lunedì 3 settembre 2018

ognuno riconosce i suoi 27 - cosmogonia in atto






Attraverso le piante, la vita si definisce innanzitutto come qualcosa che circola tra i viventi, e a causa di ciò si costituisce nella disseminazione di forme e nella differenza di specie, di regni, di modi di vita. (...)

Il loro arrivo sulla terraferma e la loro moltiplicazione sono stati alla base della produzione della quantità di materia e di massa organica di cui la vita superiore si compone e si alimenta. Ma hanno anche e soprattutto trasformato in modo permanente il volto del pianeta: è solo perché c'è fotosintesi che la nostra atmosfera si costituisce massicciamente di ossigeno.
È con esse e attraverso di esse che il nostro pianeta produce la sua atmosfera e fa respirare gli esseri che vestono la sua pelle.
La vita delle piante è una cosmogonia in atto, la genesi costante del nostro cosmo. 

Emanuele Coccia, la vita delle piante, p.19

lunedì 27 agosto 2018

ognuno riconosce i suoi 25 - un consiglio di scrittura




scrivere significa mettersi a nudo: se lo si fa con onestà si arriva lontano, altrimenti meglio lasciar perdere.

Primo Levi, consigli a un giovane lettore

lunedì 16 luglio 2018

ognuno riconosce i suoi 26 - cannibalismo universale


La sopravvivenza di quasi tutti gli esseri viventi presuppone l'esistenza di altri viventi: ogni forma di vita esige che vi sia già della vita nel mondo. (...) Vivere è essenzialmente vivere della vita altrui: vivere nella e attraverso la vita che altri hanno saputo costruire o inventare. C'è una sorta di parassitismo, di cannibalismo universale proprio del dominio del vivente: si nutre di sé stesso, contempla solo sé, e ne ha bisogno per avere altre forme e altri modi d'esistenza. (...) Le piante, invece, rappresentano l'unica breccia aperta nell'autoreferenzialità del vivente.
(...)
La vita sembra dover essere ambiente di sé stessa, luogo di sé stessa. Solo le piante contravvengono a questa regola topologica di autoinclusione. Non hanno bisogno, per sopravvivere, della mediazione di altri viventi, e non la desiderano. Esigono solo il mondo, la realtà nelle sue componenti più elementari: le pietre, l'acqua, l'aria, la luce. (...)
Trasformano in vita tutto ciò che toccano, facendo della materia, dell'aria, della luce solare, ciò che per il resto dei viventi diventerà lo spazio da abitare, il mondo.
(...)
Se è alle piante che si dovrebbe chiedere che cosa è il mondo, è perché sono loro a «fare mondo».
Per la stragrande maggioranza degli organismi in mondo è il prodotto della vita vegetale, il risultato della colonizzazione del pianeta da parte delle piante da tempi immemorabili. Non solo l'organismo animale è costituito interamente dalle sostanze organiche prodotte dalle piante, ma le piante superiori rappresentano il 90% della massa eucariota del pianeta.


E. Coccia, La vita delle piante, pp. 17-18

domenica 15 luglio 2018

ognuno riconosce i suoi 24 - sciovinismo zoologico





Non si tratta semplicemente di un'insufficienza epistemologica: ≪in quanto animali, ci identifichiamo molto più facilmente con gli altri animali che con le piante≫. Così gli scienziati, l'ecologia radicale, la società civile si impegnano da decenni per la causa della liberazione degli animali. Nel mondo intellettuale, la denuncia della separazione tra uomo e animale (la macchina antropologica di cui parla la filosofia) è ormai diventata un luogo comune. Nessuno, invece, sembra aver mai messo in discussione la superiorità della vita animale sulla vita vegetale, e il diritto di vita e di morte della prima sulla seconda: vita senza personalità e senza dignità, la vita delle piante non merita alcuna empatia o benevolenza, né l'esercizio del moralismo che i 'viventi superiori' riescono a mobilitare. Il nostro sciovinismo zoologico si rifiuta di andare oltre ≪un linguaggio da animali che mal si presta a una verità vegetale≫. E in questo senso l'animalismo antispecista rischia spesso di scivolare in un antropocentrismo illuminato, che ha interiorizzato il darwinismo per estendere il narcisismo umano al regno animale.
E. Coccia, la vita delle piante, pp.11-12

