sabato 16 giugno 2012

un posto tranquillo dove stare

alcune colleghe hanno la bella abitudine di trovarsi, ogni tanto,  a mangiare a casa di una o dell'altra; lavorando anch'io quest'anno nelle loro classi, sono stata invitata a far parte del club.
quando siamo state a casa di Valeria, qualche tempo fa, c'era il camino acceso.
una casa perfetta, quella che non avrò mai. non solo perché è decisamente sopra le mie possibilità, ma per l'ordine totale che vi regna. ma un ordine rassicurante, abitato, quello che desidero quanto più sprofondo nel casino informe e aggressivo di casa mia. della casa in cui abito, cioè.
una delle cose che mi piacevano di più all'idea di avere una casa mia era poter invitare gli amici, di creare un posto dove ci si sentisse a proprio agio. un posto dove gli amici desiderassero venire. a qualsiasi ora.
non viene mai nessuno.
un po' perché mi vergogno ad invitare qualcuno in questa topaia, un po' perché non lo so. non abbiamo una vita sociale, e questo mi manca tantissimo. non sono mai stata una che se non esce o non fa vita sociale non sa come impiegare il tempo, però lo sento come un vuoto.
decisamente, devo rendere più confortevole il posto in cui vivo. è il mio primo obiettivo a breve medio termine.
a casa di Valeria ci sono tornata ieri.  era la prima giornata estiva dopo tanto tempo.
condividere un buon cibo e fare quattro chiacchiere tra colleghe sulla scuola senza l'assillo delle scadenze scolastiche, che per quest'anno ci lasciamo ormai alle spalle, mi hanno portato troppo velocemente e senza che quasi me ne accorgessi alla soglia critica dell'ora in cui i bambini escono da scuola. nonostante fossi quasi in ritardo, l'aiuola del giardino con le rose e la lavanda evaporava un profumo così intenso che mi sono fermata a lungo sul vialetto verso il cancello.
decisamente, ho pensato, questo è un bel posto dove stare.

mercoledì 13 giugno 2012

la mamma snaturata e il cinema 2 - Le piace Brahms?

quando l'ho visto, avrò avuto vent'anni. comunque, sapevo già che ingrid bergman era la donna che avrei voluto essere. mi piaceva pensare che lei aveva rinunciato alla felicità, sposando il fedifrago pentito (nell'orgoglio ferito, piuttosto) per non rovinare la vita a un ragazzo ingenuo e romantico.
non credo che sto film sia un capolavoro, anche se il cast è stellare e antony perkins ha vinto a cannes come miglior attore. ma neanche la schifezza di cui parlano i due principali dizionari del cinema.
Per il Dizionario Mereghetti è «una commedia sentimentale e prevedibile, fintamente libertaria, che si regge soprattutto sulla bravura dei comprimari». Per il Dizionario Morandini si tratta di una «prolissa commedia sentimentale in cui un bieco patetismo hollywoodiano surroga quel che doveva essere la malinconia di fondo. Sull'orlo del ridicolo i tre protagonisti».
sarà. ma è un film fondamentale per la mia vita perché grazie ad esso io rispondo: sì. io adoro brahms.
e la colonna sonora del film, quello struggente terzo movimento della terza sinfonia da allora mi si è appiccicato addosso, come il vestito che non toglieresti mai, quello con cui puoi andare dove vuoi.
se devo dire a qualcuno chi sono veramente, io metto su sto disco qua.

lunedì 11 giugno 2012

ma l'amore che cos'è 1

un giorno a scuola mi hanno chiesto qual è la mia opera preferita. presa alla sprovvista, ho detto che, musicalmente, adoro donizetti. il problema sono i libretti.
poi, a mente fredda, mi sono data della deficiente a non aver detto di primo acchito che la mia opera preferita in assoluto è il dongiovanni di mozart.
sono giorni che mi continua a suonare in testa, come un disco rotto, la meravigliosa aria di don ottavio, Dalla sua pace la mia dipende.
Dalla sua pace la mia dipende;
Quel che a lei piace vita mi rende,
Quel che le incresce morte mi dà.
S’ella sospira, sospiro anch’io;
È mia quell’ira, quel pianto è mio;
E non ho bene, s’ella non l’ha.
ecco, per me l'amore porebbe essere questo.

