lunedì 21 marzo 2016

think pink 11 - lucinda matlock





I went to the dances at Chandlerville,
And played snap-out at Winchester.
One time we changed partners,
Driving home in the moonlight of middle June,
And then I found Davis.
We were married and lived together for seventy years,
Enjoying, working, raising the twelve children,
Eight of whom we lost
Ere I had reached the age of sixty.
I spun,
I wove,
I kept the house,
I nursed the sick,
I made the garden, and for holiday
Rambled over the fields where sang the larks,
And by Spoon River gathering many a shell,
And many a flower and medicinal weed—
Shouting to the wooded hills, singing to the green valleys.
At ninety—six I had lived enough, that is all,
And passed to a sweet repose.
What is this I hear of sorrow and weariness,
Anger, discontent and drooping hopes?
Degenerate sons and daughters,
Life is too strong for you—
It takes life to love Life.




Ho sentito questa poesia stamattina, che è la giornata mondiale della poesia, alla radio, letta da Francesca Mazza (si può riascoltare qui).Non so perché, mi sono immaginata che fosse una negra. Forse per via dei figli, delle passeggiate, delle piante medicinali. Ma a ben guardare, non c'e nessun motivo per pensarlo.

Le due foto sono tratte dal libro 'Spoon river, ciao' (che titolo orrendo), un reportage che il fotografo William Willington  fece durante un viaggio nei luoghi che ispirarono l'autore dell'aAntologia Edgar Lee Masters, con prefazione di Fernanda Pivano.

venerdì 19 febbraio 2016

un post scritto un mese fa

appena è successo ho pensato che forse aveva ragione quella mia nuova collega che mi chiama affettuosamente Pietra, o magari il dottor B., che una volta non so perché mi ha detto tu sei la più forte, della tua famiglia, laura, non lo sai neanche tu, quanto sei forte, e io ho pensato ma che cazzo ne vuoi sapere, tu, e invece, ho pensato, vuoi vedere che ne sapeva, altro che fuori di testa, dicevano tutti che era fuori di testa perché andava al poleo, un posto qua vicino dove c'era uno che vedeva la madonna, era diventato fanatico, dicevano, ma io non l'ho mai pensato, questo, era un uomo magnifico, invece, solo che aveva sta fissa di conoscermi senza che ci avevessi mai parlato insieme una volta, mah.
ho pensato che avessero ragione perché dopo che è successo non pensavo niente, era tutto come prima, sono uscita dall'ospedale la mattina con la mia valigetta e sono salita sulla macchina con cui ero andata lì il giorno prima, che avevo delle perdite. me l'aveva detto, il ginecologo: non va, non va.
 avevo cercato di non pensarci, prima, di di non pensare a niente, non pensare pensieri che non dovevo pensare, cose brutte, da pensare, per una mamma, di suo figlio.
ma ne avevo pensate anche di belle, di belle e di brutte, insomma, ne avevo pensate tante, continuamente.
e uscita fuori non sentivo niente, nessun male, niente di niente.

e poi a casa mi sveglio di notte. anche stanotte, mi sono svegliata. mi sono svegliata e il primo pensiero è stato quello.
e se magari dicevo no. non lo voglio, sto raschiamento. che parola orrenda. voglio aspettare.
adesso hai un angelo in cielo, mi ha detto una mia amica. ma se non sono neanche riuscita a considerarlo un figlio.
era una cosa che cresceva troppo lentamente. ma cresceva, però.

e stasera una collega mi ha chiesto se non voglio la femmina.

martedì 12 gennaio 2016

ancora

sembra incredibile, a me, almeno, che anche l'altra sera, siamo tornatia  casa tardi e stavano finendo un concerto su radiotre, e io ho pensato chissà chi è, mi pare brahms, sono stata un po' ad ascoltare, mmm, no, gli manca qualcosa, non so, gli manca quello struggimento di brahms, no, eppure, ma no dai, e poi la musica finisce e la speaker ha detto che era una trascrizione di brahms di un concerto di haydn, un lavoro giovanile, prima di cimentarsi con le grandi sinfonie.
ecco, a me ogni volta mi sembra una roba incredibile.

