martedì 10 novembre 2015

orizzonti

ho sentito che il nostro presidente del consiglio, che è anche segretario di un partito che ormai potrebbe chiamarsi partito del presidente (ho sentito qualcuno che lo chiama pdr, partito di renzi, ma secondo me pdp è meglio) ha detto che lui ha la felicità come orizzonte politico.
che chissà cosa vuol dire, ho pensato, l'orizzonte politico.

poi non c'entra niente ma stasera sono andata all'incontro per i genitori dei bambini che faranno la prima confessione, e il parroco ci ha chiesto cos'è per noi la confessione, e la catechista ce l'aveva anche suggerita, la risposta, 'la confessione è un incontro con gesù', ma io volevo dire la mia, tanto per cambiare, e ho detto che per me la confessione è un sacramento, e prima che finissi e dicessi che per me è l'esperienza straordinaria di essere perdonata veramente, ed è un'occasione per cambiare vita, di rifare la stessa strada correggendola, come dicono gli ebrei e come ha fatto il figliol prodigo, il parroco mi ha detto che 'sacramento' per lui è una parola troppo difficile, astratta credo volesse dire (ma non l'ha detto), e io invece ho detto che per me sacramento è una cosa molto importante, ma ormai era già passato a un altro genitore.
 non vado bene neanche al catechismo, ormai.

domenica 8 novembre 2015

ancora una cosa


quando ho scritto il post sulla pietà, la tenerezza e la misericordia, il papa e il Che volevo dire un'altra cosa, che poi ho preso un'altra strada e mi son dimenticata di finire il discorso, volevo dire che quello che a me non mi convince in tutta questa misericordia del papa e di tutto questo entusiasmo che lui e i suoi discorsi suscitano in tutti, soprattutto quelli che non frequentano tanto la chiesa, e non che questa cosa mi dispiaccia, sia chiaro, ma è che mi sembra tanto che tutti dal papa in giù si affannino a distribuire a tutti tante belle pacche sulle spalle, certo fa piacere, una bella pacca sulla spalla, vai così che vai bene, naturalmente riguardo a quelle cose, peccati le chiamo io, che riguardano la condotta sessuale, quello che uno fa in camera da letto e che notoriamente non deve interessare a nessuno, o le cose che riguardano la pratica della fede, per esempio la messa, la comunione, i sacramenti. ma sì, dai che vai bene. tranquillo. basta che non rubi, che fai una vita da povero. che aiuti gli altri.
ma questa è una logica che manco vetero testamentaria, è la logica dei buoni sentimenti, dei
volémose ben, dell'io non faccio del male a nessuno. non che sia un male, voglio dire, ma resta sempre la questione centrale: il male c'è, il male è tra noi, è dentro di noi. c'è il male, c'è il dolore, anche quello in nessun modo spiegabile dei bambini, c'è la morte, non tanto quella, sorella, che arriva alla fine di una vita carica di giorni, ma quella di una mamma che lascia figli orfani, di bambini che lasciano madri disperate, di giovani vite spezzate dalla sorte o da una sofferenza infinita, c'è l'ingiustizia senza condanna, c'è la violenza lasciata impunita. c'è lo sfruttamento, c'è la tortura, c'è la prevaricazione fisica e morale, che spezzano vite e spesso non trovano neanche riconoscimento, se non risarcimento...
il gesù in cui credo ha dato una risposta a tutto questo. altro che pacche sulle spalle.
quello che non ho scritto ieri è che gesù non ha mai detto a nessuno di quei peccatori che sono diventati suoi amici: vai così che vai bene. continua pure così, tranquillo. nè loro hanno chiesto il patentino di buon cristiano che tanti oggi pretenderebbero dalla chiesa. come se la chiesa potesse darlo, poi.
a me dispiace tanto, ho tanti amici che vivono la condizione di divorziati, risposati, conviventi e compagnia bella, e che vorrebbero sentirsi dare una bella pacca sulla spalla.
anch'io, per altri motivi, avrei tanto bisogno di una pacca sulla spalla. come tutti.
di sentirmi dire: ma no, tranquilla, continua pure così.
e invece lui se ne sta lì, zitto, appeso a una croce, crocifisso nelle infinite sofferenze di questo mondo, e a me basta guardarlo un attimo per vedere tutte le mie miserie e a ringraziare di avere un altro giorno per provare a fare qualcosa di meglio.