 Come mai creder deggio,
di sì nero delitto
capace un cavaliero!
Ah! Di scoprire il vero
ogni mezzo si cerchi. Io sento in petto
e di sposo e d’amico
il dover che mi parla:
disingannarla voglio, o vendicarla.
Dalla sua pace la mia dipende;
Quel che a lei piace vita mi rende,
Quel che le incresce morte mi dà.
S’ella sospira, sospiro anch’io;
È mia quell’ira, quel pianto è mio;
E non ho bene, s’ella non l’ha.
Don Giovanni/Atto Primo/Scena quattordicesima

mercoledì 6 giugno 2012

al festival dell'economia si parla di scuola

 ARTICOLO 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

finalmente sono riuscita a trovare il podcast della conversazione radiofonica mandata in onda su radio3 dal festival dell'economia di Trento, il 2 giugno, festa della repubblica.
a me sta festa piace. molto meglio del 25 aprile.
a 'tutta la città ne parla' speciale trento oggi si parla di scuola. con, udite udite, cesare moreno, maestro di strada a napoli, andrea ichino, che insegna economia politica a bologna e andrea laterza, viepresidente di confindustria con delega al sud e presidente della commissione cultura (quale? boh). il conduttore riassume brevemente gli interventi molto illustri dei giorni precedenti, tutti concordi sull'importanza che la scuola ha in questo momento di crisi: solo l'istruzione, solo la scuola ci possono aiutare, bisogna investire sulla formazione.
cesare moreno ha fatto un bellissimo intervento sugli insegnanti, sulla fatica, sulla responsabilità dell'insegnare, chiedendo per sè e per gli altri una cosa sola: lasciateci lavorare.
invece, secondo il chiarissimo professore Ichino, fratello del più famoso pietro (ma si sa: in italia la genetica la fa da padrona) la soluzione a tutti i guai della scuola italiana è presto detta: basta pagare di più i professori più bravi. e sapete come si fa a sapere quali sono? ma lo sanno tutti! basta leggere il libro Cuore, oppure fare incrociare le opinioni di colleghi, alunni e famiglie: se sono tutti d'accordo, abbiamo il superteacher! facilissimo, no? perché non si può pagare tutti uguali, basta! vorrei tanto chiedere al professore se alla sua università (di bologna) i professori li pagano sui sondaggi tra allievi e colleghi, in base alla loro reputazione.
 il dialogo si è concluso con la battuta di laterza, che dice di avere le idee abbastanza chiare: bisogna avere il coraggio di avere obiettivi diversi: a napoli punterò a tenere un po' di più ragazzi di quelli che abbandonano adesso, a milano andrò a vedere chi va ad harvard (milano centro però).
sono esterefatta. è il giorno della repubblica.
si comincia col dire che la scuola è l'unica in grado di diminuire le disuguaglianze e si finisce dicendo che se nasci a napoli, al limite puoi sperare di non abbandonare dopo i primi quindici giorni, se nasci a milano magari vai a harvard.
viva l'italia, viva la repubblica!