lunedì 11 gennaio 2016

cambiare da dentro

ma non si può cambiare il sistema da dentro, laura!! mi ha detto giulia una sera prima di natale che c siamo trovate a un banchetto degli scout di cui lei fa parte. io volevo affidarle un ripetente di inglese, e lei mi ha detto che non può, perché lavora. ah, bene, ho detto, che lavoro fai?
Homeschooling, mi ha detto.
 andiamo bene, ho pensato. no perché adesso va tanto di moda sto homeschooling, ma l'homeschooling vuol dire che io, ai miei figli, gli faccio scuola a casa mia. io, che sono sua mamma, o suo papà. non è una scuoletta privata fatta da un gruppetto di genitori amici tra loro che vogliono una scuola su misura per i loro bambini...
hai presente il movimento delle scuole democratiche? continua giulia. ecco, noi ci basiamo su quelle idee lì. mica è facile, quando il tuo voto vale quanto quello di un bambino, allora sì che si vede se sei davvero democratica! (ma l'asimmetria educativa, pensavo io intanto, non ti dice niente? mah).
perché questa scuola qua genera depressi, bambini tristi e depressi che saranno adulti tristi e depressi, continuava intanto lei con quel suo largo, bellissimo sorriso che le riempie tutta la faccia tonda contornata da riccioli ribelli che la fanno ancora più ragazzina di quello che già appare dal basso del suo metro e quaranta di altezza, sai quanti ripetenti ho io che mi chiedono lezioni, non è possibile, questa scuola fa schifo (beh, forse non ha detto proprio schifo, ma il senso era sicuramente questo) eccetera eccetera.
ma non ti sembra che la tua sia una scelta elitaria? le ho obiettato io, che della scuola pubblica salvo sempre e solo il fatto che è la scuola di tutti, dove tutti hanno la possibilità di imparare, di crescere, di migliorare il proprio status, di confrontarsi con tutti, intelligenti, meno intelligenti, ricchi e poveri, più o meno abili, italiani e stranieri, e poi, di fondo, torno sempre a quella mitica frase che ho sentito dire una volta da un comico che si chiama pietro chiambretti che secondo me è molto intelligente, ma si era messo a fare un po' delle boiate, forse non so, è per quello non si vede più tanto, in tv, e fa solo delle pubblicità ogni tanto che comunque in genere a me fanno ridere, comunque, io una volta l'ho sentito dire: si cerca sempre di evadere dalla realtà, ma si finisce sempre in un'altra, e io quando sento qualcuno che la realtà non gli va bene, e ok, fino a qui ci siamo anche, ma che vuole farne un'altra a sua misura, invece di cercare di cambiare un po' quella che c'è, beh, mi viene sempre da pensare quella cosa lì, che tanto finisci sempre in un'altra realtà che come quella, e chissà come sarà, che al peggio, quello si sa, non c'è limite.
ma perché non credi che si possano creare, e diffondere, delle buone pratiche? mi ha detto giulia. ma figurati, sfondi una porta aperta. il problema resta sempre l'utopia del tuo mondo perfetto, dove tutti sono felici e contenti, dove gli insegnanti sono entusiasti di quello che fanno, così, spontaneamente, dove i bambini hanno delle famiglie meravigliose che vogliono solo che realizzino il meglio di sé, dove nessun adulto, genitore o insegnante che sia,  abbia delle aspettative inferiori  o superiori alle capacità dei figli, dove gli adulti siano tutti consapevoli delle dinamiche educative, non abbiano complessi, siano sempre pazienti, comprensivi, tolleranti...
ne ho anche parlato con una mia collega, il giorno dopo, e lei mi fa: eh sì, una bella tentazione. e infatti.
 ma quello che mi interessava, a me, era il discorso del sistema. tutti parlano dei sistemi, ma pochi sanno cosa sia, un sistema. io, per esempio, è un bel po' di tempo che ci giro intorno, a sta roba.
quello che giulia non sa, secondo me, è che il sistema ha delle sue regole, che non è una roba così, in generale. a me la teoria dei sistemi mi interessa tantissimo perché è molto potente, nel senso che si applica a moltissimi aspetti della realtà.
uno degli aspetti della teoria dei sistemi che sarebbe utile tener presente se si volesse, come vorrebbe fare giulia, cambiare la scuola rendendola un ambiente di apprendimento bello, soddisfacente, entusiasmante, un luogo di crescita e confronto tra persone piccole e grandi, cosa su cui naturalmente sono perfettamente d'accordo anch'io, è il concetto di auto-organizzazione dei sistemi. eh sì. i sistemi si auto-organizzano.
e si auto-organizzano secondo i seguenti criteri, che ho trovato su wikipedia, in un wiki francamente abbastanza vago e che sarà opportuno approfondire per mio conto:
  1. L'evoluzione di un sistema in una struttura spaziale/temporale organizzata deve avvenire senza l'intervento esterno
  2. Il cambiamento è sempre autonomo in ogni ristretta fase spaziale (il cosiddetto attrattore)
  3. Lo sviluppo strutturale legato alle variabili indipendenti del sistema dipende solamente dall'influenza di regole locali
comunque, mi sembra abbastanza chiaro anche da sto riassuntino qua che un sistema, cara giulia, si cambia solo dall'interno. o comunque, non si cambia facendone uno di nuovo.
peccato.