ognuno riconosce i suoi 23 - il tumore cosmico dell'umanesimo


Ne parliamo appena e il loro nome ci sfugge. La filosofia le ha spesso trascurate, per disprezzo più che per distrazione. Sono l'ornamento cosmico, l'accidente colorato e inessenziale che troneggia ai margini del campo cognitivo. Le metropoli contemporanee le considerano futili soprammobili della decorazione urbana. Fuori dalle mura delle città, sono ospiti - malerbe  - o oggetti di produzione di massa. Le piante sono la ferita sempre aperta dello snobismo metafisico che contraddistingue la nostra cultura. Sono il ritorno del rimosso, di cui ci dobbiamo sbarazzare per poterci considerare diversi: uomini, razionali, esseri spirituali. Sono il tumore cosmico dell'umanesimo, i residui che lo spirito assoluto non riesce a eliminare.

E. Coccia, La vita delle piante, p.11

venerdì 13 luglio 2018

Think pink 14 - un lavoro come un altro 2



Ovviamente, per me almeno, Rachel Moran, l'autrice di Stupro a pagamento, è assolutamente contraria alla legalizzazione della prostituzione, per una serie di motivi che analizza nel dettaglio nel suo libro.
Per chiarire l'assurdità criminale dell'idea che la prostituzione sia un lavoro come un altro, racconta quello che sta succedendo in Germania. In Germania la legalizzazione dei bordelli, oltre ad aver portato a un'esplosione incontenibile della prostituzione, ha reso possibile questa pretesa: chi tiene i bordelli ha un gran bisogno di 'lavoratrici', sex workers, le chiamano, come se cambiare il nome cambi la sostanza delle cose. Siccome la prostituzione adesso è legale e quindi va considerato un lavoro come un altro, questi che gestiscono i bordelli, questi nuovi imprenditori, diciamo, ritengono di avere il diritto di andare a cercarsi le dipendenti negli uffici per l'impiego, gli uffici di collocamento, diciamo, e pretenderebbero che il rifiuto del loro posto comportasse la perdita del sussidio di disoccupazione, come avviene a chi rifiuta un posto di lavoro.
 cioè: o viene a farti stuprare a pagamento, o perdi la disoccupazione. 
mi piacerebbe sapere se hanno chiesto lo stesso ai disoccupati uomini. no, visto che è un lavoro come un altro. un paio di buchi ce li hanno anche loro, no?

giovedì 12 luglio 2018

ognuno riconosce i suoi 22 - comprendere il mondo




È al fine di aderire il più possibile al mondo che le piante costituiscono un corpo che privilegia la superficie al volume: « La proporzione molto elevata di superficie rispetto al volume è fra i tratti più caratteristici della pianta. È attraverso questa vasta superficie, letteralmente esposta all'ambiente, che le piante assorbono le sostanze diffuse nello spazio necessarie alla loro crescita». L'assenza di movimento non è che il rovescio dell'adesione integrale al loro ambiente e a quanto succede loro. Non si può separare - né fisicamente né metafisicamente -  la pianta dal mondo che la accoglie. Essa è la forma più intensa, radicale e paradgmatica dell'essere-nel-mondo. La botanica non è solo una scienza particolare: è un sapere privilegiato sul legame più stretto ed elementare che la vita possa stabilire col mondo. È vero anche l'inverso: la pianta è il più puro osservatorio per la contemplazione del mondo nella sua interezza. Sotto il sole o le nuvole, nel mescolarsi all'acqua e al vento, la vita delle piante è un'interminabile contemplazione cosmica che, non dissociando gli oggetti e le sostanze o, in altri termini, accettando tutte le sfumature, arriva a fondersi con il mondo e a coincidere son la sua sostanza. Noi non potremo mai comprendere una pianta senza aver compreso che cosa è il mondo.
 Emanuele Coccia, La vita delle piante, cap. 1: Le piante, o l'origine del nostro mondo, p. 13

