lunedì 31 gennaio 2022

italiacano 22 - parole trite

Mio figlio deve recuperare l'insufficienza in italiano. analisi dei testi poetici.
versi meravigliosi come questi diventano strumenti di tortura, attraverso l'analisi delle figure retoriche dai nomi astrusi come apostrofe, anastrofe, iperbato, polittoto...
comunque, nel libro c'è la parafrasi, e c'è scritto
TRITE PAROLE = PAROLE FRANTUMATE

continuiamo così, facciamo del male



venerdì 21 gennaio 2022

e invece no

 

ieri stavo in macchina, e ho visto uno con un loden blu e un cappello. ho rallentato un po' per aspettare che alzasse la testa e vedere se era mio padre.
e invece no.

sabato 15 gennaio 2022

elenchi 5 - Las Vegas 2

 


Né bisogna dimenticare la sineddoche e il cuore pulsante di Vegas. Si trova dal lato opposto rispetto al Bally: il Caesars Palace. Il nonno di tutti gli altri. Imponente come venti grandi magazzini messi uno accanto all’altro. Marmo vero e marmo finto, moquette su cui si può svenire senza contusioni, quattrocento metri quadrati solo di casinò. Soffitti a cupola, lanterne, volte a botte. Dentro il Caesars Palace c’è l’America concepita come una nuova Roma: conquistatrice del suo stesso popolo. Un impero del Sé. Roba da levare il fiato. La pioggerellina invernale sbava la luce dei neon. È tutto troppo perfetto per sopportarlo.


Wallace, David Foster. Considera l'aragosta: e altri saggi (Super ET) (Italian Edition) . EINAUDI. Edizione del Kindle.

elenchi 4 - Las Vegas 1

 


Questi alberghi sono la Vegas che conosciamo noi. La terra di Lola e Wayne. Di Siegfried e Roy, Copperfield. Ballerine con acconciature torreggianti. La vasca di sabbia di Sinatra. Per lo piú costruiti negli anni Cinquanta e Sessanta, l’èra del look da mafiosi e dell’alleanza fra mondo dello spettacolo e mondo degli affari. File di mezz’ora per i taxi. Fumare non solo consentito ma incoraggiato. Parrucchini e targhette del nome e donne con pellicce di ogni tonalità. Un museo in cui è esposta la bottiglia di Coca-Cola piú grande del mondo. L’Harley Davidson Cafe, con il suo timpano da cui spunta un’enorme moto; l’hotel e casinò Bally, con la sua fila di colonne falliche luminose che si alternano con una sincronia epilettica. Una città che non vuole essere altro da quello che è, un’enorme macchina per gli scambi: spettacolo in cambio di soldi, scalpore in cambio di soldi, soldi in cambio di soldi, piacere in cambio di quello che sarà il costo immateriale di domani.


Wallace, David Foster. Considera l'aragosta: e altri saggi (Super ET) (Italian Edition) . EINAUDI. Edizione del Kindle.

lunedì 10 gennaio 2022

PERCHÈ NON MI VACCINO (una risposta al prof. Galiano)

 


da oggi (o forse dal 15 dicembre, non so esattamente da quando) sono sospesa dal servizio attivo, e non percepirò lo stipendio, fintanto che non presenterò un certificato di vaccinazione, ovvero di guarigione.
pubblico questa lettera, che ho scritto a fine agosto, al prof. Galiano, in risposta alle sue domande, che si possono leggere QUI

