martedì 13 gennaio 2015

io non ho paura?

oggi ho sentito alla radio che l'hashtag del momento è: io non ho paura.
che a me, mi sembra che hanno tutti una paura fottuta, invece.
di morire, intanto. di soffrire. di ammalarsi. di stare soli. di fare brutta figura. di essere lasciati. di perdere qualcosa: soldi, potere, affetti, prime o seconde file, posti al sole o all'ombra del potente di turno...
che invece, per me, bisognerebbe aver paura solo di essere dannati, per l'eternità.
e mi pare che siamo alla solita manfrina della paura del diverso, della conoscenza che cancella, magicamente, la paura oscurantista figlia dell'ignoranza.
cazzo c'entra l'ignoranza con stare da soli, soffrire, morire, io non lo capisco proprio.




lunedì 12 gennaio 2015

tre cose incredibili

che mi sono successe oggi.
stamattina, passare accanto al pulmino, rallentare un pochino per vedere se vedevo i miei figli, vederne uno, essere vista e salutata da lui con un entusiasmo che mi ha riempito gli occhi e il cuore di lacrime di felicità, una felicità che incredibilmente è sempre la stessa ogni volta che mi accade.
essere a pd e mentre cerco di parcheggiare per andare da sant'antonio vedere il mio amico andrea, andare con lui al santo e come al solito parlare, riflettere, discutere e soprattutto imparare un sacco di cose, per esempio che lo scimpanzè ha 13 costole e l'uomo 12 (anche andrea l'ha scoperto da poco, da un libretto scritto da un suo amico, quando adamo perse la costola).
accendere la radio, sentire un'orchestra che mette giù due accordi e pensare: questo è johannes brahms, e il presentatore ha detto che era proprio brahms, la terza sinfonia, pure.

pensiero divergente 2

Bruno: papà, qual è il mese che ha 28 giorni?
Papà: Bruno...(con un sorrisetto che voleva dire: dai Bruno, su, che domande!)
Bruno insiste, sorridendo soddisfatto: Dicembre! Gennaio!Tutti i mesi hanno 28 giorni, almeno!
Io: papà, ricordati che se tuo figlio ti fa una domanda che ti sembra banale, probabilmente ti stai sbagliando...

cose facili, cose difficili, cose normali

Arrivo in cortile dopo un’ora impegnativa in una classe dove c’è un alunno con DOP (disturbo oppositivo provocatorio) che dopo un’ora schizza, e avevo due ore, con la mano che mi fa male perché nell’oppormi a un pugno le dita si sono piegate all’indietro, e trovo una mia collega in lacrime. Soffre di attacchi di panico, ci ha detto. Un’altra collega, sorridendo, che io non lo so, ma se sto piangendo e uno ride mi girano le palle, comunque le ha detto che anche lei soffre di attacchi di panico, è normale al giorno d’oggi, è semplicissimo, guarda, e gliel’ha detto come si dice ai bambini quando si sbucciano un ginocchio, sarà semplicissimo per te, forse, le avrei detto io, che come dice il mio mito Velasco, l’allenatore di pallavolo, non c’è niente di facile o difficile, ci sono le cose che sai fare e quelle che non sai fare, ma comunque, le ha detto, è semplicissimo, vai dalla neurologa, ti dà una pastiglietta, la sto già prendendo, la pastiglietta, ha detto quella che piangeva, eh, ma sei all’inizio, ha continuato l’altra sempre sorridendo, questo è il momento peggiore, te l’avrà detto il dottore, poi ti abitui, io li ho ancora, ma è normale, tranquilla.

domenica 4 gennaio 2015

pensiero divergente

bruno, mio figlio, per calcolare quante figurine aveva in tutto, avendo 7 pacchetti da 5 figurine ciascuno, ha fatto questo ragionamento: 5x7=?  10-7=3, 10x5=50, 5x3=15, 50-15=35, ho 35 figurine.
ci ho messo un quarto d'ora a capire cosa cavolo c'entrassero 50 e 15.