venerdì 6 novembre 2015

pietà e tenerezza


che guevara morto. l'hanno trasportato legato ai pattini di un elicottero e il vento gli ha aperto gli occhi.
sta per cominciare o è già cominciato non lo so un nuovo programma su radio 3 e fanno la pubblicità alla radio usando uno slogan che io non lo sapevo come mai ma mi faceva venire in mente che guevara, e lo slogan è 'senza pietà, senza mai perdere la tenerezza', che più lo sento e meno mi convince.
insomma oggi finalmente trovo il tempo di fare una ricerchina su internet e scopro che praticamente è una citazione del che, in particolare la seconda parte, senza perdere la tenerezza, che è anche il titolo di una famosa oltre che corposa (700 pagine) biografia del che scritta da taibo paco  ignacio II.
resto sempre impressionata quando affiorano alla coscienza frammenti di quel magma informe che le scorre sotto. quanta roba che c'è là sotto che manco me la immagino.
comunque, ecco, volevo dire che secondo me la frase giusta è 'con giustizia, senza mai perdere la pietà'. certo, lo capisco benissimo, fa molto meno effetto che senza pietà, senza mai perdere la tenerezza'.
è un po' come il discorso della misericordia. che non è la sospensione del giudizio.
mi pare sempre più evidente che per papa francesco come per tutti del resto ci sono delle cose, dei peccati, li chiamo io, che meritano sempre e comunque la misericordia. altre, in particolare quelli che centrano coi soldi e tutto quello che gli va dietro, no. chi sono io per giudicare vale solo per qualcuno.
invece deve valere per tutti.
gesù non giudica la prostituta che i benpensanti e i dottori della legge volevano lapidare, ma non giudica neanche il truffatore ladro estorsore brutto e basso zaccheo.
l'incontro con gesù per tutti quelli che l'hanno incontrato davvero è stato un cambiamento radicale di vita. la prostituta, zaccheo, la samaritana, il lebbroso tornato a ringraziarlo dei dieci guariti.
ho trovato qui nella biblioteca della canonica in cui vivo un libretto delle edizioni paoline che in fondo, come appendice, ha poche pagine titolate 'catechetica in briciole' di albino luciani, alias giovanni paolo I, che è ormai passato alle cronache come un cattoprogressista, vittima di un complotto di tradizionalisti, spie della cia e chi più ne ha più ne metta. al secondo capitolo, leggo:

Senza dire di tanta altra gente, che frequenta la Chiesa e si crede pia e invece manca completamente di idee religiose; crede di aver fede ed ha solo del tenerume; cerca nella pietà non il volere di Dio, ma impressioni, sentimenti e vaghe ebbrezze; ignora la vera devozione e pratica un mucchio di devozioni legate a certe formule, a certi numeri, metà cabala, metà superstizioni; svuota la testa e il cuore e carica unicamente il sistema nervoso.

albino luciani, catechetica in briciole, ed. paoline, p. 125








mercoledì 28 ottobre 2015

che strano

oggi piove.
pensavo proprio l'altro giorno, che era una di quelle incredibili giornate di sole autunnali, che tutti i colori sono più carichi, anche l'azzurro, è più azzurro, più intenso, le scie degli aerei, tutto, tutto è di più, e pensavo andando a scuola che bisognerebbe riempirsi di questo azzurro, di questo cielo, di questa luce incredibile per poterci aggrappare poi a questo ricordo, almeno, quando, senza ragione alcuna, il giorno dopo, come oggi, ti alzi e tutto non c'è più, non ha più colore il cielo, e piove. ma è difficile, ricordarsi il sole di ieri. quello dell'altro ieri poi, sarà quasi impossibile. che roba strana.

domenica 18 ottobre 2015

inside out


c'era la festa del cinema, la settimana scorsa, che tutti i film li pagavi 3 euro, e ho portato i bambini a vedere inside out, che quelli di holliwood party continuavano a dire che è un film meraviglioso, che bisogna andarlo a vedere, e tutti a dire che bellissimo che meraviglioso che è, che io, beh, devo dire che a me, tutto sto entusiasmo, sarà che quando si semplifica troppo si finisce sempre col banalizzare, ok, ok, è un film per bambini, ma ci sono delle incongruenze, sul piano logico, che a me mi fanno venire un prurito, non so, ho letto anche che questi che hanno fatto il film ci hanno messo dentro le ultime ricerche, i neuroni specchio, eccetera, ma ste cinque emozioni e basta, va be', sono piccoli, ma aveva dodici anni, o undici, sì insomma, mica cinque, e poi proprio per questo, non si possono fare certi salti impliciti, così, con questa nonchalance, certe cose sono molto belle, d'accordo, ma tante altre, boh...
a me big hero 6, per dire, che non l'avrei mai detto, ma per tante robe, un lutto vero da rielaborare, sete di vendetta da superare, una sceneggiatura che non perde un colpo, battute stratosferiche, beh, a me mi è piaciuto di più, ecco.

