mercoledì 4 marzo 2015

un attimo



la mia frattura di Galeazzi
è stato un attimo. pensare, mentre guardavo la foto sorridente di quella donna sull'epigrafe: cavoli, lo conosco, il figlio, è più giovane di me, sentire il clacson della mia macchina, girarmi, vedere che si stava allontanando lentamente senza di me, senza nessuno, sopra, l'avevo lasciata in folle per leggere l'epigrafe, vedere che non era la mia macchina, a suonare, guarda tu, ho pensato, adesso le macchine suonano quando vanno senza nessuno sopra, invece era uno con una panda che suonava per avvisarmi, correre dietro alla macchina, cadere, riprendere gli occhiali che non si erano rotti, che fortuna, rialzarmi e capire disperata che non l'avrei mai presa, e sentire male al braccio, un male terribile.
per fortuna che arrivava una mia amica, che ha chiamato mia madre, che mi ha portato all'ospedale, anche se prima voleva tornare a casa a cambiarsi le scarpe, io le ho detto che io dovevo andare all'ospedale, poi andasse a cambiarsi tutte le scarpe che voleva, mi tenevo il braccio con l'altra mano, e avevo un po' di sangue dal naso.
quando al pronto soccorso mi hanno tolto la giacca una ha detto: serve un palmare, e l'altra ha detto:eh sì, altro che, guarda da un'altra parte, mi ha detto mentre mi fasciava, mi hanno dato un codice giallo, poi ho dovuto raccontare la storia che faceva ridere anche se avevo tanto male, le dita erano informicolate, per fortuna che mi hanno fatto una puntura, quelli dei raggi volevano che girassi il braccio, ma io non lo potevo girare, mi domando come fanno a fare i raggi a uno politraumatizzato, bisogna salire su quel letto d'acciaio, alto, io per fortuna sono salita con le mie gambe, poi mi hanno operata, il dottore mi ha detto che mi doveva operare per forza, frattura di galeazzi, si chiama, mi ha detto, il radio si era spezzato e si era tirato dietro l'ulna, e che in un'alta percentuale di pazienti c'è una lesione del nervo, e io pensavo che magari non potevo più scrivere bene, e che per venerdì avevo preso il permesso per andare al convegno sui gifted, era un mese che lo aspettavo, era una boccata d'ossigeno di cui avevo un bisogno disperato, è stato un attimo, un attimo e la vita cambia direzione, chissà se posso andarci, venerdì, pensavo, è lunedì, in fondo, se mio padre mi porta, se la mia amica mi ospita, se non mi fa così male.

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