mercoledì 30 ottobre 2019

Ognuno riconosce i suoi 33 - un verde albero di fico




Vidi la mia vita diramarsi davanti a me come il verde albero di fico del racconto. Dalla punta di ciascun ramo occhieggiava e ammiccava, come un bel fico maturo, un futuro meraviglioso. Un fico rappresentava un marito e dei figli e una vita domestica felice, un altro fico rappresentava la famosa poetessa, un altro la brillante accademica, un altro ancora era Esther Greenwood, direttrice di una prestigiosa rivista, un altro era l’Europa e l’Africa e il Sudamerica, un altro fico era Costantin, Socrate, Attila e tutta una schiera di amanti dai nomi bizzarri e dai mestieri anticonvenzionali, un altro fico era la campionessa olimpionica di vela, e dietro e al di sopra di questi fichi ce n’erano molti altri che non riuscivo a distinguere. E vidi me stessa seduta alla biforcazione dell’albero, che morivo di fame per non saper decidere quale fico cogliere. Li desideravo tutti allo stesso modo, ma sceglierne uno significava rinunciare per sempre a tutti gli altri, e mentre me ne stavo lì, incapace di decidere, i fichi incominciarono ad avvizzire e annerire, finché uno dopo l’altro si spiaccicarono a terra ai miei piedi.

Sylvia Plath, La campana di vetro, 1963


Oggi Sylvia Plath avrebbe compiuto 87 anni.

martedì 27 agosto 2019

prendere, dare

Dar y Tomar III (Femenino-Masculino), Bronce Patinado - Esculturas - Lorenzo Quinn
DAR Y TOMAR III,  opera in bronzo di Lorenzo Quinn

ciò che alla fine va ristretto
deve prima essere esteso
ciò che va indebolito
deve all'inizio essere rafforzato
ciò che va rovesciato
deve all'inizio essere drizzato
colui che vuol prendere
deve cominciare a dare

Lao Tzu, Tao Te Ching


Citazione trovata in G. NARDONE - P. WATZLAWICK, L'arte del cambiamento

mercoledì 21 agosto 2019

think pink 15 - kim


la statua che ricorda le 'comfort women' posta vicino all'ambasciata giapponese a seoul. nella sedia vuota è seduta kim bok-dong

poco dopo l'inizio della seconda guerra mondiale, i giapponesi hanno deportato i ragazzi coreani come soldati e le ragazze coreane come schiave del sesso a servizio dei soldati giapponesi. 
una delle prime, tra le più giovani, è stata kim bok-dong.
le avevano detto che doveva cucire divise per i soldati. piuttosto di morire, lei andò. aveva 14 anni.
per otto anni fu costretta a 'confortare' i soldati. i sabati, cominciavano a mezzogiorno e finivano alle sei. c'era la fila fuori. finito il turno, arrivano i medici con le medicine: la domenica, si cominciava alle otto di mattina fino a sera.
il primo giorno spese tutti i soldi che le aveva dato la madre per tentare il suicidio con altre due ragazze nelle sue stesse condizioni: comprarono l'alcolico più forte che trovarono, e finirono in coma etilico. le trovarono e le salvarono con una lavanda gastrica che le rovinò lo stomaco per sempre. dopo dieci giorni, semicosciente, decise che sarebbe sopravvissuta per raccontare quello che le era successo.
kim è morta a 92 anni, senza che si fosse realizzato il suo desiderio: ricevere le scuse formali del governo giapponese, sentire il primo ministro dire: perdonateci, quanto abbiamo fatto non ha scusanti, cambieremo i nostri libri di storia e diremo ai nostri figli la verità.
anzi: il governo giapponese ha ritirato l'ambasciatore a Seoul dopo che il il governo coreano si è rifiutato di togliere una statua dedicata alle 'comfort women' posta nelle vicinanze dell'ambasciata stessa. i giapponesi, infatti, ritengono risolta la questione dopo che nel 2015 hanno sganciato 8  milioni e rotti di dollari.
qui sotto il video di una delle ultime interviste a kim