spazio vitale

una delle foto che si trovano sul sito houzz.com

non me lo cava dalla testa nessuno, a me, che se le case fossero più larghe, la gente si separerebbe meno. magari gli verrebbe anche meno da spaccare la testa alla moglie, o al marito, magari.
stamattina alla radio ha telefonato uno che gli sta sulle balle che uno abbia la casa di 500 metri quadrati, e che se vuole la casa da 500 metri, ha detto, se la deve permettere. nel senso che ci deve pagare sopra la sua bella tassa di lusso. come se questo ripagasse la sua invidia.
io, prima di sposarmi, vivevo in una casa molto grande, non so se arriva a 500 metri, ma era grande, è grande anche adesso, solo che era grande perché eravamo in sette, con mia nonna, la quale aveva un appartamento che dentro c'era anche una stanza per due di noi fratelli, e noi, che eravamo quattro fratelli e poi ne è arrivato un altro, avevamo per dormire eccetera due stanze, mica una a testa, io dormivo con mia nonna, poi mi sono messa a dormire nella stanza guardaroba dove c'era un letto, perché volevo stare da sola, e poi è diventata la mia camera, poi mia nonna è morta, e piano piano ci siamo fatti ognuno la sua tana, ma comunque, a me non mi pare un lusso, lo spazio per vivere, certo, purtroppo molte persone non ce l'hanno, ma non vuol dire che va bene così, che in fondo, se quel signore ci pensasse un po', 500 metri in sette vorrebbe dire 70 metri quadri a testa, e c'è molta gente da sola che vive in 70 metri quadri, e su quella lui non ha niente da dire, penso, non so a quanti metri comincia a avere da dire, ma se uno si ritrova una casa che era grande perché era abitata da più persone, e ci deve abitare da solo, cosa dovrebbe fare, venderne un pezzo? o venderla tutta, che tanto non la vuole nessuno, per comprarne una più piccola che allora non hai più il lusso?
no io lo capisco, uno che è invidioso di uno che ha la casa grande. è perché lo spazio vitale è importante. ma non è che se tutti i poveracci hanno la casa piccola, sono più contenti, mi pare. non so, io questa storia del mal comune mezzo gaudio, non mi ha mai convinto, e sì che ci ho pensato tanto.
io, quando mi sono sposata, e stavo in una casa piccola e senza riscaldamento, non era brutta, ma era umida, e piccola, e non avevo il divano, e si è allagato l'interrato, dopo che l'abbiamo fatto, e c'erano i miei libri che galleggiavano sull'acqua, e io allora l'ho capito, cosa vuol dire invidiare una casa, che prima non l'avevo mica capito. ma non è che ho mai pensato: allora è meglio che tutti abbiano la mia piccola casa piena di umidità e senza riscaldamento.
mi ero iscritta a un sito americano che si chiama houzz, e ogni settimana mi arrivavano delle foto meravigliose di stratosferiche case americane altro che 500 metri quadri, il patio sarà stato di 500 metri quadri, cucine che solo l'isola in mezzo è più grande della mia intera, bagni col salotto dentro, aggettati sull'oceano, o dentro la foresta, pareti di finestre sui boschi rossi d'autunno, camere per bambini con quattro letti a castello che sembrano case di legno sull'albero, cose incredibili. adesso hanno fatto la versione italiana e, senza manco chiedermelo, hanno sostituito le mie meravigliose case americane con studioli in soffitta, giardinetti, bagnetti e via ettizzando. ma cosa vuoi che me ne faccia, io, di sti sognetti qua? manco sognare, in grande, ti lasciano più.
eh no, te lo devi permettere, come ha detto quel poveraccio stamattina.

no, tanto per capire di cosa stiamo parlando


mercoledì 30 settembre 2015

onde del destino

aldo palazzeschi, non lo so come mai, ma a me, come poeta, non mi è mai piaciuto più di tanto, e devo dire che anche le sorelle materassi, che sì, è un grande romanzo, di un'ironia feroce, ma io, non so, non sono mica riuscita a sopportarlo, neanche quando lo sentivo alla radio.  e invece a diego gli piace così tanto che al figlio, di secondo nome, gli ha messo aldo, che effettivamente, aldo, non è che sia un gran nome, abbiamo convenuto. me l'ha detto oggi al supermercato, l'ho speronato nella corsia delle acque minerali,  devo prendere i pannolini e non so cosa, mi ha detto, alla cassa aveva tre scatoloni che mi ha riempito il carrello per portarli fuori. credo che a parte la passione per la letteratura e vasco rossi, di cui ho trovato poco tempo fa una delle cassette che mi aveva prestato e che non gli ho più restituito, ci sia veramente poco che ci unisce, eppure, non so come mai, saranno stati non so quanti anni, che non ci vedevamo, ma è sempre come se fosse stato ieri, che parlavamo, scherzando, di libri, di amori, delle cose importanti della vita, come se l'importante fosse altro, e a noi non interessasse per niente.
poi sono salita in macchina, e quando ho girato la chiave è partita la radio, e stavano suonando la terza sinfonia di brahms, che è la mia preferita, solo che stavano facendo il quarto movimento, e il mio preferito è il terzo, comunque sia, ho pensato, che musica incredibile, queste sì che sono le onde del destino, altro che lars von trier.