 
 È una cosa abbastanza sconcertante, ma sai quante ce n’è, di cose che mi sconcertano, comunque diciamo che mi ha stupita leggere che oggi, per la seconda volta da quando è iniziata la campagna vaccinale, c’è uno che mi chiede perché non mi vaccino.
Cioè, da quando è iniziata sta storia dei vaccini, solo un’altra persona me l’aveva chiesto: perché? Ok, non ti vaccini, ma perché?
Alla mia amica Michela avevo già risposto. Eravamo ancora all’inizio, e oltre al motivo principale, che, esporrò di seguito, c’era il fatto per me molto strano il fatto che, di solito, i vaccini ci vuole un bel po’ a farli. Sta volta, miracoli della scienza, ne erano usciti contemporaneamente almeno quattro diversi, di cui due figli di una tecnologia rivoluzionaria, mai applicata prima. Alla mia amica ho chiesto se sapeva che all’inizio, quando li hanno scoperti, usavano i raggi X per curare i pazienti, irraggiandoli con dosi massicce di raggi X. Una bella dose di radiazioni e passa la paura. Passa tutto. Addirittura nei negozi di scarpe, negli USA, facevano la radiografia del piede dei clienti per fargli le scarpe su misura. Che bella idea, vero? Scarpe perfette, peccato per quelle terribili eruzioni cutanee che poi si rivelarono tumori della pelle e non solo, purtroppo. Comunque, dai, questa è una cosa assurda, che come tante cose che mi vengono in mente per associazioni analogiche, non c’entra evidentemente niente…
Veniamo allora alla risposta che voglio dare alle domande, dieci, invero, che il prof enrico galiano mi ha posto su fb, e che sono in realtà articolazioni della domanda principale, ovvero: ma tu, prof (o maestra, nel mio caso) perché non ti vaccini? e la scienza? ti rendi conto che stai mettendo in crisi la fede nella scienza? ma lo sai che così viene la DAD (che non è una nuova variante del virus, ma è la famigerata didattica a distanza)? lo sai i devasti che ha fatto la dad? Eccetera eccetera.
Ho deciso di rispondergli, al prof galiano, intanto perché ha avuto la bontà di chiedermi ragione del mio non vaccinarmi, e poi perché ho apprezzato moltissimo le sue lezioni trasmesse dalla RAI durante il lockdown, che, secondo me, se avessero obbligato tutti a guardare la rai, invece di passare tempo a cercare di connettersi, o a far finta di essere connessi eccetera eccetera, sarebbe stata una gran cosa, perché le lezioni proposte dal programma quotidiano erano veramente ben fatte.
Comunque. Io, professor Galiano, in questi due anni sono sempre andata a scuola, fatti salvi i due lockdown nazionali. Come animatore digitale, ho personalmente accreditato la mia scuola con Google, per poter avere accesso gratuito alla piattaforma G-suite, poi ho creato uno per uno tutti gli account per gli studenti della scuola secondaria di primo grado, e l’ho fatto a distanza perché era iniziato il lockdown, e poi ho supportato i colleghi che non avevano la minima idea di come fare una lezione a distanza, condividendo con loro quello che so fare e quello che ho imparato a fare nel frattempo. Abbiamo creato video, esplorato siti, corretto lavori in ogni formato possibile immaginabile. Per quanto mi riguarda, io insegno inglese alla primaria da vent’anni. Frequento più corsi di aggiornamento io che la metà delle mie colleghe messe insieme. Da 15 anni gestisco un blog didattico per i miei alunni, dove trovano video, link, approfondimenti sul lavoro fatto in classe. L’anno dopo aver preso il diploma magistrale da privatista ( io avevo fatto il classico), ho vinto il concorso ordinario col massimo dei voti. Sa, professor Galiano, perché le racconto questo? Perché adesso, dopo vent’anni di lavoro appassionato, di formazione continua, con una media di 7/8 classi e 150 alunni con cui instaurare relazioni significative, perché sono sempre più convinta che senza relazione non c’è apprendimento significativo, dopo due anni allucinanti che mi sono costati un patrimonio di logopedia e, quest’estate, un infarto da stress, due anni in cui ho fatto l’impossibile per dare ai miei alunni una parvenza di continuità e di normalità, mentre nel contempo dovevo fare rispettare le regole del distanziamento e delle mascherine, a scuola, con la voce che non c’è, e poi a casa gli account e le password da resettare, i gruppi da creare, i materiali da caricare e le schede da correggere, dopo tutto questo, improvvisamente io sono diventata una persona che non è degna di insegnare.
Sono diventata nel migliore dei casi un’aspirante suicida, negli altri un’egoista priva di senso civico, una deficiente, un’analfabeta funzionale, finanche un’irresponsabile omicida. Io, che mi farò a mie spese un tampone ogni due giorni, quando chi, come mio marito, per es., che ha fatto due dosi di vaccino, non ne ha mai fatto neanche uno, sono accusata di costringere all’odiata DAD (che poi, voglio dire, se non c’era la dad, non c’era niente, solo lo studio autonomo, sai che bella equità), di infettare, appestare schiere di bambini con tutte le loro famiglie, e soprattutto di sfruttare il sistema sanitario per curarmi gratis. Una criminale parassita che neanche i condannati passati in giudicato al terzo grado hanno potuto superare. Infatti, nessuno si sogna di dire che un pedofilo violentatore deve pagarsi l’ospedale, se ha bisogno di cure. Nel mio caso, invece, lo dicono tutti. E lo fanno con fiero cipiglio di difensori dello stato di diritto che piero calamandrei scansate proprio.
Comunque, veniamo finalmente alla risposta alla sua domanda. Io non mi voglio vaccinare perché ho scoperto che i vaccini, quasi tutti in realtà, ma io non lo sapevo, anche quello della polio, per dire, sono prodotti, o nella fase di ricerca e/o anche nella fase di sviluppo e di produzione, usando linee cellulari umane prodotte a partire da feti abortiti volontariamente. Ora immagino già le risatine, e qui vorrei citare la buonanima della mia nonna Vitalina, che era nata nell’Ottocento, e che mi ripeteva sempre che il riso abbonda sulla bocca degli stolti. Non mi stupiscono, sia chiaro, lo fa anche mio marito. Per non parlare di chi subito invoca le bufale, le leggende metropolitane, le credenze magiche e via cantando. Pertanto, non sto qui a fare la lezioncina e rimando alla lettura di un articolo sull’argomento, se avesse voglia di leggerlo.
In ogni caso, vede, io credo che la mia vita sia un dono di Dio e valga tantissimo, ma che non valga più di quella di un altro essere umano. Per questo sono contraria anche a farmi trapiantare qualcosa da un essere umano che, al momento dell’espianto, era ancora praticamente vivo. È noto, infatti, anche se è sgradevole ricordarlo, lo so, che un cuore, un rene, un fegato debbano essere in ottime condizioni per poter essere impiantati, irrorati di sangue, insomma: vivi, al momento dell’espianto.
Io, che da piccola ero affascinata dalle storie di madre Teresa, Raul Follerau, Martin Luther King, gente che i miei figli manco hanno sentito nominare, ho sempre pensato che volentierissimamente avrei donato le mie cornee, una volta morta, come chiedeva don Gnocchi; e un rene, a mio figlio che ne ha uno solo, certo che glielo darei. E fantasticavo che sarei andata anch'io a curare reietti abbandonati da tutti, come hanno fatto tanti religiosi, in caso di epidemie terribili come la peste. Ma il resto no.
E come non lo devono prendere da qualcuno per darlo a me, non voglio nemmeno che mi trapiantino niente da un quasi vivo. Neanche se ha dato il suo consenso. Ecco. Che facciano tutto il possibile per salvarlo, per salvarmi, e poi ci penserà il Padreterno. Non lo so cosa farei se dovesse succedere a uno dei miei figli. Ma qua parlo per me.
Io non voglio che mi facciano un vaccino con cellule coltivate in laboratorio provenienti da feti abortiti, feti che devono essere nelle migliori condizioni, ovvero provenienti da aborto volontario, con più mesi di gestazione possibile, anche sette, con cesareo, senza farmaci o anestesia che potrebbe danneggiare i tessuti. Io credo nella responsabilità personale, per cui io, per quanto sta a me, non voglio prestarmi, per salvarmi la vita, per un giorno, o un mese, o vent’anni in più, a questa pratica che ritengo disumana e aberrante. Finché la legge me lo permette, sono disposta per questo a prenotarmi e andare anche molto lontano e pagarmi il tampone ogni due giorni, il che, oltretutto, fa di me una delle persone sicuramente meno infette o infettanti. Se, detto questo, le sembro una pazza furiosa, o un’irresponsabile priva di senso civico, me ne farò una ragione. 