venerdì 2 gennaio 2015

ma l'amore che cos'è 9 - veri uomini

ho trovato questa citazione nel blog di paolo nori


il problema è, caro ronnie, che dei veri uomini, mi pare, non gliene frega più niente a nessuno

mercoledì 31 dicembre 2014

rimborso spese, car sharing e altri scambi

alla radio si stanno chiedendo come mai ci sono tanti donatori di spermatozoi mentre mancano le donatrici di ovociti. mah. chissà come mai.
la dottoressa dell'azienda non so quale, che ha attivato un numero per chiamare se vuoi essere donatore barra donatrice, lamenta che hanno telefonato tanti donatori, mentre ci sono pochissime donne disponibili a sottoporsi a uno screening accurato, svariati esami, trattamento farmacologico (traduzione: bombardamento ormonale) e  successivo intervento invasivo per prelevare gli ovociti.
la dottoressa sostiene che se ci fosse un contributo di solidarietà, altrimenti detto un rimborso spese, tipo pagare le giornate che le donatrici perdono per fare i suddetti trattamenti, magari ci sarebbero più donne disponibili. perché il nostro paese, ha detto, è culturalmente poco disponibile al dono. ha detto così.
in parallelo, poi, ci dovrebbe essere l'egg sharing, che riprende l'ormai noto 'car sharing', ovvero quel servizio per cui tu, invece di possedere una macchina, usi la macchina quando ti serve, prendendola da un parcheggio e riportandocela quando hai finito. il che, mi pare, non c'entra niente con il farsi prelevare gli ovociti, congelarli e darne un a parte a chi non ne ha. la differenza con chi si congela gli ovuli per gli affari suoi è che se accetti di dare gli ovuli a chi non ne ha li puoi congelare gratis. conoscevo uno che siccome gli hanno fatto una radio terapia massiva, che oltre al sistema immunitario gli ha distrutto anche quello riproduttivo, gli hanno fatto congelare gli spermatozoi, che gli costava una cifra all'anno, mantenere quelli che lui chiamava i suoi figli.
alla radio hanno detto anche che apple consiglia alle sue dipendenti di congelare gli ovociti per rimandare la maternità a dopo la carriera. in realtà, sono andata a vedere, facebook e apple hanno deciso di pagare il trattamento e il costo di mantenimento degli ovuli, perché il congelamento (devi congelarti almeno 20 ovuli, dicono) e la conservazione hanno costi molto elevati. facebook ha già iniziato il finanziamento, apple comincerà a gennaio. pensano che sia un sostegno alle donne e alla maternità. potrebbe costare circa 20 mila dollari a donna.

lunedì 29 dicembre 2014

la mamma più meravigliosa

ieri ho salutato i miei nipotini che stanno lontano e tornavano a casa, e abbracciandoli ho detto loro : ti voglio tanto bene! Solo Ginevra mi ha detto: anch'io! e l'ho detto a sua madre, mia sorella.
al che lei mi fa: perché ti stupisci? non ti dicono mai, i tuoi figli, mamma, sei la mamma più meravigliosa del mondo?
macchè, ho detto. e allora leigliel'ha chiesto, ai miei figli: qual è la mamma più meravigliosa del mondo? mentre io pensavo: ma no, dai, lascia perdere. che la risposta la sapevo già, io: non lo so.

lunedì 15 dicembre 2014

problemi

e poi una domenica mattina ti dice che ha un problema, il tuo regalo di natale, e ti viene da piangere, e lo sai anche tu che è una cazzata, ma ti metti a piangere, e fai finta che non ti ho detto niente, ok? ma tu non ci riesci, a smettere di piangere, e allora viene fuori che eh sì, hai proprio qualche problema, tu, laura.

bioritmi

c'è stato un tempo che ne parlavano tutti, dei bioritmi. erano come l'oroscopo.
è che io, adesso, che è mezzanotte e 38, andrei avanti un paio d'ore, a lavorare, ma poi domani mi suona la sveglia alle 6 e venti, e allora devo andare a letto, che devo ancora preparare i vestiti ai bambini, e cercare i dischetti di cotone per fare il bigliettino domattina.