martedì 8 settembre 2015

partito nazionale

sempre della serie delle cose che mi fanno impressione solo a me, io quando ho sentito la prima volta sta storia del partito nazionale, che il nostro presidente del consiglio  che è anche segretario di un partito, lui vorrebbe che il suo partito diventasse il partito nazionale, ha detto, e a me, la prima cosa che mi è venuta in mente, a sentir parlare di partito nazionale, è stato il partito nazional-socialista, che poi per far prima l'han chiamato nazista. che mi pare che sta idea qua, di pensare che basta uno, a pensarla nel modo giusto, e che dice agli altri come devono fare, un partito solo, un sindacato solo, non so, a me mi pare di averla già sentita, ma mi pare che son solo io, non so.

una

oggi siamo andati a una sagra che ci andiamo ogni anno, è un bel posto, di mezza montagna anche se non c'è l'odore della montagna, ma fa sempre un po' freddo che senti l'autunno che arriva, e mentre guidavo e facevo i tornanti a una curva vedo una donna coi capelli grigi e un golf rosso appoggiata alla rete coi gomiti che guardava le macchine che passavano, e ho pensato che aveva la faccia come le pietre della casa che aveva alle spalle, e quando siamo tornati giù, dopo un paio d'ore, stava ancora lì, appoggiata alla rete, a guardare.

martedì 1 settembre 2015

selvatichezza



Rende selvatici la scrittura. Si torna a una selvatichezza di prima della vita. E la si riconosce subito, è quella delle foreste, quell antica come il tempo. Quella della paura di tutto, distinta e inseparabile dalla vita. Ci si accanisce. Non si può scrivere senza l'energia del corpo. Bisogna essere più forti di se stessi per affrontare la scrittura, bisogna essere più forti di ciò che si scrive. è una cosa strana, non è solo la scrittura, lo scritto, è il grido degli animali della notte, quello di tutti, quello di voi e di me, quello dei cani. è la volgarità greve, disperante, della società. Il dolore, è anche Cristo e Mosè e i faraoni e tutti gli ebrei e tutti i bambini ebrei, ed è anche la felicità più violenta. Questo io credo, sempre.

