lunedì 12 dicembre 2016

cow pills

 dal re
foto da VanityFair.it

in bangladesh ci sono dei bordelli di più di mille prostitute, per lo più vendute dai loro miserabili genitori quando avevano pochi anni di vita, e siccome sono magre come solo le bambine possono essere qaundo non mangiano abbastanza, prendono quasi tutte ( il 90%, dati governativi) le cow pills, le pillole delle vacche, che, senza metafora, sono le pastiglie di oradexon, steroidi che si danno ai bovini che vanno macellati, che oltre a gonfiare le curve provocano diabete, problemi al fegato, fortissime emicranie e soprattutto dipendenza.
l'articolo che ne parla e che ho sentito leggere alla radio ieri mattina è di pietro dal re e si può leggere qui (formato PDF)

mercoledì 16 novembre 2016

brutte arie



la geografia, per me, dove sono i paesi, le città, non so perché ma non l'ho mai saputa, è sempre stata una nebulosa, un blob, una vaga idea.
recentemente, avendo parlato ai miei alunni del canale di panama, ho visto in una cartina che paesi che sempre nella suddetta vaga idea avevano tutta una loro possenza, in realtà sono distretti cittadini o poco più. il guatemala, per esempio. el salvador, il nicaragua, l'honduras.
il sindaco di milano vuole chiamare l'esercito perché milano, alcune zone di milano, meglio, pare siano ostaggio delle gang sudamericane che west side story gli fa un baffo. e sopratutto, hanno detto alla radio, ste gang sono fatte da salvadoregni. che già nel salvador ci sono 15 omicidi al giorno.
e mi è venuta in mente la cartina, il micropaese, e ho chiesto al professore: ma quanti abitanti ha, el salvador? lui ha guardato su internet e sono... 6 milioni. 6 MILIONI, voglio dire, cittò del messico, ho guardato adesso, ne fa quasi 9.
che poi: mica sono solo a milano, eh no, ci sono in spagna, in francia, sti salvadoregni, sti quattro scalzacani di salvadoregni, sempre con le loro gang, come nei film, solo che il morto che c'è scappato ieri era vero.
ma com'è che non ci sono gang, che so, brasiliane, o cilene, o boliviane, tanto per restare da quelle parti, ma che arie tirano, mi chiedo, lì in centro america, che l'honduras è il paese più violento del mondo, 90 e passa morti su centomila che di media, nel mondo, sono 6....
che già si ammazzano tra loro, e non finiscono mai, sti salvadoregni, che devono  venire a ammazzarsi anche qui in europa, ma non lo so eh.

lunedì 14 novembre 2016

voglia



voglia di scappare. voglia di morire. di sparire, almeno.
voglia di ricominciare tutto, come quando cominci un quaderno nuovo, con una bella penna che corre senza sforzo, e pensi che quel quaderno così nuovo, così, pulito e liscio, sarà bellissimo, quello che ci scriverai, anzi, adesso che hai quel bel quaderno ti succederanno per forza delle cose interessanti e bellissime ch tu scriverai benissimo su quei fogli così puliti e lisci.
ma ne ho un pacco, di quaderni iniziati. in ogni scatolone, in ogni scaffale, in ogni borsa. ne ho trovato uno anche l'altro giorno, dieci anni fa.
voglia di mollare con tutto, con tutti. voglia di andare a letto e non svegliarsi più.
e sapere che anche queste sono stupide velleità di bambina. e che adesso devi andare di sopra, e preparare i vestiti per i bambini, e lavarti i denti, e invece di ricomciare, andare avanti.



 

domenica 25 settembre 2016

ah, quell'amor ch'è il palpito...

stamattina ho visto un ragazzo, a messa, ogni tanto si girava verso la sua ragazza, era molto più alto così lei non lo vedeva, mentra la guardava, non si guardavano, solo lui guardava lei, e la guardava con lo sguardo di chi vede una cosa meravigliosa per la prima volta, anzi, per la seconda, e allo stesso tempo, una frazione di secondo dopo che quasi coincide, si ricorda che quella cosa meravigliosa gli appartiene.
uno sguardo amoroso. era così tanto che non lo vedevo che mi ero quasi dimenticata com'è.
sì, davvero, l'amore è una cosa meravigliosa.