venerdì 12 dicembre 2014

PLURALE MAIESTATIS

Io, il plurale maiestatis non lo sopporto. non l'ho mai sopportato. è ridicolo, è incongruente.
perché non è che il papa lo usasse per parlare a nome dei cristiani cattolici, che allora magari lo potevo anche capire. no, lo usava per la sua persona e basta. al plurale.
un po' come passera, che chissà cosa credeva di aver pensato, a scrivere come titolo del suo programma politico 'io siamo'.
il professore quando bisogna fare qualcosa dice: dobbiamo fare, e io gli dico sempre di smetterla, con 'sto plurale maiestatis, di parlare per lui e basta, ma in realtà non c'entra niente, quello del professore non è plurale maiestatis.
beh, insomma, a me pare che ognuno è meglio se parla per sè.
per cui ho trovato fastidioso, e anche violento, devo dire, che il papa, a istambul, abbia detto: NOI MUSULMANI E CRISTIANI, che già io, che sono cristiana, a sentirlo mi dà fastidio, ma se fossi musulmana, mi sa anche di più, mi darebbe fastidio, ma parla per te, ma accontentati di essere quello che sei, cosa ne vuoi sapere tu di quello che voglio io, come quelli che dicono: siamo tutti... qualcosa, siamo tutti ebrei, siamo tutti palestinesi, siamo tutti omosessuali...
ma cerca di essere quello che sei, se puoi, e basta.

domenica 30 novembre 2014

italiacano 12


VISITA FOGNATRICA.
motivo: DISFONIA.

c'è scritto nella mia ricetta rossa, me ne sono accorta solo stasera.

martedì 25 novembre 2014

donne e nutrie

qualche giorno fa, su facebook, ho scritto un commentino a un post di un mio amico, che commentava a sua volta con un 'che schifo' l'ultima copertina di internazionale in edicola, in questa settimana in cui cade la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. la copertina era questa:



i commenti alla suddetta copertina erano piuttosto uniformi: quelli degli uomini, tutti di area destrorsa, oltre allo schifo, che pare sia il sentimento più comune che suscita l'aborto, e alle critiche scontate alla linea del giornale, si appuntavano poi sulle caratteristiche poco femminee della ragazza in copertina, definita aborto essa stessa, donna mancata, senza vagina eccetera. mentre le donne, sostanzialmente, ribadivano il diritto di abortire.
ma la gravidanza evento comune, perfino normale nella vita riprouttiva della donna?? evento normale, vita riproduttiva. abortire come partorire, perdere un figlio come averlo???
avevo cominciato a scriverne nel commento, ma ho preferito lasciar perdere, quando mi sono accorta che la questione era troppo grossa, ma anche che, evidentemente, lo era solo per me, perché quello che mi aveva colpito allo stomaco a me non aveva sollevato manco un'obiezione. le leggi naturali non esistono, me lo dice sempre anche il professore. non esistono per l'omosessualità, non esistono per la famiglia, per l'essere uomo, o donna.
ma se si tratta dell'aborto, allora la donna diventa un organismo come tanti altri, un animale. libera di non fare niente, secondo la linea di pensiero sottesa a queste affermazioni, assoggettata alle leggi naturali di nascita, crescita e morte, e basta.
una mucca, una mucca ha una vita riproduttiva. un batterio, anche.
un figlio un avvenimento comune, mi sono chiesta di che cazzo di idea di 'evento comune' stesse parlando questa, di che cazzo di vita riproduttiva stava cianciando, che continuano tutti a dire che la normalità non esiste, che non si può neanche dire, è normale, non è normale, tra un po' non è più normale neanche dire che un figlio nasce da un uomo e da una donna, però per l'aborto sì, quello è normale, e io mi sono vista davanti tutte ste donne che si sottopongono a trattamenti terrificanti, bombardamenti di ormoni, intrusioni di tutti i tipi nel loro corpo e nella loro anima pur di avere sto cazzo di figlio che non riescono ad avere, perché non glielo vai a dire a quelle, che normale che è, avere un figlio,  o a quelle che non vogliono averlo e poi quando non possono più averlo allora lo vorrebbero, o a quelle che un figlio, purtroppo, lo perdono prima di perdere la loro vita, ed è una cosa di una pena incredibile, mi sembra impossibile che una donna non lo capisca, che non abbia mai conosciuto, che non abbia mai parlato con una donna che ha perso un figlio.
quando ero incinta di agostino, i primi giorni, ho avuto un distacco molto grosso, che nessuno dei ginecologi dell'ospedale di rieti pensava che si sarebbe riattaccato, e mi tenevano lì, ferma immobile, venti giorni ci sono stata, più che altro ad aspettare che avessi l'aborto.
una ragazza, un'avvocata, si era fatta anche portare il lavoro in ospedale, che, volevo dirle, ma lascia perdere, ma mettiti calma, il bambino l'ha perso. era in camera con me. era un paio di giorni che il feto era morto. è stata una cosa terribile, perché, io non lo sapevo, ma quando abortisci, dipende da quando ti succede, ma in quel momento lì, tre mesi, ti inducono le contrazioni come per il parto, hai quel dolore orrendo che io ancora non lo sapevo quanto fosse dolore, solo che ce l'hai sapendo già che non servirà a niente. una cosa terribile, il dolore del parto senza il parto. tre, giorni, ha pianto, quella. era la seconda volta che le capitava, ma l'altra volta le era successo prima, e non era stato così orrendo. una cosa normale, comune, certo, come no, ma che cazzo stai dicendo.
ecco, oggi ho sentito alla radio un articolo, questo,
http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/ma-la-donna-non-e-una-nutria.aspx
che dice un po' quello che ho pensato, confusamente, dolorosamente io, e lo ricopio nel caso venga cancellato, prima o poi, dal web, ringraziando l'autore, Luigi Ballerini, e il mio giornale, Avvenire, per averlo scritto e pubblicato
«Interrompere una gravidanza dovrebbe essere considerato un evento comune, perfino normale, nella vita riproduttiva di una donna. Proprio come avere un figlio». Questa frase della scrittrice statunitense Katha Pollitt campeggia sulla copertina del numero 1.078 dell’ "Internazionale" accanto alla foto di una donna, dal volto di ragazza. La giovane indossa sopra i jeans una maglietta nera con una scritta bianca: «I had an abortion» (ho abortito).

A prima vista potrebbe avere tutte le carte in regola per sembrare un manifesto pro-aborto. Ma non lo è. È piuttosto il manifesto di una riduzione. La riduzione del corpo a organismo, la riduzione della donna alla sua componente biologica. Vita riproduttiva, ecco il termine centrale e determinante. La donna sarebbe quindi un organismo che nasce, cresce, si riproduce (o non si riproduce) e muore, un organismo per cui sarebbe uguale far nascere un figlio oppure eliminarlo.

Esattamente come una gatta, una mucca o una nutria per le quali immaginiamo che nascita o aborto non siano eventi accompagnati da particolari affetti, ma solo dalle contrazioni ritmiche dei muscoli, l’accelerazione del battito cardiaco e l’aumento della frequenza respiratoria. Ecco la donna ricacciata in una presunta animalità, privata del suo pensiero, ossia della sua anima, del suo spirito, buona per un documentario del National Geographic.

Questo processo di normalizzazione – in realtà di banalizzazione – riduce ciò che invece può costituirsi come evento nella vita della donna. Non solo non è "normale" abortire, non è affatto "normale" nemmeno avere un figlio. Non c’è assolutamente nulla di scontato. Avere un figlio rappresenta un evento eccezionale, che può accadere o no sia per volontà della donna sia per condizioni naturali, un evento tuttavia che si accompagna sempre a riflessioni e affetti intensi, a paure e desideri, a speranze e angosce. Altro che "comune" e "normale".

Le donne non hanno una vita riproduttiva, hanno una vita e basta. A volte difficile, ma sempre intensa, mai banale. In essa si danno accadimenti diversi che riguardano il loro corpo, un corpo vivificato e umanizzato dal pensiero capace di provare a realizzare i desideri, identificare i problemi e cercare delle soluzioni.