Marguerite Duras, Scrivere

sabato 29 agosto 2015

cose crudeli



ieri mattina, o l'altro ieri, non so, ho sentito alla radio una signora iraniana tutta scandalizzata dal fatto che mentre nel '49, mi pare, quando lei è venuta in italia per studiare a santa cecilia (ma quanti anni avrà, sta signora, novanta? che mia madre è del '44 e ha 71 anni, io ho dei problemi con le date, mi baso su quelle poche che so per farmi un'idea) in iran si poteva divorziare in un attimo bastava andare dal notaio, solo la donna a risposarsi doveva aspettare tre mesi perché se era incinta si vedeva chiaramente il padre chi era (?), e invece noi trogloditi, in italia, dove lei dall'iran è venuta per studiare all'accademia di santa cecilia, ci siamo inventati quella cosa crudele che è la separazione, e adesso chissà cosa ci crediamo di avere inventato, il divorzio breve che ci vogliono 12 mesi, ma dai.
la cosa che mi ha sorpreso, e irritato anche, è che il giornalista del momento, michele fusco, non si sia sognato di fare alla signora regista iraniana nessuna delle mille domande che a me sono sorte spontanee, lui che continua a dire ai radioascoltatori 'stia in linea, la prego', e ingaggia con certuni delle battaglie inutili ed estenuanti, domande, che ne so, su come mai da questo paese così moderno una ragazza venisse a studiare in italia, sul regime dittatoriale dei Palhavi, che ha imposto un'occidentalizzazione forzata del paese, e vero, ma si è fatto invadere dagli anglo-sovietici per finire in esilio. questo fino agli anni '50. perché poi c'è stato quello che io da bambina vedevo in televisione, lo scià di persia, reza palhavi, che tornato dall'esilio, ha continuato l'occidentalizzazione del paese, e per sua iniziativa, neanche tanto amata dai persiani, ha voluto che la persia si chiamasse iran, e ha fatto una rivoluzione, chiamata rivoluzione bianca, che prevedeva tutta una serie di riforme di politica industriale ed economica e anche una maggior libertà e rispetto dei diritti delle donne, solo che ha ripudiato due mogli, lui, perché non gli davano dei figli, almeno quello, fusco, glielo poteva chiedere, alla signora regista, no? di spiegarci come mai in un paese così progredito il sovrano si è sentito in obbligo di ripudiare la sua amata seconda moglie perché era sterile anche lei, come la prima...
o almeno fare qualche domanda in generale su quella cosa (quella sì) crudele, come la signora ha definito la separazione in italia, che si chiama ripudiare la moglie. chiederle, almeno, che fine fanno i figli, visto che per i musulmani sono proprietà del padre.
domande sul fatto che in iran farsi una foto e pubblicarla su fb senza il velo è un gesto di coraggio e di ribellione, come testimonia la campagna My stealthy freedom, che seguo su fb (ne ho parlato qui).
domande sul fatto che la donna in iran vale, per legge, metà dell'uomo. o sul fatto che un marito ha diritto, se la trova in flagranza di adulterio, di uccidere lei e l'amante.
cercando delle notizie su questa grandissima civiltà del divorzio che emergeva dalle parole della signora alla radio, ho trovato queste ed altre notizie interessanti. tipo quella che gli iraniani fanno degli accordi prematrimoniali, accordi che servono, alle donne, ad evitare di essere scaricate per una cazzata, una specie di clausola cautelare volta a dissuadere il marito a mollarle come e quando gli gira (il diritto al divorzio, per l'uomo, è illimitato) o, anche, ad ottenere di essere ripudiate, sai che conquista, perché siccome il divorzio la donna può chiederlo solo per motivi gravi (ovvio, no?) allora fanno così: dicono: rinuncio al mehrieh, cioè a quello che avevano pattuito, e tu mi ripudi, e mi lasci libera. da notare che oltretutto, per legge, in caso di divorzio, la donna deve regalare tutto quello che ha al marito.

sto mehrieh era
 'originariamente inteso come il prezzo che lo sposo deve versare alla suocera per ringraziarla di avere mantenuto la ragazza vergine fino al matrimonio.
Il “mehrieh”, sorta di pegno da pagare al momento del matrimonio in vista di un eventuale divorzio, è iscritto nel certificato di matrimonio ed ha un valore giuridico pari a una cambiale. Chi non paga, in base alle leggi attuali della Repubblica Islamica, potrebbe finire in carcere esattamente come chi emette assegni protestati' 
(l'ho letto qui).
'a teheran ormai tutte le spose stabiliscono nel contratto di matrimonio questa penale, la cui entità dipende – in ordine di importanza – dalla sua famiglia, dalla bellezza e dal livello di istruzione'. (sempre qui)
ovvero, capisco io, se sei figlia di contadini, brutta e magari ti sei fatta un mazzo tanto a scuola, hai diritto a poco o niente. ringrazia che qualcuno ti ha presa su. naturalmente, la signora in questione che nel '49 è venuta in italia a studiare, problemi di questo genere non ne aveva.
il risvolto divertente della cosa è che alcune donne iraniane hanno messo come mehrieh delle cose assurde, tipo 8100 libri di poesia  di tre autori famosi (per carità, io adoro la poesia, ma ottomila e passa volumi, vabbè che gli iraniani sono dei grandissimi poeti, ma insomma, sono quasi tremila libri a poeta, saranno tutti doppioni, che te ne farai...) oppure 124.000 (centoventiquattromila) rose rosse, che dicevamo ieri sera con delle amiche, sai che puzza di marcio, sai i sacchi dell'umido che devi riempire, ma dai, ma che idea è???

