sabato 3 settembre 2016

mantova 2016



mi ricordo benissimo quando è venuto fuori il festival letteratura a mantova, che a quel tempo leggevo sempre l'inserto tuttolibri della stampa, che poi a un certo punto nella mia biblioteca non l'hanno tenuta più, la stampa, perché non la leggeva nessuno, hanno preso la gazzetta dello sport, che almeno spendevano i soldi per qualcosa, solo che la gazzetta ce l'hanno in tutti i bar, la stampa no, sempre con questa idea di adeguarsi ai bisogni dell'utenza, dicono così, eccerto, invece è che è più facile correre dietro ai gusti della gente, invece che tirare la carretta, anche dal punto di vista culturale, beh insomma, mi ricordo che dicevano che tu andavi al bar e ti trovavi magari a fare colazione con gli scrittori più famosi del mondo, e leggevano poesie dappertutto, e tu bastava che andavi lì e ascoltavi. e io ci volevo andare tantissimo, ma avevo pochi soldi anche se era tutto gratis, e poi quando avevo i soldi non potevo per altre storie, insomma non ci sono mai andata.
adesso,  a mantova, che è un 'appuntamento all'insegna del divertimento culturale', come recita la home page del sito, non solo bisogna pagare per sentire uno scrittore che legge i suoi libri, ma pure fare la fila, e prenotarsi per tempo.
e io, sarà che sono snob, ma non credo, ma non ci penso proprio a pagare e fare la fila, e stare attenti a quando aprono le prenotazioni per tutti, come c'è scritto nel sito, che, mi sono chiesta, ma mica fanno le prenotazioni privè come fanno la pubblicità alla tivù?
che per me pagare uno che legge i suoi libri è un po' un controsenso, perché io, se scrivessi dei libri, vorrei che la gente li leggesse, e magari li comprasse, pure, e magari per fargli venire voglia di leggerli, gliene potrei anche far leggere da qualcun altro, magari, che io la mia voce, a sentirla, non la sopporto, potrei far leggere a qualcuno, dicevo, qualche pezzetto in un festival dove la gente, magari, volesse farmi delle domande, e vedere che faccia ho, sempre perché così, magari, apprezzerebbe il mio lavoro, o comunque mi potrebbe dire qualcosa, su quello che faccio, che mi può servire per fare il mio lavoro, che sarebbe, mi pare, scrivere dei libri.
ora, io capisco che si debba pagare per sentire uno che suona, perché il suo lavoro è quello, di suonare, il disco è una cosa che si sono inventati dopo, ma pagare uno perché faccia la pubblicità al suo libro, no, guarda, ma sto anche a casa.
anche se per l'edizione del ventennale, ho letto sempre sul sito, c'è il festival low cost, col campeggio del festival, aperto per l'occasione, e fin qua va benissimo. poi, se oltre a dormire, farti la doccia eccetera e un prezzo veramente molto buono, volessi anche partecipare al festival, c'è una ricchissima serie di 'intermezzi'. è scritto così.
paolo nori sta facendo una specie di raccolta di cartoline, vere o virtuali, sotto il titolo 'ma non era meglio se stavo a casa?' e io, da mantova, gliela mando prima ancora di andarci, che è meglio sicuro che sto a casa, il che oltretutto non frega a nessuno, non crea nessun problema, è ecologico, e soprattutto è molto letterario, che anch'io, come bartleby lo scrivano, preferisco spesso di no, grazie.

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