lunedì 19 settembre 2016

quote rosa

il calcio, io penso che sia lo sport più bello del mondo.
però non mi piace, tanto, che i miei figli vadano al calcio, e ho cercato di evitarlo, ma il più piccolo, pare che sia nato per giocare a calcio, non è che lo dico perché sono la solita mamma fanatica che crede di avere maradona per figlio, che a me basterebbe paolo rossi, o roberto baggio, voglio dire, comunque non è per quello, è che gli piace tanto giocare a calcio, e, purtroppo, è bravo, beh insomma, ho dovuto iscriverlo al calcio, invece che alla pallavolo, che è così bella, la pallavolo, ma no, lui vuole il calcio, con le magliette di acetato, i parastinchi, gli scarpini coi tacchetti, i genitori che ad ogni allenamento stanno lì a fare il tifo come fosse la partita più importante del campionato.
sabato sera dobbiamo andare tutti, genitori parenti amici all'inaugurazione del nuovo impianto, e gli esordienti, e i giovanissimi e i pulcini e i piccoli amici, e la squadra ufficiale, finalmente è il turno del sindaco che deve inaugurare, sono qui con le nostre famose quote rosa, dice al microfono, che io, non lo so perché, sono molto favoreole alle quote rosa, ma mi vengono in mente le vacche, forse per via delle quote latte, comunque, ha continuato il sindaco, non posso tagliare il nastro senza le quote rosa, perché le donne sono molto importanti, venite qui con me, ci servono le veline, ha detto alle assessore come se avesse fatto chissà quale battuta, e loro, poveracce, hanno attraversato tutto il palazzetto, eccole qua le nostre quote rosa, perché le donne sono importanti, ha ripetuto il nostro sindaco.

lunedì 5 settembre 2016

medioevo, veli, mosche e caramelle


una coppia musulmana al mare, in algeria
ci sono diverse cose che non mi tornano, come al solito del resto, in questo periodo.
una è la storia delle donne musulmane e il medioevo. già sta storia de medioevo notte nera dell'umanità non l'ho mai sopportata.
figuriamoci quell'altra storia che i musulmani stanno vivendo il loro medioevo e quindi dobbiamo lasciar vivere anche a loro la storia con tutte le sue tappe, senza pensare che siamo noi a aver capito tutto, a voler imporre il nostro modello culturale ecc.
come dire che il velo è una forma di arretratezza culturale che, col tempo, quando anche loro avranno passato il loro medioevo, il loro secolo buio, per capirci, sarà abbandonata progressivamente come un inutile e ridicolo orpello del passato.
ma poi si vedono in rete ste foto qua:



che sono, come si può facilmente dedurre, degli anni sessanta/settanta. sono giovani donne iraniane e afgane.
allora, sto medioevo?
del resto non occorre andare così indietro nel tempo. musulmani, in italia, è da un pezzo che ne abbiamo, e tanti. donne imbacuccate che lasciano scoperto, se va bene, solo l'ovale della faccia, quanto sarà? qualche annetto, direi, non di più. le uniche che si vedevano velate erano le vecchie donne dell'est, musulmane o ortodosse, coi loro fazzoletti da contadine come da noi cinquant'anni fa. adesso, abbiamo anche le bambine alle elementari. a far ginnastica con velo in testa.
qualche anno fa sono andata al compleanno di una compagna di asilo di bruno, una famiglia marocchina. c'era un'altra mamma, bellissima, che è stata lì tutto il pomeriggio coi suoi bellissimi capelli castano scuro, il trucco, gli orecchini, e poi, quando è stato il momento di uscire, si è messa quell'orribile hijab in testa, che io quando sono andata in terrasanta ho provato a mettermelo, non ci riesci mica a mettertelo così se non ci metti degli spilli che te lo tengono così incollato alla testa, perché mica hanno un velo, in testa, macchè, il velo che hanno certe donne musulmane orientali, indiane o pachistane, quello è un velo, e lascia scoperto il collo, i capelli, le orecchie, il velo della madonna, delle spose, invece loro no, devono essere tutte coperte, imbruttite, con quella prolunga innaturale dietro la testa poi...
ecco, quella donna, quella giovane e bellissima mamma, da un po' di tempo, da quando suo marito era andato alla mecca, aveva capito, mi ha detto, che è meglio così, è più decoroso, diciamo, di mettersi lo scafandro in testa, quando si esce. o quando fai la commessa in un negozio.
eh ma le suore. ma le suore mica fanno le commesse in profumeria, che cavolo. a me dà fastidio, quando vado in profumeria e mi trovo una imbacuccata in quel modo. non parliamo delle bambine delle elementari.
l'altro giorno alla radio c'era un dibattito sul burkini, l'unica contraria era una filosofa che non conoscevo, dev'essere di origini ebraiche, dal nome e da quello che ha scritto, che mi sono già fatta arrivare dei suoi libri in biblioteca, si chiama donatella di cesare, che sosteneva come il problema del burkini, o del burka, che non sono poi così diversi come vorrebbero farci credere, è quello del rapporto tra la donna e il suo corpo e lo spazio pubblico. l'ottica integralista non tollera l'esposizione del corpo, o peggio del volto della donna, e cerca di estrometterla, velandola, coprendola, meglio se di nero, dallo spazio pubblico.
tutti gli altri partecipanti a dire che se una vuole scegliere, deve essere libera di farlo, certo, come no, scegliere di annullarsi, di infagottarsi, di puzzare di sudore a un chilometro di distanza, sai che scelta.
che c'è ancora gente che pensa che il burkini serva a nuotare meglio, come il professore allievi sociologo dell'università di  padova, o la giornalista italo-iraniana farian sabahi, che dice che il burkini è una muta, che non nasconde assolutamente le forme (ma l'hai visto? e, soprattutto: l'hai provato????), e che quel foulard, come lo chiama lei, ha permesso a molte donne in iran di fare l'università e di emanciparsi, non si sa poi per fare cosa, basterebbe vedere un piccolo non film come taxi teheran, conoscere la storia di questo film e del suo regista, se non basta quello che si sapeva già, che se una ragazzina tenta di andare allo stadio la mettono dentro, e non nel medioevo, che allora gli stadi non c'erano per nessuno, ma adesso, le ho viste le atlete alle olimpiadi, le vediamo tutti, le sentiamo tutti, o forse no.
ho trovato in un sito di musulmani del canton ticino la spiegazione  della differenza tra il velo cristiano, che sarebbe una discriminazione delle donne, sottomesse al maschio, e il loro velo, che invece è segno di sottomissione a dio, dicono.
 poi però lo paragonano a uno scudo, una conchiglia, per proteggsi da attenzioni indesiderate...
ma è un segno di sottomissione a dio, come è per le nostre suore, o uno scudo contro le attenzioni assai poco spirituali, dei maschi? se sono tutti così infervorati, ma da che attenzioni indesiderate dovrebbe proteggersi una donna musulmana?
per finire la disamina, in quel sito mettono sta foto qua:


chiaro, chiarissimo, direi.

sabato 3 settembre 2016

nuove mappe

sul sito dell'eurospin ho visto questa cartina, che subito ho pensato: ma che cavolo ci fa un eurospin in africa?

incuriosita, ho cliccato sopra alla bandierina e si è aperto questo:


mantova 2016



mi ricordo benissimo quando è venuto fuori il festival letteratura a mantova, che a quel tempo leggevo sempre l'inserto tuttolibri della stampa, che poi a un certo punto nella mia biblioteca non l'hanno tenuta più, la stampa, perché non la leggeva nessuno, hanno preso la gazzetta dello sport, che almeno spendevano i soldi per qualcosa, solo che la gazzetta ce l'hanno in tutti i bar, la stampa no, sempre con questa idea di adeguarsi ai bisogni dell'utenza, dicono così, eccerto, invece è che è più facile correre dietro ai gusti della gente, invece che tirare la carretta, anche dal punto di vista culturale, beh insomma, mi ricordo che dicevano che tu andavi al bar e ti trovavi magari a fare colazione con gli scrittori più famosi del mondo, e leggevano poesie dappertutto, e tu bastava che andavi lì e ascoltavi. e io ci volevo andare tantissimo, ma avevo pochi soldi anche se era tutto gratis, e poi quando avevo i soldi non potevo per altre storie, insomma non ci sono mai andata.
adesso,  a mantova, che è un 'appuntamento all'insegna del divertimento culturale', come recita la home page del sito, non solo bisogna pagare per sentire uno scrittore che legge i suoi libri, ma pure fare la fila, e prenotarsi per tempo.
e io, sarà che sono snob, ma non credo, ma non ci penso proprio a pagare e fare la fila, e stare attenti a quando aprono le prenotazioni per tutti, come c'è scritto nel sito, che, mi sono chiesta, ma mica fanno le prenotazioni privè come fanno la pubblicità alla tivù?
che per me pagare uno che legge i suoi libri è un po' un controsenso, perché io, se scrivessi dei libri, vorrei che la gente li leggesse, e magari li comprasse, pure, e magari per fargli venire voglia di leggerli, gliene potrei anche far leggere da qualcun altro, magari, che io la mia voce, a sentirla, non la sopporto, potrei far leggere a qualcuno, dicevo, qualche pezzetto in un festival dove la gente, magari, volesse farmi delle domande, e vedere che faccia ho, sempre perché così, magari, apprezzerebbe il mio lavoro, o comunque mi potrebbe dire qualcosa, su quello che faccio, che mi può servire per fare il mio lavoro, che sarebbe, mi pare, scrivere dei libri.
ora, io capisco che si debba pagare per sentire uno che suona, perché il suo lavoro è quello, di suonare, il disco è una cosa che si sono inventati dopo, ma pagare uno perché faccia la pubblicità al suo libro, no, guarda, ma sto anche a casa.
anche se per l'edizione del ventennale, ho letto sempre sul sito, c'è il festival low cost, col campeggio del festival, aperto per l'occasione, e fin qua va benissimo. poi, se oltre a dormire, farti la doccia eccetera e un prezzo veramente molto buono, volessi anche partecipare al festival, c'è una ricchissima serie di 'intermezzi'. è scritto così.
paolo nori sta facendo una specie di raccolta di cartoline, vere o virtuali, sotto il titolo 'ma non era meglio se stavo a casa?' e io, da mantova, gliela mando prima ancora di andarci, che è meglio sicuro che sto a casa, il che oltretutto non frega a nessuno, non crea nessun problema, è ecologico, e soprattutto è molto letterario, che anch'io, come bartleby lo scrivano, preferisco spesso di no, grazie.