lunedì 4 gennaio 2016

stefania e le altre

quando ero una ragazza, dischi non ne compravo mai. un po' perché i dischi hanno sempre costato tanto, e io soldi non ne avevo. un po' perché ascoltavo tanta musica classica. un po' perché mi bastava la radio. insomma, una volta, non so come mai, al mercato ho comprato una di quelle cassette che vendevano in certi banchi, piratate. era il concerto di guccini coi nomadi. ormai era una roba vecchia. beh, insomma, io quelle canzoni li le ho  imparate a memoria.  notoriamente, una storia più triste e dell'altra. dal muro su cui si è schiantata s.f. passando per il camino di auschwitz e il fungo atomico fino a venezia che muore. ecco, venezia che muore, stefania era bella, stefania non stava mai male, é morta di parto nel letto sudato di un grande ospedale... mi han detto confusi i parenti che quasi il respiro inciampava tra i denti...
oggi siamo andatia a vicenza coi bambini, hanno voluto un gelato una miseria di gelato 2 euro e cinquanta, che ladrata, ma intanto i gelatai mi hanno raccontato vita morte e miracoli, ah, che bei nomi, classici, io ho un benito, come nipotino, del resto i miei figli si dovevano vendicare, sa com'è, uno l'abbiamo chiamato Jeffrey, l'altra Chantal... e la moglie mi fa: ha sentito quante mamme morte di parto in questi giorni? pare che sono l'unica a non saperlo, lo dicono a tutti i telegiornali, ma io non li guardo, i telegiornali, e al radiogiornale non l'hanno detto, sono cinque in pochi giorni. una per una roba, una per l'altra. le donne continuano a morire di parto. purtroppo, succede.
e non è, come ci raccontano ogni giorno al telegiornale, che sia perché i piccoli ospedali sono pochi sicuri.
certo, se continuano a fare come fanno, che tolgono l'anestesista rianimatore 24 ore su 24, mandandolo solo per interventi programmati, in modo da RISPARMIARE e basta, certo che i piccoli ospedali diventano poco sicuri. ma lo dicano chiaramente, il problema è solo uno: risparmiare. che poi, sta storia che i soldi sono finiti, ma a chi la vogliono raccontare, che paghiamo sempre più tasse, mica li paghiamo una volta per tutte che poi finiscono.
comunque, partorire è una cosa naturale, come morire. sarebbe bene ricordarselo, tutti.
oggi, poi, ho letto che una ragazza di diciannove anni è morta mentre faceva un aborto. anche questo, sarebbe bene ricordarselo.
soprattutto quelli che lo vorrebbero far passare per una robetta così. una pasticca, adesso te la prendi comodamente a casa. da sola.
ecco, appunto.


venerdì 4 dicembre 2015

scelte

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valori, e chissà se ci sono ancora, ho letto su un post di paolo nori, mia figlia se li dovrà trovare da sola, i suoi valori, e io continuo a pensare che non è vero, non è mai vero. 
non è neanche questione di valori non negoziabili. 
è questione di sapere che c'è qualcosa di giusto e qualcosa di sbagliato. di insegnare questo. essere buoni, non è facile impararlo da soli.
io non lo so se gli andranno bene, i miei valori, ai miei figli.
tanti non gli vanno già bene adesso. la chiesa è una perdita di tempo, ha scritto bruno fuori dalla chiesa. proprio davanti a casa mia.
eppure continuo a farlo venire a messa.
sempre per contrasto.
sempre a volergli bene lo stesso.
 quando sarà grande, deciderà. come per il cibo. decido io, cosa va bene mangiare. 
un giorno ero al supermercato e al banco dei salumi una mamma chiede al figlio di due anni: cosa mangiamo stasera? quello punta il ditino sulla prima cosa che vede al di là del vetro. potevano essere aringhe sotto sale, bresaola da 40 euro al chilo, ricotta affumicata. e lei gli fa: eh no, dai, e ha comprato quello che ha voluto lei. io, che non avevo figli, ho pensato che non si prendono in giro così i bambini, stronza. perché poi magari se metteva il ditino su una cosa che ti andava bene allora gli dicevi bravo! no, non si fa così. a parte che qua si trattava di sapere che bisogna limitare il delirio di onnipotenza dei bambini piccoli. invece di alimentarlo finché non ti rompe le palle. o finchè non si trova vicino un compagnetto della materna con un delirio più grande del suo. 
ma tornando ai valori, se decidi tutto tu, dei tuoi figli, cosa si mangia, cosa si mettono, dove vivono, che scuola fanno. e non gli insegni la cosa più importante, cosa è giusto e cosa è sbagliato? ma va'.
mentre scrivo sono qua che aspetto per una riunione per bruno e non so neanche se va bene che sia oggi, a quest'ora. se ho sbagliato orario. ho sempre questa paura qua. ogni volta, anche quando arrivo a scuola.
di essere nel posto sbagliato, al momento sbagliato.

giovedì 3 dicembre 2015

il mondo visto dai bambini 3 - babbo natale

bruno mario sta discutendo con suo padre. a un certo punto il padre esasperato, gli fa: ma cosa pretendi di saperne più di me????
e lui: ma cosa pretendi, che creda a uno che dice che c'è un vecchietto con la barba bianca che  va in giro con una slitta a dare i regali ai bambini????

