ma l'america, che cos'è? gli stati uniti, intendo.
l'america è quel posto dove la gente scrive dei racconti, delle poesie, perfino, le manda alle riviste e gli arriva a casa un assegno.
e c'è gente, mica uno eh, mica solo nell'ottocento, c'è gente che vive con sti assegni qua.
cinquant'anni, poco più. la scuola, la casa, la lotta impari col caos,un marito e tre ex piccoli figli adorabili, quando dormono... e questa piccola stanza virtuale tutta per me.
sabato 17 luglio 2021
ma l'america che cos'è
venerdì 16 luglio 2021
OGNUNO RICONOSCE I SUOI 40 - L'uomo che amava i libri
«Un tempo…» Montag esita, poi riprende: «Un tempo devi averli amati molto, i libri».
«Touché!» risponde il capo dei pompieri. «Sotto la cintura. Al mento. Dentro il cuore. Da strappare le budella. Oh guardami, Montag. L’uomo che amava i libri, no, il ragazzo che era innamorato perso di loro, folle di loro, che per loro si arrampicava sugli scaffali come uno scimpanzé impazzito.
Li ho mangiati come un’insalata, i libri erano il mio sandwich per pranzo, il mio pasto leggero, la mia cena e il mio spuntino di mezzanotte. Ho strappato le pagine, le ho mangiate col sale, affogate nella salsa, rosicchiato le rilegature, ho sfogliato i capitoli con la lingua! Libri a dozzine, a ventine, a milioni! Ne ho portati a casa così tanti che sono stato gobbo per anni. Filosofia, storia dell’arte, politica, scienze sociali, poesia, saggi, la grande commedia: scegline uno, io li ho mangiati tutti. E poi… e poi…»
La voce del capo dei pompieri si affievolisce.
Montag lo incalza: «E poi?». «Beh, e poi arriva la vita.»
Il capo dei pompieri chiude gli occhi e ricorda. «La vita. La solita vita, l’amore che non scalda davvero, il sogno che si guasta, il sesso che va a pezzi, la morte che raggiunge troppo presto gli amici che non la meritano, l’omicidio di questo o quell’altro, la follia di una persona cara, la lenta morte di una madre, l’improvviso suicidio di un padre – un precipitoso caricare di elefanti, un assalto di malattie.
E da nessuna parte – da nessuna parte – il libro giusto per il momento giusto, qualcosa da infilare nel muro fatiscente della diga che sta per crollare, per trattenere il diluvio, per offrire o cogliere una metafora, perdere o trovare una similitudine. E al confine estremo dei trenta, all’orlo dei trentuno, mi sono raccolto, tutte le ossa rotte, ogni centimetro della mia carne abrasa, ammaccata, sfregiata. Mi sono guardato allo specchio e ho visto un vecchio perso dietro la faccia spaventata di un giovane, ho visto odio per tutto e per tutti – scegli tu – e ho aperto le pagine dei libri della mia bella biblioteca e cos’ho trovato? Cosa? Che cosa!?»
Montag prova a supporre: «Le pagine erano vuote?». «Esatto! Vuote! Oh, c’erano le parole, certo, ma mi scorrevano sugli occhi come olio bollente – non significavano nulla. Non erano d’aiuto, di nessun conforto, nessuna pace, nessun rifugio, nessun vero amore, nessun letto, nessuna luce.»
Fahrenheit 451, citato da dallo stesso Bradbury in
Bradbury, Ray. Lo Zen nell'arte di scrivere
giovedì 15 luglio 2021
OGNUNO RICONOSCE I SUOI 39 - Scrivere per bambini
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| Isaac Bashevis Singer, premio Nobel 1978 |
Signore e signori: ci sono cinquecento ragioni per cui ho iniziato a scrivere per bambini, ma per risparmiare tempo ne cito solo dieci.
1. I bambini leggono libri e non recensioni. Non gliene frega niente delle critiche.
2. I bambini non leggono per cercare la loro identità.
3. Non leggono per sbarazzarsi della colpa, per placare la loro sete di ribellione o per sbarazzarsi dell'alienazione.
4. Non vedono alcuna utilità in psicologia.
5. Odiano la sociologia.
6. Non cercano di capire Kafka o Finnegans Wake.
7. Credono ancora in Dio, famiglia, angeli, demoni, streghe, gnomi, logica, chiarezza, punteggiatura e altre cose obsolete.
