sabato 9 marzo 2019

ognuno riconosce i suoi 32 - alberi, sono dei vostri




Io sono dei vostri, alberi, sono dei vostri 
Animali eleganti, io sono dei vostri. 
Credetelo. Sono dei vostri. 
Ci separa soltanto un fiato infantile, 
ma lo so, lo so, sono io tutto quel
manto, sono io il tronco e lo storno e il 
falco. Ci separa un niente, colore, capello, 
piccolo piccolo nome: l’impianto del 
respiro è solo apparente diverso.

Ci guarderemo fraternamente. 
Io sarò migliore. Larga come l’andare di un fiume 
grande, ci capiremo con l’albero e col seme, 
capiremo l’insetto e la grandine. 

Risplendiamo. Adesso.
Essere il mondo, voglio. Sentirmi 
a casa nel cosmo. E le maree saranno
la strada del gonfio cuore. Sarà d’amore
se cresco. Se avanzo o calo. Sarà d’amore. 
E luce voglio. Così m’impetalo, che mi spensiero,
che rido mentre corro, come la rondine, 
mi moltiplico a stelo, gocciolo, mi biforco,
mi alzo e tramonto, mi slargo, mi infaldo,
divento cima e svetto, mi innevo e frano.

Tutto questo io voglio, dolcemente, perché 
fuori dell’umano il dolore è uno sparo
minimo e la più gran parte è ridere,
mi pare, il grande canto. 

Lo senti il firmamento? Com’è sereno!
Anche noi siamo dentro.
Abbiamo polverine nelle vene, antiche come il cielo,
sono disciolte nel sangue, hanno dentro
l’impronta di un andare semplice e grande,
come le grandi sfere. Abbiamo sfere nel sangue, 
cartine geografiche con strade d’argento
e vedute telescopiche fino ad
Aldebaran. Abbiamo Vega nel sangue
la stella prodigiosa, e istruzioni precise
per il viaggio per l’appontaggio 
e coraggio abbastanza per ogni volo. 



(da Predica ai pesci, in Fuoco centrale e altre poesie per il teatro, Torino, Einaudi,2003)