giovedì 28 giugno 2018

Think Pink 13 - un lavoro come un altro 1



Per smascherare la menzogna colossale con cui chi si arricchisce sulla violazione delle donne copre i suoi luridi affari, ossia che la prostituzione sia un lavoro come un altro, Rachel Moran, nel suo libro Stupro a pagamento, elenca quelle che sono le competenze richieste (perché per ogni lavoro richiede delle competenze per essere svolto) dal 'lavoro' della prostituzione. Lo cito così perché lo trovo spaventosamente efficace:

  Quando un uomo ha preso accordi per un rapporto sessuale e il prezzo che è disposto a pagare, molto comunemente, di fatto molto più spesso che no, non sarà soddisfatto di stare nei limiti dello scambio sesso-denaro. Questo comporta che lui infilerà le dita, brutalmente, all'improvviso e senza lubrificante, nell'ano o nella vagina. Comporterà che lui si sfili il preservativo proprio prima dell'orgasmo in modo da eiaculare nella tua bocca e/p sulla tua faccia o petto. Comporterà che lui ti afferri da dietro la testa e la spinga giù mentre spinge il suo pene in fondo alla tua gola più fondo possibile. In queste situazioni senti una nausea profonda e l'abilità necessaria nella prostituzione è la capacità di controllare il riflesso del vomito.
  A volte questi attacchi si protraggono in modo che il cliente che paga possa spassarsela nella profonda soddisfazione che gli deriva dall'averti degradata. In queste situazioni si sente un bisogno intenso di piangere e l'abilità necessaria nella prostituzione è quella di soffocare la voglia di piangere.
  Ogni settimana ci saranno momenti nei quali ti sentirai sull'orlo del panico, sentirai una voglia irrefrenabile di scappare. Questa è la reazione naturale che gli esseri umani hanno in situazioni di pericolo o sessualmente repellenti. L'abilità necessaria in questa situazione è l'abilità di dissociarsi psicologicamente da quello che ti circonda, distaccarti dalla realtà immediata, fingere che non stia accadendo.
       Per concludere:
       L'abilità di controllare il riflesso del vomito;
       L'abilità di controllare la voglia di piangere;
       L'abilità di immaginare che la realtà che stai vivendo non esiste.
  Questo è l'insieme delle abilità necessarie nella prostituzione.


THINK PINK 12 - Rachel Moran


Rachel Moran è una sopravvissuta. Si chiamano così tra loro le donne prostituite che sono riuscite ad uscire dall'inferno del mercato della prostituzione.
Ha scritto un libro che consiglio a tutti di leggere e che esprime il punto di vista delle donne sfruttate sulla prostituzione, e che condivido dalla prima all'ultima riga, a partire dal titolo: Stupro a pagamento.
Ci sono moltissime idee che voglio rilanciare di questo libro perché da sempre considero la prostituzione l'incarnazione, non trovo altro modo di definirla, l'incarnazione del vulnus originario, visto che lo chiamano il lavoro più antico del mondo, dei rapporti tra uomini e donne, della distorsione nell'armonia della creazione, per cui il sesso è diventato strumento di potere, di prevaricazione, di controllo da parte del maschio sulla femmina.
Ho sempre considerato le prostitute, prima di tutto, donne, e il fatto che un uomo possa anche solo pensare di considerare acquistabile una donna, la fondamentale riduzione a oggetto della persona insita nel gesto di pagare una prestazione sessuale, mi ricade inevitabilmente addosso come se insieme alla donna prostituita venisse violata anche la mia dignità e quella di tutte le donne.
La prostituzione è una cosa di una violenza così mostruosa nella mia percezione che quando ho sentito alla radio parlare Rachel Moran ho capito all'istante che finalmente avevo trovato una persona che ne parlava nei termini che io avevo sempre sentito chiarissimi dentro di me e lo faceva a partire dalla sua tragica esperienza personale.
Stupro a pagamento spiega come la prostituzione sia una violenza sessuale considerata lecita per il semplice fatto di che lo stupratore paga la sua vittima. Smonta una ad una tutte le giustificazioni addotte alla diffusione legale di questa violenza, partendo dall'esperienza personale dell'autrice che si è trovata sulla strada a 14 anni per arrivare a proporre e sostenere un intervento legislativo globale che punti a punire la domanda invece che criminalizzare le vittime, così come proposto dal cosiddetto modello nordico, che a partire dalla Svezia è stato adottato anche in Norvegia, Islanda, Francia e recentemente anche in Irlanda, il paese di Rachel Moran.


