lunedì 21 luglio 2014

i consigli di donna moderna

se vuoi ritrovare OGNI STANZA A POSTO, 
suggerisce donna moderna del 22 luglio a pag. 109,
ricordati di...

Passare i tappeti con l'aspirapolvere
Se riesci, lasciali anche qualche ora stesi all'aperto.
Poi spruzzali con lo spray antitarme, avvolgili con dei fogli di giornale nel mezzo e sistemali dietro a un divano.

domenica 20 luglio 2014

il mondo visto dai bambini 2 - bambini e matrimonio

bruno: eh, ma prima si devono sposare! eh, ma se non sono sposati come fanno a nascere i bambini?
sofia: ma mica bisogna essere sposati!
bruno è molto perplesso.
io: basta che ci sia un papà, bruno.
sofia: e gli insetti, allora? come fanno gli insetti?, mica si sposano gli insetti eh!

mercoledì 16 luglio 2014

cicciobello

lo chiamavano cicciobello per via dell'assonanza col suo cognome, il fatto che era un po' sovrappeso, con i due denti davanti un po' da coniglio, e per via della crudeltà umana, che, si sa, nel periodo della scuola media raggiunge vette che pochi, in seguito, sapranno superare.
a me piaceva.
forse anche io a lui, o forse era solo che almeno io non lo chiamavo cicciobello.
i maschi di quella classe delle medie, beh, per me è stato veramente un trauma.
ignoranti come zappe, fissati col sesso, e orrendi, per giunta.
giovanni mi sembrava più mite, più simpatico, col suo sorriso da timido che scopriva quei due dentoni.
e poi anch'io, con lo sviluppo, ero diventata una ciccia bomba. in vacanza mi chiamavano la balena filomena. che stronzi.
prima la mia amica mi ha detto che noi sbagliamo, a rimproverarli sempre, i figli, i figli bisogna sempre far risaltare il meglio, pomparli, renderli soprattutto sicuri di sé. sì, sì, sarà vero. che mia madre continua a chiedersi, con me, come abbia fatto a fare dei figli falliti.
ma dipende anche, ho detto alla mia amica, da qual è il tuo obiettivo. certo, l'autostima è fondamentale. ma a me, le ho detto,  interessa soprattutto che i miei figli siano delle brave persone. non l'ho neanche detta tutta: a me interesserebbe che diventassero uomini buoni. è stata la prima cosa che gli ho detto, io, a i miei figli, quando sono nati. che dovevano diventare buoni.
che, per esempio, non chiamano cicciobello un compagno in sovrappeso.
comunque, giovanni l'avevo rivisto in giro, qualche anno dopo le superiori. alto, magro. forse non aveva neanche più quei dentoni da coniglio.
la mia amica, ho scoperto oggi pomeriggio, era una sua grande amica. di cicciobello non aveva neanche mai sentito parlare. cinico, sportivissimo, fattone, che non voleva legami. me l'ha descritto così.
a un certo punto gli hanno trovato un qualcosa nel cervello, un grumo di sangue, ho una bomba in testa, le ha detto.
ora sta in sedia a rotelle, non riesce quasi neanche a parlare.
l'ha visto sulla pista ciclabile, che lo spingeva la sorella.

lunedì 7 luglio 2014

think pink 6 - il vento tra i capelli

a me, mettermi controvento, gli occhi chiusi, l'aria che ti tiene indietro tutti i capelli, la faccia sgombra,  non so, il vento, a me è sempre piaciuto. certi, tanti non lo sopportano. quasi tutte, anzi. perché il vento ti scompiglia i capelli. in effetti, a me non piace solo quando mi butta i capelli in faccia e mi vanno in bocca, sugli occhi, dentro il naso, perfino, e non ti puoi girare e non sai come fare a toglierti i capelli dalla faccia. ecco. per il resto, stare seduta sull'erba, col vento tra i capelli, per me, è una sensazione bellissima, una di quelle cose che ti fanno pensare: sì, è bella, la vita.
e c'è gente che questa sensazione bellissima non l'ha mai provata.
come la giornalista iraniana Masih Alinejad, che da quanto bello e strano le pareva, il vento tra i capelli, ha postato una sua foto senza velo, fatta a londra, nel suo profilo fb. e tante donne, iraniane, come lei, le hanno scritto che non doveva mettere quelle foto, che loro non potevano, era una mancanza di rispetto nei loro confronti.
da questa storia è nata la pagina fb My stealthy freedom, la mia libertà clandestina, segreta, potremmo tradurre,