lunedì 4 giugno 2012

parla con lei


 ho fatto la posta a sto poster per un mese. era in vetrina dal noleggio dvd. bellissimo, enorme. 
alla fine me l'ha dato. ma chi vuoi che lo volesse. in quel negozio ho trovato il cielo sopra berlino tra una pallottola spuntata e natale non so dove. reparto 'commedia brillante'.
era il nostro primo film. era estate, al mare. e meno male che dicono che il litorale nord è meglio del sud. per fortuna. quello spiazzo del cinema a ladispoli, con le cartacce e le bottiglie rotte, le facce che col buio fanno paura... un'altra italia.
poco dopo, al cinema, ho visto 'velocità massima' con valerio mastrandrea, ambientato proprio sul litorale nord. se non lo vedevo di persona, avrei pensato che un posto così esiste solo nei film.
alla macchina, lui mi ha aperto la porta e chiudendola mi ha chiamato 'principessa'. 
che cretina.
eh sì, laura, ha ragione lui: 'sei una provinciale'. 


sabato 2 giugno 2012

io odio il telefono

o meglio: io da sempre odio telefonare a qualcuno che non conosco. neanche per un'informazione.
forse è perché non sono così malata di nervi come crede qualcuno.

 'Mi sembra di aver scritto da qualche parte che nella nostra società la vera rivoluzione sarebbe la comparsa di qualcuno capace di sopportare la propria depressione. Perché allora si comincerebbe a dire no all'intera impostazione maniacale del nostro stile di vita: iperconsumo, iperattività, viaggi.
Siamo seduti qui a Zurigo; lei viene da Roma, io dal Texas. Prima dell'intervista, eravamo dei perfetti sconosciuti. Ci sediamo e cominciamo a parlare. Tutto questo è folle, maniacale. Non ci siamo scritti neanche una lettera per presentarci, per dirci come ci sentivamo e e come avremmo dialogato se avessimo constatato di poter dialogare. (...) Come se tutti potessero sempre parlare con tutti - che è ciò che accade al telefono, naturalmente, dove volto, occhi e corpo dell'interlocutore non hanno importanza. I contatti telefonici non si curano dell'interlocutore; non sono che brusche intrusioni nel privato di qualcuno. Maniacale! Oggi le conversazioni sono modellate sulla comunicazione telefonica. Niente pause, perché una pausa di riflessione, un momento di silenzio può suscitare il dubbio che sia caduta la linea, che siamo rimasti senza interlocutore. Maniacale! Anche continuare a parlare come faccio io ora.
Questa cultura ci vuole maniacali: iperattivi, spendaccioni, consumisti, spreconi, chiaccheroni, pieni di idee che ci saettano nella mente senza fermarsi perché per non riuscire noiosi non ne approfondiamo nessuna; così, il senso della tristezza va perduto.'

dal libro-intervista di James Hillman IL LINGUAGGIO DELLA VITA. Conversazione con Laura Pozzo

contro la cattività delle bestie

  mia nonna allevava le bestie. aveva i conigli, polli e galline, anatre mute e tacchini giganti. ogni tanto anche le faraone.
il sabato veniva lo zio a pulire il pollaio e dare una mano coi lavori pesanti nell'orto. poi, a mezzogiorno, si fermava sempre da noi a mangiare: la nonna preparava il coniglio in umido con la polenta. in tv davano 'check up'. 
per anni, il mio sabato è stato questo: scuola, coniglio in umido, check up e  catechismo al pomeriggio.
ora, sarà che a me la carne di coniglio piace assai, ma il fatto che uno si compri un coniglio come animale da compagnia  a me mi suona strano. anche perchè la prima cosa che mi viene in mente sono le palline di cacca di coniglio sparse per tutta la casa. eppure, pare che dopo i pesci rossi siano tra gli animali domestici più diffusi.
comunque, l'altro giorno mia cugina mi raccontava che, portato a casa il coniglio, sua figlia di 5 anni le fa: mamma, dov'è il pulsante per spegnerlo?
il tempo passa e il coniglio, anzi la coniglia, cresce a dismisura. e morde tutti. mia cugina la riporta al negozio, e lì le dicono che è ovvio: doveva comprarle un sex toy!!!
ci compriamo, spesso a caro prezzo, animali da compagnia per farne l'oggetto delle nostre attenzioni, per soddisfare i nostri bisogni, e li castriamo, e li educhiamo a comportarsi come umani e li costringiamo a stare soli per non sentirci soli noi.
come diceva anna oxa, io, io no.