8. Amano le storie interessanti, non i commenti, le guide o le note a piè di pagina.
9. Quando un libro è noioso, sbadigliano senza vergogna, senza alcuna vergogna o paura dell'autorità.
10. Non si aspettano che il loro amato scrittore riscatti l'umanità. Giovani come sono, sanno che questo non è sotto il suo potere. Solo gli adulti hanno tali delusioni infantili.
Discorso per il Premio Nobel, 10 dicembre 1978
domenica 25 aprile 2021
ognuno riconosce i suoi 38 - vittorie
Io, insomma, come milioni e milioni di personaggi come me migliori di me e peggiori di me, mi trovai invischiato in questa guerra in qualità di italiano alleato dei tedeschi, all'inizio, e in qualità di italiano prigioniero dei tedeschi alla fine. Gli anglo-americani nel 1943 mi bombardarono la casa, e nel 1945 mi vennero a liberare dalla prigionia e mi regalarono del latte condensato e della minestra in scatola. Per quello che mi riguarda, la storia è tutta qui. Una banalissima storia nella quale io ho avuto il peso di un guscio di nocciola nell'oceano in tempesta, e dalla quale io esco senza nastrini e senza medaglie, ma vittorioso perché, nonostante tutto e tutti, io sono riuscito a passare attraverso questo cataclisma senza odiare nessuno. Anzi,sono riuscito a ritrovare un prezioso amico: me stesso...
Giovannino Guareschi, Diario clandestino, istruzioni per l'uso
italiacano 21 - Abilismo
ieri ho scoperto una parola nuova: abilismo.
pare, dal giretto veloce che ho fatto in rete, che sono tra i pochi a non averla mai sentita.
ma da dove salta fuori sta parola inusitata, mi chiedo?
in pratica, è una parola formata come 'razzismo', solo che sulla parola
'abile'. sarebbe l'atteggiamento di chi discrimina le persone sulla base
delle loro abilità. chi discrimina i disabili. certo, dopo che hai capito cosa significa, non ci vuole mica tanto a capire da dove l'hanno tirata fuori.
ma a me, non so perché, non mi piace, non mi sembra idonea. perché?
mi vengono in mente tante parole simili, come salutista, come illusionista, genetista, autista, parole che non hanno niente di negativo...
certo, c'è razzista, ma in razzista, è il concetto di 'razza' ad essere di per sé negativo. idem con 'negazionista'. 'abile', invece, non ha niente di negativo. ieri avevo provato a discuterne con professore, senza riuscirci. siccome la treccani riporta la parola, il problema non esiste. come se mettere in discussione una parola significasse mettere in discussione il concetto stesso di discriminazione che vuole nominare.
in realtà, ho letto proprio sulla treccani, perché il motore di ricerca ce l'ho anch'io, uguale a quello del prof, che questa parola l'ha riportata per la prima volta il corriere della sera un paio di anni fa.
ma che parola è? e che bisogno c'era di una nuova etichetta incomprensibile? e la discriminazione ponderale (sei discriminato a causa del tuo peso), a me tanto cara, ormai l'unica che non abbia lo stigma sociale, rientra nell'abilismo?
e dare del deficiente, cretino, idiota a chi, secondo te, non usa nel modo corretto il cervello, cosa che, sui social, fanno un po' tutti, in genere con persone che la pensano in modo diverso da te, non rientra nell'abilismo????
ma possibile che, come sempre, sono l'unica che si fa ste domande?
mah!
lunedì 15 marzo 2021
ieri su fb c'era un post sulle audiocassette, che ho pensato: ecco, il solito post nostalgico sulle cassette. che ogni tanto, su fb, salta fuori la foto della bic o della matita e della cassetta, che solo hai una certa età sai cosa c'entrano l'una con l'altra, perché il nastro magnetico delle audio cassette spesso rimaneva incastrato nel registratore, e peri riavvolgerlo dovevi incastrare la punta di una penna bic o una matita nella rotella dentata della cassetta e giravi la penna finché il rotolino del nastro era a posto. Se ti andava bene e il nastro non si era rotto.
