venerdì 26 luglio 2013

sulle tasse



telefonano tutti incazzati alla radio dicendo che le tasse bisogna pagarle, che loro che sono dipendenti le pagano, ci sono le leggi da rispettare eccetera.
io, le tasse, credo anch'io che si debba pagarle. perché le tasse servono per far gli ospedali, curare la gente, servono per le scuole, le strade, servono a far funzionare i comuni, i tribunali, per pagare le forze dell’ordine. ma quando sento sta gente che ci governa che dice che bisogna tagliare il welfare perché i soldi sono finiti, allora vorrei dire a quelli che telefonano per dire che bisogna pagare le tasse, che loro le pagano, come me, del resto, vorrei dirgli ma perché non telefoni a dire che i 10 euro a ricetta sono 'na schifezza, che per fare una visita non si possono aspettare tre, sei dodici mesi, a meno che non paghi, che allora nello stesso ospedale pagato con le tue tasse, te la fanno il giorno dopo, la visita, e poi tu le tasse le paghi a rate, non fai l’anticipo del 99 per cento, il tuo stipendio ti arriva diretto in tasca, le tasse, il 27 % al massimo, le ha già tirate fuori prima lo stato o il tuo datore di lavoro, e anche i contributi previdenziali, invece lui se le deve tirare fuori da solo, e se quel mese non ha preso abbastanza, si cala lo stipendio, mentre il tuo sta sempre uguale, anche se c’è la crisi, anche se i consumi calano, anche se non ti pagano i lavori che hai fatto. la gente non paga, questo è quello che mi dicono tutti quelli che fanno un lavoro autonomo. ti fanno fare il lavoro e poi tirano avanti, rimandano, del resto il loro primo maestro è lo stato italiano.
sì, c’è gente che non paga le tasse, sai quanti ne conosco, e girano col macchinone, e quando i figli vanno a scuola si fanno dare i bonus, col loro isee da pezzenti, è questo il problema dell’italia, non c’è più il senso del pudore, oggi sono andata all’ikea perché volevo tanto un ombrellone che è tutta l’estate che vorrei comprare un ombrellone, ma costa 65 euro, all’ikea, e oggi costava 10, mi sono fatta la mia bella fila, la corsa, che mi veniva da ridere, ero tra i primi, arrivo lì ed erano finiti tutti, ne avevano preso cinque, dieci anche, i carrelli stracolmi di ombrelloni, ma che cazzo te ne fai di 10 ombrelloni di  tre metri per tre, me ne bastava uno, nessuno me l’ha dato, ognuno che pensava ad arraffare il più possibile, mi sono messa a piangere e sono tornata a casa, non ho neanche guardato le altre cose che dovevo comprare, dal nervoso.
c’è gente che fa cose tipo assumere la gente con contratti a tempo indeterminato e insieme gli fa firmare le dimissioni alla presenza di un sindacalista a cui lui dà la procura di rappresentarlo in eventuali dispute col giudice del lavoro (che naturalmente non ci saranno mai), come è successo a mio fratello, e la gente che ha bisogno di lavorare firma, ma c’è anche  tanta gente che non ce la fa, imprenditori, dico, non ce la fanno perché uno non ti paga e allora tu non puoi pagare i fornitori e tutto va a puttane, e devi fallire.
e devi pagare le tasse per sentirti dire che i soldi, miei cari, sono finiti, e ti tagliano gli ospedali, le visite, ti mettono i sur-ticket che paghi meno se non hai la ricetta, sopprimono i treni locali, e anche gli intercity, e i notturni, mentre loro viaggiano sull’alta velocità, perché devono andare a roma, mica Canicattì, e poi viaggiano gratis, in prima, dove l’aria condizionata funziona sempre, e ti regalano pure il giornale.
se vuoi che paghi le tasse devi far funzionare la baracca, nei paesi civili funziona così, miei cari che continuate a cianciare di quanto è bello pagare le tasse.
mi è venuto da piangere quando ho sentito dire che la svizzera ha il credito pubblico. quando l’ho detto al professore, mi fa: ma cos’è? e io: hai presente che noi abbiamo il DEBITO pubblico? ecco, loro hanno il CREDITO, pubblico, e adesso fanno il referendum per sapere dai cittadini cosa devono farne.
poi mi dicono: sì, ma la svizzera è il paese più triste del mondo, non sanno divertirsi… sai io come mi divertirei. un sacco, mi divertirei, senza l’incubo di quello stramaledetto debito che tra un po’ sarà l’unica cosa pubblica che ci resta in italia.
e io pago l’IMU sulla seconda casa anche se ne ho solo una perché non ci risiedo per motivi di lavoro e ho dovuto cambiare la residenza, perché altrimenti non mi davano il dottore, che continuo a pagare il mutuo ogni mese e se non lo pago, si prendono la casa, che quindi è mia per modo di dire. ho visto un cartello, qua vicino: affitto con riscatto. ecco, quella è una bella idea, non ce l’ho, la casa, sto in affitto, e non mi indebito, con la banca, a pagare tutti quegli interessi del mutuo per trent'anni, pago l’affitto e alla fine  la riscatto, tutti così, dovrebbero fare.
che poi sti giorni ho fatto un giro per le agenzie del posto, in giro è tutto un pullulare di affittasi, vendesi, i valori immobiliari sono crollati, speriamo che non mi tocchi di venderla, la casa, non prenderei manco quello che ci ho speso tra acquisto e ristrutturazioni varie, e non è ancora finita.
che poi, non so se qualcuno ci ha fatto caso, le case sono di due tipi: le prime e le seconde. che tu ne abbia dieci, o anche solo una, come me, sempre seconde, sono.
ma uno che ha cento case, vi pare che si possa dire, in italiano, che ha 99 seconde case? ma perché non si parte dai fondamentali? basterebbe sapere l’italiano, per essere un po’ più giusti.