martedì 25 agosto 2015

punti di non ritorno

una cosa che non so fare, io, sono i punti di non ritorno.
ho letto un post di paolo nori sul fatto che ci sono delle cose, come bere il caffè senza zucchero, che
è uno di quei cambiamenti irreversibili, come passare dal pc al mac, se uno attraversa il confine, arrivederci, non si torna indietro
ecco io, invece, indietro ci torno sempre, è da un po' che bevo il tè senza zucchero, la mattina, ma l'altro giorno che sono andata a campogrosso che è in montagna e faceva freddo, abbiamo preso tutte un tè e io, lo zucchero, ce l'ho messo, senza neanche accorgermene, quasi,  oppure il mac, io lo uso da sempre, il mac, da poco dopo che è venuto fuori il primo mac, ma se mi capita di usare il pc, lo uso, lo uso tranquillamente, ci sono delle cose che quasi vado meglio col pc, è che al mac ci sono affezionata, è come casa mia, come l'A112, ma sta storia del confine, non so, ecco, io non ce la faccio mica, a non tornare indietro più, c'è un passo del vangelo che mi mette in crisi, su questo, che dice che chi mette mano all'aratro e si volta indietro non è adatto, al regno dei cieli, ecco, io continuo a voltarmi indietro, non sono adatta, io, al regno dei cieli, non si sta mica bene, a saperlo, non so chiudere le porte, non so passare il confine e basta, e per dirlo sulla mia tesina dell'anno di prova avevo scritto una citazione di montale, 'noi, della razza di chi rimane a terra', e la preside si è incazzata, ma chi si crede di essere mi ha detto, e io non sapevo come spiegarglielo, e infatti mica gliel'ho spiegato, del resto, se uno scrive noi, vuol dire che c'è anche lui in mezzo, invece lei pensava che noi stessimo a guardare me da terra, me che mi butto senza paura tra le braccia aperte che mi afferrano nell'acqua...
lo dico sempre io, la grammatica, ragazzi, la grammatica, quando non capisci niente, attaccati alla grammatica, vedi come ti sembra tutto più chiaro...

giallo e blu

un'altra cosa che sembra che nessuno ci fa caso è quella stupidissima cosa delle borse dell'ikea: ti piace la borsa gialla? comprane una blu. ma scusa, se mi piace quella gialla, perché cavolo dovrei comprarne una blu?
evidentemente le borse blu non vanno poi così tanto, perché adesso le devi comprare al posto di quelle di carta, che non ci sono più.
in compenso, se ti piace il carrellino giallo, ne puoi comprare uno indovina di che colore?

giovedì 20 agosto 2015

confort

ehi, ciao! mi fa la negra davanti al mercatino dell'usato dove ero andata a riprendermi il portafoglio che avevo dimenticato lì ieri sera. mi aveva aspettato un po', alessandro, quello del mercatino, vedrai che si accorge e torna, ha pensato, ma poi ha lasciato perdere, nel database ci sei, mi ha detto, ma non ho il numero, ah, gli ho detto, tanto il telefono è scarico, non so neanche dove sia, e adesso che è scarico, non so come fare a trovarlo, mi ha trovato su FB e mi ha mandato un messaggio, vedi che serve a qualcosa, FB, del resto lo sapevo già da un pezzo, da quando bruno mi ha chiuso dentro la stanza dove stiro e se n'è andato, non avevo il telefono, mauro era appena uscito, poi siccome non riusciva più ad aprire e mi ha detto che era stanco, se n'è andato, ho trovato su FB una mia ex alunna, sua madre, le ho detto se poteva chiamare mauro, l'ha fatto, per fortuna, c'era solo lei, a quell'ora, su fb, beh, insomma, la negra pensavo che mi chiedesse dei soldi, invece dove vai, mi ha chiesto, dove abiti, ecco, ho capito, vuoi un passaggio, con quel catafalco di fasciatoio di plastica che non so chi le ha regalato per sua bambina, vado a cornedo, le ho detto, io devo andare a valdagno, mi fa, e intanto provo ad abbassare i sedili, carichiamo il fasciatoio, sai dove sono le scuole borne, poi non era le scuole borne, ha 5 figli, Confort,  un maschio solo e quattro femmine, io tre maschi, le dico, adesso basta? mi fa lei, ma sei giovanissima, macchè, ho 47 anni, le dico, e tu? 54, il fasciatoio è per sua nipote, non so quanti ne abbia, tanti, ha detto, il maschio ha 26 anni, ha fatto amore a scuola, lei ha bambino e vai ancora a scuola, è dificile, mi fa, io arabiata ma cosa devo fare, e sorride, confort, che io quando sento sta parola mi viene in mente il comfort food, ecco, via figigola, sai dov'è, eccome no, sapessi quante volte l'ho fatta, sta strada, penso, la scarico davanti casa, mi dà la mano, dì una preghiera, le ho chiesto, poi passo dalla mia amica che sta lì attaccata, ma non c'è, allora torno a casa, che devo fare le valigie ai bambini.