martedì 30 agosto 2016

millenni


ingrid bergman - come lei nessuna mai




io una volta dicevo che ero una donna d'altri tempi, adesso dico che appartengo a un altro millennio

sabato 27 agosto 2016

plastica

sono a casa da sola in questi giorni e sto passando un po' di tempo con questo mio vecchissimo passatempo dello zapping. nel programma tutti pazzi per la plastica, che io credevo fosse una trasmissione sul riciclo, o sull'ambiente, e invece si occupa di chirurgia plastica, ho visto una tipa che siccome si era fatta fare una liposuzione al viso dal suo ginecologo e chissà come mai era un cesso, si tirava ogni giorno le pieghe della pelle con lo scotch da pacchi. ogni mattina se ne metteva una bella striscia dietro al collo per fissare le pieghe.

giovedì 11 agosto 2016

cose che non ci sono più

ieri davanti al lidl c'era un signore, sui settant'anni, dico settant'anni perché penso a mio padre che ne ha fatti settantasette e fa la maratona, altrimenti avrei detto sessanta, non riesco più a dare l'età alle persone, aveva gli occhiali grossi e uno di quei giubbetti da mezza stagione color beige che hanno i vecchi, chissà dove li comprano, ne ha ereditato uno da suo padre anche mio marito, forse se li tramandano da padre in figlio, beh insomma questo tira fuori una bustina color marrone e il pettine che c'è dentro, e mentre guarda il volantino appeso fuori dal supermercato si pettina i pochi capelli, che io, il pettine, pensavo che non lo usasse più nessuno, figurarsi portarselo dietro, nella bustina, poi l'ha messo via ed è entrato, e l'ho visto che guardava un barattoletto di praline al cioccolato.

mercoledì 3 agosto 2016

ognuno riconosce i suoi 19- una canzone al supermercato

ieri ero al mio discount di fiducia e ho sentito un pezzetto di canzone che non l'avevo mai sentita ma sicuramente era eugenio finardi.
finardi per me vuol dire trent'anni fa, vuol dire dal blu, prima ancora della radio e  della musica ribelle che ti vibra nelle ossa, che ti entra nella pelle, perché alla mia amica piaceva uno che gli piaceva finardi e allora lo ascoltavamo, aveva solo quel disco lì, l'ho imparato a memoria, anche le canzoni in inglese. poi naturalmente c'era tutto il resto, patrizia che non mancava mai nelle compilation da gita, la radio che libera la mente, la musica ribelle, extraterrestre portami via, i miss you tonight, per non parlare di laura è così perché è stata ferita, un gabbiano in volo, proprio da chi l'aveva capita per un attimo solo...
finardi, come direbbe la mia amica paola, è uno vero. uno che ha fatto la sua strada, pagando tutte le conseguenze, senza mai chiedere sconti a nessuno, senza cattiveria.
beh insomma, al supermercato sento la sua voce che canta ci vuole forza per amarti, e io ho pensato: eh sì.