in cui Masih Alinejad ha postato una foto di lei a teheran che, in macchina, guidava senza velo, invitando altre donne iraniane, sfidandole, diciamo, a mettere anche loro le foto del loro attimo di libertà, di ribellione all'imposizione dello hijab da parte delle autorità iraniane.
la pagina ha avuto un imprevisto, enorme successo, e centinaia di donne hanno mandato e mandano il loro 'selfie' (mi ero ripromessa di non usare questa parola, la odio), normalissime,  bellissime foto di donne con i capelli al vento.
contemporaneamente, c'è la storia della rinoplastica.

No agli attori “ritoccati”. La direzione di Tehran Channel ha deciso di non favorire un modello di bellezza frutto della chirurgia estetica e ha cominciato a impedire ai suoi dipendenti, passati per il bisturi, di apparire in video.
“Bisogna evitare che la chirurgia estetica si diffonda in modo contagioso tra attori e attrici”, ha dichiarato Ali Akbar Mahmudi-Mahrizi, capo della programmazione delle serie televisive del canale, il cui segnale è diffuso a Tehran e dintorni.  

(dalla puntata del 4 luglio di radiotre mondo)

la rinoplastica, hanno detto alla radio, è ormai diventata una forma di ribellione delle donne nei confronti della politica sessista delle autorità, nonché una sorta di status symbol, per cui i cerotti al naso si ostentano come segno di disponibilità economica. 







venerdì 4 luglio 2014

not in my courtyard, please

ieri in macchina stavo parlando al professore del libro di semprun sulla tortura, e gli dicevo che non riesco a concepire come un uomo, nel senso di essere umano, possa fare qualcosa del genere a un altro uomo.
oggi ho letto in un articolo dell'Independent che il 36% degli inglesi giustifica la tortura per ottenere informazioni utili a proteggere il pubblico, e il 44% è contrario alla messa al bando della tortura.
l'articolo dice che pare che questi risultati del sondaggio siano da imputare anche a serie tv tipo "24".
amnesty international ha fatto un sondaggio tra 21.000 persone in 21 paesi, e il 44 per cento della popolazione mondiale teme  di essere a rischio di tortura se preso in custodia nel proprio paese. gli inglesi, invece, sono i più tranquilli di tutti: l'83 per cento è sicuro che non subirà alcuna tortura dalla polizia del proprio paese. tortura sì, but not in my courtyard, please.