Invece il post c'era perché è morto l'inventore delle cassette, lou ottens. che cosa incredibile. una cosa che i miei figli manco sanno cosa sia, e quello che l'ha inventata era ancora vivo. aveva 94 anni. una decina d'anni più di mio padre. la sua invenzione non gli è sopravvissuta. è un po' come quando ti muore un figlio. non è naturale.
per me, che mi ritengo, e in realtà lo sono, una donna dell'altro secolo, anzi dell'altro millennio, è una cosa difficile da concepire. questo tempo che va così veloce che vorrei non esserci.
la velocità brucia tutto, la velocità è superficialità, e poi io odio che le cose finiscano.
sul web ho letto anche che le cassette sono tornate, ma non credo durerà tanto.
comunque.
io le cassette le adoravo.
la cassetta era democratica. il vinile costava. la cassetta era l'alternativa povera, e poi vuoi mettere la durata? cassette, ce n'erano perfino da 120 (minuti). ma non solo: nessuno poteva registrarsi un vinile. la cassetta, invece, la potevi REGISTRARE. che cosa incredibile. tutti i mangiacassette, tanti almeno, potevano registrare. e non solo dalla radio, o da un'altra cassetta, se avevi il doppio nastro (e io ce l'avevo).
e poi: ti potevi registrare anche tu. questa era una figata. quante cassette che ho fatto per il mio moroso quando era militare. i regali di natale alle mie amiche coi dischi di parenti e amici che non avrei mai potuto comprare, con le copertine fatte a mano e le liste dei brani che non mi venivano mai bene perché ho sempre scritto troppo grande. le compilation da gita, da ascoltare col walkman. e poi le cassette che mandavo al mio amico paolo quando stava a betlemme. in mezzo ci mettevo le canzoni che registravo dalla radio, lo facevamo in tanti, con la complicità dei dj delle radio private, tu facevi una richiesta aggiungendo: per favore, non parlarci sopra, che devo registrare. oppure accendevi un altro registratore, o il giradischi. chissefrega della qualità, la qualità stava a zero, il contenuto era tutto.
quindi... ciao, lou, e grazie
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| Lou Ottens |
sabato 16 gennaio 2021
think pink 16 - una ragazza
oggi sono andata a prendere il giornale. mentre uscivo, è entrata una coppia padre-figlia, la giornalaia aveva già il giornale in mano, un cliente fisso.
la ragazzina aveva in mano un libro, e continuava a leggere mentre il padre prendeva il giornale. ha continuato a leggere mentre uscivano, e camminava leggendo. il padre le ha messo la mano sulla spalla, e se ne sono andati a piedi.
ho pensato che finché c'è una bambina che legge camminando, beh, c'è ancora speranza.
leggeva stephen king, un volume di una serie per ragazzi. ma non si può avere tutto, del resto.
domenica 10 gennaio 2021
ma l'amore che cos'è 11 - un abisso

Al telefono, quando non c'erano i cellulari.
Lui: C'è un abisso tra di noi.
Lei: Lo so.
parlavamo del più e del meno, di niente, in realtà. stavamo insieme da... boh, una settimana che per me era una vita. forse è in quel momento che ho capito che lo amavo. per lui era una delle tante frasi ad effetto. non si è neanche accorto quanto fosse vera. ma l'aveva detta. senza capire, aveva capito. c'era un abisso tra di noi. un abisso di cultura, status sociale, sensibilità, esperienze di vita, interessi.
Lei: dobbiamo stare attenti a non caderci dentro.
dopo una settimana, poco più, lui si è stufato. mi ha detto così.
ma io avevo quell'abisso incollato addosso.
Per la Befana mi sono regalata Tutte le poesia di Wisława Szymborska.
tra parentesi, è ovvio il motivo per cui i polacchi sanno tante lingue: dopo che hai imparato questa, il resto è una passeggiata.
e aprendolo a caso, come mi piace fare coi libri di poesia, ho trovato questi versi:
...
Già, anche noi sappiamo dividerci in due.
Ma solo in corpo e sussurro interrotto.
In corpo e poesia.Da un lato la gola, il riso dall'altro,
un riso leggero, di già soffocato.Qui il cuore pesante, là non omnis moriar,
tre piccole parole, soltanto, tre piume d'un volo.L'abisso non ci divide.
L'abisso circonda.
Wisława Szymborska, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), Adelphi 2009, p. 319
mercoledì 6 gennaio 2021
ognuno riconosce i suoi 37 - le quattro del mattino
LE QUATTRO DEL MATTINOOra dalla notte al giorno.
Ora da un fianco all'altro.
