogni due giorni che si piscia sotto, alzarsi alle sei e mezza per preparare la colazione a tutti e non riuscire a farla mai io, vestirli ancora a letto tutti e tre, fare le scale su e giù venti volte prima di riuscire a metterli ogni santo giorno sul pulmino delle sette e mezza, fiondarmi a scuola ogni santa mattina alle 8 a parte il martedì alle nove, tornare a casa alle due perché prima mi sono fermata a scuola a fare quelle fotocopie e poi a fare la spesa, farmi una piadina mentre metto in lavastoviglie la roba della mattina, mangiare in dieci minuti, stendere la roba della lavatrice della notte ed è già ora di andare a prendere i bambini alle quattro, col libro da leggere in mano fuori dalla scuola, poi a casa, la merenda i compiti, gli avvisi da firmare, le merende da preparare, la cena, la lavastoviglie da riempire, gli orsetti coi semi da riscaldare, le liti continue da sedare, i pianti da consolare, i vestiti dei bambini da preparare per il giorno dopo. e schiantarsi nel letto dopo aver avviato l'ennesima lavatrice o lavastoviglie che bisogna anche pensare come fare perché insieme non si può, e poi in camera la connessione non va e non posso neanche leggere la posta.
e andare al corso di inglese senza aver avuto il tempo di aprire il libro, fare i compiti mentre li correggiamo, e alla mattina dire ai miei alunni che non ho neanche il tempo di dormire, figuriamoci correggere le loro verifiche fatte due giorni prima.

venerdì 23 gennaio 2015

ognuno riconosce i suoi 12 - i russi


il post di oggi di paolo nori

domenica 18 gennaio 2015

colori incerti


c'è stato un tempo, quando ero una ragazzina, che leggevo solo gialli. mia madre era iscritta a uno di quei club di lettori che vendono libri per corrispondenza, l'altra sera a casa di un amico ho visto che esistono ancora, che dicono che ti fanno gli sconti, poi finiva che doveva prendersi il libro del mese, che non gliene fregava niente, e insomma a un certo punto, a fatica, se n'è tirata fuori, ma è rimasta la libreria piena di quei libri con la sovraccoperta che ho rivisto in tante case, e anche nei mercatini dell'usato, libri che per la maggior parte io, che leggevo tutto quello che mi capitava a tiro, non ho mai letto, e poi c'erano dei volumoni grossi, che io invece divoravo, quelli mia madre li aveva scelti lei, erano raccolte di gialli. agatha christie, sopra tutti. la mia preferita era miss marple. lei e il suo lavoro a maglia. così british, che già allora, avevo un debole per tutto ciò che era inglese. mi piaceva anche poirot, ma meno, perché la sua maniacalità non mi appartiene, non mi è mai appartenuta. e poi c'era lui, il commissario maigret.
e poi, chissà quando, chissà perché, ho smesso, coi gialli.
un po' perché sono finiti i libroni. un po' perché in tv c'erano ellery queen e il tenente colombo, forse. un po' perché a scuola ho cominciato a leggere hemingway e dostoevskij, forse. non lo so. un po', forse, perché quando ho provato a leggere altra roba, capivo sempre troppo presto dove si andava a finire. allora meglio il tenente colombo, che sai dall'inizio chi è stato, e tutto il divertimento sta nel vedere come il tenente tesse la sua sottile tela di ragno. o jessica fletcher, col suo improbabile americanissimo paesino del main dove non succede mai niente se non che ogni giorno ammazzano qualcuno.
montalbano, tutti che morivano dietro a sto montalbano, una volta ho provato a guardarlo anch'io, hai visto mai, il caso del cane di terracotta, era, che l'avevo capito dall'inizio sta storia del cane, e lui niente, mezzora di telefilm a brancolare nel buio, è il caso proprio di dirlo, ma che non l'avete fatto, il liceo, voi, ah, commissario???
l'alligatore di carlotto, mi è piaciuto un sacco. quello sì. ma erano storie che sapevo. la sua, quella di felicetto maniero, sereno castelli, l'ha chiamato nel libro.
insomma, per dire che quando le mie amiche bibliofile all'unisono mi hanno detto che dovevo assolutamente leggere le storie del commissario ricciardi, ho detto ok, le leggo, le leggo, ma intanto pensavo: ma che c'ho tempo da perdere a leggere i gialli, io?, che io, il tempo da star dietro ai gialli non ce l'ho più, amiche mie. ma sono andata in biblioteca, che non mi ricordavo manco il nome, quasi, di quello, di giovanni, de giovanni, mi pareva na roba del genere. era una serie delle stagioni. dai e dai, li ho trovati, i libri, ma vengono da altre biblioteche, tocca aspettare.
ne è arrivato uno, che non è il primo. pare il secondo, ma mica posso aspettare che quelli si degnino di mandarmi gli altri, così comincio a leggere: la condanna del sangue. ti piacerà, il commissario ricciardi. no che non mi piace, a me, il commissario ricciardi. poi viene fuori pure che vede i morti, e quelli gli parlano. annamo bene, ho pensato, ma ho continuato a leggere, perché a me, non c'è niente da fare, le storie mi piacciono, e voglio sapere come va a finire. è come una droga.
c'è pure un sottoposto, il brigadiere maione, che subito mi fa venire in mente subito quel mezzo deficiente di assistente di montalbano, invece è meglio, mi pare, mica scemo, semplice, forse, ma mica scemo, me lo vedo un po' come il maresciallo frassica, ma meno scemo anche di quello, beh, insomma, volevo dire che il libro l'ho finito, e c'è un bel colpo di scena, che mi è piaciuto, anche se un po' troppo psicanalitico, forse, e poi ce n'è un altro, molto più piccolo, che mi è piaciuto anche di più, perché a me, ormai, mi piace che le cose vadano a finire bene, nei libri almeno, che ci siano persone, nei libri almeno, che credono che l'amore esiste, e che a volte, basta poco, davvero poco, un poco che diventa tutto.
alla prossima, commissa'.