mercoledì 14 agosto 2019

SCRITTURE 1 - ORO


oro, oro...
mentre guidava nel traffico delle sei, un traffico provinciale, mica na roba seria, da isoradio, no, questo era il traffico normale delle cinque e mezza sei,  un paio di semafori per passare, una quarto d'ora in più del solito, quello col nome del frutto esotico  alla radio continuava ad ansimare oro, oro, per averti così, distesa, pura, le era sempre stato sulle scatole, che stronzo, sai che me ne frega, a me, della tua ultima malboro, ancora lì a dividere le donne in vergini e puttane, la vuoi ma che resista, che non ci stia, subito, sennò vuol dire che va con tutti, tu no che non ci provi con tutte, vero?
ecco, non è tutto oro quello che luccica, pensava, doveva scrivere una cosa sull'oro, era quello il titolo che si erano dati per scriverci sopra un pezzo, e lei aveva pensato subito all'oro de olanda che in italia se ciama banda, come dicevano i suoi compagni delle elementari, e l'oro del giappon  che in italia se ciama otton, il pezzo le sarebbe piaciuto scriverlo su sta storia che siamo schiavi dell'apparenza, alla B. interessa la sostanza, non la forma, le aveva detto la prof del liceo, ne era fiera, anche se la sostanza senza forma, cos'è, alla fine, la sostanza dell'arancia, se togli l'arancione, se togli la buccia, perché non è la buccia, la sostanza dell'arancia, se togli la pellicina bianca, non è quella, l'arancia, e il succo, non è neanche il succo, la sostanza dell'arancia, o la polpa senza succo, manco che meno i semi, alla fine non ti resta niente, di sta arancia, così le aveva spiegato il prof di filosofia,  e sta lezione sulla forma e la sostanza l'aveva proprio impressionata, e aveva provato anche a leggere roba di gente che pensa che la forma è tutto, ma si era stufata subito.
e da un certo punto in poi non gliene era fregato proprio più niente, perché sì, era proprio così, a lei interessava la sostanza, che poi era il senso, l'arancitudine dell'arancia, come il senso della vita, che non lo capisci se non la vivi giorno per giorno, e non lo puoi mai dire, una  volta per tutte, una volta sola. 
oro,  con quello è facile. tanti pallini gialli tutti uguali, col loro peso specifico, la loro massa, per l'oro è facile.
per quasi tutto il resto, invece, è praticamente impossibile.

martedì 13 agosto 2019

poliamore


Allora, riciccia fuori sta storia, che cambiano i nomi delle cose per cambiare le cose stesse.
parlo con uno del poliamore.
ah, interessante, la legalizzazione dell'amante. sai che novità. le unioni tra più persone esistono da millenni, voglio dire, e si chiama poligamia.
ma in realtà la cosa qui è diversa, o meglio più ampia. diciamo che la poligamia è un sottinsieme delle unioni poliamorose.
Per poliamore si intende una polirelazione amorosa tra vari partner tutti consenzienti. Ci sono molte varianti del poliamore: i polifedeli, i poligami, la coppia aperta, le relazioni miste (in cui un partner è monogamo e l’altro no). ovviamente il poliamore interessa soprattutto relazioni omo o bi sessuali, ovviamente lo dico perché sennò bastava la poligamia.
in america, all'American Psychological Association (Apa), divisione 44, hanno messo su una task force per appoggiare «la ricerca e la sensibilizzazione sui problemi che debbono affrontare gli individui impegnati in relazioni consensuali non monogamiche» e supportare «i bisogni delle persone che praticano la non monogamia sessuale» e le loro «identità marginalizzate».
c'è poliamore italia, c'è la serie tv, ci sono libri, autori, dibattiti.
l'università di verona lo scorso anno accademico ha proposto un ciclo di seminari sul poliamore, sotto il titolo 'porte aperte', in cui in cui autric*, ricercatric*, espert* presenteranno e discuteranno ricerche e volumi attinenti alle tematiche della sessualità nelle loro molteplici implicazioni teoriche (filosofiche, politiche, culturali ecc.)e all'impatto che queste hanno sulla vita materiale delle persone

e qui devo assolutamente aprire una parentesi: 
perché nessuno fa niente contro sta cazzata colossale degli asterischi? ma perché voi che odiate le finali al maschile non vi trasferite tutt* in inghilterra, o parlate in inglese? o non scegliete l'unica, pesantissima, opzione del maschile e femminile, cari e care, autori e autrici, studiose e studiosi????? 
ma cosa vuol dire l'asterisco??? ma come cazzo lo leggi l'asterisco?????????
a partee che autric* e ricercatric* è di un ridicolo assurdo. ma si può scrivere una cosa che non si può leggere??????????????
NON SI PUò LEGGERE!!! capito????? l'asterisco non si può leggere, cosa ci vuole più di questo per capire che non è possibile usare questa scorciatoia, questa deturpazione di una delle lingue più belle del mondo? qualche linguista, a verona, ce l'avranno, no? 
ora, vuoi combattere il sessismo congenito della lingua italiana, così come si è determinato nei suoi mille anni di storia, per cui per definire un elemento umano generico, si usa la parola al maschile? allora devi trovare una soluzione che si possa PRONUNCIARE, car* mi*! altrimenti ti accontenti di quello che hai. eddai, su!
chiusa parentesi.