sabato 12 maggio 2018

farla finita

giorni fa alla radio parlavano di femminicidio.
allora telefona uno, un padre separato, non sapete in che condizioni stanno i padri separati, ha detto, io non sono un delinquente, ha detto, io quello non è che lo giustifico, ha detto, quello che è andato a cercare sua moglie che andava a lavorare alle cinque del mattino e le ha sparato lasciandola agonizzante per strada, poi è andato a casa e ha ammazzato le sue due figlie e prima di ammazzarsi anche lui è andato avanti tutto il giorno a smenarla con tutti i suoi colleghi carabinieri, perché era un carabiniere, che cercavano di convincerlo, ecco, ha detto quello che ha telefonato, io non è che lo giustifico, sia chiaro, ma lo capisco, praticamente ha detto così, lo capisco perché anch'io certe volte ho pensato: 'ecco, adesso vado lì e la faccio finita', ha detto. perché le violenze psicologiche, voi non potete neanche immaginare, e avanti così. sì, certo, figurati. non capiamo. non ci immaginiamo.
 'io vado lì e la faccio finita'. è tutta qua, la differenza.
vado lì. ma perché invece di andare lì non te ne vai affanculo o chissenefrega dove? no, deve andare lì e farla finita.
l'elemento di genere emerge in modo impressionante da queste poche, terribili parole. perché a una donna sottoposta a violenza, fisica, o psicologica che sia, non le passa neanche per l'anticamera del cervello, di andare lì e farla finita.
se può, se riesce, se ne va. scappa. sparisce. l'istinto femminile è alla fuga, alla difesa.
è che purtroppo spesso non ce la fa.
e se ce la fa, come quella poveraccia, gliela devono far pagare.
il fratello dell'assassino, che era stato tutto il pomeriggio a cercare di convincerlo a lasciare andare le figlie, che invece aveva già ucciso da un pezzo, tutto quello che ha saputo dire, ha detto che il nonno, poveraccio, non le aveva potute vedere, le nipoti, a natale. rendetevi conto. che violenza psicologica, povero vecchio, come dire.

domenica 11 febbraio 2018

ognuno riconosce i suoi 21 - l'onesta bugiarda



quando ero piccola, sceglievo dalla biblioteca della scuola il libro da leggere sulla base del titolo, o della copertina.
ho fatto più o meno così con questo bellissimo libro di cui non avevo mai sentito parlare.
bel titolo, bella copertina, stava nello scaffale 'appena restituiti'.
e già a leggere le prime pagine, ho pensato che vale ancora la pena, che è ancora possibile pensare di scrivere qualcosa di bello, nonostante tutto quello che è già stato scritto.
è un libro misterioso, inquietante, che non assomiglia a nessuno di quelli che ho letto. bello. l'ho riportato subito, così che qualcuno possa magari prenderlo dallo scaffale come ho fatto io. non prima di aver ricopiato questo piccolo brano sui cani.

