venerdì 3 luglio 2015

ognuno riconosce i suoi 17 - bella pugnalata



sempre perché il caso non esiste, ho ordinato in biblioteca il primo e al momento unico romanzo di alessandra saugo, che io non lo so, ma una biblioteca di provincia, secondo me, dovrebbe avere almeno un fondo di autori locali, visto che hanno dimesso i libri di morselli, che ne avevano un sacco e adesso manco uno, e ho scoperto anche l'opera omnia, che c'era, del teologo balthazar, che si intitola gloria, e non posso neanche chiederla in prestito dall'unica biblioteca della provincia che ce l'ha, perché non è ammessa al prestito, essendo una serie di volumi belli grossi, che stavano nella sala centrale, quella che adesso è dei bambini, e non oso neanche guardare ma sicuramente l'hanno scartata anche quella, l'opera omnia di benedetto croce, visto che nella stanza dove era, che io ci ero andata solo perché conoscevo il bibliotecario e c'era poco personale e allora mi faceva andare da sola in magazzino, perché era in magazzino, l'opera omnia di benedetto croce edita da laterza, vecchi libri giallini che uno, avevo scoperto, l'avevano fregato e avevano fregato anche il cartellino dal catalogo, avevo scoperto, ma non gliene fregava niente a nessuno già allora, è che tu non capisci che la differenza tra una biblioteca di divulgazione e una di conservazione, mi dice il professore, eh lo so, sono scema, ho fatto due concorsi da assistente bibliotecario ma non la so, io, la differenza, per quello che mi incazzo ogni volta che penso che avevano eliminato la stampa, il terzo quotidiano italiano, perché, mi ha detto la direttrice che è anche un po' mia amica, lo trovavamo sempre intonso, ma adesso che c'è il suo vicedirettore gramellini che ha molto successo forse la ricompriamo, e intanto hanno comprato libero e la gazzetta dello sport, che uno non so quante decine di lettori abbia, con tutto che ci scrive anche paolo nori e a me fa anche piacere che ci sia, ma quanti vuoi che lo leggano, e la gazzetta dello sport, che c'è in tutti i bar, e con tutti i bar che ci sono, a valdagno, voglio dire, ma vai al bar a leggertela, la gazzetta, no?  e infatti dopo che ho scritto la lettera che non era mica possibile che non ci fosse la stampa in biblioteca, e che mi ha risposto così, poi dopo un po' mi è arrivato un messaggio che l'avevano ricomprata, è sempre perché non capisci la differenza tra biblioteca di divulgazione e biblioteca di conservazione, mi ha detto il professore, e io allora, che credevo di aver capito, ho pensato che il libro di un valdagnese che faceva il prof di ginnastica e ha scritto un libro che si intitola 'sono un ladro' e che è morto in circostanze un po' strane un mese fa, nella biblioteca di valdagno, ci fosse, e invece no, c'è solo nella biblioteca nazionale di roma e firenze, ma almeno, ho pensato, ci sarà il romanzo di alessandra saugo, che, ho scoperto adesso che mi è arrivato, ha una presentazione di antonio moresco, sempre perché il caso non esiste, che io fino all'altro giorno non sapevo manco che esistesse, antonio moresco, comunque un po' mi sono sentita male, lo confesso, quando ho letto il suo nome, perché se scrive così anche lei, mi sono detta, non so mica se ce la faccio, a leggerlo, con tutto che io, la sandra, da quando la conosco perché è stata per un bel po' morosa di mio fratello, l'ho sempre stimata, anche se è tanto distante, da me, distante anche nel senso di più in alto, in una certa direzione, lei è sofisticata, ecco, la parola con cui potrei descriverla, quanto io sono elementare, che mi ricordo che leggeva della roba che io, non so, roland barth, per esempio, non sono mai riuscita a capirlo, ma lei mi è sempre piaciuta, come persona, come mi piacciono le persone diverse da me, lontane, eppure per tante cose così vicine.
per fortuna che il libro sì, è strano, ma sono riuscita a leggerlo, mi è anche piaciuto, devo dire, soprattutto alcune cose, altre un po' meno, comunque a me piacciono i libri dove la gente parla della sua vita, che poi, secondo me, forse mi sbaglio ma non credo, uno alla fin fine, cosa vuoi che dica, parla della sua vita, o, almeno, quelli che mi piacciono a me che scrivono, fanno sempre e solo quello, che poi a un certo punto non sai se parlano di loro o di te, e questi sono decisamente i migliori.

Scrivevo tutte le mattine, ma senza un orario, mai, se non per cucinare. Sapevo quando dovevo intervenire perché il cibo bollisse o perché non si bruciasse. E anche per i libri lo sapevo. Lo giuro. Tutto, lo giuro, non ho mai mentito in un libro. E neppure nella vita. Eccetto agli uomini. Mai.
M. Duras, Scrivere, Feltrinelli 1994, p. 26
(insieme al libro della sandra, finalmente mi è arrivato questo libretto della duras che parla di scrittura e solitudine e morte, e vita)

o, per dirla con flannery o'connor,
In realtà, chiunque sia sopravvissuto alla propria infanzia, possiede informazioni sulla vita per il resto dei propri giorni. Se non riuscite a cavare qualcosa da un’esperienza ridotta, probabilmente non vi riuscirà da un’esperienza più vasta. Il dovere dello scrittore è contemplare l’esistenza, non dissolversi in essa.
F. O'Connor, Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere, Theoria 1993 pag. 54

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