martedì 10 novembre 2015

orizzonti

ho sentito che il nostro presidente del consiglio, che è anche segretario di un partito che ormai potrebbe chiamarsi partito del presidente (ho sentito qualcuno che lo chiama pdr, partito di renzi, ma secondo me pdp è meglio) ha detto che lui ha la felicità come orizzonte politico.
che chissà cosa vuol dire, ho pensato, l'orizzonte politico.

poi non c'entra niente ma stasera sono andata all'incontro per i genitori dei bambini che faranno la prima confessione, e il parroco ci ha chiesto cos'è per noi la confessione, e la catechista ce l'aveva anche suggerita, la risposta, 'la confessione è un incontro con gesù', ma io volevo dire la mia, tanto per cambiare, e ho detto che per me la confessione è un sacramento, e prima che finissi e dicessi che per me è l'esperienza straordinaria di essere perdonata veramente, ed è un'occasione per cambiare vita, di rifare la stessa strada correggendola, come dicono gli ebrei e come ha fatto il figliol prodigo, il parroco mi ha detto che 'sacramento' per lui è una parola troppo difficile, astratta credo volesse dire (ma non l'ha detto), e io invece ho detto che per me sacramento è una cosa molto importante, ma ormai era già passato a un altro genitore.
 non vado bene neanche al catechismo, ormai.

domenica 8 novembre 2015

ancora una cosa


quando ho scritto il post sulla pietà, la tenerezza e la misericordia, il papa e il Che volevo dire un'altra cosa, che poi ho preso un'altra strada e mi son dimenticata di finire il discorso, volevo dire che quello che a me non mi convince in tutta questa misericordia del papa e di tutto questo entusiasmo che lui e i suoi discorsi suscitano in tutti, soprattutto quelli che non frequentano tanto la chiesa, e non che questa cosa mi dispiaccia, sia chiaro, ma è che mi sembra tanto che tutti dal papa in giù si affannino a distribuire a tutti tante belle pacche sulle spalle, certo fa piacere, una bella pacca sulla spalla, vai così che vai bene, naturalmente riguardo a quelle cose, peccati le chiamo io, che riguardano la condotta sessuale, quello che uno fa in camera da letto e che notoriamente non deve interessare a nessuno, o le cose che riguardano la pratica della fede, per esempio la messa, la comunione, i sacramenti. ma sì, dai che vai bene. tranquillo. basta che non rubi, che fai una vita da povero. che aiuti gli altri.
ma questa è una logica che manco vetero testamentaria, è la logica dei buoni sentimenti, dei
volémose ben, dell'io non faccio del male a nessuno. non che sia un male, voglio dire, ma resta sempre la questione centrale: il male c'è, il male è tra noi, è dentro di noi. c'è il male, c'è il dolore, anche quello in nessun modo spiegabile dei bambini, c'è la morte, non tanto quella, sorella, che arriva alla fine di una vita carica di giorni, ma quella di una mamma che lascia figli orfani, di bambini che lasciano madri disperate, di giovani vite spezzate dalla sorte o da una sofferenza infinita, c'è l'ingiustizia senza condanna, c'è la violenza lasciata impunita. c'è lo sfruttamento, c'è la tortura, c'è la prevaricazione fisica e morale, che spezzano vite e spesso non trovano neanche riconoscimento, se non risarcimento...
il gesù in cui credo ha dato una risposta a tutto questo. altro che pacche sulle spalle.
quello che non ho scritto ieri è che gesù non ha mai detto a nessuno di quei peccatori che sono diventati suoi amici: vai così che vai bene. continua pure così, tranquillo. nè loro hanno chiesto il patentino di buon cristiano che tanti oggi pretenderebbero dalla chiesa. come se la chiesa potesse darlo, poi.
a me dispiace tanto, ho tanti amici che vivono la condizione di divorziati, risposati, conviventi e compagnia bella, e che vorrebbero sentirsi dare una bella pacca sulla spalla.
anch'io, per altri motivi, avrei tanto bisogno di una pacca sulla spalla. come tutti.
di sentirmi dire: ma no, tranquilla, continua pure così.
e invece lui se ne sta lì, zitto, appeso a una croce, crocifisso nelle infinite sofferenze di questo mondo, e a me basta guardarlo un attimo per vedere tutte le mie miserie e a ringraziare di avere un altro giorno per provare a fare qualcosa di meglio.