Katha si sbaglia. Una donna non è mai una nutria, qualunque cosa faccia. Una donna è un soggetto che pensa e che vive accordando il suo moto, secondo la forma di questo pensiero, in modo da stare bene ed essere felice assieme alle persone che incontra, che sceglie e che ama. Questa, se vogliamo, la possiamo chiamare normalità.
© riproduzione riservata

mercoledì 12 novembre 2014

il giovane favoloso



stasera grazie alla mia mamma ho potuto andare a vedere un film. quando sono partita pensavo che avrei visto 'pasolini', ma poi quando sono arrivata al cinema, fuori dal quale ho trovato la mitica rosalina, la mia prof di italiano del liceo di cui ho scritto qualche tempo fa, ho scoperto che alla stessa ora, ma in un'altra sala, facevano il giovane favoloso, il film di mario martone su giacomo leopardi, non so quanti minuti di applausi all'ultima mostra di venezia. naturalmente, giacomo batte pierpaolo 3 a 0, e ho preso il biglietto. in sala, si è seduta vicino a me la mia maestra di prima elementare. la mia storia scolastica in pochi sedili del cinema.
alla fine del primo tempo ho scritto un sms al professore, dicendogli che sinceramente pensavo meglio. lui mi ha risposto con la famosa, per quelli della mia età, battuta della pubblicità delle lavatrici candy: ma lei è incontentabile! come con tuo marito.
e io gli ho scritto: è leopardi che è incontenibile.
come mi ha detto la rosalina all'uscita: mi è sembrato un leopardi un po' vittima dell'ambiente che lo circondava, ma comunque c'è da rifletterci su, c'erano anche della parti molto belle. sì, ho pensato io, c'erano, erano quelle di leopardi.

una petizione che ho firmato


le vittime dell'agguato di via fani

ieri alla radio ho sentito un regista che non conoscevo, ulderico pesce, che parlava del suo ultimo lavoro, ora in scena a trieste, sulla storia del rapimento e uccisione di aldo moro. si intitola moro, i 55 giorni che cambiarono l'italia, un lavoro scritto dallo stesso pesce con la collaborazione del giudice imposimato, che condusse le prime indagini sulla vicenda.
 le solite cose che ormai mi vado ripetendo anch'io come tanti da anni: chi c'era in via fani, che ci faceva quello dei servizi segreti, e soprattutto: chi ha davvero ucciso moro? pesce ha lanciato una raccolta di firme, a cui si può aderire nel suo sito a questo indirizzo:
http://www.uldericopesce.it/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=47 per chiedere la desecretazione di tutti i documenti sull'assassinio di moro e della sua scorta.
ma sono scoppiata a piangere quando pesce ha denunciato il fatto che la lapide in via fani, dove sono stati assassinati alle ore 09:00 del 16 marzo 1978, l'autista di moro, appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, 42 anni, il responsabile della sicurezza, maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, 52 anni, e gli agenti della scorta di moro: la guardia di Pubblica sicurezza Giulio Rivera, 24 anni, il vicebrigadiere di Pubblica sicurezza Francesco Zizzi, 30 anni, e la guardia di Pubblica sicurezza Raffaele Iozzino, 23 anni, la lapide che ricorda questi servitori dello stato, che andavano volontariamente incontro alla morte ogni giorno perché non avevano macchine blindate, e lo sapevano, questa lapide sta a livello del marciapiede, e i cani ci pisciano sopra. la petizione chiede anche questo, che la lapide venga alzata, insieme alla memoria di queste persone, il cui omicidio è rimasto impunito.
tutti i brigatisti ritenuti responsabili per questi fatti sono liberi o, come gallinari, sono morti a casa loro da uomini liberi. uno ha un ristorante in nicaragua.