Io rispetto la vita segreta dei cani, quel tratto misterioso specie in quelli grossi, che conservano qualcosa della loro selvatichezza naturale, ma non mi fido di loro. Come osa la gente fidarsi di quei grossi cani che la osservano, e attribuire ai propri animali quelle che definisce qualità quasi umane, intendendo con ciò qualità nobili e piacevoli? Il cane è muto e ubbidisce ma ci ha osservati e ci conosce e ha annusato la nostra miseria; dovremmo restare stupiti, colpiti, impressionati di fronte al fatto incredibile che i nostri cani nonostante tutto continuino a seguirci e ubbidirci. Forse ci disprezzano. Forse ci perdonano. O forse non disdegnano una vita senza responsabilità. Non lo sapremo mai. Forse ci vedono come qualche genere di sgradevole razza di esseri deformi, come enormi e lenti scarafaggi. Non come Dei, i cani devono averci smascherati da tempo, e devono possedere un intuito imbattibile tenuto a bada solo dall'obbedienza millenaria. (...)
La gente idealizza ai propri animali e al tempo stesso guarda con condiscendenza di aspetti naturali della vita canina; spulciarsi e sotterrare un osso putrefatto, rotolarsi tra le immondizie, abbaiare contro un albero spoglio per tutta la notte… le stesse cose che poi fanno anche loro: seppelliscono ciò che deve marcire nell'ombra e poi lo dissotterrano e lo seppelliscono di nuovo e fanno chiasso sotto alberi spogli - in che cosa si rotolano…
No. Io il mio cane li disprezziamo. Noi ce ne stiamo rintanati nella nostra vita segreta nascosti nella nostra più profonda selvatichezza…

mercoledì 10 gennaio 2018

vivere, morire


adesso va tanto di moda la qualità.
un tempo di qualità, la qualità della vita.
valgono solo le cose di qualità.
va bene vivere, ma dev'essere una vita di qualità.
c'è un nuovo diritto: la qualità della vita.  e io mi chiedo: i diritti vanno garantiti, si sa, ma questo, chi è che lo dovrebbe garantire?
e siccome mi pare che non sia molto chiaro a nessuno, chi è che dovrebbe garantirla, sta vita di qualità, allora salta fuori un altro diritto: decidere io se la mia qualità di vita mi soddisfa, e, se no, finirla.
eh già: siccome non mi possono garantire il diritto a una vita di qualità, allora almeno mi devono garantire il diritto a non averla più, la vita. di qualità, non di qualità, lo decido io.
molto più economico, se non altro, che garantire una qualità della vita accettabile.
perché a me pare questo, inevitabilmente, il primo motivo per cui il diritto a farla finita non si dovrebbe negare a nessuno.
e, magari, deciderlo anche per qualcun altro. per aiutarlo, per farla finita con le sue sofferenze, certo.
a me sembra evidente, dove possa portare questo sentiero facile facile, ma mi sa che è sempre una di quelle cose che mi sembrano evidenti solo a me.
domenica scorsa sono andata alle festa del coro, ed è venuta fuori, nel mio tavolo, la storia di marina ripa di meana che ha detto che bisogna dire a tutti che l'alternativa al suicidio in svizzera c'è, ed è la sedazione profonda.
sulla sedazione profonda non è che io sono proprio tranquilla, dal punto di vista etico, intendo, ma comunque è una cosa molto diversa dal suicidio assistito. è, da quello che ho capito io, una specie di coma farmacologico, in cui ti staccano le macchine. se ti viene la crisi, muori.
P., che era seduto al mio tavolo, e che, non so come mai, gli sto tanto sulle balle, a me non mi sta sulle balle, ma abbiamo pochissime cose, in comune, in effetti, ma questo in genere per me non è mai motivo di insofferenza, ma non è neanche quello, credo, è che proprio non sopporta il mio modo di fare, comunque, P., a questo proposito di aiutare uno a morire, mi ha detto che lui, in effetti, se uno che non ha più una qualità della vita accettabile, ha detto proprio così, come quel dj che è andato in svizzera a farsi ammazzare, lui, se un suo amico glielo chiedesse, lui l'aiuterebbe.
e io, invece, tanto per cambiare, io no.
avrei potuto citare la lettura di oggi, che dice che non siamo padroni el nostro corpo, che il corpo è il tempio dello spirito santo, che siamo stati riscattati a caro prezzo, il sangue della croce.
tutti, mica solo i santi dei santini, anche il dj che accompagnato da coppato è andato in svizzera, anche per lui, è stato versato il sangue di cristo. fosse stato solo lui, al mondo. uguale.
invece siccome il tempo era poco, e il discorso sarebbe stato troppo lungo, ho citato dr house, episodio pilota, che ho citato QUI. la morte fa sempre schifo.
che poi, siamo tutti cristiani a andiamo tutti a messa, e poi non capiamo la madre col figlio handicappato, col marito paralizzato in sedia a rotelle che non riesce neanche a parlare, è vita, questa? mi chiedono.
vorrei rispondere che sì, certo che è vita, ci sono persone che hanno tutto e si buttano giù da un ponte, ci sono bambini che muoiono appena nati, ci sono persone che sembrano segnate da un destino atroce... è il mistero della vita e non sta a noi giudicare. più che altro, cosa vuoi che serva?
prego dio di non avere dolori più grandi di quelli che potrei sopportare. prego per le persone che non riescono a portare la loro croce.
simone di cirene, essere il cireneo, questo solo possiamo e dobbiamo fare, e allora la croce si potrà portare.
ma tirare una botta in testa al povero gesù, che la smetta di soffrire, poveraccio, spaccargli le gambe, come ai due ladroni, che non si poteva rovinare la pasqua, che bisognava sbaraccare tutto, no, io, mi dispiace tanto ma dico no, grazie.