insomma sto poliamore serve a definire l'unione di più persone omo, bi, etero, tutti insieme allegramente, tipo il fratello di ariana grande che si è unito a una coppia gay sposata da meno di un anno, o la 'famiglia poliamorosa' riconosciuta da un tribunale del canada, in cui nello stato di famiglia appaiono tre nomi: la coppia di gay che ha voluto il figlio e la madre biologica che ha prestato utero e ovulo ai papini. il padre donatore del seme resta anonimo.
secondo uno dei teorici del poliamore, Jacques Attali, che pare sia il padrino politico del presidente francese Macron, l'istituzionalizzazione del poliamore sarebbe resa necessaria dall'intensità del sentimento amoroso dei nostri giorni: «il sentimento amoroso potrà essere talmente intenso da implicare più persone alla volta […], il poliamore, in cui ciascuno potrà avere più partner sessuali distinti; la polifamiglia, in cui ciascuno apparterrà a più famiglie; la polifedeltà, in cui ciascuno sarà fedele a tutti i membri di un gruppo dalle sessualità multiple».
a me mi è venuto in mente un musicista che purtroppo non so chi sia, mi sono riascoltata non so quante puntate della trasmissione battiti, che fanno di notte su radiotre, per ritrovare il suo discorso, purtroppo invano,  che diceva che il numero perfetto non è tre, è due, sempre. già se sei in tre amici non è la stessa cosa. e lo sanno tutti, quanto è vera sta roba qua.

fedele a tutti, sì sì, come no.



sabato 9 marzo 2019

ognuno riconosce i suoi 32 - alberi, sono dei vostri




Io sono dei vostri, alberi, sono dei vostri 
Animali eleganti, io sono dei vostri. 
Credetelo. Sono dei vostri. 
Ci separa soltanto un fiato infantile, 
ma lo so, lo so, sono io tutto quel
manto, sono io il tronco e lo storno e il 
falco. Ci separa un niente, colore, capello, 
piccolo piccolo nome: l’impianto del 
respiro è solo apparente diverso.

Ci guarderemo fraternamente. 
Io sarò migliore. Larga come l’andare di un fiume 
grande, ci capiremo con l’albero e col seme, 
capiremo l’insetto e la grandine. 

Risplendiamo. Adesso.
Essere il mondo, voglio. Sentirmi 
a casa nel cosmo. E le maree saranno
la strada del gonfio cuore. Sarà d’amore
se cresco. Se avanzo o calo. Sarà d’amore. 
E luce voglio. Così m’impetalo, che mi spensiero,
che rido mentre corro, come la rondine, 
mi moltiplico a stelo, gocciolo, mi biforco,
mi alzo e tramonto, mi slargo, mi infaldo,
divento cima e svetto, mi innevo e frano.

Tutto questo io voglio, dolcemente, perché 
fuori dell’umano il dolore è uno sparo
minimo e la più gran parte è ridere,
mi pare, il grande canto. 

Lo senti il firmamento? Com’è sereno!
Anche noi siamo dentro.
Abbiamo polverine nelle vene, antiche come il cielo,
sono disciolte nel sangue, hanno dentro
l’impronta di un andare semplice e grande,
come le grandi sfere. Abbiamo sfere nel sangue, 
cartine geografiche con strade d’argento
e vedute telescopiche fino ad
Aldebaran. Abbiamo Vega nel sangue
la stella prodigiosa, e istruzioni precise
per il viaggio per l’appontaggio 
e coraggio abbastanza per ogni volo. 



(da Predica ai pesci, in Fuoco centrale e altre poesie per il teatro, Torino, Einaudi,2003)


martedì 29 gennaio 2019

ognuno riconosce i suoi 31 - la ragione è un seme



... le piante sono state considerate, nei secoli, come la forma paradigmatica di esistenza della ragione, una mente che si esercita nella formazione di sé. La misura di questa coincidenza era il seme. Nel seme, in effetti, la vita vegetativa mostra tutta la sua razionalità: la produzione di una certa realtà avviene a partire da un modello formale e senza alcun errore. (...)
nel seme la razionalità smette di essere una semplice funzione dello psichismo (animale op umano che sia) o l'attributo di un solo essere per diventare un fatto cosmico: modo di essere e realtà materiale del cosmo. Per esistere la pianta deve confondersi con il mondo e non può farlo che nella forma del seme: lo spazio in cui l'atto della ragione coabita con il divenire della materia.
(...)
Non basta riconoscere, come ha fatto la tradizione aristotelica, che la ragione è il luogo delle forme (locus formarum), il deposito di tutte quelle che il mondo può ospitare. La ragione ne è infatti anche causa formale ed efficiente. Se esiste una ragione, allora è quella che definisce la genesi di ciascuna delle forme di cui il mondo si compone. Per converso, un seme è l'esatto contrario della mera esistenza virtuale di una forma, con la quale viene spesso confuso. Il seme è lo spazio metafisico in cui la forma definisce non più una pura apparenza o l'oggetto della visione, né il semplice accidente della sostanza, ma un destino (...).
Il seme è il luogo in cui la forma non è un contenuto del mondo, ma l'essere del mondo, la sua forma di vita. la ragione è un seme perché, a differenza di quanto la modernità si è ostinata a pensare, non è lo spazio della sterile contemplazione e dell'esistenza intenzionale delle forme, ma la forza che fa esistere un'immagine come destino specifico di ciascun individuo o oggetto. La ragione è quel che fa di un'immagine un destino, uno spazio di vita totale, un orizzonte spaziale e temporale. Essa è necessità cosmica e non capriccio individuale.