la targa che ricorda la strage in via fani

un grande maestro, un grandissimo allievo





"al mondo non c'è niente di più bello che capire"
g. c. argan




giulio carlo argan, lo storico dell'arte che generazioni di liceali hanno odiato per via del suo manuale verde di storia dell'arte, che il problema era che non era un manuale, ma noi dovevamo usarlo come se lo fosse, e io, in particolare, oltre a capirci poco, non sapevo che farmene, cosa dire, dopo aver letto tutti quei bei discorsi sull'arte greca, che mi ricordo soprattutto quelli, argan, dicevo, aveva iniziato come tanti bravi studenti figli di buona famiglia, a studiare giurisprudenza. un giorno è entrato nell'aula dell'università dove insegnava lionello venturi, e resta folgorato dalla sua lezione su monet.

passa così a quegli studi, e un giorno il professore assegna un approfondimento per casa. argan glielo consegna e il prof gli fa: ne parliamo venerdì prossimo. il venerdì il prof neanche lo chiama, e passa allo studente successivo nell'elenco. pensando che non gli fosse piaciuto, alla fine argan gli chiede timidamente come mai non gli avesse detto nulla, e lui gli fa: è già in tipografia, lo pubblichiamo sull'ultimo numero di non so che rivista.
 a 27 anni argan, già funzionario statale (una specie di soprintendente alle belle arti di adesso) viene chiamato come ispettore centrale a roma, al ministero dell'educazione, dove da lì a pochissimo diventerà consigliere del ministro luigi bottai.
quando mussolini chiede di cambiare il nome di piazza cordusio a milano, argan, di suo pugno, scrive a mussolini che la cosa non si deve fare, perché cordusio significa 'cors ducis, cuore del duce. mussolini, immediatamente approva, e la piazza conserva il suo nome. in realtà cordusio significa corte del duca.


mercoledì 5 novembre 2014

divorzio

oggi alla radio hanno detto che forse si potrà divorziare davanti al sindaco, e mi è venuto in mente che qualche giorno fa ero in coda alla posta e uno ha chiesto allo sportello se era vero che si poteva fare domanda di divorzio alle poste, o era una balla, quella della posta gli ha detto che lei, per quello che sapeva lei, non ne sapeva niente, non avete dei moduli, ha chiesto quello, no no, niente del genere, per il momento niente, ha risposto l'impiegata.

lunedì 20 ottobre 2014

italia mia, benché il parlar sia indarno 4 - politiche famigliari

 la prima volta che andai in francia, avevo un'amica con nonna a parigi, ci sono stata tre settimane di un luglio molto caldo, ricordo, ho visto praticamente tutto il vedibile, di parigi, conoscevo la metro a memoria, e dopo qualche mese ci sono anche tornata in gita con la scuola, beh, insomma, quella volta, la prima cosa che ho visto e che mi è rimasta impressa è che dappertutto, per le strade, c'erano dei manifesti enormi che facevano la pubblicità ai bambini. sì, quelle cose che vengono fuori dalle pance delle donne, per il momento almeno, dopo quasi dieci mesi. praticamente ste pubblicità erano perché le donne francesi facessero più bambini. la francia ha sempre avuto, con ogni colore politico, una grande attenzione alle politiche famigliari. in termini di agevolazioni fiscali, aiuti diretti e indiretti, politiche scolastiche eccetera. una scuola di musica, in francia, costa 50 euro all'anno. a scuola ti danno tutto, anche penne e quaderni. se hai tre figli, le agevolazioni sono tali che è più conveniente, per la madre, stare a casa invece che andare a lavorare. ci sono agevolazioni per asili e baby sitter anche se la madre non lavora.
oggi sento al tg3 che la francia investe il 4% del Pil per la famiglia. Il regno unito, che ha attualmente una percentuale di quasi due figli per coppia, più alta della media europea, che si attesta sull'1,6 figli per donna, spende il 4,2% del Pil.
L'italia, che ha la media figli per donna più bassa del mondo, investe l' 1,58% del Pil.
l'intervistato, un ricercatore demografo della fondazione agnelli, ha detto che queste politiche funzionano se vengono percepite come stabili nel tempo. Ma dai, sai che non l'avrei mai detto, che in italia credono tutti che basti sganciare un centone così, una tantum, per il corredino, che ci fai la spesa una settimana, o il buono pannolini, che il latte te lo danno a gratis, o la borsa di studio a turno, se hai l'ISEE da fame, che se l'anno dopo tua madre trova un lavoro in regola, tu devi stare a casa, dall'università, perché sfori.
che il professore, l'altra sera, mi fa: io mica lo so come facciamo, a mantenerne tre all'università. ah, gli ho detto, semplice, come vuoi che facciamo, ci separiamo.