giovedì 4 gennaio 2018

il mondo visto dai bambini 4 - coperti

stasera siamo andati in una pizzeria molto onesta, in cui le ricettazioni non sono ammesse, neanche su richiesta, non sarebbe male, posto fighetto, presidio slow food, rustico ma di classe, la coca cola non c'è, c'è ubuntu, una cola dell'equo e solidale con lo zucchero di canna, quattro euro a bottiglietta, e via discorrendo, e a mio figlio bruno è piaciuta molto, e mi ha chiesto perché non ci andiamo mai.
beh, bruno, hai visto i prezzi? beh, 10 euro per una pizza (margherita, n.b.) non sono tanti...
eh, faccio io, ma devi aggiungerci 3 euro per un bicchiere di tè freddo e 2 euro di coperto...
e lui: coperto? beh, mangiamo fuori!

italiacano 20 - ricettazioni



Oggi siamo andati a magiare la pizza in un posto che io, dopo una volta che ci ero andata, avevo detto che non ci andavo più, in quella pizzeria, per via che è vietato chiedere variazioni.
ma siccome c'erano i cugini francesi, siccome che qua siccome che là, ci siamo andati.
il menù è esilarante. la marinara, che costa come la regina margherita, ha il caviale d'aglio.
ci hanno portato come antipasto una crema di topinambur con sopra delle bricioline tostate che gli ho chiesto se era bottarga di pane.
ma soprattutto, è specificato in ogni pagina in basso, non si effettuano ricettazioni su richiesta.
onesti, non c'è che dire.
non si poteva scrivere: non sono ammesse variazioni al menù, o, che so, ci scusiamo, ma per garantire elevati standard di qualità, abbiamo scelto con accuratezza e passione le pizze, che non possono essere variate, o, più colloquiale, se volete farcire le pizze come volete voi, apritevi una pizzeria vostra.no, devono usare il parolone.
del resto, non c'è da stupirsi quando noi, a scuola, non ci vergogniamo (io sì, che mi vergogno, e ho votato contro, infatti, ma eravamo in cinque) di scrivere sulla pagella 'evoluto' per indicare un livello 'molto avanzato'. troppo normale, scrivere che il livello superiore ad avanzato, il più alto nella classifica, è 'molto avanzato'.
un semplice superlativo assoluto, scherziamo? no no, scriviamo 'evoluto' e facciamoci ridere addosso da tutti.
del resto, il livello più basso è 'abbastanza acquisito'. eccerto, perché sennò, scusa, caro/a insegnante, non hai lavorato proprio per niente tu, quest'anno eh? perché in un anno non è possibile che uno non abbia almeno un po' migliorato le sue competenze sociali. ovvio. il progresso, le magnifiche sorti e progressive, certo. uno non può andare indietro, deve per forza andare avanti. va tutto a catafascio, ma a scuola no, a scuola bisogna andare sempre meglio. AVANTI. il nostro bimbetto, come li chiama il nostro dirigente, ha preso delle note sul registro? ha tirato un pugno in faccia al professore? è stato sospeso? la sua partecipazione alle attività è stata scarsa, se non nulla, o addirittura di disturbo? si merita un 'parzialmente acquisito'.
non è stato sospeso, solo note sul diario? allora le sue competenze in ordine alla convivenza civile saranno 'parzialmente adeguate'.
e via su su, fino al grado massimo: evoluto.