P.S. solo una parola sulla paura: e basta con la storia che la paura è figlia dell’ignoranza. Come ho detto qualche giorno fa al mio amico Giovanni, grande ustionato, hai più paura del fuoco adesso o prima dell’incidente? su questo, avevo scritto qualche cosa già nel 2015, qui  mentre per quanto riguarda il coronavirus, il 5 febbraio 2020 scrivevo questo (per ribadire che io non sono negazionista, e, a differenza di molti altri, non lo sono mai stata).
Grazie se avrà avuto la pazienza di leggere, e comunque, grazie, davvero, per avere almeno posto la domanda. Laura

giovedì 6 gennaio 2022

cose che non ci sono più 2 - carta da lettere

 



l'altro giorno è arrivata una lettera per mia madre. era di un exallievo di mio padre, che si è diplomato nel '66.
con l'occasione del Natale ha voluto condividere con mia madre il suo ricordo di mio padre, del suo professore, le sue indimenticate lezioni, le sue espressioni spiritose, le sue mani mentre scriveva alla lavagna, l'atteggiamento di confidenza, reciproca stima, amicizia che mio padre gli espresse durante un veglione studentesco... di più di 50 anni fa.
mia madre ha cercato della carta da lettere per rispondergli. non ne ha trovata in casa e è andata per comprarla. niente.
con una certa supponenza le ho detto che ci avrei pensato io.
entro in un tabacchino che sta in quel posto da quando facevo il liceo.
la tipa mi ha guardato come se avessi chiesto il numero x di una rivista russa di astrofisica spaziale.
dopo qualche attimo di smarrimento, ha cominciato a cercare in qualche cassetto e fierissima ha estratto una di quelle carte gialline con dei fiori sul bordo, che anch'io, le ho detto, avevo da giovane. le ho detto proprio così, da giovane.
e in effetti, ero più sconcertata di lei, per il fatto che mi presentasse quella carta dozzinale, che ogni ragazzina negli anni ottanta aveva ricevuto o comprato almeno una volta, come un oggetto esotico e meraviglioso.
io cercavo della normalissima carta da lettere. quella che vendevano anche a foglio, un foglio di carta telata, piegato a libro, che ulteriormente piegato in due andava infilato dentro alla sua busta foderata. busta foderata, manco gliel'ho detto, mi avrebbe riso in faccia.
carta diplomatica.
allora la tipa si è messa ancora a cercare. ha tirato fuori dei foglietti di carta tipo velina, a righe, ingiallita dal tempo. fogli sciolti. no, grazie, le ho detto.
allora ho pensato che avrei dovuto rassegnarmi ad andare da buffetti.
quando sono arrivata, ho capito subito che non ce l'avevano. mi ha proposto una roba tipo set calligrafico. ventisei euro. manco fosse carta fatta a mano.
non ci credevo.
tento l'ultima carta: una cartolibreria dei tempi de mi nonna.
anche lì, hanno delle bustine di carta da lettera anni ottanta, con decorazioni stile firenze, stile fiori malamente copiati da cartoline inglesi, stile orsetti viola e azzurrini. non ci siamo. anche lui mi propone risme luce di carta 90 e 100 grammi e riproduzioni digitali di carta pergamena color caffelatte variegato.
e niente, sentirsi come sempre fuori luogo, fuori tempo, fuori.
su amazon, la carta diplomatica c'è, ma non c'è neanche la descrizione, non c'è una recensione, una stella, niente. probabilmente se la ordinassi comparirebbe 'non disponibile'.
magari dopo provo. o forse faccio a meno, e mi illudo che ci sia.

mercoledì 5 gennaio 2022

elenchi 3 - l'ora degli stupratori e degli assassini

 Adesso pioveva e faceva buio a Ciudad Bolìvar, l'ora degli stupratori e degli assassini si avvicinava a quelle mura grigie come il cielo, ai fari sfarfallanti dell'autobus, all'adesivo della Vergine sul finestrino illuminato e bagnato di pioggia, alle luci del caseggiato che splendevano fosche, alle recinzioni cadenti, ai mattoni vecchi e brutti, alla plastica sporca e brutta, alle luci sotto il ponte, luci fioche bagnate di pioggia, e le montagne erano blu su blu, fosche come i lampioni riflessi dalle grigie increspature di una pozzanghera.
Al mattino l'obitorio riceveva gli ultimi cadaveri nudi e ricuciti, avvolti nei sacchi neri per non fare uscire le pallottole prima dell'indagine. Quando li vidi, avevano le mani incrociate sul pube o congelate nello sforzo di afferrare l'aria. Erano già color argilla.

