giovedì 12 agosto 2021

memento mori

 

stasera sono uscita tardi a portare fuori la plastica. in piazza non c'era più nessuno, la pizzeria era chiusa. c'era però un leggero vento tiepido, ho chiuso gli occhi, ho aperto le braccia al vento, e sono stata lì un po' a pensare a quanto meravigliosa sia, la vita, e di quanto fossi grata di poter essere lì, per qualche secondo, da sola, a godere di questa cosa meravigliosa, solo io, tutti dentro le loro case, magari col loro condizionatore, e quel vento era tutto per me.
domenica a messa il prete ha posto una domanda da lui definita provocatoria: ma chi è oggigiorno che pensa alla vita eterna, alla mattina si alza e pensa alla vita eterna???
e io ho guardato di sbieco i miei figli, e ho intravisto un piccolo mezzo sorriso che forse vedevo solo io, e ho sentito che rispondevano, nella loro testa, al prete: mia madre ha una notifica, alle 8 ogni mattina, una nota di keep che dice 'ricordati che devi morire'.
sì perché io me lo sono segnata, che devo morire.
e l'altra mattina, stavo nel lettino del pronto soccorso, ormai era sicuro che qualcosa di sballato, il mio cuore, ce l'aveva (era l'infarto, ma ancora non lo sapevo per certo), ero lì dalle undici della notte prima, elicotteri che vanno e vengono, voci concitate, telefonate, parenti, barelle, le infermiere/oss che si mettono sul lettino per 5 minuti di settimana enigmistica, la normale routine di un pronto soccorso di un grande ospedale,  immagino, io stavo lì per vedere come andava, un prelievo ogni 3 ore, dormire e continuare a svegliarsi per gli aghi o un nuovo prelievo, o il tampone, o l'ecocardio alle 6 di mattina, era l'alba, insomma ero in uno stato abbastanza confusionale, i muri del ps sono giallini, i corridoi azzurri, quelle luci che vedi nei film sopra la faccia quando portano uno in barella sono proprio così, accecanti, e quella notifica, alle 8, non avevo idea che fossero le otto, non c'erano finestre, comunque sembra strano ma a me quella notifica mi ha confortato, sapere che, anche oggi, anche l'altra mattina, sì, devo ricordarmi che devo morire, ma non sono morta neanche oggi,  perché mi sento bene e sono in un pronto soccorso, e l'elettrocardiogramma è a posto, io sono a posto, ho sonno, gli aghi nei polsi non mi fanno dormire, ma va bene, magari potevo morire, sempre meglio ricordarselo.
le cose hanno tutta un'altra prospettiva, se ti ricordi che devi morire, e sai che ancora non sei morta.



sabato 7 agosto 2021

ognuno riconosce i suoi 42 - sii dolce con me

 lunedì 2 agosto stavo tornando da trento col professore, abbiamo fatto la  valsugana, il brenta era pieno d'acqua, e così il cielo.
alla radio c'era la breve rubrica religiosa 'ascolta, si fa sera', dura 3 minuti. c'era un francescano, non mi ricordo di che ordine, e mi aspettavo due parole sul perdono di assisi, l'indulgenza plenaria che è possibile lucrare il 2 di agosto.
invece il frate legge l'inizio di questa meravigliosa poesia di mariangela gualtieri

 



Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.

Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore. nei libri.

da tempo sostengo che mariangela gualtieri sia il più grande poeta italiano vivente, anche se non ha molto senso fare queste graduatorie. resta comunque che è una voce potente, molto.
io ce l'ho con quei preti che dicono che bisogna essere felici, che dio ci vuole felici. ma come fate, vorrei dirgli, a essere felici, voi, preti, ma non lo vedete il male, la sofferenza, ma non li vedete quei cristi in croce. gesù non ci ha detto siate felici, ha detto beati quelli che piangono, che soffrono, che lottano per la giustizia... bisogna essere buoni, bisogna.
io continuo a dirlo, ai miei figli, che bisogna essere buoni.
per cui grazie, voce di uomo di dio alla radio. non lo so se riuscirai a fondare il partito della gentilezza, come hai detto, ma sarebbe davvero una rivoluzione. non so se tu lo farai, io comunque ci provo, e spero che saremo almeno in due.

ognuno riconosce i suoi 41 - ognuno


 

 agli amici

(...)
Dico per voi, compagni d’un cammino
folto, non privo di fatica,
 e per voi pure, che avete perduto
l’anima, l’animo, la voglia di vita:
o nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
che mi leggi, ricorda il tempo
prima che si indurisse la cera,
quando ognuno era come un sigillo.
di noi ciascuno reca l'impronta
dell'amico, incontrato per via:
in ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene e per il male,
in saggezza o in follia,
ognuno stampato da ognuno.


Agli amici è una lirica del 1985 inclusa nella raccolta Ad ora incerta di Primo Levi. Il testo è ora raccolto nel secondo volume delle Opere, Romanzi e poesie, pubblicate da Einaudi, Torino, 1988.