mercoledì 19 agosto 2015

esortazioni

ci sono delle cose che nessuno ci fa caso e io sì. tipo le infermiere che chiamano il primario 'Primario!' che per me è come se marchionne le sue segretarie lo chiamassero 'amministratore!'o 'AD!'
oppure una mia ex alunna che mi ha scritto un messaggio piccato ESORTANDOMI  a dirle quali sono i motivi per cui ce l'ho con lei. che non ce l'ho affatto con lei. comunque: mi esorta. ma dove cavolo gliel'avranno insegnata, sta parola? ti esorto. manco il papa, ormi, fa più le esortazioni apostoliche. forse l'ha imparata al corso per avvocati. ecco, sarà un' avvocata fantastica: 'ti esorto, anzi, a dirmi qui i motivi che ti spingono ad AFFANNARTI contro di me con quei commenti...' e che 'affannarti' mi era sfuggito.
eh sì, nikla, sei davvero una grande, l'ho sempre pensato.
peccato per il sense of humor, ma non si può essere perfetti.

giovedì 6 agosto 2015

la realtà supera sempre l'immaginazione - nullo


oggi ho guardato la classifica dei libri più richiesti di sempre nelle biblioteche del sistema bibliotecario provinciale e io ne ho letto solo uno, quello dell'eleganza del riccio.
ho notato che ce ne sono una marea di sveva casati modignani, per la precisione sei, sei libri tra i cinquanta più letti di sempre. questa qua la devo leggere, faccio al professore. ma chi è? mi fa lui.
guardo su wikipedia e viene fuori che è uno pseudonimo che usavano i coniugi bice cairati e nullo cantaroni.
cioè, questo povero disgraziato si chiamava NULLO. amor ch'a nullo amato amar perdona, forse l'avevano sentito lì, ma come si fa dico io a mettere nome a uno nullo????
però: può esistere un nome più perfetto di nullo per un ghost writer? direi proprio di no.
i due sono andati dal nuovo editore che aveva da poco fondato la sperling&kupfer con una storia, anna dai capelli verdi, e lui capì subito che sarebbe diventato un grande successo. così la coppia, sotto sto nomigliolo altisonante di sveva casati modignani, ha cominciato a scrivere libri che, mi è parso di capire, hanno sempre al centro una donna, una grande storia d'amore e un problema della società al femminile, che ne so, il figlio omosessuale, le famiglie allargate, la conciliazione lavoro-famiglia eccetera vendendo da subito migliaia di copie (siamo a dieci milioni nel mondo).
non è un caso che l'unica foto che sono riuscita a trovare di nullo e bice sia quella, in bianco e nero neanche questo a caso, che vedete qui. bice si è identificata subito in sveva, e quando nullo è morto, nel 2004, l'identificazione bice/sveva si è compiuta, e lei ha continuato con nonchalance a sfornare i suoi ambitissimi bestsellers.

giovedì 23 luglio 2015

paradossi 2


Ecco il paradosso fondamentale di Berry, a proposito, nel caso volessi un esempio del perché i logici con un'incredibile potenza di fuoco possono dedicarsi una vita intera a risolvere certe cose eppure finiscono con lo sbattere la testa contro il muro. Nella fattispecie questo ha a che fare con i grandi numeri - intendo grandi per davvero, oltre il bilione, oltre dieci alla bilionesima alla bilionesima, sempre più su. Quando arrivi lassù, ci vuole un po' anche solo per descrivere numeri così grandi a parole. La quantità «un bilione, quattrocento miliardi alla bilionesima » richiede ventisei sillabe per descriverla, ad esempio. Tanto per darti un'idea. Ora, anche più in alto fra questi numeri immensi, su scala cosmica, immagina ora il numero più piccolo che tu non possa descrivere con meno di ventisette sillabe. Il paradosso è questo: il numero pià piccolo che non puoi descrivere con meno di ventisette sillabe, che naturalmente è una descrizione di questo numero, solo che ne ha ventisei, che naturalmente è meno di ventisette sillabe. E adesso come la mettiamo?