Ora per i trentenni.Ora rassettata per il canto dei galli.
Ora in cui la terra ci rinnega.
Ora in cui il vento soffia dalle stelle spente.
Ora del chissà-se-resterà-qualcosa-di-noi.Ora vuota.
Sorda, vana.
Fondo di ogni altra ora.Nessuno sta bene alle quattro del mattino.
Se le formiche stanno bene alle quattro del mattino
- le nostre congratulazioni. E che arrivino le cinque,
se dobbiamo vivere ancora.
Wisława Szymborska, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), Adelphi 2009, p. 91

Pare che le quattro di mattina siano un'ora molto gettonata, per svegliarsi. e non solo. per finire cose importanti come il discorso alla nazione, per ammazzarsi, e molti altri eventi.
comunque io mi sveglio un sacco di volte alle quattro.
ho letto da qualche parte che, per la medicina cinese, a seconda dell'ora in cui ti svegli si capisce che disturbo hai. quattro del mattino, il problema sono i polmoni. emotivamente, i polmoni sono. collegati a tristezza, depressione, preoccupazioni.
evidentemente, siamo in tanti che hanno pensieri e ci svegliamo alle 4 di mattina.
sabato 2 gennaio 2021
ognuno riconosce i suoi 36 - vivere
Vivere è stare svegli
e concedersi agli altri,
dare di sé sempre il meglio,
e non essere scaltri.
Vivere è amare la vita
con i suoi funerali e i suoi balli,
trovare favole e miti
nelle vicende più squallide.
Vivere è attendere il sole
nei giorni di nera tempesta,
schivare le gonfie parole,
vestite con frange di festa.
Vivere è scegliere le umili
melodie senza strepiti e spari,
scendere verso l'autunno
e non stancarsi d'amare.
[Angelo Maria Ripellino, Poesie. 1952-1978, Torino, Einaudi 1990, p. 21]
Infinito presente 4 - uccidere
l'altra sera cercando qualcosa che potesse andare bene un po' a tutti abbiamo guardato un film italiano, la ragazza della nebbia, scritto e diretto da Donato Carrisi.
Non sto qua a scrivere la trama, e non spoilero niente, ma questo film (e penso pure il libro da cui e tratto, dello stesso Carrisi) è quello che io chiamo un film disonesto.
troppe cose non risolte, troppe forzature. se mi vuoi angosciare, lo devi fare senza questi trucchetti del mestiere, oltretutto usati pure male. così è troppo comodo.
perché qui si tratta di ammazzare qualcuno per soldi.
e mentre nei filmetti onesti che guardo io, lo sterotipo è la regola, qua si vorrebbe fare della psicologia a buon mercato. non solo lanciare un j'accuse al furore mediatico che assoggetta anche le forze dell'ordine, ma indagare anche le motivazioni del male, scandagliare l'orrore, fare un giro all'inferno e tornare.
se vuoi farlo, devi essere un po' più bravo di così, caro carrisi.
perché come ho letto stamattina nel libro che sto leggendo, Cervello senza limiti, che si occupa di sostanze nootrope, ovvero che agiscono sul sistema nervoso migliorando le capacità cognitive, come concentrazione e memoria,
«L’antropologia dimostra che non siamo naturalmente propensi alla guerra», (...) «È molto difficile superare il confine e uccidere un altro essere umano. Il punto è trasformare una persona civile in un assassino senza riportare un impatto psicologico troppo forte.»Rossi Mason, Johann. Cervello senza limiti (Italian Edition) (p.51). Codice Edizioni.
uccidere un altro essere umano è molto difficile. soprattutto, come un po' per tutte le cose, la prima volta.
e puoi pianificare come vuoi, ma non sarai più lo stesso.
e non sto neanche a perdere tempo sull'assurdità di un serial killer che smette di colpo di ammazzare e cambia vita, perché questo è davvero troppo. se non sapevi come risolvere la storia, lasciala aperta.
a me non piace, ma almeno non ti rendi ridicolo.
visto che sono in argomento, anche l'ultimo film di checco zalone è disonesto.
ma non vale neanche la pena di parlarne. chissà perché è così difficile far ridere.