 

William T. Vollmann, I poveri, pp. 178-179

martedì 4 gennaio 2022

tempo di natale, la nascita dell'eterno

 


sono alla messa della notte di natale e sento l'annuncio della nascita di Gesù:

Trascorsi molti secoli dalla creazione del mondo,
quando in principio Dio creò il cielo e la terra e plasmò l’uomo a sua immagine;
e molti secoli da quando, dopo il diluvio,
l’Altissimo aveva fatto risplendere tra le nubi l’arcobaleno, segno dell’alleanza e di pace;
ventuno secoli dopo che Abramo, nostro Padre nella fede, migrò dalla terra di Ur dei Caldei;
tredici secoli dopo l’uscita del popolo d’Israele dall’Egitto sotto la guida di Mosè,
circa mille anni dopo l’unzione regale di Davide;
nella sessantacinquesima settimana secondo la profezia di Daniele,
all’epoca della centonovantaquattresima Olimpiade;
nell’anno settecentocinquantadue dalla fondazione di Roma;
nel quarantunesimo anno dell’impero di Cesare Ottaviano Augusto,
mentre su tutta la terra regnava la pace,
Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre,
volendo santificare il mondo con la sua prima venuta,
concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi,
nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo:
Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la carne.

mi viene il pensiero che sono passati venti secoli anche dalla nascita di Gesù.
venti secoli di attesa della seconda venuta di Gesù, venti secoli della nuova era della creazione, quella in cui il verbo si è fatto carne, e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.
e poco dopo, vengo a sapere che a una coppia di amici è stato detto che dopo vent'anni ormai non ha più senso chiedere l'annullamento del matrimonio del marito con la sua prima moglie, motivo per cui i miei amici non sono ammessi ai sacramenti. ma non importa: il vescovo ha deciso che possono fare la comunione. mettiamoci una pietra sopra. siete brave persone, vi amate, avete figli che avete cresciuto con amore. va ben così, cosa occorre tirar fuori una storia vecchia di vent'anni, fare un processo, spendere soldi, rivangare scelte, esaminare... eh,  il matrimonio no, non si può fare, ma la comunione, ci mancherebbe.
perché la parola magica è diventata: dipende.
un po' la stessa cosa che ha detto la commissione come si chiama per autorizzare i vaccini prodotti con linee cellulari provenienti da feti abortiti non spontaneamente: la responsabilità è piccolissima, passiva, perché quegli aborti sono stati praticati tantissimi anni fa, e quei cattolici particolarmente sensibili, che si fanno lo stesso scrupoli morali, sono invitati a pensare che hanno una grossa responsabilità, e che, in pratica, a causa dei loro scrupoli (che, io lo so, lo scrupolo è già un peccato in sé) mettono in pericolo molte persone.
certo non hanno scritto proprio così, hanno scritto questo (punto 13):

13. Sulla responsabilità morale di sottoporsi alla vaccinazione (anche in base a quanto detto al n. 3), occorre ribadire come questa tematica implichi anche un rapporto tra salute personale e salute pubblica, mostrandone la stretta interdipendenza. Alla luce di questo nesso, riteniamo importante che si consideri al riguardo la presa di una decisione responsabile, atteso che il rifiuto del vaccino può costituire anche un rischio per gli altri. Ciò vale anche qualora, in assenza di alternativa, la motivazione fosse di evitare di trarre benefici dagli esiti di un aborto volontario. Infatti, in questi casi, come chiarisce la Congregazione per la Dottrina della Fede si può ritenere, a precise condizioni, “moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione.”[16] Si tratta qui di cooperazione materiale passiva (e non formale), poiché è indiretta e remota[17] date l’intenzione da cui è sottesa la scelta, la contingenza rispetto all’evento imputato e le circostanze in cui oggi ci troviamo: sono quindi non vincolanti i criteri che la renderebbero eticamente illecita. Pertanto, tale rifiuto potrebbe aumentare seriamente i rischi per la salute pubblica.[18] Infatti, da un lato, si troverebbero più esposte alle infezioni quelle categorie di soggetti che non possono essere vaccinati (es. immunosoppressi) e che quindi, per evitare il rischio di contagio, possono contare solo sulla copertura vaccinale altrui (e sull’immunità di gregge). Dall’altro, l’ammalarsi determina un aumento dei ricoveri con conseguente sovraccarico per i sistemi sanitari, fino a un possibile collasso, come sta accadendo in diversi Paesi durante questa pandemia, ostacolando l'accesso all'assistenza sanitaria, ancora una volta a spese di chi ha meno risorse. Anche i vescovi di Inghilterra e Galles hanno recentemente ribadito che è necessario accogliere il vaccino non solo per la propria salute, ma anche in nome della solidarietà con gli altri, specialmente i più vulnerabili.[19]

 ecco. io sarò una povera cretina, ma qualcuno mi deve spiegare in che modo i signori della commissione, che ho scoperto si chiama:
Commissione Vaticana Covid-19 in collaborazione con la Pontificia Accademia per la Vita
che ha chiamato la nota in questione “Vaccino per tutti. 20 punti per un mondo più giusto e sano"

qualcuno, dicevo, mi deve spiegare perché persone che dicono di credere in uno che si è fatto mettere in croce innocente, che dicono di credere che questo uomo sia anche dio, e che si sia lasciato mettere in croce e che abbia detto a chi lo seguiva di fare altrettanto, per la salvezza di tutti, perché, chiedo, queste persone vengono a dirmi che la vita di qualcuno vale più di quella di qualcun altro, che il fine giustifica i mezzi, anzi: che non devo farmi neanche certe domande, perché con questo metto in pericolo la vita di altri, che la cooperazione è passiva, indiretta, remota, remota perché è passato qualche anno, persone che si saranno trovate anche loro, voglio sperare, a sentire l'annuncio del natala del loro signore, magari l'avranno proprio letto loro, con la loro bocca e la loro voce, a contare i secoli passati, e queste stesse persone dicono che quei quarant'anni passati da quando sono state prodotte le linee cellulari sono un tempo remoto, a cui ormai non si deve pensare più.
l'avevano del resto già scritto anni fa. In una nota del 2017, infatti, si legge:

Nel passato i vaccini possono essere stati preparati da cellule provenienti da feti umani abortiti, ma al momento le linee cellulari utilizzate sono molto distanti dagli aborti originali.
...
Va considerato che oggi non è più necessario ricavare cellule da nuovi aborti volontari, e che le linee cellulari sulle quali i vaccini in questione sono coltivati derivano unicamente dai due feti abortiti originariamente negli Anni Sessanta del Novecento.
(la nota si può leggere qui)

 la nota del 2017 si riferiva a vaccini come quello per la rosolia, la varicella, la polio, l'epatite A.
non è più necessario, adesso. necessario.
le linee cellulari sono molto distanti. distanti.
i feti da cui hanno ricavato le linee cellulari avrebbero la mia età. remoti.
questi preparati per il covid-19 che chiamiamo convenzionalmente vaccini, che per la prima volta applicano una tecnica genetica che da molto tempo si cerca di testare per la cura di alcuni tumori, hanno avuto per me il risvolto positivo di aprirmi una finestra sull'uso di queste linee cellulari che provengono da feti abortiti volontariamente, cosa che, ho scoperto, avviene da molti anni e riguarda praticamente tutti i vaccini (se interessa, è ricostruito qui). e mi sembrerebbe cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, pretendere che si trovino altre strade, mi sembrerebbe doveroso lottare perché sui vaccini, su tutti i vaccini, sia scritto: prodotto senza utilizzare linee cellulari provenienti da aborti volontari, almeno così come si chiede che le creme per la faccia non siano sperimentate su animali.
non vi sembra, cari esperti della commissione, della pontificia accademia per la vita, che sia un mondo più giusto e più sano (forse manca una T) quello in cui non si abortiscono bambini a pagamento per immolarli al progresso della scienza e della salute pubblica?????

il natale, Gesù che viene, la memoria della sua venuta duemila anni fa, non smette di provocare la mia coscienza. ognuno interroghi la sua. le letture del tempo, sempre le stesse, sempre nuove, ci vengono in aiuto con la loro incredibile potenza creatrice.
concludo con un'altra lettura di questo tempo, che ho ascoltato nella prima domenica dopo il natale, 29 dicembre, dal vangelo di Luca:

Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

 

 

 

 

 

 

 

lunedì 3 gennaio 2022

ELENCHI 2 - come sono tornato da loro

 

Vi racconto come sono tornato da loro: avanzando sugli ampi tatami bianchi, uscii dal tempio di Choraku-ji, discesi gli antichi canali estivi in pietra murata; continuai giù per le ampie scale, passando davanti a elaborate lanterne, attraversai la passerella di un parco, superando coppie sedute sulle panchine e branchi di turisti in cappello bianco floscio curvi sotto il peso delle videocamere; percorsi un altro complesso di templi ad archi e lampioni vermigli pieni di cortili immacolati, chioschi, timpani affusolati le cui immagini erano seminascoste dall'oscurità come i guanti già scuri di Piccola Montagna sotto il ponte in quella giornata uggiosa dell'anno prima; alcuni steli si riparavano dietro recinzioni vermiglie - e ricordo una giovane coppia di ricchi che calcava il lastricato a grandi passi, lui la circondava con il braccio, lei agitava un opuscolo ufficiale mentre s'inoltravano fra i raggi del sole alla fine della rampa successiva oltre la quale cominciava il costoso quartiere commerciale di Kyoto: vetrine di gelati, set da calligrafia, kimono, lampade; e dopo innumerevoli e splendidi oggetti e immagini riflesse, dopo frotte di liceali in uniforme, vecchie coppie e uomini d'affari in completo smilzo, belle commesse sulla soglia che attendevano di fare l'inchino, dopo tutti i ripiani lucenti dentro i distributori automatici di bibite, le cartolerie e gli alberghi, le librerie, le borse, i telefoni pubblici e i distributori automatici di sigarette, le beate folle serali, arrivai finalmente al fiume e , nella bella serata stiva che splendeva sul fiume, , osservando il panorama estivo, attraversai il ponte, rasentai il rafinato ristorante di anguille dove avrei speso cento dollari per una cena a due, e scesi le ultime scale che portavano al molo. e lì, sotto il ponte, nella bella serata estiva che splendeva sul fiume, campeggiava una fila di oggetti informi telonati di blu simili a capannoni; le biciclette attendevano i proprietari; casse simili a gabbie contenevano altri averi; le sedie pieghevoli per la maggior parte erano vuote; e dietro a tutto questo, un'altra giovane coppia di ricchi, lui con il braccio inrono ai fianchi di lei, ammirava il sole della sera riflesso sull'acqua.


Willam T. Vollmann, I poveri, pp. 127-128


domenica 2 gennaio 2022

ELENCHI 1 - Regali

 

C’era stata questa gatta nella casa sul bastione, una gatta grigia cenerina con strepitosi riflessi d’argento ricevuta in dono dal bombolaio Tilietto. A volte Tilietto oltre al giornale e alla chiave inglese si cavava di tasca qualcosa, un dono, un regalo. Ad esempio, una cartata di castagne arrostite ancora tiepide da prendere con il caffè, ad esempio delle caramelle al limone da succhiare per meglio ragionare, ad esempio un accendino a forma di bomba a mano. Ad esempio una gatta così piccola che era ancora mezzo cieca, appallottolata nella sua mano tutta un sospiro e un tremore.