martedì 29 maggio 2012

esemplari di una specie in via di estinzione 2- Rob Brezsny

Ques'uomo è un genio. Non lo so se fa tutto da solo, forse sì. comunque a me piace crederlo.
Non mi piace la sua faccia, soprattutto il profilo: sembra marco travaglio con gli occhiali.
eppure io adoro il suo oroscopo, una serie sconfinata di citazioni straordinarie che vanno dall'annuncio sul giornale all'ultimo saggio di un famoso professore passando per il classico proverbio cinese. li leggo tutti solo per questo.
anch'io penso, come credo lui, che le stelle non predicano il futuro, ma ci diano delle indicazioni. come tante altre cose, ci possono ispirare.
e poi ci sono i compiti per tutti: provocazioni che stimolano il cambiamento.
quello di questa settimana era scrivere il tuo annuncio ideale per l'anima gemella e mostrarlo al tuo partner attuale. è sinistramente buffo, perchè io il mio annuncio ideale l'ho già fatto, una vita fa,e io e il professore ci siamo consciuti su un sito di annunci che si chiamava cupido.

io, che mi sento sempre fuori posto, dentro al labirinto di Rob mi ritrovo.


lunedì 28 maggio 2012

io, il piccolo chimico

penso di aver capito qual è il mio problema. a me piace il piccolo chimico. uno dei regali più graditi di quando ero piccola, anche se mio padre, ingegnere chimico, non ha mai trovato il tempo di mettersi a fare un esperimento con me.
mi piace causare una reazione e stare a vedere che succede. è più forte di me, è la mia natura, come disse lo scorpione alla rana. 
è che io butto il sasso e non ritiro la mano, e lo vedono tutti che sono stato io.
così succede che vado a casa dei miei e mi trovo tutti addosso come fossi l'unica rappresentante in circolazione dell'intera razza dei comunisti. per mio marito sono invece la summa di tutto lo schifo che si può ascrivere all'etichetta 'berlusconismo'.
insomma, mi trovo sempre, mio malgrado, dall'altra parte.
sola.

domenica 27 maggio 2012

piccoli bulli crescono

oggi pomeriggio c'era la festa della scuola.
abbiamo portato i bambini per i gonfiabili, ma poi ci sono i laboratori organizzati dalle insegnanti, giochi, cibo, insomma un bel movimento.
tolte le scarpe ci mettiamo in fila per lo scivolo. un bambino che avrà tre anni, grassoccio, lunghi boccoli biondissimi, appena scende vira subito a sinistra e risale i gradini molleggiati. quando io dico"ehi, c'è la fila!" il sant'uomo che gestisce il traffico  in salita mi guarda sconsolato, dicendomi " non son bon de farghelo capire". notoriamente, essendo io la donna più rompicoglioni del mondo, non sopporto i soprusi di nessun genere. nemmeno quelli di un puttino biondo di tre anni. e di una coppietta di suoi coetanei, che anche loro con nonchalance si infilano ai posti di partenza appena scesi. il piccoletto poi non desiste. lo prendo per mano, lo metto in fondo alla fila (saranno cinque bambini, un metro di fila). quando scende, ci riprova di nuovo. io pure. dopo tre o quattro ripetizioni, sento il padre che lo chiama: Davide! devi metterti in fila! non lo bada neanche, e lui, il padre, si fa una bella risata. ah, allora ti chiami davide, gli dico mentre lo prendo per mano e lo riporto indietro. siamo andati avanti così, col piccoletto che ci provava ogni volta e il padre che ci provava ogni tanto e rideva, finché non ci siamo trasferiti ai laboratori creativi.
e nessuno che dice niente, per paura di sentirsi accusare di ingerenza in questioni educative. e invece è proprio questo il problema. 
gli adulti hanno perso la coscienza collettiva di essere educatori delle nuove generazioni, a prescindere dalla genitorialità. e i piccoli non mostrano nei confronti degli adulti il rispetto che si tributa spontaneamente a chi è in grado di proteggerti, di insegnarti, di dirti che una cosa si può o non si deve fare.
così, senza cattiveria, tra le risate di genitori che pensano che il recinto finisca col giardinetto della loro bifamiliare, piccoli bulletti crescono.

