domenica 9 febbraio 2014

poeti

una mia amica mi scrive: ma bandini? che lei l'ha conosciuto, fernando bandini, il poeta di vicenza, l'accademico olimpico, e, mi ha scritto, 'ebbi l'immediata sensazione di trovarmi di fronte ad una persona di...spessore a dispetto del fatto che non fosse affatto un colosso. Cosa vidi? In quello sguardo e in quella fulminea stretta di mano ( tanto breve è una stretta di mano anche se prolungata) respirai malinconia, riservatezza, molta ironia, compostezza, arguzia, enigma. Pensai che mi sarebbe piaciuto creare un profumo con tutti questi ingredienti e inebriarmene ad ogni istante'.
sì, pensavo anch'io che fosse così.
lo vedevo alla stazione con la sua giacca di tweed, il cappello alla hellery queen, che aspettava il treno per tornare a vicenza, assomigliava, in meglio, e in piccolo, a walter mathau, è stato il mio professore di stilistica e metrica.
mi piacevano, le sue lezioni, era un corso sui canti di leopardi, c'era la storia del falso d'autore, il passero solitario, era venuta una, in collegio, a prepararsi con me all'esame, non aveva capito niente di sta storia del 'falso d'autore', per cui leopardi, quando ha pubblicato i Canti, ha messo il passero solitario tra i piccoli idilli, come se l'avesse scritto a recanati (quindi tra il '18 e il '20), quando invece, a parte flora e corti (maria, quella della merini), sono tutti concordi a dire che l'ha scritto molto tempo dopo, nel periodo napoletano, cioè nella piena maturità, coevo, per capirsi, alla ginestra... un falso, dunque, nel senso che la collocazione del passero solitario non rispetta la successione cronologica di composizione scelta nella pubblicazione dei Canti, ma d'autore, perché non fu dell'editore, ma del leopardi stesso.
ecco, all'esame, a questa, cose le chiede bandini? questa roba qua, e ha preso trenta. e io, la scema, a me mi ha chiesto 'a se stesso', che non ne aveva neanche parlato, a lezione, poco, la mia solita sfiga, io come al solito mi sono sentita morire, ho cominciato a bofonchiare qualcosa, e lui mi ha detto: ho capito tutto, di lei, signorina, e io ho pensato ma cosa hai capito, saprai tanto di leopardi ma di me guarda ti assicuro non sai proprio niente, e forse non sei neanche così intelligente come mi pareva, e ho pensato tante altre cose, tipo ecco che mi manda via anche questo, che l'altro giorno ho fatto un elenchetto di tutti gli esami che ho dovuto fare due volte, e sono almeno sei, cioè un terzo del totale, beh insomma, devo aver fatto una faccia, non so, lo penso adesso, perché lui subito si è come un po' corretto, dicendo che beh, aveva capito tutto di me per quello che riguardava l'esame, che poi non era vero neanche quello, comunque, ho preso il mio solito ventotto, e, con bandini, ho chiuso.

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