Emanuele Coccia, la vita delle. piante, pp. 24-26

lunedì 28 gennaio 2019

ognuno riconosce i suoi 30 - forma e essenza



Non hanno mani per maneggiare il mondo, eppure sarebbe difficile trovare artisti più abili nella costruzione di forme. Le piante non sono soltanto gli artefici più raffinati del nostro cosmo, ma anche le specie che hanno aperto alla vita il mondo delle forme, la forma di una vita che ha fatto del mondo la sede della figurabilità infinita (...).
   L'assenza di mani non è segno di mancanza, ma la conseguenza della continua immersione nella stessa materia che esse modellano senza sosta. Le piante coincidono con le forme che inventano: per loro tutte le forme sono declinazioni dell'essere, e non del fare o dell'agire. Creare una forma significa attraversarla, percorrerla con tutto il proprio essere, allo stesso modo in cui si percorrono le età o le tappe dell'esistenza. all'astrazione della creazione e della tecnica - capaci di trasformare le forme solo a patto di escludere l'artista e il produttore dal processo di trasformazione -  la pianta oppone l'immediatezza della metamorfosi: generare significa sempre trasformarsi. (...)
...Nelle piante la genesi delle forme raggiunge un'intensità inaccessibile a qualsiasi altro essere vivente. A differenza degli animali superiori, in cui lo sviluppo si arresta una volta per tutte col sopraggiungere nell'individuo della maturità sessuale, le piante non cessano di svilupparsi e di accrescersi, ma, soprattutto, di costruire nuovi organi e nuove parti del corpo di cui sono state private o di cui si sono sbarazzate. Il loro corpo è un'inarrestabile fabbrica morfogenetica. (...)
Il loro non è mai un corpo definitivamente dato, ma un atto costante di bricolage somatico: è questo il significato metafisico della centralità dei meristemi. Proprio per questo la loro vita è un atto incessante di autodesign: non sono solo una forma, ma produzione incessante di forme.

Emanuel Coccia, la vita delle piante, pp. 23-24

domenica 27 gennaio 2019

ognuno riconsoce i suoi 29 - respirare



...le piante fanno crollare uno dei pilastri fondamentali della biologia e delle scienze naturali degli ultimi secoli: la priorità dell'ambiente sul vivente, del mondo sulla vita, dello spazio sul soggetto.
Le piante, la loro storia e la loro evoluzione mostrano che sono invece i viventi a produrre l'ambiente in cui vivono piuttosto che essere obbligati ad adattarvisi. Esse hanno modificato definitivamente la struttura metafisica del mondo. (...)
Le piante mostrano che la vita è la rottura dell'asimmetria tra il contenente e in contenuto. Quando c'è vita, il contenente riposa nel contenuto (e quindi è da esso contenuto) e vice versa. Il paradigma di questo intreccio reciproco è quel che già gli antichi chiamavano respiro (pnéuma). Respirare significa, in effetti, fare quest'esperienza: ciò che ci contiene, l'aria, diviene in noi contenuto e, per converso, ciò che conteniamo diventa quel che ci contiene. Respirare significa essere immersi nell'ambiente che ci penetra con la stessa intensità con la quale noi lo penetriamo.