mercoledì 23 maggio 2012

Tacere

Tacere

 
 
Ogni volta che c'è da ascoltare. Silenzio necessario per captare suoni anche lontani, richiami a cui accorrere, passi di qualcuno che è atteso, e potergli andare incontro, preparare per lui il nostro spazio.
O per non perdere parole che a volte appena muovono l'aria. Parole che rovesciano la nostra storia, o la sua.
Anche quando non si ha niente da dire si deve tacere. Sulla persona che nemmeno conosco, ma so ogni cosa, arrivata dal parlare di chi a sua volta nulla conosceva, ma non ha taciuto. E allora tutto può essere detto e chi ferma il fiume delle parole ormai dette?
E poi tacere quando c'è da conservare un segreto. Consegna di sé. Chi sa oggi tenere i segreti?
E davanti alla tragedia. Per sentire il morbido passaggio delle schiere di angeli che corrono, a salvare un bambino, e non sappiamo perché non li salvano tutti. E poi quindi tacere anche davanti al mistero assurdo e supremo della morte bambina. Per non dire parole superbe e sentire se forse una Parola arriva, di consolazione e promessa: ci sono, sono qui, risorto come tutti risorgono.
Tacere per sentire il suono della Parola che leggo.
Per ascoltare il suono del proprio esistere.
Per custodire verità che possono far trafiggere.
Ma quando la nostra parola attesa può salvare, guai a noi per il nostro tacere. 
 
Maria Pia Veladiano, Avvenire 19/5/12 

domenica 20 maggio 2012

Romanticismo 1

Dov'è finito il romanticismo? si chiedeva una mia ex alunna su fb l'altro giorno.
Già, dov'è finito? sono io che lo chiedo a te, a voi, giovani ragazze del nuovo millennio.
mandare una lettera al ministro della difesa per sapere come mai il tuo moroso non viene mai a casa in licenza (e m'ha pure risposto, beh, un suo sottoposto, roba che non mi venga un colpo quando ho visto la busta intestata, non mi ricordavo più della mia)
mandargli un telegramma con scritto 'in risposta alla tua amorevolmente insistente richiesta di ieri sera: sì!' il giorno dopo che ti ha chiesto 'ci mettiamo insieme?' sotto lo sguardo sfottente dell'impiegato postale che non riesce a reprimere un sorrisetto di commiserazione,
andare dal fiorista con un sacchettino di caramelle al miele da attaccare ad una rosa bianca come augurio di pronta guarigione,
aspettare le tre del mattino - l'ora migliore, a sentire il mio amico writer- per scrivere con la bomboletta spray ti amo nel parcheggio proprio sotto alla sua moto, e tanti auguri nel portico sotto casa...
portarlo nel piazzale di una chiesetta illuminato solo dalla luce della luna con una bottiglietta di spumante e una tortina nel sedile posteriore e i calici di plastica per festeggiare a sorpresa il suo compleanno,
fare la posta a quello che noleggia dvd per farsi dare il megaposter del primo film che avete visto insieme,
prendere il primo treno che capita senza sapere se la sera potrai dormire da quella tua lontana zia, senza un soldo, solo per fargli la sorpresa di andarlo a trovare,
regalargli la tua felpina preferita perchè ha freddo,
farsi mezza italia in A112 e trovarlo in un posto che non c'è neanche sulla cartina, quando ancora il navigatore era l'atlante stradale...

le avete mai fatte, voi, queste robe qua??
io sì, io posso chiedere 'dov'è finito il romanticismo?'