venerdì 22 luglio 2016

un titolo vale l'altro - anzi, un libro

qualche giorno fa ho sentito uno, alla radio, che già l'ho detto tante volte, a me sentire quelli che spiegano agli altri perché hanno scritto quella roba lì, e cosa volevano fare con quel personaggio là, e cosa volevano dire quando dicevano questo o quello, mi viene un po' il nervoso, una volta ho sentito quello della radio che evidentemente era proprio disperato, che gli chiedeva, all'autore, se si sbagliava o era proprio così che c'erano tanti personaggi femminili che cominciavano con la L, nel libro, e come mai, questa scelta, di chiamare tutte laura, luisa, lucrezia...
sia chiaro: a me piace, e credo sia giusto che uno scrittore parli di cosa è la scrittura per lui, anzi direi che non può fare altro, quello che non sopporto è che spieghi come quella sua idea di scrittura lì si è poi concretizzata (o meno ) nel suo lavoro. quello, se permetti, caro scrittore, non lo devi dire tu. lo deve intuire il lettore, lo deve capire il critico. che tanto poi adesso sono la stessa cosa, che tutti sono critici, i lettori. a parte me, che ho sempre odiato dover fare le schede dei libri e perfino dire perché un libro mi piace o no.
beh, insomma, sento questo scrittore che ci spiega cosa voleva dire nel suo libro e a un certo punto gli chiedono come mai ha scelto quel titolo lì, i pregiudizi di dio, che pare lo sappiano tutti fuorché io, è una citazione di nitch, ha detto così, per dire nietsche, e lui ha detto che quel titolo, quella citazione di nic, gli piaceva tanto che lo voleva già usare per il libro precedente, che non perdo neanche tempo a cercare come cavolo l'ha chiamato poi, ma l'editore gli sembrava un po' troppo forte, i pregiudizi di dio, e allora lui se l'è tenuto buono per questo libro qua.
che idea, eh?

venerdì 1 luglio 2016

norite cronica - scrivere






ieri, non me lo ricordavo, c'era paolo nori a radiotre a presentare il suo nuovo libro - ma quanti libri scrive???? - che sono stata contenta di sentirlo, anche se un po', ho pensato, dice sempre le stesse cose, che la maggior parte le ho già lette, e io ho questo difetto che mi ricordo abbastanza le cose che ho già sentito, comunque alla fine, dopo la solita storia che lui non riesce a dire certe parole, tipo felicità, o 'ti amo', perché in dialetto parmigiano queste parole non esistono, ha detto, rispondendo a uno scrittore italiano che ha detto che lui, paolo nori, dovrebbe scrivere in italiano, ha detto che


in realtà io scrivo in italiano, ma è un italiano molto connotato dal punto di vista spaziale, è l'italiano che si parla a parma, e nel libro mi è venuto da dire che io il pozzo dei miei sentimenti io l'ho scavato a parma, e quando devo scrivere, cioè lavorare coi miei sentimenti, devo tornare lì e buttare giù il secchio in quel pozzo lì che ho scavato a parma.

che io ho pensato: ecco perché ti adoro, paolo nori. che qua, attaccato a casa mia, che siccome è una casa parrocchiale ci viene della gente a stare, delle volte, adesso c'è un gruppo di ragazzi che vengono da tutta europa a fare un corso di scrittura creativa e devono scrivere un racconto collettivo, presumo in inglese, e io quando l'ho sentito ho pensato: mah.

giovedì 16 giugno 2016

italiacano 14 - caruccio






c'è un mio amico che fa l'ingegnere e che è uno di quelli che ho sentito adesso alla radio che li chiamano 'lettori estremi', non so come faccia uno a leggere così tanto, legge di tutto, beh no, forse la poesia no, comunque legge dei mattoni che io manco ci penso, gente mai sentita, e scrive anche le recensioni dei libri che legge su anobi, beh, insomma, questo mio amico che è molto intelligente e molto colto e anche molto diretto e talvolta sarcastico, che io quelli sarcastici li capisco molto bene, per via che è una cosa che mi viene molto bene anche a me, era da tanto che non leggevo le sue recensioni e tra le ultime ho trovato tre volte l'aggettivo 'caruccio'.

siccome io a L. gli voglio tanto bene, la prima volta ho provato a pensare che forse voleva dire 'costosetto'.
invece purtroppo mi sa proprio che vuol dire qualcosa tipo 'abbastanza carino', che già carino, come parola, se mi capita di dirlo per sbaglio divento rossa, ma forse è che io ho solo figli maschi.