venerdì 6 novembre 2015

pietà e tenerezza


che guevara morto. l'hanno trasportato legato ai pattini di un elicottero e il vento gli ha aperto gli occhi.
sta per cominciare o è già cominciato non lo so un nuovo programma su radio 3 e fanno la pubblicità alla radio usando uno slogan che io non lo sapevo come mai ma mi faceva venire in mente che guevara, e lo slogan è 'senza pietà, senza mai perdere la tenerezza', che più lo sento e meno mi convince.
insomma oggi finalmente trovo il tempo di fare una ricerchina su internet e scopro che praticamente è una citazione del che, in particolare la seconda parte, senza perdere la tenerezza, che è anche il titolo di una famosa oltre che corposa (700 pagine) biografia del che scritta da taibo paco  ignacio II.
resto sempre impressionata quando affiorano alla coscienza frammenti di quel magma informe che le scorre sotto. quanta roba che c'è là sotto che manco me la immagino.
comunque, ecco, volevo dire che secondo me la frase giusta è 'con giustizia, senza mai perdere la pietà'. certo, lo capisco benissimo, fa molto meno effetto che senza pietà, senza mai perdere la tenerezza'.
è un po' come il discorso della misericordia. che non è la sospensione del giudizio.
mi pare sempre più evidente che per papa francesco come per tutti del resto ci sono delle cose, dei peccati, li chiamo io, che meritano sempre e comunque la misericordia. altre, in particolare quelli che centrano coi soldi e tutto quello che gli va dietro, no. chi sono io per giudicare vale solo per qualcuno.
invece deve valere per tutti.
gesù non giudica la prostituta che i benpensanti e i dottori della legge volevano lapidare, ma non giudica neanche il truffatore ladro estorsore brutto e basso zaccheo.
l'incontro con gesù per tutti quelli che l'hanno incontrato davvero è stato un cambiamento radicale di vita. la prostituta, zaccheo, la samaritana, il lebbroso tornato a ringraziarlo dei dieci guariti.
ho trovato qui nella biblioteca della canonica in cui vivo un libretto delle edizioni paoline che in fondo, come appendice, ha poche pagine titolate 'catechetica in briciole' di albino luciani, alias giovanni paolo I, che è ormai passato alle cronache come un cattoprogressista, vittima di un complotto di tradizionalisti, spie della cia e chi più ne ha più ne metta. al secondo capitolo, leggo:

Senza dire di tanta altra gente, che frequenta la Chiesa e si crede pia e invece manca completamente di idee religiose; crede di aver fede ed ha solo del tenerume; cerca nella pietà non il volere di Dio, ma impressioni, sentimenti e vaghe ebbrezze; ignora la vera devozione e pratica un mucchio di devozioni legate a certe formule, a certi numeri, metà cabala, metà superstizioni; svuota la testa e il cuore e carica unicamente il sistema nervoso.

albino luciani, catechetica in briciole, ed. paoline, p. 125








mercoledì 28 ottobre 2015

che strano

oggi piove.
pensavo proprio l'altro giorno, che era una di quelle incredibili giornate di sole autunnali, che tutti i colori sono più carichi, anche l'azzurro, è più azzurro, più intenso, le scie degli aerei, tutto, tutto è di più, e pensavo andando a scuola che bisognerebbe riempirsi di questo azzurro, di questo cielo, di questa luce incredibile per poterci aggrappare poi a questo ricordo, almeno, quando, senza ragione alcuna, il giorno dopo, come oggi, ti alzi e tutto non c'è più, non ha più colore il cielo, e piove. ma è difficile, ricordarsi il sole di ieri. quello dell'altro ieri poi, sarà quasi impossibile. che roba strana.

domenica 18 ottobre 2015

inside out


c'era la festa del cinema, la settimana scorsa, che tutti i film li pagavi 3 euro, e ho portato i bambini a vedere inside out, che quelli di holliwood party continuavano a dire che è un film meraviglioso, che bisogna andarlo a vedere, e tutti a dire che bellissimo che meraviglioso che è, che io, beh, devo dire che a me, tutto sto entusiasmo, sarà che quando si semplifica troppo si finisce sempre col banalizzare, ok, ok, è un film per bambini, ma ci sono delle incongruenze, sul piano logico, che a me mi fanno venire un prurito, non so, ho letto anche che questi che hanno fatto il film ci hanno messo dentro le ultime ricerche, i neuroni specchio, eccetera, ma ste cinque emozioni e basta, va be', sono piccoli, ma aveva dodici anni, o undici, sì insomma, mica cinque, e poi proprio per questo, non si possono fare certi salti impliciti, così, con questa nonchalance, certe cose sono molto belle, d'accordo, ma tante altre, boh...
a me big hero 6, per dire, che non l'avrei mai detto, ma per tante robe, un lutto vero da rielaborare, sete di vendetta da superare, una sceneggiatura che non perde un colpo, battute stratosferiche, beh, a me mi è piaciuto di più, ecco.