Emanuele Coccia, la vita delle piante, pp. 19-20

mercoledì 26 dicembre 2018

natale 2018



i miei giovani amici scrittori, sui social, hanno fatto la gara degli auguri peggiori. uno l'ho anche cancellato dalla chat perché mi disturbava vederlo. altri mi ha dato fastidio leggerli.
ma comunque competizioni, consapevoli o no, agli auguri peggiori si sono ingaggiate anche in altri gruppi di whatsapp.
da una parte il natale senza gesù, dall'altra secchiate di melensaggini peace and love tra buonismo e new age. volemose bene, volemose bene...
poi ho letto un post di socci che leggo più che altro perché ogni tanto c'è qualche citazione più grande di lui, e stavolta infatti c'era, ed era il grandissimo t.s. eliot. 
io t.s. eliot non sapevo manco chi fosse finché quello che non mi vuole più parlare non mi ha messo in mano 'la terra desolata', e io ho pensato come cazzo ho fatto a vivere senza sta roba qua, ma perché nessuno me ne ha mai parlato?, e poco dopo una mia ex alunna ventenne, che mi pare di capire presta a pagamento il suo sorriso in eventi di sponsorizzazione, perlopiù di bibite di vario contenuto alcolico, lo ha citato, e io le ho detto: cavoli, se io alla tua età fossi arrivata qua, adesso non so dove sarei.
un giorno avevo il libro sulla tavola dai miei, mio padre lo prende in mano, apre a caso, lo chiude e mi fa: però!
sì insomma questo è uno della serie: ognuno riconosce i suoi.
e in quest'opera che cito stavolta, un'opera teatrale che si intitola 'la rocca', lo dice praticamente all'inizio, il motivo per cui è uno dei miei:

The world turns and the world changes,

But one thing does not change.

In all of my years, one thing does not change.

However you disguise it, this thing does not change:

The perpetual struggle of Good and Evil.


Forgetful, you neglect your shrines and churches;

The men you are in these times deride

What has been done of good, you find explanations

To satisfy the rational and enlightened mind.

Second, you neglect and belittle the desert.

The desert is not remote in southern tropics,

The desert is not only around the corner,

The desert is squeezed in the tube-train next to you,

The desert is in the heart of your brother.
T.S.Eliot, The Rock, Chorus 1st

La lotta tra il bene e il male. la vuotezza delle parole contro la divinità del Verbo. il senso contro il vuoto, l'affannarsi dietro a tutto fuorché l'unica cosa che conta.
Il verbo che si è fatto carne, ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.
La luce vera, quella che illumina ogni uomo.
L'icona del Natale in cui la mangiatoia, in cui viene posto il bambino è un sarcofago. La grotta,  il sepolcro. Le fasce, figura delle bende funebri, la mirra, unguento per imbalsamare i morti.

c'è la vita e c'è la morte, nel natale del signore.

Il coro terzo è ancora più natalizio, se possibile:

The Word of the LORD came unto me, saying:

O miserable cities of designing men,

O wretched generation of enlightened men,

Betrayed in the mazes of your ingenuities,

Sold by the proceeds of your proper inventions:

I have given you hands which you turn from worship,

I have given you speech, for endless palaver,

I have given you my Law, and you set up commissions,

I have given you lips, to express friendly sentiments,

I have given you hearts, for reciprocal distrust.

I have given you power of choice, and you only alternate

Between futile speculation and unconsidered action.

Many are engaged in writing books and printing them,

Many desire to see their names in print,

Many read nothing but the race reports.

Much is your reading, but not the Word of GOD ,

Much is your building, but not the House of GOD .

Will you build me a house of plaster, with corrugated roofing,

To be filled with a litter of Sunday newspapers?
...
O my soul, be prepared for the coming of the Stranger,

Be prepared for him who knows how to ask questions.
O weariness of men who turn from GOD

To the grandeur of your mind and the glory of your action,

To arts and inventions and daring enterprises,

To schemes of human greatness thoroughly discredited,

Binding the earth and the water to your service,

Exploiting the seas and developing the mountains,

Dividing the stars into common and preferred,

Engaged in devising the perfect refrigerator,

Engaged in working out a rational morality,

Engaged in printing as many books as possible,

Plotting of happiness and flinging empty bottles,


Turning from your vacancy to fevered enthusiasm

For nation or race or what you call humanity;

Though you forget the way to the Temple,

There is one who remembers the way to your door:

Life you may evade, but Death you shall not.

You shall not deny the Stranger.
T.S.Eliot, The Rock, chorus 3rd


ecco, avrei voluto fare questi auguri qua.
non rinnegate il deserto, non provate a riempirlo con pagine di vecchi giornali.
Life made you evade, but death you shall not.

A very merry Christ-mas, may that little child, the word made flesh, dwell among us. Amen, alleluja.

lunedì 3 settembre 2018

ognuno riconosce i suoi 27 - cosmogonia in atto






Attraverso le piante, la vita si definisce innanzitutto come qualcosa che circola tra i viventi, e a causa di ciò si costituisce nella disseminazione di forme e nella differenza di specie, di regni, di modi di vita. (...)

Il loro arrivo sulla terraferma e la loro moltiplicazione sono stati alla base della produzione della quantità di materia e di massa organica di cui la vita superiore si compone e si alimenta. Ma hanno anche e soprattutto trasformato in modo permanente il volto del pianeta: è solo perché c'è fotosintesi che la nostra atmosfera si costituisce massicciamente di ossigeno.
È con esse e attraverso di esse che il nostro pianeta produce la sua atmosfera e fa respirare gli esseri che vestono la sua pelle.
La vita delle piante è una cosmogonia in atto, la genesi costante del nostro cosmo. 