venerdì 8 aprile 2016

ognuno riconosce i suoi 18- o anche no


oggi alla radio c'è baricco e uno ha mandato un messaggio per dire che ringrazia tantissimo alessandro, lo chiama così, come tutti, del resto, che adesso va di moda chiamarli per nome, gli scrittori, gino, si chiama così l'ascoltatore, baricco, alessandro anzi, lo vuole tanto ringraziare per Seta, 'libro straordinario che ha accompagnato i miei vent'anni come un amico fedele'.
Io me lo ricordo benissimo, quando ho letto quel libro lì, che avevo capito la storia dalle prime pagine, e sono arrivata alla fine sperando che non fosse vero, che non fosse proprio quella cagata lì, anche se la storia misteriosa, quella non me la ricordo assolutamente, ma insomma, ho pensato, io ne avrò avuto venticinque, di anni, ma avevo già letto hemingway e dostoevskij, per dire,  quel libro stava sul comodino della mia amica che mi ospitava a padova, baricco lo adoravo per via dei suoi programmi sui libri e sulla lirica, che io, se ho cominciato a interessarmi alla lirica, oltre a fatto che volevo iscrivermi a scuola di canto e l'unica maestra di canto che c'era dove abitavo io era una di lirica, che io, alla lirica, manco ci volevo pensare, io,  a studiare lirica, beh insomma, ho cominciato a interessarmi a questo mondo incredibile perché sentivo le storie raccontate da baricco, era bravissimo e affascinante, con quel modo di parlare che ti faceva venir voglia di sentire come andava a finire, ma senza stress, rilassato e divertente, e poi ho letto quel libro in un pomeriggio che la mia amica non tornava a casa e ci sono rimasta così male, ma così male, e ho pensato: ma va', baricco, va'.
ora, posso anche pensare che uno gli sia piaciuto, ma un amico fedele, era sicuramente meglio un cane, ma sicuro sicuro guarda.
Vorrei ringraziare Baricco per Seta.Libro straordinario che ha accompagnato i miei vent'anni come un amico fedele.Grazie Alessandro - See more at: http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/ContentItem-86eda014-6267-4885-94bd-b6402297dc14.html#sthash.84q4VhRw.dpuf
Vorrei ringraziare Baricco per Seta.Libro straordinario che ha accompagnato i miei vent'anni come un amico fedele.Grazie Alessandro - See more at: http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/ContentItem-86eda014-6267-4885-94bd-b6402297dc14.html#sthash.84q4VhRw.dpuf
Vorrei ringraziare Baricco per Seta.Libro straordinario che ha accompagnato i miei vent'anni come un amico fedele.Grazie Alessandro - See more at: http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/ContentItem-86eda014-6267-4885-94bd-b6402297dc14.html#sthash.84q4VhRw.dpuf

lunedì 21 marzo 2016

think pink 11 - lucinda matlock





I went to the dances at Chandlerville,
And played snap-out at Winchester.
One time we changed partners,
Driving home in the moonlight of middle June,
And then I found Davis.
We were married and lived together for seventy years,
Enjoying, working, raising the twelve children,
Eight of whom we lost
Ere I had reached the age of sixty.
I spun,
I wove,
I kept the house,
I nursed the sick,
I made the garden, and for holiday
Rambled over the fields where sang the larks,
And by Spoon River gathering many a shell,
And many a flower and medicinal weed—
Shouting to the wooded hills, singing to the green valleys.
At ninety—six I had lived enough, that is all,
And passed to a sweet repose.
What is this I hear of sorrow and weariness,
Anger, discontent and drooping hopes?
Degenerate sons and daughters,
Life is too strong for you—
It takes life to love Life.




Ho sentito questa poesia stamattina, che è la giornata mondiale della poesia, alla radio, letta da Francesca Mazza (si può riascoltare qui).Non so perché, mi sono immaginata che fosse una negra. Forse per via dei figli, delle passeggiate, delle piante medicinali. Ma a ben guardare, non c'e nessun motivo per pensarlo.

Le due foto sono tratte dal libro 'Spoon river, ciao' (che titolo orrendo), un reportage che il fotografo William Willington  fece durante un viaggio nei luoghi che ispirarono l'autore dell'aAntologia Edgar Lee Masters, con prefazione di Fernanda Pivano.

venerdì 19 febbraio 2016

un post scritto un mese fa

appena è successo ho pensato che forse aveva ragione quella mia nuova collega che mi chiama affettuosamente Pietra, o magari il dottor B., che una volta non so perché mi ha detto tu sei la più forte, della tua famiglia, laura, non lo sai neanche tu, quanto sei forte, e io ho pensato ma che cazzo ne vuoi sapere, tu, e invece, ho pensato, vuoi vedere che ne sapeva, altro che fuori di testa, dicevano tutti che era fuori di testa perché andava al poleo, un posto qua vicino dove c'era uno che vedeva la madonna, era diventato fanatico, dicevano, ma io non l'ho mai pensato, questo, era un uomo magnifico, invece, solo che aveva sta fissa di conoscermi senza che ci avevessi mai parlato insieme una volta, mah.
ho pensato che avessero ragione perché dopo che è successo non pensavo niente, era tutto come prima, sono uscita dall'ospedale la mattina con la mia valigetta e sono salita sulla macchina con cui ero andata lì il giorno prima, che avevo delle perdite. me l'aveva detto, il ginecologo: non va, non va.
 avevo cercato di non pensarci, prima, di di non pensare a niente, non pensare pensieri che non dovevo pensare, cose brutte, da pensare, per una mamma, di suo figlio.
ma ne avevo pensate anche di belle, di belle e di brutte, insomma, ne avevo pensate tante, continuamente.
e uscita fuori non sentivo niente, nessun male, niente di niente.