mercoledì 16 maggio 2012

colloqui 1

oggi è stata dura. 
 ma quando non lo è. e lui si incazza per come lo guardo. 
le insegnanti di bruno mi dicono di chiamare SOS Tata. o comunque di andare da una psicologa. mia madre mi dice di portarlo via da quella scuola che me lo marchia come 'bambino problematico'. 
sono disperata.
 quando mi hanno mostrato il disegno di bruno sulla sua famiglia (una casa, la mamma e il papà, e il bordo sinistro chiuso da un cancello, niente fratelli, 'e tu dove sei? sono in casa' ) è stato un cazzotto allo stomaco, di quelli che ti tolgono il fiato.
non so cosa fare, non so come fare. non so.
e ho le verifiche di dine quadrimestre, i colleghi che non ti salutano, la bambina che piange per due ore filate, il libro delle vacanze da scegliere, il presidente del comitato genitori che mi pressa per il corso full immersion, agostino col febbrone che non può andare in gita, la strada chiusa che mi allunga di 20 minuti la strada...
no, non credo di farcela, stavolta. stavolta no.



lunedì 14 maggio 2012

io, la regina degli armadi

 alla scuola di bruno, per la festa della mamma, anche quest'anno hanno fato un libretto con le registrazioni di ciò che i bambini dicono -  l'anno scorso appena ho aperto il libretto e ho visto di che si trattava sono sprofondata nel terrore... invece, povero bruno, è stato adorabile.
quest'anno le maestre hanno deciso come tema 'la mia mamma è la regina...'
sarà che ormai sono ossessionata, ma la lettura ha ribadito, qualora ce ne fosse bisogno, qual è il ruolo delle donne nella società del terzo millennio: la regina del focolare.
lo so, sembra incredibile.
l'unica mamma che fa qualcosa di diverso dal pulire, cucinare, lavare, stirare, fare le torte e i biscotti, o gongolarsi tra soprammobili e ammennicoli vari sono io, la mamma snaturata. l'iniziale sottile irritazione nel leggere che per mio figlio io sono 'la regina degli armadi', che con 'martello, cacciavite e trapano costruisce gli armadi' (in realtà ho montato un mobile porta tv dell'IKEA, il che comunque non è proprio la cosa più semplice del mondo) è sparita all'istante leggendo le specialità delle mie colleghe. 
oggi oltre al libretto di bruno ho visto un articolo della signora Annamaria Bernardini De Pace su il Giornale, che si riferiva all' intervento della ministra Fornero secondo cui gli uomini devono fare di più in casa. non l'ho capito. purtroppo il Giornale ha pensato bene di non metterlo su web, per cui non posso commentare puntualmente la sottile, si fa per dire, ambiguità machista che lo percorreva. Pazienza.
ho letto poi che Iaia Caputo è rimasta delusa dagli ospiti previsti per la nuova trasmissione evento del solito duo Fazio-Saviano, evento per cui tutta l'Italia democratica (sic) sarebbe in 'spasmodica attesa'.
io Fazio non lo reggo, non mi piacciono quelli che hanno sempre il sorrisetto stampato sulla faccia.
comunque: ma di cosa ti lamenti, iaia? che te ne sei accorta adesso, di quanto sono piccoli e misogini i maschi di sinistra?
mio marito, che quando l'ho conosciuto aveva in casa sua dei volantini vetero-femministi che non pensavo neanche si potessero ancora concepire, è appena sceso per farmi una mega pippa sul fatto che non ha trovato da nessuna parte i sandaletti nuovi di mio figlio, sandaletti che io avevo comprato e che io avrei dovuto portare dentro e mettere in un posto ben preciso. il fatto che non mi ricordi dove li ho messi, e che alle sue rimostranze abbia risposto 'non mi ricordo dove li ho messi, poi li cerco', è l'evidente dimostrazione di quanto io me ne freghi dei miei figli, e, visto che ho anche aggiunto 'con tutto quello che ho da fare, figurati se mi ricordo dove li ho messi', è anche l'ennesima critica a lui, il mio voler continuamente ribadire quanto lui sia inetto, stupido, nullafacente e via verbalizzando al posto mio.
quando poi li ha trovati nel primo posto dove gli avevo detto di guardare, e ironicamente (che stronza che sono) gli ho chiesto: dov'è che erano, scusa? facendogli notare che forse aveva esagerato con tutta quella merda che mi aveva spalato addosso, apriti cielo!
eh sì: io ho sempre una scusa buona, io non ammetterò mai di avere torto.