spazio vitale

una delle foto che si trovano sul sito houzz.com

non me lo cava dalla testa nessuno, a me, che se le case fossero più larghe, la gente si separerebbe meno. magari gli verrebbe anche meno da spaccare la testa alla moglie, o al marito, magari.
stamattina alla radio ha telefonato uno che gli sta sulle balle che uno abbia la casa di 500 metri quadrati, e che se vuole la casa da 500 metri, ha detto, se la deve permettere. nel senso che ci deve pagare sopra la sua bella tassa di lusso. come se questo ripagasse la sua invidia.
io, prima di sposarmi, vivevo in una casa molto grande, non so se arriva a 500 metri, ma era grande, è grande anche adesso, solo che era grande perché eravamo in sette, con mia nonna, la quale aveva un appartamento che dentro c'era anche una stanza per due di noi fratelli, e noi, che eravamo quattro fratelli e poi ne è arrivato un altro, avevamo per dormire eccetera due stanze, mica una a testa, io dormivo con mia nonna, poi mi sono messa a dormire nella stanza guardaroba dove c'era un letto, perché volevo stare da sola, e poi è diventata la mia camera, poi mia nonna è morta, e piano piano ci siamo fatti ognuno la sua tana, ma comunque, a me non mi pare un lusso, lo spazio per vivere, certo, purtroppo molte persone non ce l'hanno, ma non vuol dire che va bene così, che in fondo, se quel signore ci pensasse un po', 500 metri in sette vorrebbe dire 70 metri quadri a testa, e c'è molta gente da sola che vive in 70 metri quadri, e su quella lui non ha niente da dire, penso, non so a quanti metri comincia a avere da dire, ma se uno si ritrova una casa che era grande perché era abitata da più persone, e ci deve abitare da solo, cosa dovrebbe fare, venderne un pezzo? o venderla tutta, che tanto non la vuole nessuno, per comprarne una più piccola che allora non hai più il lusso?
no io lo capisco, uno che è invidioso di uno che ha la casa grande. è perché lo spazio vitale è importante. ma non è che se tutti i poveracci hanno la casa piccola, sono più contenti, mi pare. non so, io questa storia del mal comune mezzo gaudio, non mi ha mai convinto, e sì che ci ho pensato tanto.
io, quando mi sono sposata, e stavo in una casa piccola e senza riscaldamento, non era brutta, ma era umida, e piccola, e non avevo il divano, e si è allagato l'interrato, dopo che l'abbiamo fatto, e c'erano i miei libri che galleggiavano sull'acqua, e io allora l'ho capito, cosa vuol dire invidiare una casa, che prima non l'avevo mica capito. ma non è che ho mai pensato: allora è meglio che tutti abbiano la mia piccola casa piena di umidità e senza riscaldamento.
mi ero iscritta a un sito americano che si chiama houzz, e ogni settimana mi arrivavano delle foto meravigliose di stratosferiche case americane altro che 500 metri quadri, il patio sarà stato di 500 metri quadri, cucine che solo l'isola in mezzo è più grande della mia intera, bagni col salotto dentro, aggettati sull'oceano, o dentro la foresta, pareti di finestre sui boschi rossi d'autunno, camere per bambini con quattro letti a castello che sembrano case di legno sull'albero, cose incredibili. adesso hanno fatto la versione italiana e, senza manco chiedermelo, hanno sostituito le mie meravigliose case americane con studioli in soffitta, giardinetti, bagnetti e via ettizzando. ma cosa vuoi che me ne faccia, io, di sti sognetti qua? manco sognare, in grande, ti lasciano più.
eh no, te lo devi permettere, come ha detto quel poveraccio stamattina.

no, tanto per capire di cosa stiamo parlando


mercoledì 30 settembre 2015

onde del destino

aldo palazzeschi, non lo so come mai, ma a me, come poeta, non mi è mai piaciuto più di tanto, e devo dire che anche le sorelle materassi, che sì, è un grande romanzo, di un'ironia feroce, ma io, non so, non sono mica riuscita a sopportarlo, neanche quando lo sentivo alla radio.  e invece a diego gli piace così tanto che al figlio, di secondo nome, gli ha messo aldo, che effettivamente, aldo, non è che sia un gran nome, abbiamo convenuto. me l'ha detto oggi al supermercato, l'ho speronato nella corsia delle acque minerali,  devo prendere i pannolini e non so cosa, mi ha detto, alla cassa aveva tre scatoloni che mi ha riempito il carrello per portarli fuori. credo che a parte la passione per la letteratura e vasco rossi, di cui ho trovato poco tempo fa una delle cassette che mi aveva prestato e che non gli ho più restituito, ci sia veramente poco che ci unisce, eppure, non so come mai, saranno stati non so quanti anni, che non ci vedevamo, ma è sempre come se fosse stato ieri, che parlavamo, scherzando, di libri, di amori, delle cose importanti della vita, come se l'importante fosse altro, e a noi non interessasse per niente.
poi sono salita in macchina, e quando ho girato la chiave è partita la radio, e stavano suonando la terza sinfonia di brahms, che è la mia preferita, solo che stavano facendo il quarto movimento, e il mio preferito è il terzo, comunque sia, ho pensato, che musica incredibile, queste sì che sono le onde del destino, altro che lars von trier.

martedì 8 settembre 2015

partito nazionale

sempre della serie delle cose che mi fanno impressione solo a me, io quando ho sentito la prima volta sta storia del partito nazionale, che il nostro presidente del consiglio  che è anche segretario di un partito, lui vorrebbe che il suo partito diventasse il partito nazionale, ha detto, e a me, la prima cosa che mi è venuta in mente, a sentir parlare di partito nazionale, è stato il partito nazional-socialista, che poi per far prima l'han chiamato nazista. che mi pare che sta idea qua, di pensare che basta uno, a pensarla nel modo giusto, e che dice agli altri come devono fare, un partito solo, un sindacato solo, non so, a me mi pare di averla già sentita, ma mi pare che son solo io, non so.