martedì 13 gennaio 2015

io non ho paura?

oggi ho sentito alla radio che l'hashtag del momento è: io non ho paura.
che a me, mi sembra che hanno tutti una paura fottuta, invece.
di morire, intanto. di soffrire. di ammalarsi. di stare soli. di fare brutta figura. di essere lasciati. di perdere qualcosa: soldi, potere, affetti, prime o seconde file, posti al sole o all'ombra del potente di turno...
che invece, per me, bisognerebbe aver paura solo di essere dannati, per l'eternità.
e mi pare che siamo alla solita manfrina della paura del diverso, della conoscenza che cancella, magicamente, la paura oscurantista figlia dell'ignoranza.
cazzo c'entra l'ignoranza con stare da soli, soffrire, morire, io non lo capisco proprio.




lunedì 12 gennaio 2015

tre cose incredibili

che mi sono successe oggi.
stamattina, passare accanto al pulmino, rallentare un pochino per vedere se vedevo i miei figli, vederne uno, essere vista e salutata da lui con un entusiasmo che mi ha riempito gli occhi e il cuore di lacrime di felicità, una felicità che incredibilmente è sempre la stessa ogni volta che mi accade.
essere a pd e mentre cerco di parcheggiare per andare da sant'antonio vedere il mio amico andrea, andare con lui al santo e come al solito parlare, riflettere, discutere e soprattutto imparare un sacco di cose, per esempio che lo scimpanzè ha 13 costole e l'uomo 12 (anche andrea l'ha scoperto da poco, da un libretto scritto da un suo amico, quando adamo perse la costola).
accendere la radio, sentire un'orchestra che mette giù due accordi e pensare: questo è johannes brahms, e il presentatore ha detto che era proprio brahms, la terza sinfonia, pure.

pensiero divergente 2

Bruno: papà, qual è il mese che ha 28 giorni?
Papà: Bruno...(con un sorrisetto che voleva dire: dai Bruno, su, che domande!)
Bruno insiste, sorridendo soddisfatto: Dicembre! Gennaio!Tutti i mesi hanno 28 giorni, almeno!
Io: papà, ricordati che se tuo figlio ti fa una domanda che ti sembra banale, probabilmente ti stai sbagliando...

cose facili, cose difficili, cose normali

Arrivo in cortile dopo un’ora impegnativa in una classe dove c’è un alunno con DOP (disturbo oppositivo provocatorio) che dopo un’ora schizza, e avevo due ore, con la mano che mi fa male perché nell’oppormi a un pugno le dita si sono piegate all’indietro, e trovo una mia collega in lacrime. Soffre di attacchi di panico, ci ha detto. Un’altra collega, sorridendo, che io non lo so, ma se sto piangendo e uno ride mi girano le palle, comunque le ha detto che anche lei soffre di attacchi di panico, è normale al giorno d’oggi, è semplicissimo, guarda, e gliel’ha detto come si dice ai bambini quando si sbucciano un ginocchio, sarà semplicissimo per te, forse, le avrei detto io, che come dice il mio mito Velasco, l’allenatore di pallavolo, non c’è niente di facile o difficile, ci sono le cose che sai fare e quelle che non sai fare, ma comunque, le ha detto, è semplicissimo, vai dalla neurologa, ti dà una pastiglietta, la sto già prendendo, la pastiglietta, ha detto quella che piangeva, eh, ma sei all’inizio, ha continuato l’altra sempre sorridendo, questo è il momento peggiore, te l’avrà detto il dottore, poi ti abitui, io li ho ancora, ma è normale, tranquilla.

domenica 4 gennaio 2015

pensiero divergente

bruno, mio figlio, per calcolare quante figurine aveva in tutto, avendo 7 pacchetti da 5 figurine ciascuno, ha fatto questo ragionamento: 5x7=?  10-7=3, 10x5=50, 5x3=15, 50-15=35, ho 35 figurine.
ci ho messo un quarto d'ora a capire cosa cavolo c'entrassero 50 e 15.

venerdì 2 gennaio 2015

ma l'amore che cos'è 9 - veri uomini

ho trovato questa citazione nel blog di paolo nori


il problema è, caro ronnie, che dei veri uomini, mi pare, non gliene frega più niente a nessuno