la mia pizza, ad ogni modo, era molto buona.

mercoledì 3 gennaio 2018

La realtà supera sempre l'immaginazione - rutti


ho scoperto che fanno i campionati mondiali di rutti.
a torino, quest'anno, volevano fare la prima edizione del campionato italiano ufficiale, ma ci sono state proteste che manco il gay pride, e allora l'hanno fatto in un paesino di 50 abitanti in provincia.
invece a reggiolo, in emilia, sono vent'anni che fanno la gara di rutti. ruttosound, si chiama.
categorie: lunghezza, potenza, parlato, free style.
partecipano anche molte donne, dice la pubblicità.
L'art director, si definisce così, di ruttosound, stefano morselli, scrive che bisogna prenotarsi per tempo se si vuole partecipare all'edizione 2018, e fare i provini.
stanno anche cercando uno sponsor esclusivo: '25000 giovani sono un target ideale per promuovere un'infinità di prodotti'.
nel 2001 il premio della critica è andato a lady eruttiva di modena, che ha vinto un viaggio all'october fest.
http://www.ruttosound.com/it/

venerdì 3 novembre 2017

farsi leggere






Ho sentito alla radio che le sigaraie cubane pagavano un lettore perché leggesse per loro mentre lavoravano.

sabato 26 agosto 2017

targhe





in cina, se ti vuoi comprare una macchina, ti devi prima comprare una targa.

ogni mese fanno un'estrazione e se viene fuori il tuo numero, puoi comprarti la targa. c'è gente che va lì ogni mese per un anno, e non la vince mai, e gente che la vince al primo colpo.
insomma se esce il tuo numeretto ti puoi comprare la tua targa,  e poi hai tempo un anno per comprarti la macchina. se ti va bene una targa qualsiasi, la paghi tipo 50 dollari/euro. se invece vuoi la targa portafortuna, che sarebbe quella con tanti sei o tanti otto, allora la paghi anche 150 mila euro, come quello che aveva trovato una targa con 5 otto.
l'aveva messa su una mega bmw, ma poi le cose sono andate male, e ha dovuto ripiegare su una specie di ape.
il primo giorno che è andato in giro con l'ape con la targa da 150mila dollari, l'hanno fermato non so quante volte, i poliziotti, pensando che la targa fosse contraffatta.
questa storia me l'ha raccontata il cinese del cinese all you can eat dove ci piace andare a me e ai miei figli. 
mi ha detto anche che se vuoi la macchina elettrica, tutta sta storia della targa non c'è, e lo stato ti paga la metà della macchina, che invece di 15mila, ti costa 7500. oh, mica na ciofeca, un bolide con non so quanti cavalli.
ma loro, i cinesi, gli piacciono le macchine grosse, a benzina, che il diesel, in cina, lo devono usare per i pullman, anche se adesso, i cinesi, fanno anche i pullman, elettrici, in inghilterra ne hanno già comprati un sacco. il mio amico cinese non lo sa, ma ce li abbiamo anche in italia, i pullman elettrici cinesi, h visto su google. 