Emanuele Coccia, la vita delle piante, p.19

lunedì 27 agosto 2018

ognuno riconosce i suoi 25 - un consiglio di scrittura




scrivere significa mettersi a nudo: se lo si fa con onestà si arriva lontano, altrimenti meglio lasciar perdere.

Primo Levi, consigli a un giovane lettore

lunedì 16 luglio 2018

ognuno riconosce i suoi 26 - cannibalismo universale


La sopravvivenza di quasi tutti gli esseri viventi presuppone l'esistenza di altri viventi: ogni forma di vita esige che vi sia già della vita nel mondo. (...) Vivere è essenzialmente vivere della vita altrui: vivere nella e attraverso la vita che altri hanno saputo costruire o inventare. C'è una sorta di parassitismo, di cannibalismo universale proprio del dominio del vivente: si nutre di sé stesso, contempla solo sé, e ne ha bisogno per avere altre forme e altri modi d'esistenza. (...) Le piante, invece, rappresentano l'unica breccia aperta nell'autoreferenzialità del vivente.
(...)
La vita sembra dover essere ambiente di sé stessa, luogo di sé stessa. Solo le piante contravvengono a questa regola topologica di autoinclusione. Non hanno bisogno, per sopravvivere, della mediazione di altri viventi, e non la desiderano. Esigono solo il mondo, la realtà nelle sue componenti più elementari: le pietre, l'acqua, l'aria, la luce. (...)
Trasformano in vita tutto ciò che toccano, facendo della materia, dell'aria, della luce solare, ciò che per il resto dei viventi diventerà lo spazio da abitare, il mondo.
(...)
Se è alle piante che si dovrebbe chiedere che cosa è il mondo, è perché sono loro a «fare mondo».
Per la stragrande maggioranza degli organismi in mondo è il prodotto della vita vegetale, il risultato della colonizzazione del pianeta da parte delle piante da tempi immemorabili. Non solo l'organismo animale è costituito interamente dalle sostanze organiche prodotte dalle piante, ma le piante superiori rappresentano il 90% della massa eucariota del pianeta.


E. Coccia, La vita delle piante, pp. 17-18

domenica 15 luglio 2018

ognuno riconosce i suoi 24 - sciovinismo zoologico





Non si tratta semplicemente di un'insufficienza epistemologica: ≪in quanto animali, ci identifichiamo molto più facilmente con gli altri animali che con le piante≫. Così gli scienziati, l'ecologia radicale, la società civile si impegnano da decenni per la causa della liberazione degli animali. Nel mondo intellettuale, la denuncia della separazione tra uomo e animale (la macchina antropologica di cui parla la filosofia) è ormai diventata un luogo comune. Nessuno, invece, sembra aver mai messo in discussione la superiorità della vita animale sulla vita vegetale, e il diritto di vita e di morte della prima sulla seconda: vita senza personalità e senza dignità, la vita delle piante non merita alcuna empatia o benevolenza, né l'esercizio del moralismo che i 'viventi superiori' riescono a mobilitare. Il nostro sciovinismo zoologico si rifiuta di andare oltre ≪un linguaggio da animali che mal si presta a una verità vegetale≫. E in questo senso l'animalismo antispecista rischia spesso di scivolare in un antropocentrismo illuminato, che ha interiorizzato il darwinismo per estendere il narcisismo umano al regno animale.
E. Coccia, la vita delle piante, pp.11-12

ognuno riconosce i suoi 23 - il tumore cosmico dell'umanesimo


Ne parliamo appena e il loro nome ci sfugge. La filosofia le ha spesso trascurate, per disprezzo più che per distrazione. Sono l'ornamento cosmico, l'accidente colorato e inessenziale che troneggia ai margini del campo cognitivo. Le metropoli contemporanee le considerano futili soprammobili della decorazione urbana. Fuori dalle mura delle città, sono ospiti - malerbe  - o oggetti di produzione di massa. Le piante sono la ferita sempre aperta dello snobismo metafisico che contraddistingue la nostra cultura. Sono il ritorno del rimosso, di cui ci dobbiamo sbarazzare per poterci considerare diversi: uomini, razionali, esseri spirituali. Sono il tumore cosmico dell'umanesimo, i residui che lo spirito assoluto non riesce a eliminare.