Maggiani, Maurizio. L'eterna gioventù (Italian Edition) (p.28). Feltrinelli Editore. Edizione del Kindle.

sabato 1 gennaio 2022

anno nuovo


e niente, stamattina chiudendo il cassetto del comò senza occhiali mi sono schiacciata il dito, e ho cominciato a piangere, non smettevo più, come se il pollice fosse stato un tappo, un tappo da spumante dell'ultimo dell'anno,  come se mi fossi svegliata da un sogno, da un incubo.
la vita quest'anno mi ha chiesto il conto, ma il mio conto è in rosso, come sempre, e io non so come pagare, non so come fare.
me lo chiedevo sempre, quando sarebbe successo a me, che la mia amica era rimasta orfana da piccola, e la foto che aveva in collegio in cui era con suo padre avrà avuto sei anni, a dar da mangiare ai piccioni in piazza san marco, e il figlio in carrozzina della mia compagna del liceo, e la lettera di paola in cui mi diceva che aveva la sclerosi multipla scoperta nel suo viaggio studio in inghilterra mentre io stavo a scrivere letterine adolescenziali a ipotetici morosi, e la madre con l'alzheimer precoce di maria, e mia sorella che trova sua figlia in coma nel lettino, aveva sei mesi, e quel giorno lì è il compleanno di mia sorella, e sarà sempre il suo compleanno ogni anno, e non potrà mai più festeggiare come prima, e sempre ogni volta pensavo: e a me, quand'è che mi succederà, che mi ricorderò quel giorno per tutta la vita, che niente sarà più come prima, ecco, quest'anno è successo, ed è successo tanto e tutto insieme, e quelli dopo  sono stati mesi appannati dalle lacrime, dal torpore dell'insonnia, ansia di prenotare i tamponi, di non trovare posto, di dimenticarmi, domeniche mattina passate al centro tamponi, e sentirmi sola, sola, tanto sola, e riempire il tempo di cazzate, di niente, per non sentire il male che fa.
spero che il tempo della sopravvivenza, sia finito, o finirà.

sabato 18 settembre 2021

Ciao, papi


 
era un pezzo, che ci pensavo.
ogni volta che lo incrociavo per strada, con la sua spider, pensavo: magari è l'ultima volta che lo vedo. ogni volta che andavo a casa dei miei, che ci incontravamo, cercavo di salutarlo sempre con un bacio, un abbraccio.
lo dicevo a mio figlio: approfitta, delle ripetizioni del nonno, vai dal nonno, che mica c'è per sempre eh. tanti tuoi compagni non ce l'hanno, questa fortuna qua.
perché mio padre, quando spiegava, sembrava che avesse una lavagna scritta davanti agli occhi. aveva le cose così chiare, in testa, una cosa che io gli invidio tantissimo. gli invidiavo, anzi.
la matematica, la fisica, la chimica. i verbi irregolari greci che io non riuscivo a mettermi in testa, e lui invece li ricordava benissimo dopo vent'anni.
mio padre aveva questo, che lo rendeva unico e speciale: sapeva il valore delle cose. quelle che importano davvero.
che spesso sono quelle ritenute inutili.
la foto di mia madre che teneva nel portafoglio. la panna montata. i papillon che si faceva fare da mia nonna. i quadri e le sculture dei suoi amici artisti, come franco meneguzzo e lorenzo lovo. il suo selmer tenore.
mio padre mi ha insegnato che il doppio di zero è sempre zero.
che il padreterno ci vuole bene.
che i soldi si trovano sempre, in qualche modo. sono altre le cose di cui preoccuparsi.
che le amicizie vanno coltivate.
che chi vuole vada, chi non vuole telefoni.
mio padre amava la montagna. le sfide. le feste.
faceva discorsi memorabili.
mio padre mi risolveva i problemi.

ciao, papi. non lo so come farò, adesso.
ma sono sicura che, in qualche modo, tu ci sarai sempre, come ci sei sempre stato.


 

giovedì 12 agosto 2021

memento mori

 

stasera sono uscita tardi a portare fuori la plastica. in piazza non c'era più nessuno, la pizzeria era chiusa. c'era però un leggero vento tiepido, ho chiuso gli occhi, ho aperto le braccia al vento, e sono stata lì un po' a pensare a quanto meravigliosa sia, la vita, e di quanto fossi grata di poter essere lì, per qualche secondo, da sola, a godere di questa cosa meravigliosa, solo io, tutti dentro le loro case, magari col loro condizionatore, e quel vento era tutto per me.
domenica a messa il prete ha posto una domanda da lui definita provocatoria: ma chi è oggigiorno che pensa alla vita eterna, alla mattina si alza e pensa alla vita eterna???
e io ho guardato di sbieco i miei figli, e ho intravisto un piccolo mezzo sorriso che forse vedevo solo io, e ho sentito che rispondevano, nella loro testa, al prete: mia madre ha una notifica, alle 8 ogni mattina, una nota di keep che dice 'ricordati che devi morire'.
sì perché io me lo sono segnata, che devo morire.
e l'altra mattina, stavo nel lettino del pronto soccorso, ormai era sicuro che qualcosa di sballato, il mio cuore, ce l'aveva (era l'infarto, ma ancora non lo sapevo per certo), ero lì dalle undici della notte prima, elicotteri che vanno e vengono, voci concitate, telefonate, parenti, barelle, le infermiere/oss che si mettono sul lettino per 5 minuti di settimana enigmistica, la normale routine di un pronto soccorso di un grande ospedale,  immagino, io stavo lì per vedere come andava, un prelievo ogni 3 ore, dormire e continuare a svegliarsi per gli aghi o un nuovo prelievo, o il tampone, o l'ecocardio alle 6 di mattina, era l'alba, insomma ero in uno stato abbastanza confusionale, i muri del ps sono giallini, i corridoi azzurri, quelle luci che vedi nei film sopra la faccia quando portano uno in barella sono proprio così, accecanti, e quella notifica, alle 8, non avevo idea che fossero le otto, non c'erano finestre, comunque sembra strano ma a me quella notifica mi ha confortato, sapere che, anche oggi, anche l'altra mattina, sì, devo ricordarmi che devo morire, ma non sono morta neanche oggi,  perché mi sento bene e sono in un pronto soccorso, e l'elettrocardiogramma è a posto, io sono a posto, ho sonno, gli aghi nei polsi non mi fanno dormire, ma va bene, magari potevo morire, sempre meglio ricordarselo.
le cose hanno tutta un'altra prospettiva, se ti ricordi che devi morire, e sai che ancora non sei morta.