mercoledì 30 dicembre 2020
Infinito presente 3 - dire la verità
Dopo l'esame di maturità, un'esperienza che non auguro a nessuno, mi ero iscritta a scienze forestali. i corsi scientifici erano semestrali, per cui cominciavano a ottobre, e io dovevo trovarmi in fretta un posto in cui stare. così mi sono trovata per caso in un collegio per ragazze di buona famiglia piuttosto snob, unica matricola in quel particolare momento dell'anno accademico in cui solo quelle poche iscritte a facoltà scientifiche si erano già trasferite in collegio, costituendo una sorellanza nella sorellanza, di cui io io cercavo faticosamente di capire le regole non scritte, ma che erano evidentemente ben conosciute dalle altre.
io, quando scrivo delle storie, in genere parto da fatti e persone reali, ma io le chiamo fiction, perché nel momento in cui le racchiudo nelle mie parole, gli dò la forma che voglio io, diventano altro, potrei anche averle inventate, anzi: in genere sembra proprio che le abbia inventate, e forse è così, perché le ho inventate, cioè trovate, io, in effetti, gli ho dato io quella forma lì senza la quale sarebbero cronaca, pettegolezzi o storielle da bar, magari, o forse non sarebbero niente.
non preoccuparti. hai sempre scritto e scriverai ancora. devi solo scrivere una frase sincera. scrivi solo la frase più sincera che sai.
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| e. hemingway, festa mobile |
venerdì 30 ottobre 2020
infinito presente 2 - inginocchiarsi
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| Brittany runs a marathon, 2019 |
l'altra sera i miei figli erano dai nonni, e io e mauro abbiamo guardato un film che atante volte avevo proposto di guardare ai ragazzi durante la quarantena.
tratto da una storia vera, parla di una ragazza che riesce a riprendere in mano la sua vita, fino a quel punto un disastro totale, mettendosi a correre e riuscendo, finalmente, a partecipare alla maratona di NY.
per fortuna che i miei figli non ne hanno voluto sapere, della mia proposta. pensa se mi chiedevano: perché quello le ha dato dei tovagliolini di carta per inginocchiarsi???? (nel cesso del locale dove l'ha invitata ad andare per farsi fare un pompino gratis).
non riesco a togliermi dalla testa quella scena disgustosa. e lei ci va.
e quando lei incontra un uomo normale, in un sito di incontri, e lui la invita a casa sua, lei, come un riflesso condizionato, si mette a slacciargli i pantaloni. e quando lui la ferma e le propone, invece, di andare a letto, lei scappa.
inginocchiarsi per fare un pompino in un lurido bar di merda a uno che hai conosciuto da cinque minuti.
io, inginocchiarmi mi inginocchio davanti al Santissimo Sacramento.
ma adesso, nella mia parrocchia, non si può più. perchè quello nel banco davanti, davanti al santissimo sacramento, non si vuole inginocchiare. e quindi tu ti avvicini troppo alle sue terga, diciamo.
e non sia mai che, attraverso la mascherina, che tevi tenere addosso nonostante la distanza che mantieni, che penso che in chiesa sia l'unico posto dove si mantengono le distanze, ormai, a scuola ci hanno detto che basta un metro da bocca a bocca, praticamente è tutto come prima, solo che ognuno sta nel suo banchetto e io ho dovuto comprarmi un amplificatore vocale perché sono già senza voce, a parlare attraverso la mascherina, ecco, in chiesa, se ti inginocchi, rischia che gli attacchi il covid nel didietro a quello davanti che non si vuole inginocchiare, davanti al santissimo sacramento, e quindi devi stare in piedi anche tu. ma perché?
ma qualcuno si è mai inginocchiato, davanti a te?
quando il vostro moroso si inginocchierà davanti a voi, dico alle mie alunne al catechismo, capirete che gesto meraviglioso è, che qualcuno si inginocchi davanti a te.
è sperimentare come un gesto di resa, di sottomissione per eccellenza si trasformi, per amore, in una dichiarazione di fiducia totale. Sono qui, ai tuoi piedi, puoi fare di me quello che vuoi, e sono sicuro che non lo farai.
inginocchiarsi per chiedere perdono, inginocchiarsi per giocarsi l'ultima carta: mettersi nelle mani dell'altro, confidare nel suo amore, nella sua misericordia.
Credere che la mia debolezza è la mia forza. quando suona il campanello, alla consacrazione, inginocchiarsi è corrispondere al sommo sacrificio di Cristo come posso.
perché non lo fanno, non lo riesco a capire.
amica mia...