venerdì 11 maggio 2012

sorry seems to be the hardest word...

Ali MacGrow alias Jennifer Cavilleri
ogni tanto su facebook ritorna una foto su cui compaiono le cinque parole più difficili da pronunciare: transustanziazione (per me la prima in assoluto), desossiribonucleico e altre, a rotazione. quella che non cambia mai è SCUSA. 
sai che novità, se elton ci ha fatto su una canzone nel 1976. 
ho cercato disperatamente su youtube l'episodio di happy days in cui fonzie non riesce  a chiedere scusa. e quella stupida frase di Love story: amore significa non dire mai 'mi dispiace'.
chiedere scusa e basta.  ammettere di aver passato il segno, chiedere perdono. perchè è così difficile?
un mio amico diceva sempre che noi italiani siamo così (corrotti e corruttibili, moralisti e immorali, fatta la regola, trovato l'inganno) perchè siamo cattolici, e abbiamo la confessione. tre ave marie, un pater, un gloria, e via, si ricomincia.
banale.
don bosco diceva che perdonare significa dimenticare per sempre. il perdono cristiano non è condizionato, è amore e basta. e tu, cara Jennifer Cavilleri, dovresti saperlo meglio degli altri, visto che sei figlia di Fil, il pasticcere italiano. Amore significa saper dire 'mi dispiace'.

mercoledì 9 maggio 2012

no, non sono una stronza

una dimostrazione del fatto che non sono, come pensa mio marito, la donna più stronza del mondo  è che io, se mi chiedono una cosa che posso fare, la faccio volentieri. ieri sera, per esempio, al consiglio di interclasse la mia collega di religione non riusciva a capacitarsi di come fosse stato così facile convincermi a redigere il verbale della riunione. avevo il mac aperto, i punti all'ordine del giorno erano pochi, dovevo fare una cosa sintetica perché l'ultimo verbale va firmato seduta stante... why not?
a me non piace fregare gli altri. non dare le ricette, chiudere i quaderni, dire no solo per farselo chiedere un'altra volta, omettere il dettaglio fondamentale... io non l'ho mai fatto.

lunedì 7 maggio 2012

come un guscio vuoto

 ho tante di quelle cose da scrivere che non scrivo niente.
sono annichilita. sono come un guscio vuoto, una conchiglia disabitata. potrei durare così secoli.
e faccio la torta di cioccolata per riciclare le uova di pasqua, compro il filo per farmi una collanina, gli stiro le camicie, faccio le lavatrici, le stendo, preparo ogni sera i vestiti che i bambini si metteranno il giorno dopo, faccio il cambio di stagione, sono perfino andata dalla parrucchiera (al proposito, un mio alunno mi ha chiesto se ieri c'ero alla sua prima comunione. ma certo che c'ero, non mi hai vista? beh, mi sembrava di averti intravista, ma non ero sicuro che fossi tu...)
vorrei fare anch'io tutti i post che fanno le altre, la ricetta della torta, come fare un pranzo di riciclo, come fare un vestito da maschera da pipistrello... eppure non ci riesco, perché, perché??????
perché non riesco a prendere atto che la felicità non è il mio destino, e girare finalmente pagina?