sabato 7 agosto 2021

ognuno riconosce i suoi 42 - sii dolce con me

 lunedì 2 agosto stavo tornando da trento col professore, abbiamo fatto la  valsugana, il brenta era pieno d'acqua, e così il cielo.
alla radio c'era la breve rubrica religiosa 'ascolta, si fa sera', dura 3 minuti. c'era un francescano, non mi ricordo di che ordine, e mi aspettavo due parole sul perdono di assisi, l'indulgenza plenaria che è possibile lucrare il 2 di agosto.
invece il frate legge l'inizio di questa meravigliosa poesia di mariangela gualtieri

 



Sii dolce con me. Sii gentile.
E’ breve il tempo che resta. Poi
saremo scie luminosissime.
E quanta nostalgia avremo
dell’umano. Come ora ne
abbiamo dell’infinità.
Ma non avremo le mani. Non potremo
fare carezze con le mani.
E nemmeno guance da sfiorare
leggere.

Una nostalgia d’imperfetto
ci gonfierà i fotoni lucenti.
Sii dolce con me.
Maneggiami con cura.
Abbi la cautela dei cristalli
con me e anche con te.
Quello che siamo
è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
di un corpo per essere e tu sii dolce
con ogni corpo. Tocca leggermente
leggermente poggia il tuo piede
e abbi cura
di ogni meccanismo di volo
di ogni guizzo e volteggio
e maturazione e radice
e scorrere d’acqua e scatto
e becchettio e schiudersi o
svanire di foglie
fino al fenomeno
della fioritura,
fino al pezzo di carne sulla tavola
che è corpo mangiabile
per il mio ardore d’essere qui.
Ringraziamo. Ogni tanto.
Sia placido questo nostro esserci –
questo essere corpi scelti
per l’incastro dei compagni
d’amore. nei libri.

da tempo sostengo che mariangela gualtieri sia il più grande poeta italiano vivente, anche se non ha molto senso fare queste graduatorie. resta comunque che è una voce potente, molto.
io ce l'ho con quei preti che dicono che bisogna essere felici, che dio ci vuole felici. ma come fate, vorrei dirgli, a essere felici, voi, preti, ma non lo vedete il male, la sofferenza, ma non li vedete quei cristi in croce. gesù non ci ha detto siate felici, ha detto beati quelli che piangono, che soffrono, che lottano per la giustizia... bisogna essere buoni, bisogna.
io continuo a dirlo, ai miei figli, che bisogna essere buoni.
per cui grazie, voce di uomo di dio alla radio. non lo so se riuscirai a fondare il partito della gentilezza, come hai detto, ma sarebbe davvero una rivoluzione. non so se tu lo farai, io comunque ci provo, e spero che saremo almeno in due.

ognuno riconosce i suoi 41 - ognuno


 

 agli amici

(...)
Dico per voi, compagni d’un cammino
folto, non privo di fatica,
 e per voi pure, che avete perduto
l’anima, l’animo, la voglia di vita:
o nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
che mi leggi, ricorda il tempo
prima che si indurisse la cera,
quando ognuno era come un sigillo.
di noi ciascuno reca l'impronta
dell'amico, incontrato per via:
in ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene e per il male,
in saggezza o in follia,
ognuno stampato da ognuno.


Agli amici è una lirica del 1985 inclusa nella raccolta Ad ora incerta di Primo Levi. Il testo è ora raccolto nel secondo volume delle Opere, Romanzi e poesie, pubblicate da Einaudi, Torino, 1988.

sabato 17 luglio 2021

ma l'america che cos'è



ma l'america, che cos'è? gli stati uniti, intendo.
l'america è quel posto dove la gente scrive dei racconti, delle poesie, perfino, le manda alle riviste e gli arriva a casa un assegno.
e c'è gente, mica uno eh, mica solo nell'ottocento, c'è gente che vive con sti assegni qua.

venerdì 16 luglio 2021

OGNUNO RICONOSCE I SUOI 40 - L'uomo che amava i libri

 



«Un tempo…» Montag esita, poi riprende: «Un tempo devi averli amati molto, i libri».

«Touché!» risponde il capo dei pompieri. «Sotto la cintura. Al mento. Dentro il cuore. Da strappare le budella. Oh guardami, Montag. L’uomo che amava i libri, no, il ragazzo che era innamorato perso di loro, folle di loro, che per loro si arrampicava sugli scaffali come uno scimpanzé impazzito.
Li ho mangiati come un’insalata, i libri erano il mio sandwich per pranzo, il mio pasto leggero, la mia cena e il mio spuntino di mezzanotte. Ho strappato le pagine, le ho mangiate col sale, affogate nella salsa, rosicchiato le rilegature, ho sfogliato i capitoli con la lingua! Libri a dozzine, a ventine, a milioni! Ne ho portati a casa così tanti che sono stato gobbo per anni. Filosofia, storia dell’arte, politica, scienze sociali, poesia, saggi, la grande commedia: scegline uno, io li ho mangiati tutti. E poi… e poi…»
La voce del capo dei pompieri si affievolisce.

Montag lo incalza: «E poi?». «Beh, e poi arriva la vita.»
 