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| The tears, Man Ray |
l'amarezza che danno gli amori non corrisposti, amica, è il prezzo da pagare per il tesoro del tuo cuore.
lo so, come ti senti. come quando ti rovini per un regalo che volevi fosse unico, come l'affetto per quella persona, e va a finire nel mucchio dei pacchi che valgono solo il tempo di una canzone d'auguri.
per tutti gli altri, ci sono le tue frasi tranchant e gli sguardi di fuoco, di
donna guerriera. ma non per gli affetti e gli amici più cari. non riesci neanche a reagire, non capisci, ti senti sbagliata.
no, amica, non sei sbagliata, ma neanche gli altri lo sono. miserie ne abbiamo tutti, tante.
è che un cuore grande come il tuo, amica mia, grande come il cielo dei tuoi occhi, non ci sta, in tanti posti.
ognuno fa quello che può, ognuno raccoglie e dà quello che può.
lascia andare.
niente va sprecato, niente. neanche una lacrima, neanche una parola.
tutto tornerà, al tempo giusto.
venerdì 21 agosto 2020
ognuno riconosce i suoi 35 - la cosa migliore
PHILIPH ROTH, Pastorale americana (Torino, Einaudi1997)
N.B. ho trovato questa cosa sul sito libri antichi online. GRAZIE!!!
INFINITO PRESENTE 1 - Avere ragione
ragióne
Quel che è più terribile, su questa terra, è che tutti hanno le loro ragioni
La Règle du jeu (La regola del gioco, 1939)
mi interessa capire perché. io me lo chiedo continuamente: perché?
ecco, io, quando discuto, cerco qualcuno che mi dia delle ragioni più forti delle mie.
tutto qua.
mercoledì 29 aprile 2020
fin che la barca va...
chiedo al frate: ma com'è che Dio permette questo?
però se mi succedesse adesso, saprei cosa dirgli, al frate: ma lei non crede in Dio, Padre ONNIPOTENTE???? o dice il Credo così, per abitudine?
perché delle due l'una: o crede in Dio ONNIPOTENTE, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose, visibili e, UDITE UDITE, invisibili, oppure no.
ecco.
ma verso dove?????? verso la riva? ma quale riva? verso la salvezza?? ma quale salvezza???
speriamo, siamo solidali, siamo CREATIVI!!!
'QUESTA MALATTIA NON E' PER LA MORTE, MA PER LA GLORIA DI DIO,PERCHE' PER ESSA IL FIGLIO DI DIO VENGA GLORIFICATO'
altro che remare, ma cosa volete remare!!!!!!
martedì 31 marzo 2020
la vita, la morte, un prete
domenica 22 marzo 2020
Ognuno riconosce i suoi 34 - un dieci
Che cosa sono diventate, le due fate? Sicuramente, si saranno sposate. E' un atto così grave, quello di passare dalla condizione di fanciulla quella di donna. Che cosa fanno, in una casa nuova? Che ne è stato, dei loro rapporti con le erbe elvatiche e con i serpenti? Erano coinvolte in qualcosa di universale.Ma viene il giorno in cui nella fanciulla si sveglia la donna. Si sogna di assegnare, finalmente, un ≪dieci≫. C'è un ≪dieci≫ che pesa in fondo al cuore. Allora si presenta un imbecille. Per la prima volta quegli occhi così acuti s'ingannano, e lo illuminano di seducenti colori. Se quell'imbecille dice dei versi, lo si crede poeta. Si crede che egli capisca i pavimenti rotti, che ami le manguste. Si crede che lo lusinghi la confidenza a proposito di una vipera che se la dondola sotto la tavola, tra le gambe. Gli si dà il cuore, ch'è un giardino selvatico, a lui che ama solo i parchi ravviati. E l'imbecille s porta via la principessa, in schiavitù.
sabato 21 marzo 2020
Ognuno riconosce i suoi 33 - il vero lusso
La grandezza d'un mestiere sta forse, in primo luogo, nel vincolo che esso crea fra gli uomini: un solo lusso vero esiste, ed è quello dei rapporti umani.
Lavorando unicamente per i beni materiali ci costruiamo da soli la nostra prigione. Ci rinchiudiamo, solitari, con la nostra moneta di cenere che non procura nulla di ciò che vale la pena d'essere vissuto.


