E. Coccia, La vita delle piante, p.11

venerdì 13 luglio 2018

Think pink 14 - un lavoro come un altro 2



Ovviamente, per me almeno, Rachel Moran, l'autrice di Stupro a pagamento, è assolutamente contraria alla legalizzazione della prostituzione, per una serie di motivi che analizza nel dettaglio nel suo libro.
Per chiarire l'assurdità criminale dell'idea che la prostituzione sia un lavoro come un altro, racconta quello che sta succedendo in Germania. In Germania la legalizzazione dei bordelli, oltre ad aver portato a un'esplosione incontenibile della prostituzione, ha reso possibile questa pretesa: chi tiene i bordelli ha un gran bisogno di 'lavoratrici', sex workers, le chiamano, come se cambiare il nome cambi la sostanza delle cose. Siccome la prostituzione adesso è legale e quindi va considerato un lavoro come un altro, questi che gestiscono i bordelli, questi nuovi imprenditori, diciamo, ritengono di avere il diritto di andare a cercarsi le dipendenti negli uffici per l'impiego, gli uffici di collocamento, diciamo, e pretenderebbero che il rifiuto del loro posto comportasse la perdita del sussidio di disoccupazione, come avviene a chi rifiuta un posto di lavoro.
 cioè: o viene a farti stuprare a pagamento, o perdi la disoccupazione. 
mi piacerebbe sapere se hanno chiesto lo stesso ai disoccupati uomini. no, visto che è un lavoro come un altro. un paio di buchi ce li hanno anche loro, no?

giovedì 12 luglio 2018

ognuno riconosce i suoi 22 - comprendere il mondo




È al fine di aderire il più possibile al mondo che le piante costituiscono un corpo che privilegia la superficie al volume: « La proporzione molto elevata di superficie rispetto al volume è fra i tratti più caratteristici della pianta. È attraverso questa vasta superficie, letteralmente esposta all'ambiente, che le piante assorbono le sostanze diffuse nello spazio necessarie alla loro crescita». L'assenza di movimento non è che il rovescio dell'adesione integrale al loro ambiente e a quanto succede loro. Non si può separare - né fisicamente né metafisicamente -  la pianta dal mondo che la accoglie. Essa è la forma più intensa, radicale e paradgmatica dell'essere-nel-mondo. La botanica non è solo una scienza particolare: è un sapere privilegiato sul legame più stretto ed elementare che la vita possa stabilire col mondo. È vero anche l'inverso: la pianta è il più puro osservatorio per la contemplazione del mondo nella sua interezza. Sotto il sole o le nuvole, nel mescolarsi all'acqua e al vento, la vita delle piante è un'interminabile contemplazione cosmica che, non dissociando gli oggetti e le sostanze o, in altri termini, accettando tutte le sfumature, arriva a fondersi con il mondo e a coincidere son la sua sostanza. Noi non potremo mai comprendere una pianta senza aver compreso che cosa è il mondo.
 Emanuele Coccia, La vita delle piante, cap. 1: Le piante, o l'origine del nostro mondo, p. 13

giovedì 28 giugno 2018

Think Pink 13 - un lavoro come un altro 1



Per smascherare la menzogna colossale con cui chi si arricchisce sulla violazione delle donne copre i suoi luridi affari, ossia che la prostituzione sia un lavoro come un altro, Rachel Moran, nel suo libro Stupro a pagamento, elenca quelle che sono le competenze richieste (perché per ogni lavoro richiede delle competenze per essere svolto) dal 'lavoro' della prostituzione. Lo cito così perché lo trovo spaventosamente efficace:

  Quando un uomo ha preso accordi per un rapporto sessuale e il prezzo che è disposto a pagare, molto comunemente, di fatto molto più spesso che no, non sarà soddisfatto di stare nei limiti dello scambio sesso-denaro. Questo comporta che lui infilerà le dita, brutalmente, all'improvviso e senza lubrificante, nell'ano o nella vagina. Comporterà che lui si sfili il preservativo proprio prima dell'orgasmo in modo da eiaculare nella tua bocca e/p sulla tua faccia o petto. Comporterà che lui ti afferri da dietro la testa e la spinga giù mentre spinge il suo pene in fondo alla tua gola più fondo possibile. In queste situazioni senti una nausea profonda e l'abilità necessaria nella prostituzione è la capacità di controllare il riflesso del vomito.
  A volte questi attacchi si protraggono in modo che il cliente che paga possa spassarsela nella profonda soddisfazione che gli deriva dall'averti degradata. In queste situazioni si sente un bisogno intenso di piangere e l'abilità necessaria nella prostituzione è quella di soffocare la voglia di piangere.
  Ogni settimana ci saranno momenti nei quali ti sentirai sull'orlo del panico, sentirai una voglia irrefrenabile di scappare. Questa è la reazione naturale che gli esseri umani hanno in situazioni di pericolo o sessualmente repellenti. L'abilità necessaria in questa situazione è l'abilità di dissociarsi psicologicamente da quello che ti circonda, distaccarti dalla realtà immediata, fingere che non stia accadendo.
       Per concludere:
       L'abilità di controllare il riflesso del vomito;
       L'abilità di controllare la voglia di piangere;
       L'abilità di immaginare che la realtà che stai vivendo non esiste.
  Questo è l'insieme delle abilità necessarie nella prostituzione.