Il capo dei pompieri chiude gli occhi e ricorda. «La vita. La solita vita, l’amore che non scalda davvero, il sogno che si guasta, il sesso che va a pezzi, la morte che raggiunge troppo presto gli amici che non la meritano, l’omicidio di questo o quell’altro, la follia di una persona cara, la lenta morte di una madre, l’improvviso suicidio di un padre – un precipitoso caricare di elefanti, un assalto di malattie.
E da nessuna parte – da nessuna parte – il libro giusto per il momento giusto, qualcosa da infilare nel muro fatiscente della diga che sta per crollare, per trattenere il diluvio, per offrire o cogliere una metafora, perdere o trovare una similitudine. E al confine estremo dei trenta, all’orlo dei trentuno, mi sono raccolto, tutte le ossa rotte, ogni centimetro della mia carne abrasa, ammaccata, sfregiata. Mi sono guardato allo specchio e ho visto un vecchio perso dietro la faccia spaventata di un giovane, ho visto odio per tutto e per tutti – scegli tu – e ho aperto le pagine dei libri della mia bella biblioteca e cos’ho trovato? Cosa? Che cosa!?»
Montag prova a supporre: «Le pagine erano vuote?». «Esatto! Vuote! Oh, c’erano le parole, certo, ma mi scorrevano sugli occhi come olio bollente – non significavano nulla. Non erano d’aiuto, di nessun conforto, nessuna pace, nessun rifugio, nessun vero amore, nessun letto, nessuna luce.»

 

Fahrenheit 451, citato da dallo stesso Bradbury in
Bradbury, Ray. Lo Zen nell'arte di scrivere

 



giovedì 15 luglio 2021

OGNUNO RICONOSCE I SUOI 39 - Scrivere per bambini

 

Isaac Bashevis Singer, premio Nobel 1978

 

Signore e signori: ci sono cinquecento ragioni per cui ho iniziato a scrivere per bambini, ma per risparmiare tempo ne cito solo dieci.

1. I bambini leggono libri e non recensioni. Non gliene frega niente delle critiche.

2. I bambini non leggono per cercare la loro identità.

3. Non leggono per sbarazzarsi della colpa, per placare la loro sete di ribellione o per sbarazzarsi dell'alienazione.

4. Non vedono alcuna utilità in psicologia.

5. Odiano la sociologia.

6. Non cercano di capire Kafka o Finnegans Wake.

7. Credono ancora in Dio, famiglia, angeli, demoni, streghe, gnomi, logica, chiarezza, punteggiatura e altre cose obsolete.

8. Amano le storie interessanti, non i commenti, le guide o le note a piè di pagina.

9. Quando un libro è noioso, sbadigliano senza vergogna, senza alcuna vergogna o paura dell'autorità.

10. Non si aspettano che il loro amato scrittore riscatti l'umanità. Giovani come sono, sanno che questo non è sotto il suo potere. Solo gli adulti hanno tali delusioni infantili.

 

Discorso per il Premio Nobel, 10 dicembre 1978

domenica 25 aprile 2021

ognuno riconosce i suoi 38 - vittorie

 


Io, insomma, come milioni e milioni di personaggi come me migliori di me e peggiori di me, mi trovai invischiato in questa guerra in qualità di italiano alleato dei tedeschi, all'inizio, e in qualità di italiano prigioniero dei tedeschi alla fine. Gli anglo-americani nel 1943 mi bombardarono la casa, e nel 1945 mi vennero a liberare dalla prigionia e mi regalarono del latte condensato e della minestra in scatola. Per quello che mi riguarda, la storia è tutta qui. Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell'oceano in tempesta, e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie, ma vittorioso perché, nonostante tutto e tutti, io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno. Anzi,sono riuscito a ritrovare un prezioso amico: me stesso...


Giovannino Guareschi, Diario clandestino, istruzioni per l'uso

 



italiacano 21 - Abilismo

 


ieri ho scoperto una parola nuova: abilismo.
pare, dal giretto veloce che ho fatto in rete, che sono tra i pochi a non averla mai sentita.
ma da dove salta fuori sta parola inusitata, mi chiedo?
in pratica, è una parola formata come 'razzismo', solo che sulla parola 'abile'. sarebbe l'atteggiamento di chi discrimina le persone sulla base delle loro abilità. chi discrimina i disabili. certo, dopo che hai capito cosa significa, non ci vuole mica tanto a capire da dove l'hanno tirata fuori.
ma a me, non so perché, non mi piace, non mi sembra idonea. perché?
mi vengono in mente tante parole simili, come salutista, come illusionista, genetista, autista, parole che non hanno niente di negativo...
certo, c'è razzista, ma in razzista, è il concetto di 'razza' ad essere di per sé negativo. idem con 'negazionista'. 'abile', invece, non ha niente di negativo. ieri avevo provato a discuterne con professore, senza riuscirci. siccome la treccani riporta la parola, il problema non esiste. come se mettere in discussione una parola significasse mettere in discussione il concetto stesso di discriminazione che vuole nominare.
in realtà, ho letto proprio sulla treccani, perché il motore di ricerca ce l'ho anch'io, uguale a quello del prof, che questa parola l'ha riportata per la prima volta il corriere della sera un paio di anni fa.
ma che parola è? e che bisogno c'era di una nuova etichetta incomprensibile? e la discriminazione ponderale (sei discriminato a causa del tuo peso), a me tanto cara, ormai l'unica che non abbia lo stigma sociale, rientra nell'abilismo?
e dare del deficiente, cretino, idiota a chi, secondo te, non usa nel modo corretto il cervello, cosa che, sui social, fanno un po' tutti, in genere con persone che la pensano in modo diverso da te, non rientra nell'abilismo????
ma possibile che, come sempre, sono l'unica che si fa ste domande?
mah!