giovedì 16 ottobre 2014

è che quando gli ho scritto che l'abbiamo avuto già tutti e due, il nostro amore a metà, volevo dirgli che sarebbe ora che ci dessimo da fare per averne uno intero, e invece mi sono venute altre cose, e così stiamo ancora lì a pensare a come poteva essere, e intanto la nostra possibilità di essere felici, l'unica, si rinsecchisce come il basilico sul mio davanzale, che basterebbe così poco, a volte, basterebbe smetterla.

giovedì 9 ottobre 2014

norite cronica - un fiammifero


oggi a fahrenheit, la trasmissione di radiotre che parla di libri, il libro del giorno è siamo buoni se siamo buoni di paolo nori. se vuoi vincere il libro del giorno devi telefonare e dire la parola che manca di una frase tratta dal libro.
io odio telefonare a gente che non conosco. io odio in generale parlare con gente che non conosco, ma il telefono è peggio, perché non posso neanche stare zitta.
così mi metto ad ascoltare la radio mentre aspetto i bambini che stanno al minivolley, e sento la frase: sono entrato in tabaccheria e ho chiesto un ........., ma il tabaccaio mi ha detto che li aveva finiti tutti.
un fiammifero. voleva un fiammifero. cose che non le vendono più. a me è successo, che sono entrata in tabaccheria perché volevo dei fiammiferi, quelle cartine di cartone piegato a metà coi fiammiferi tutti attaccati,due file, perché dentro al cartoncino c'è un piccolo soffietto, ma chi l'avrà pensata una genialata del genere, che ne staccavi uno e ne stringevi la testa tra le due metà della cartina dove c'era la carta vetrata, lo tiravi in fuori e si accendeva. non le fanno più, mi ha detto, solo i fiammiferi da cucina, solo quelli aveva.
fiammifero, devo telefonare e dire fiammifero. almeno devo provare, so quello che devo dire, nome, paese, fiammifero. ma il numero di fahrenheit, quello di telefono fisso non c'è da nessuna parte. il cellulare per i messaggi, ne mando almeno uno al giorno, tra le varie trasmissioni.
ma il fisso... quando lo trovo, che è un numero verde che tanto adesso non so cosa farmene perché figurati se vado a telefonare un'altra volta, e poi solo stavolta ero sicura che fosse la parola giusta, e solo stavolta mi interessava avere il libro del mese, beh, mi interessava anche quello di ieri che era di doninelli, ma ormai anche ieri è passato. 
fiammifero. continuo a telefonare e per fortuna è sempre occupato. perché io odio telefonare a chi non conosco, mi si seccano le fauci, non so cosa dire, figuriamoci poi se mi fanno parlare in radio, però stavolta, il fiammifero, e poi dire cosa, mi verrebbe sicuramente fuori una schifezza, tipo sì, sono una fan di paolo nori, no, fan non lo posso dire, non sono mai stata fan di nessuno neanche quando avevo 15 anni, mai capito quelle che si tenevano i poster in camera, le figurine nel diario coi cuoricini intorno, no, un ammiratrice, che cazzo di parola: ammiratrice, va bene per de carlo, una lettrice, potevo dire, magari dicevo che sono innamorata di paolo nori, ma che cazzata, insomma il telefono a un certo punto è libero, è libero, ma non risponde nessuno, è libero perché hanno già indovinato, e almeno ditelo, lascia perdere, abbiamo già fatto, grazie, invece continua a suonare, io lì terrorizzata che spero che non risponda nessuno, e non risponde nessuno, comunque poi si sentono gli ascoltatori che dicono cose che non c'entrano niente tipo il sigaro, lo svuotapipe, e una fa: francobollo, e io ho pensato: ovvio laura, era il francobollo, scema, e infatti era il francobollo.

ho scoperto che si chiamano 'minerva'