sordità volontaria


Hai notato il suo berretto? -  mi domanda Otto qualche istante dopo.
- Sì, un berretto dell'NKVD! Nikolaj è molto orgoglioso di indossarlo. Un berretto da ufficiale delle unità speciali della polizia...
- Così, - mi interrompe Otto, - senza cambiare il berretto potrebbe cambiare la situazione: invece di essere deportato in un campo nazista potrebbe essere guardiano in un campo di concentramento sovietico.
Sento un freddo glaciale circondarmi le spalle.
- Che vuoi dire, Otto?
- Quello che dico: ci sonlo campi di concentramento in URSS...
Mi rivolgo a lui.
- Lo so... Ci sono scrittori che ne hanno parlato...
Gork'kij ne parlò a proposito della costruzione del canale del Mar Bianco. Lì mandano persone comuni a lavorare, a lavorare per rendersi utili, invece di marcire stupidamente in galera. Campi di rieducazione per mezzo del lavoro...
Mi rendo conto di avere appena pronunciato una parola fatidica del vocabolario nazista: Umschulungslager, campo di rieducazione.
Otto sorride.
- Proprio così...Unschulung. E' la mania delle dittature, la rieducazione! Ma non voglio discutere con te: hai deciso di non volermi capire. Posso presentarti un deportato russo, un tipo in gamba. Un raskol'nik davvero, un «vecchio credente». Un testimone, non solo di Cristo... Lui ti racconterà cosa succede in Siberia.
- La conosco già la Siberia - gli dico rabbioso. - Ho letto Tolstoj, Dostoevskij...
 - Quelli erano i penitenziari zaristi. Il mio raskol'nik ti parlerà dei penitenziari sovietici.
- Senti, - gli dico, - ho un appuntamento importante,a desso. La prossima volta mi racconti tutto.
(...)
(Otto) la domenica successiva mi aspetta accanto al pagliericcio di Maurice Halbwachs.
 - Lui non ti vuole vedere - mi dice dopo una lunga esitazione.
 . Non vuole parlare con un comunista . dice rapidamente.
(...)
Mi sentivo sconcertato, e pure indignato.
. Non gli hai detto che si sbagliava? Non l'hai tranquillizzato? Cosa gli hai detto?
Scuote la testa e mi posa una mano sulla spalla.
- Che probabilmente tu non gli crederesti. Ma di tenertelo per te, di non parlarne con nessuno. (...)
Mi ha pregato di dirti che non è una questione di coraggio. Ma che è inutile parlare con chi non vuole ascoltare, nemmeno sentire. Verrà il giorno in cui ci vedrai chiaro, lui ne è sicuro.
Siamo in piedi, ora silenziosi, appoggiati alla branda di Maurice Halbwachs.
W' vero che non avrei voluto sentire il raskol'nik, che non avrei voluto ascoltarlo. Per essere del tutto sincero, credo in qualche modo di essermi sentito sollevato davanti al rifiuto del vecchio credente. Il suo silenzio mi avrebbe permesso di rimanere comodamente nella mia sordità volontaria.

Jorge Semprun, Vivrò col suo nome, morirà con il mio, pp. 109-111

giovedì 3 luglio 2014

la realtà supera sempre l'immaginazione 3


In bocca a Tancrède, nel suo esaustivo inventario, manganello era una parola al tempo stesso chiara e indistinta: eravamo ancora nell'ambito dell'idealismo oggettivo!
In seguito, ad Auxerre, nella città della Gestapo, parole e cose divennero più concrete. Imparai presto a  distinguere la realtà materiale dei differenti modelli di manganello.
(...) 
Senza dubbio è sempre meglio sapere che cosa ci aspetta, a che cosa si va incontro. Senza dubbio è meglio sapere, non farsi illusioni. Ma non è questo il punto, perché il corpo, il corpo non sa. Il corpo non può conoscere a priori, prevenire l'esperienza della tortura. Neanche il corpo che ha conosciuto la fame e la miseria ha quest'esperienza, è in grado di anticipare carnalmente quest'esperienza: la tortura è imprevedibile, imponderabile nei suoi effetti, nelle sue devastazioni, nelle conseguenze che lascia sull'identità corporea.
Non c'è modo di prevedere, né di premunirsi contro una possibile rivolta del corpo, che sotto tortura pretende ottusamente -  bestialmente - dalla vostra anima, dalla vostra volontà, dal vostro ideale del Sé una capitolazione incondizionata: vergognosa ma umana, troppo umana.
Di inumano, di sovrumano c'è invece l'imporre al proprio corpo una resistenza senza fine alla sofferenza infinita. L'imporre al proprio corpo, il quale aspira soltanto alla vita, fors'anche svalutata, miserevole, trafitta da ricordi umilianti, la prospettiva liscia e glaciale della morte.
La resistenza alla tortura, anche se alla fin fine è sconfitta - e, a prescindere dal calcolo del tempo, si tratta di ore, giorni o settimane -, è nel suo complesso satura di una volontà inumana, o meglio sovrumana, di superamento, di trascendenza. Perché abbia un senso, una fecondità, nella solitudine abominevole del supplizio bisogna postulare un al di là dell'ideale del Noi, una storia comune da proseguire, ricostruire, reinventare senza interruzione. La continuità storica della specie, in quel che contiene di umanità possibile, sulla base della fraternità: né più né meno.
Perciò quando Tancrède smise di parlare, io sapevo quasi tutto sui metodi della Gestapo, sapevo quale prova mi attendeva, ma non potevo ancora immaginare in quale misura questa esperienza potesse toccarmi, fors'anche cambiarmi. O distruggermi.
Non lo si può sapere prima.

Jorge Semprun, Esercizi di sopravvivenza, pp.24-26