mercoledì 2 maggio 2012

lo scaffale della mamma snaturata 4 - Il silenzio degli uomini

è che oggi le biblioteche sono chiuse, ma domani spero di andare a vedere se c'è il libro di Iaia Caputo Il silenzio degli uomini, e, se no, di farlo comprare. intanto consiglio a tutti la lettura del suo blog, http://iaiacaputo.wordpress.com/

femminicidio femminicidio femminicidio


 oggi dopo tanto ho comprato un giornale, anzi: due. non sapevo neanche più quanto costasse un quotidiano (costa un euro e venti). stamattina ho potuto ascoltare tutto il programma 'Primapagina' di radiotre, la mia radio. adesso a leggere i giornali almattino c'è walter passerini, uno che almeno ne sa qualcosa di lavoro. comunque, legge questo articolo di isabella bossi fedrigotti sulla prima del Corriere 30/4/12,. le parole sono importanti, lo sa anche isabella. e a lei la parola 'femmina' non piace. bisognerebbe avere una parola come hanno i tedeschi (a rieccoli), che usano la stessa parola per dire un maschio e una femmina, la profondissima essenza umana.
eh no, troppo facile, signora isabella, perchè queste creature vengono ammazzate proprio perchè sono creature di sesso femminile, e ad ucciderle sono solo creature di sesso maschile, ma non fanatici appartenenti a qualche setta dedita alla misoginia, no, sono gli uomini, i maschi a cui queste povere creature si erano date con affetto, amore, passione... perchè le donne non sentono il bisogno di ammazzare chi non le ama più? perchè i maschi sì? 
da lontano rimbomba la frase di simone weil: amare profondamente e violentemente, frase impossibile.
e come dovremmo chiamarli, omicidi e basta? ma non sono omicidi e basta, mi pare che sia così evidente che, escludendo la malafede, negarlo non può che essere frutto dell'annichilimento della coscienza femminile nel nostro paese... non è neanche un'aggravante di genere, è di più, e non basta l'uxoricidio, qui è il maschio in quanto tale, non il marito, non c'è il vincolo indissolubile del matrimonio, qua si ammazza per possesso, per gelosia, per frustrazione... il maschio esercita una violenza che le femmine non hanno per natura - non sono di quelle che negano l'evidenza, e un uomo è fisicamente più forte di una donna, almeno nel 99 per cento dei casi.
i miei tre figli, di tre, quattro e cinque anni usano la distinzione maschio-femmina senza nessuna intenzione di 'svilimento se non di disprezzo', come sostiene la bossi fedrigotti nel suo articolo, lo usano perchè è chiara, semplice, naturale, perchè alla loro età non possono dire uomini e donne, e perchè 'bambino-bambina' non funziona con mamma e papà.
chi, come me e come per fortuna tante altre persone, usa scientemente il termine 'femminicidio' non lo fa con leggerezza, e tanto meno per ansia di precisione, cara isabella, e sì, lo facciamo proprio perchè vogliamo modificare la percezione: la percezione sbagliata che questi omicidi siano come tutti gli altri, che possano essere colposi o preterintenzionali, che possano avere attenuanti di sorta, magari quelle stesse che lei chiama 'benzina sul fuoco': difficoltà economiche, disoccupazione o dequalificazione professionale fino a quel maledetto 'troppo amore', che di amore non ha niente, neanche il nome.

lunedì 16 aprile 2012

Una stanza tutta per sè

io ce l'ho la stanza tutta per me. eccola.
una montagna di roba da stirare, che ha sommerso la poltrona su cui, quando l'ho vista per la prima volta, per un attimo ho sognato di poter sprofondare a leggere, una volta chiusa la porta... e tutta la roba stirata da riporre, e i pantaloni dei bambini in attesa delle toppine sulle ginocchia, le maglie da cucire, i bottoni da riattaccare... i sacchi con la roba estiva ancora da stirare dalla stagione scorsa, le casse con i berretti e i guanti e la roba troppo piccola o le magliette da tirar fuori quando fa caldo...