THINK PINK 12 - Rachel Moran


Rachel Moran è una sopravvissuta. Si chiamano così tra loro le donne prostituite che sono riuscite ad uscire dall'inferno del mercato della prostituzione.
Ha scritto un libro che consiglio a tutti di leggere e che esprime il punto di vista delle donne sfruttate sulla prostituzione, e che condivido dalla prima all'ultima riga, a partire dal titolo: Stupro a pagamento.
Ci sono moltissime idee che voglio rilanciare di questo libro perché da sempre considero la prostituzione l'incarnazione, non trovo altro modo di definirla, l'incarnazione del vulnus originario, visto che lo chiamano il lavoro più antico del mondo, dei rapporti tra uomini e donne, della distorsione nell'armonia della creazione, per cui il sesso è diventato strumento di potere, di prevaricazione, di controllo da parte del maschio sulla femmina.
Ho sempre considerato le prostitute, prima di tutto, donne, e il fatto che un uomo possa anche solo pensare di considerare acquistabile una donna, la fondamentale riduzione a oggetto della persona insita nel gesto di pagare una prestazione sessuale, mi ricade inevitabilmente addosso come se insieme alla donna prostituita venisse violata anche la mia dignità e quella di tutte le donne.
La prostituzione è una cosa di una violenza così mostruosa nella mia percezione che quando ho sentito alla radio parlare Rachel Moran ho capito all'istante che finalmente avevo trovato una persona che ne parlava nei termini che io avevo sempre sentito chiarissimi dentro di me e lo faceva a partire dalla sua tragica esperienza personale.
Stupro a pagamento spiega come la prostituzione sia una violenza sessuale considerata lecita per il semplice fatto di che lo stupratore paga la sua vittima. Smonta una ad una tutte le giustificazioni addotte alla diffusione legale di questa violenza, partendo dall'esperienza personale dell'autrice che si è trovata sulla strada a 14 anni per arrivare a proporre e sostenere un intervento legislativo globale che punti a punire la domanda invece che criminalizzare le vittime, così come proposto dal cosiddetto modello nordico, che a partire dalla Svezia è stato adottato anche in Norvegia, Islanda, Francia e recentemente anche in Irlanda, il paese di Rachel Moran.


sabato 12 maggio 2018

farla finita

giorni fa alla radio parlavano di femminicidio.
allora telefona uno, un padre separato, non sapete in che condizioni stanno i padri separati, ha detto, io non sono un delinquente, ha detto, io quello non è che lo giustifico, ha detto, quello che è andato a cercare sua moglie che andava a lavorare alle cinque del mattino e le ha sparato lasciandola agonizzante per strada, poi è andato a casa e ha ammazzato le sue due figlie e prima di ammazzarsi anche lui è andato avanti tutto il giorno a smenarla con tutti i suoi colleghi carabinieri, perché era un carabiniere, che cercavano di convincerlo ad arrendersi, a mandare fuori le figlie, ecco, ha detto quello che ha telefonato, io non è che lo giustifico, sia chiaro, ma lo capisco, praticamente ha detto così, lo capisco perché anch'io certe volte ho pensato: 'ecco, adesso vado lì e la faccio finita', ha detto. perché le violenze psicologiche, voi non potete neanche immaginare, e avanti così. sì, certo, figurati. non capiamo. non ci immaginiamo.
 'io vado lì e la faccio finita'. è tutta qua, la differenza.
vado lì. ma perché invece di andare lì non te ne vai affanculo o chissenefrega dove? no, deve andare lì e farla finita.
l'elemento di genere emerge in modo impressionante da queste poche, terribili parole. perché a una donna sottoposta a violenza, fisica, o psicologica che sia, non le passa neanche per l'anticamera del cervello, di andare lì e farla finita. 
se può, se riesce, se ne va. scappa. sparisce. l'istinto femminile è alla fuga, alla difesa. 
è che purtroppo spesso non ce la fa.
e se ce la fa, come quella poveraccia, gliela devono far pagare. non è che puoi decidere di sparire dalla mia vita così, carina. sono io che ti faccio sparire, casomai.
il fratello dell'assassino, che era stato tutto il pomeriggio a cercare di convincerlo a lasciare andare le figlie, che invece aveva già ucciso da un pezzo, tutto quello che ha saputo dire, ha detto che il nonno, poveraccio, non le aveva potute vedere, le nipoti, a natale. rendetevi conto. che violenza psicologica, povero vecchio, come dire.