David Foster Wallace, Caro vecchio neon, in: Oblio. , Einaudi pag. 200
 

paradossi


Magari ti trovi nel mezzo di una riunione creativa al lavoro o roba del genere e per la testa ti passa tanto di quel materiale in quei brevi istanti di silenzio in cui i partecipanti scorrono i propri appunti in attesa della presentazione successiva che ci vorrebbe un tempo esponenzialmente più lungo dell'intera riunione soltanto per tradurre in parole il flusso dei pensieri sorti nel silenzio di quei pochi secondi.
Ecco un altro paradosso: nella vita di una persona la maggior parte dei pensieri e delle impressioni più importanti attraversano la mente così rapidi che rapidi non è nemmeno la parola giusta, sembrano totalmente diversi o estranei al cronometro che scandisce regolarmente la nostra vita, e hanno così pochi legami con quella lingua lineare, fatta di tante parole messe in fila, necessaria a comunicare fra di noi, che dire per esteso pensieri e collegamenti contenuti nel lampo di una frazione di secondo richiederebbe come minimo una vita intera, ecc. - eppure sembra che andiamo tutti in giro cercando di usare la lingua (quale che sia, a seconda del paese d'origine) per cercare di comunicare agli altri quello che pensiamo e per scoprire quello che pensano loro, quando in fondo lo sanno tutti che in realtà si tratta di una messinscena e che si limitano a fare finta. Quello che avviene dentro è troppo veloce, immenso e interconnesso e alle parole non rimane che limitarsi a tratteggiarne ogni istante a grandi linee al massimo una piccolissima parte. La velocità mentale interna o quello che è di queste idee o ricordi, percezioni o emozioni e via dicendo è perfino più veloce - esponenzialmente, inimmaginabilmente più veloce - in punto di morte, cioè durante quel nanosecondo così minuscolo e sul punto di sparire che separa il momento in cui si muore tecnicamente da ciò che avviene subito dopo, perciò in realtà il cliché sull'intera esistenza che scorre in un lampo davanti agli occhi di chi è in punto di morte non è poi così peregrina - anche se in questo caso intera esistenza non  non vuol dire una sequela ininterrotta dove prima nasci e poi sei nella culla e poi sei al piatto nella squadra dell'American Legion ecc., che in fondo è quello che pensano un po' tutti quando dicono «la mia intera esistenza» riferendosi a una serie cronologica, discontinua, di momenti che mettono in fila e chiamano vita. Non è affatto così. Non mi viene in mente un modo migliore per dirlo se non che succede tutto a un tratto, ma questo a un tratto non significa certo un momento finito di tempo all'interno di una sequela ininterrotta nei termini in cui consideriamo il tempo quando siamo vivi, e poi quello che risulta essere il significato dell'espressisone la mia vita non si avvicina neanche lontanamente a quello che che crediamo di dire quando diciamo «la mia vita». Le parole e il tempo cronologico creano tutti questi equivoci assoluti su quello che succede per davvero a livello elementare. Eppure al tempo stesso la lingua è tutto ciò che abbiamo per cercare di capirlo e cercare di instaurare qualcosa di pùà vasto o di più significativo e vero con gli altri, il che è un paradosso.
...
E naturalmente a questo punto avrai notato quello che ha tutta l'aria di essere il paradosso centrale, che abbraccia tutto, e cioè che questa cosa dove io dico che le parole non bastano e il tempo in realtà non procede in linea retta è una cosa che tu senti a parole e per capirla devi cominciare ad ascoltare la prima parola e poi mettere tutte le altre in fila in ordine cronologico, perciò se dico che le parole e il tempo cronologico non hanno nulla  a che farci tu ti chiederai perché siamo seduti in questa macchina usando le parole e consumando il tuo tempo sempre più prezioso, nel senso che non è che mi starò contraddicendo sul piano logico fin dall'inizio.
...
Se ci pensi bene è interessante quanto sembri goffo e improbo comunicare anche la cosa insignificante. Secondo te finora quanto tempo è passato?

David Foster Wallace, Caro vecchio neon, in: Oblio. , Einaudi pagg.180-182


again

La grande marcia della distruzione culturale proseguirà. 
Tutto verrà negato. 
Tutto diventerà un credo… 
Accenderemo fuochi per testimoniare che due più due fa quattro. 
Sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. 
Non ci resterà quindi che difendere non solo le incredibili virtù e saggezze della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile: 
questo immenso, impossibile universo che ci guarda dritto negli occhi. 
Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. 
Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. 
Saremo tra coloro che hanno visto 
eppure hanno creduto.

 Gilbert K. Chesterton
 

martedì 21 luglio 2015

il buio della ragione genera mostri

ho sentito adesso alla radio, lettura dei giornali, che all'anagrafe, per cambiare sesso, non serve l'operazione.
decidi tu, del resto, chi altri? è un tuo diritto decidere di che sesso sei, ci mancherebbe.
son qua che aspetto il momento in cui uno pretenderà, come suo innegabile e sacrosanto diritto, di riprodursi senza l'intevento di nessun altro. il diritto di auroclonarsi, per vivere una vita migliore, magari, con il genitore ideale: se stesso. come mi ha detto la psicologa, quella volta: devi diventare tu madre e padre di te stessa. o per avere delle parti di ricambio nel caso che, molto più prosaicamente.
il DNA è mio, e me lo gestisco io, ma quanto credete che ci vorrà?
anzi, secondo me da qualche parte lo fanno già. la realtà supera sempre l'immaginazione.