e poi a casa mi sveglio di notte. anche stanotte, mi sono svegliata. mi sono svegliata e il primo pensiero è stato quello.
e se magari dicevo no. non lo voglio, sto raschiamento. che parola orrenda. voglio aspettare.
adesso hai un angelo in cielo, mi ha detto una mia amica. ma se non sono neanche riuscita a considerarlo un figlio.
era una cosa che cresceva troppo lentamente. ma cresceva, però.

e stasera una collega mi ha chiesto se non voglio la femmina.

martedì 12 gennaio 2016

ancora

sembra incredibile, a me, almeno, che anche l'altra sera, siamo tornatia  casa tardi e stavano finendo un concerto su radiotre, e io ho pensato chissà chi è, mi pare brahms, sono stata un po' ad ascoltare, mmm, no, gli manca qualcosa, non so, gli manca quello struggimento di brahms, no, eppure, ma no dai, e poi la musica finisce e la speaker ha detto che era una trascrizione di brahms di un concerto di haydn, un lavoro giovanile, prima di cimentarsi con le grandi sinfonie.
ecco, a me ogni volta mi sembra una roba incredibile.

lunedì 11 gennaio 2016

cambiare da dentro

ma non si può cambiare il sistema da dentro, laura!! mi ha detto giulia una sera prima di natale che c siamo trovate a un banchetto degli scout di cui lei fa parte. io volevo affidarle un ripetente di inglese, e lei mi ha detto che non può, perché lavora. ah, bene, ho detto, che lavoro fai?
Homeschooling, mi ha detto.
 andiamo bene, ho pensato. no perché adesso va tanto di moda sto homeschooling, ma l'homeschooling vuol dire che io, ai miei figli, gli faccio scuola a casa mia. io, che sono sua mamma, o suo papà. non è una scuoletta privata fatta da un gruppetto di genitori amici tra loro che vogliono una scuola su misura per i loro bambini...
hai presente il movimento delle scuole democratiche? continua giulia. ecco, noi ci basiamo su quelle idee lì. mica è facile, quando il tuo voto vale quanto quello di un bambino, allora sì che si vede se sei davvero democratica! (ma l'asimmetria educativa, pensavo io intanto, non ti dice niente? mah).
perché questa scuola qua genera depressi, bambini tristi e depressi che saranno adulti tristi e depressi, continuava intanto lei con quel suo largo, bellissimo sorriso che le riempie tutta la faccia tonda contornata da riccioli ribelli che la fanno ancora più ragazzina di quello che già appare dal basso del suo metro e quaranta di altezza, sai quanti ripetenti ho io che mi chiedono lezioni, non è possibile, questa scuola fa schifo (beh, forse non ha detto proprio schifo, ma il senso era sicuramente questo) eccetera eccetera.
ma non ti sembra che la tua sia una scelta elitaria? le ho obiettato io, che della scuola pubblica salvo sempre e solo il fatto che è la scuola di tutti, dove tutti hanno la possibilità di imparare, di crescere, di migliorare il proprio status, di confrontarsi con tutti, intelligenti, meno intelligenti, ricchi e poveri, più o meno abili, italiani e stranieri, e poi, di fondo, torno sempre a quella mitica frase che ho sentito dire una volta da un comico che si chiama pietro chiambretti che secondo me è molto intelligente, ma si era messo a fare un po' delle boiate, forse non so, è per quello non si vede più tanto, in tv, e fa solo delle pubblicità ogni tanto che comunque in genere a me fanno ridere, comunque, io una volta l'ho sentito dire: si cerca sempre di evadere dalla realtà, ma si finisce sempre in un'altra, e io quando sento qualcuno che la realtà non gli va bene, e ok, fino a qui ci siamo anche, ma che vuole farne un'altra a sua misura, invece di cercare di cambiare un po' quella che c'è, beh, mi viene sempre da pensare quella cosa lì, che tanto finisci sempre in un'altra realtà che come quella, e chissà come sarà, che al peggio, quello si sa, non c'è limite.
ma perché non credi che si possano creare, e diffondere, delle buone pratiche? mi ha detto giulia. ma figurati, sfondi una porta aperta. il problema resta sempre l'utopia del tuo mondo perfetto, dove tutti sono felici e contenti, dove gli insegnanti sono entusiasti di quello che fanno, così, spontaneamente, dove i bambini hanno delle famiglie meravigliose che vogliono solo che realizzino il meglio di sé, dove nessun adulto, genitore o insegnante che sia,  abbia delle aspettative inferiori  o superiori alle capacità dei figli, dove gli adulti siano tutti consapevoli delle dinamiche educative, non abbiano complessi, siano sempre pazienti, comprensivi, tolleranti...
ne ho anche parlato con una mia collega, il giorno dopo, e lei mi fa: eh sì, una bella tentazione. e infatti.
 ma quello che mi interessava, a me, era il discorso del sistema. tutti parlano dei sistemi, ma pochi sanno cosa sia, un sistema. io, per esempio, è un bel po' di tempo che ci giro intorno, a sta roba.
quello che giulia non sa, secondo me, è che il sistema ha delle sue regole, che non è una roba così, in generale. a me la teoria dei sistemi mi interessa tantissimo perché è molto potente, nel senso che si applica a moltissimi aspetti della realtà.
uno degli aspetti della teoria dei sistemi che sarebbe utile tener presente se si volesse, come vorrebbe fare giulia, cambiare la scuola rendendola un ambiente di apprendimento bello, soddisfacente, entusiasmante, un luogo di crescita e confronto tra persone piccole e grandi, cosa su cui naturalmente sono perfettamente d'accordo anch'io, è il concetto di auto-organizzazione dei sistemi. eh sì. i sistemi si auto-organizzano.
e si auto-organizzano secondo i seguenti criteri, che ho trovato su wikipedia, in un wiki francamente abbastanza vago e che sarà opportuno approfondire per mio conto:
  1. L'evoluzione di un sistema in una struttura spaziale/temporale organizzata deve avvenire senza l'intervento esterno
  2. Il cambiamento è sempre autonomo in ogni ristretta fase spaziale (il cosiddetto attrattore)
  3. Lo sviluppo strutturale legato alle variabili indipendenti del sistema dipende solamente dall'influenza di regole locali
comunque, mi sembra abbastanza chiaro anche da sto riassuntino qua che un sistema, cara giulia, si cambia solo dall'interno. o comunque, non si cambia facendone uno di nuovo.
peccato.