una

oggi siamo andati a una sagra che ci andiamo ogni anno, è un bel posto, di mezza montagna anche se non c'è l'odore della montagna, ma fa sempre un po' freddo che senti l'autunno che arriva, e mentre guidavo e facevo i tornanti a una curva vedo una donna coi capelli grigi e un golf rosso appoggiata alla rete coi gomiti che guardava le macchine che passavano, e ho pensato che aveva la faccia come le pietre della casa che aveva alle spalle, e quando siamo tornati giù, dopo un paio d'ore, stava ancora lì, appoggiata alla rete, a guardare.

martedì 1 settembre 2015

selvatichezza



Rende selvatici la scrittura. Si torna a una selvatichezza di prima della vita. E la si riconosce subito, è quella delle foreste, quell antica come il tempo. Quella della paura di tutto, distinta e inseparabile dalla vita. Ci si accanisce. Non si può scrivere senza l'energia del corpo. Bisogna essere più forti di se stessi per affrontare la scrittura, bisogna essere più forti di ciò che si scrive. è una cosa strana, non è solo la scrittura, lo scritto, è il grido degli animali della notte, quello di tutti, quello di voi e di me, quello dei cani. è la volgarità greve, disperante, della società. Il dolore, è anche Cristo e Mosè e i faraoni e tutti gli ebrei e tutti i bambini ebrei, ed è anche la felicità più violenta. Questo io credo, sempre.

Marguerite Duras, Scrivere

sabato 29 agosto 2015

cose crudeli



ieri mattina, o l'altro ieri, non so, ho sentito alla radio una signora iraniana tutta scandalizzata dal fatto che mentre nel '49, mi pare, quando lei è venuta in italia per studiare a santa cecilia (ma quanti anni avrà, sta signora, novanta? che mia madre è del '44 e ha 71 anni, io ho dei problemi con le date, mi baso su quelle poche che so per farmi un'idea) in iran si poteva divorziare in un attimo bastava andare dal notaio, solo la donna a risposarsi doveva aspettare tre mesi perché se era incinta si vedeva chiaramente il padre chi era (?), e invece noi trogloditi, in italia, dove lei dall'iran è venuta per studiare all'accademia di santa cecilia, ci siamo inventati quella cosa crudele che è la separazione, e adesso chissà cosa ci crediamo di avere inventato, il divorzio breve che ci vogliono 12 mesi, ma dai.
la cosa che mi ha sorpreso, e irritato anche, è che il giornalista del momento, michele fusco, non si sia sognato di fare alla signora regista iraniana nessuna delle mille domande che a me sono sorte spontanee, lui che continua a dire ai radioascoltatori 'stia in linea, la prego', e ingaggia con certuni delle battaglie inutili ed estenuanti, domande, che ne so, su come mai da questo paese così moderno una ragazza venisse a studiare in italia, sul regime dittatoriale dei Palhavi, che ha imposto un'occidentalizzazione forzata del paese, e vero, ma si è fatto invadere dagli anglo-sovietici per finire in esilio. questo fino agli anni '50. perché poi c'è stato quello che io da bambina vedevo in televisione, lo scià di persia, reza palhavi, che tornato dall'esilio, ha continuato l'occidentalizzazione del paese, e per sua iniziativa, neanche tanto amata dai persiani, ha voluto che la persia si chiamasse iran, e ha fatto una rivoluzione, chiamata rivoluzione bianca, che prevedeva tutta una serie di riforme di politica industriale ed economica e anche una maggior libertà e rispetto dei diritti delle donne, solo che ha ripudiato due mogli, lui, perché non gli davano dei figli, almeno quello, fusco, glielo poteva chiedere, alla signora regista, no? di spiegarci come mai in un paese così progredito il sovrano si è sentito in obbligo di ripudiare la sua amata seconda moglie perché era sterile anche lei, come la prima...
o almeno fare qualche domanda in generale su quella cosa (quella sì) crudele, come la signora ha definito la separazione in italia, che si chiama ripudiare la moglie. chiederle, almeno, che fine fanno i figli, visto che per i musulmani sono proprietà del padre.
domande sul fatto che in iran farsi una foto e pubblicarla su fb senza il velo è un gesto di coraggio e di ribellione, come testimonia la campagna My stealthy freedom, che seguo su fb (ne ho parlato qui).
domande sul fatto che la donna in iran vale, per legge, metà dell'uomo. o sul fatto che un marito ha diritto, se la trova in flagranza di adulterio, di uccidere lei e l'amante.
cercando delle notizie su questa grandissima civiltà del divorzio che emergeva dalle parole della signora alla radio, ho trovato queste ed altre notizie interessanti. tipo quella che gli iraniani fanno degli accordi prematrimoniali, accordi che servono, alle donne, ad evitare di essere scaricate per una cazzata, una specie di clausola cautelare volta a dissuadere il marito a mollarle come e quando gli gira (il diritto al divorzio, per l'uomo, è illimitato) o, anche, ad ottenere di essere ripudiate, sai che conquista, perché siccome il divorzio la donna può chiederlo solo per motivi gravi (ovvio, no?) allora fanno così: dicono: rinuncio al mehrieh, cioè a quello che avevano pattuito, e tu mi ripudi, e mi lasci libera. da notare che oltretutto, per legge, in caso di divorzio, la donna deve regalare tutto quello che ha al marito.