pullman cinese a grosseto



giovedì 17 agosto 2017

buone notizie

sono ripassata dalla zona industriale di sovizzo e ho visto che il locale che si chiamava SNECCHERIA ha cambiato nome, adesso si chiama piper bar, bar del pifferaio, sarebbe.
invece il micronido BRICHINOPOLI si chiama ancora così. bisogna sapersi accontentare, nella vita.

sabato 5 agosto 2017

italiacano 19 - Misano

A Misano Adriatico, dove c'è il cricuito motociclistico, e dove sono andata in vacanza quest'anno, c'è una birreria che si chiama birrodromo.


mercoledì 2 agosto 2017

era buono, e la bontà, forse...


 'era buono, e la bontà, forse, è il segreto del genio.'
F. Truffaut

io ho la mania delle citazioni. ce l’avevo. avevo fatto una bella raccolta, ai tempi dell’università. soprattutto quell’anno che la mia amica franca mi aveva regalato un’agenda bellissima di pelle blu. era così bella che la volevo riempire di cose belle e mi sono messa a scriverci le citazioni, e siccome stavo frequentando un corso di storia del cinema su truffaut e la nouvelle vague, avevo trovato una citazione di truffaut che, parlando di un personaggio, diceva: era buono, e forse la bontà è il segreto del genio. 
purtroppo per i casi assurdi della vita, ho perso quell’agenda. ne ho altre molto più vecchie e insignificanti, ma quella no. la cosa mi dispiace infinitamente anche perché di solito di una citazione scrivo non solo l’autore, ma anche dove l’ha scritta, e io voglio assolutamente ritrovare la fonte di quella frase. una volta che mi ero intestardita più del solito, mi ero fatta arrivare tutti i libri di truffaut che avevo trovato nelle biblioteche della provincia, e ho cercato di leggerli tutti, ma non ce l’ho fatta a trovarla. devo riprovare. 
mi era ritornata in mente quella frase a cui non credevo tanto come ci credo adesso perché quando ho sentito la prima volta paolo nori alla radio, parlava di uomini buoni. ne ho parlato qui.  
mi pareva di aver capito che il suo percorso di riflessione, di pensiero, diciamo, andasse in quella direzione lì. una direzione che è anche la mia. cattivi ce n’è già tanti, al mondo, non occorre che ci mettiamo anche noi, ripeto sempre ai miei figli. 
che il mondo, come dicevo io a vent’anni, si divide in due: le merde e gli stronzi. la merda è femmina, è molle, va a fondo. è perdente. lo stronzo è maschio, duro, galleggia. è vincente. superfluo dire a quale metà del mondo mi sento di appartenere. 
adesso dobbiamo fare la presentazione del libro che abbiamo fatto con paolo nori, fra due mesi, e paolo nori, per motivi non ben precisati, ha detto che lui, alla presentazione del libro curato da lui, non viene. 
i ragazzi che hanno partecipato al gruppo, che di paolo nori avrebbero potuto per la maggior parte essere figli, o quasi, ci sono rimasti malissimo. le libraie che hanno organizzato tutta la storia, pure. i commenti sono stati tutti molto educati, devo dire, uno ha parlato di bella botta di autostima, uno ha detto che fa parte del personaggio ‘paolo nori’, un altro di carattere ‘umorale’. io non ho detto niente, ma ho pensato che non avevo capito niente, e che forse adesso paolo nori non la sente più, nella sua testa, quella vocetta che gli ripete continuamente sei una merda sei una merda sei una merda, e che secondo lui era un bene, che la sentisse, e anche secondo me, era proprio un gran bene guarda. 

e poi adesso sono andata sul sito di paolo nori per copiare l'immagine della copertina del nostro libro e c'era questo post qua, che quando l'ho visto ho pensato: ecco