lunedì 4 gennaio 2016

stefania e le altre

quando ero una ragazza, dischi non ne compravo mai. un po' perché i dischi hanno sempre costato tanto, e io soldi non ne avevo. un po' perché ascoltavo tanta musica classica. un po' perché mi bastava la radio. insomma, una volta, non so come mai, al mercato ho comprato una di quelle cassette che vendevano in certi banchi, piratate. era il concerto di guccini coi nomadi. ormai era una roba vecchia. beh, insomma, io quelle canzoni li le ho  imparate a memoria.  notoriamente, una storia più triste e dell'altra. dal muro su cui si è schiantata s.f. passando per il camino di auschwitz e il fungo atomico fino a venezia che muore. ecco, venezia che muore, stefania era bella, stefania non stava mai male, é morta di parto nel letto sudato di un grande ospedale... mi han detto confusi i parenti che quasi il respiro inciampava tra i denti...
oggi siamo andatia a vicenza coi bambini, hanno voluto un gelato una miseria di gelato 2 euro e cinquanta, che ladrata, ma intanto i gelatai mi hanno raccontato vita morte e miracoli, ah, che bei nomi, classici, io ho un benito, come nipotino, del resto i miei figli si dovevano vendicare, sa com'è, uno l'abbiamo chiamato Jeffrey, l'altra Chantal... e la moglie mi fa: ha sentito quante mamme morte di parto in questi giorni? pare che sono l'unica a non saperlo, lo dicono a tutti i telegiornali, ma io non li guardo, i telegiornali, e al radiogiornale non l'hanno detto, sono cinque in pochi giorni. una per una roba, una per l'altra. le donne continuano a morire di parto. purtroppo, succede.
e non è, come ci raccontano ogni giorno al telegiornale, che sia perché i piccoli ospedali sono pochi sicuri.
certo, se continuano a fare come fanno, che tolgono l'anestesista rianimatore 24 ore su 24, mandandolo solo per interventi programmati, in modo da RISPARMIARE e basta, certo che i piccoli ospedali diventano poco sicuri. ma lo dicano chiaramente, il problema è solo uno: risparmiare. che poi, sta storia che i soldi sono finiti, ma a chi la vogliono raccontare, che paghiamo sempre più tasse, mica li paghiamo una volta per tutte che poi finiscono.
comunque, partorire è una cosa naturale, come morire. sarebbe bene ricordarselo, tutti.
oggi, poi, ho letto che una ragazza di diciannove anni è morta mentre faceva un aborto. anche questo, sarebbe bene ricordarselo.
soprattutto quelli che lo vorrebbero far passare per una robetta così. una pasticca, adesso te la prendi comodamente a casa. da sola.
ecco, appunto.