sto mehrieh era
 'originariamente inteso come il prezzo che lo sposo deve versare alla suocera per ringraziarla di avere mantenuto la ragazza vergine fino al matrimonio.
Il “mehrieh”, sorta di pegno da pagare al momento del matrimonio in vista di un eventuale divorzio, è iscritto nel certificato di matrimonio ed ha un valore giuridico pari a una cambiale. Chi non paga, in base alle leggi attuali della Repubblica Islamica, potrebbe finire in carcere esattamente come chi emette assegni protestati' 
(l'ho letto qui).
'a teheran ormai tutte le spose stabiliscono nel contratto di matrimonio questa penale, la cui entità dipende – in ordine di importanza – dalla sua famiglia, dalla bellezza e dal livello di istruzione'. (sempre qui)
ovvero, capisco io, se sei figlia di contadini, brutta e magari ti sei fatta un mazzo tanto a scuola, hai diritto a poco o niente. ringrazia che qualcuno ti ha presa su. naturalmente, la signora in questione che nel '49 è venuta in italia a studiare, problemi di questo genere non ne aveva.
il risvolto divertente della cosa è che alcune donne iraniane hanno messo come mehrieh delle cose assurde, tipo 8100 libri di poesia  di tre autori famosi (per carità, io adoro la poesia, ma ottomila e passa volumi, vabbè che gli iraniani sono dei grandissimi poeti, ma insomma, sono quasi tremila libri a poeta, saranno tutti doppioni, che te ne farai...) oppure 124.000 (centoventiquattromila) rose rosse, che dicevamo ieri sera con delle amiche, sai che puzza di marcio, sai i sacchi dell'umido che devi riempire, ma dai, ma che idea è???

martedì 25 agosto 2015

punti di non ritorno

una cosa che non so fare, io, sono i punti di non ritorno.
ho letto un post di paolo nori sul fatto che ci sono delle cose, come bere il caffè senza zucchero, che
è uno di quei cambiamenti irreversibili, come passare dal pc al mac, se uno attraversa il confine, arrivederci, non si torna indietro
ecco io, invece, indietro ci torno sempre, è da un po' che bevo il tè senza zucchero, la mattina, ma l'altro giorno che sono andata a campogrosso che è in montagna e faceva freddo, abbiamo preso tutte un tè e io, lo zucchero, ce l'ho messo, senza neanche accorgermene, quasi,  oppure il mac, io lo uso da sempre, il mac, da poco dopo che è venuto fuori il primo mac, ma se mi capita di usare il pc, lo uso, lo uso tranquillamente, ci sono delle cose che quasi vado meglio col pc, è che al mac ci sono affezionata, è come casa mia, come l'A112, ma sta storia del confine, non so, ecco, io non ce la faccio mica, a non tornare indietro più, c'è un passo del vangelo che mi mette in crisi, su questo, che dice che chi mette mano all'aratro e si volta indietro non è adatto, al regno dei cieli, ecco, io continuo a voltarmi indietro, non sono adatta, io, al regno dei cieli, non si sta mica bene, a saperlo, non so chiudere le porte, non so passare il confine e basta, e per dirlo sulla mia tesina dell'anno di prova avevo scritto una citazione di montale, 'noi, della razza di chi rimane a terra', e la preside si è incazzata, ma chi si crede di essere mi ha detto, e io non sapevo come spiegarglielo, e infatti mica gliel'ho spiegato, del resto, se uno scrive noi, vuol dire che c'è anche lui in mezzo, invece lei pensava che noi stessimo a guardare me da terra, me che mi butto senza paura tra le braccia aperte che mi afferrano nell'acqua...
lo dico sempre io, la grammatica, ragazzi, la grammatica, quando non capisci niente, attaccati alla grammatica, vedi come ti sembra tutto più chiaro...

giallo e blu

un'altra cosa che sembra che nessuno ci fa caso è quella stupidissima cosa delle borse dell'ikea: ti piace la borsa gialla? comprane una blu. ma scusa, se mi piace quella gialla, perché cavolo dovrei comprarne una blu?
evidentemente le borse blu non vanno poi così tanto, perché adesso le devi comprare al posto di quelle di carta, che non ci sono più.
in compenso, se ti piace il carrellino giallo, ne puoi comprare uno indovina di che colore?