giovedì 25 luglio 2013

ritorno al passato

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tornare in sabina è stato un turbinio di ricordi e di emozioni.
ho ospitato per un paio di giorni un mio amico, che sarebbe più un amico di mio padre, in realtà, uno dei suo primi allievi, uno dei migliori, come spesso accade. tutti pensano che sia un po’ matto, io credo sia un profeta, un mistico, ha un’intelligenza stupefacente, sa un po’ di tutto, a parte la letteratura,passa il suo tempo a studiare e pregare,  è uno di quelli che quando gli faccio da mangiare mi dice sempre che non ha mai mangiato una cosa così buona, qui non ho niente per fare da mangiare, ho fatto un riso lessato, l’ho condito con delle zucchine lessate, olio e qualche foglia di salvia che ho trovato nella selva d’erba che infesta il piazzale davanti al casaletto, mai mangiato un riso così buono in vita mia, giuro. credo che lo pensi veramente, anche se me lo dice ogni volta.
due giorni affollati di angeli, mistiche, carismatici , messaggi, santi, padre figlio   e spirito santo. ma anche molto meno celesti questioni di piccolo cabotaggio cattolico, preti, chiesa locale, contrasti, classifiche di santi.
siamo stati a farfa, i monaci che cantano l’ufficio in gregoriano, la chiesa così grande, austera, vuota dei gruppetti di turisti che la affollano durante la domenica. 
ritrovo don agostino, il suo predicare così semplice e profondo, vivo.
la casa è da pulire, piena di ragnatele, calcare, polvere.
l’acqua è fredda, perché il bombolone è vuoto.
andrea è rimasto poco.
ma io sto così bene da sola.
mi manca solo il collegamento, avevamo comprato una chiavetta apposta, non prende. per connettermi devo andare in paese, c’è la wi-fi (ci sono adesso).
i primi tempi qui, non avevamo il collegamento, andavamo in un’agenzia di scommesse, l’hanno chiusa subito, poi in un internet point per immigrati, sono stati duri, i primi tempi qui, c’era freddo, avevo solo la stufa economica in cucina, che faceva fumo, andavo a scuola che puzzavo di fumo, mi vergognavo, anche, e la sera andavo a letto e le lenzuola erano umide, una volta c’è stato un diluvio universale e veniva giù acqua dappertutto, ero a casa da sola, mi sono rifugiata nel bagnetto perché aveva il soffitto di cemento. avevo una piccola tv portatile dei miei, in bianco e nero, che purtroppo si è rovinata con l’allagamento, si vedeva solo raiuno, guardavo la signora Fletcher e don matteo, e poi ascoltavamo la radio.
mi sono portata una piccola radiolina, ma non avevo le pile, adesso almeno le ho comprate, e sento la radio, male, con la gente che parla sotto, ma meglio che niente.
e leggo, come mi ha raccomandato una mia amica.
e poi l'altra sera, tornare a fara sabina per la rassegna annuale di musica nel parco, con lui, noi soli come quasi diec'anni fa, stare bene, e sperare che duri.

ho sposato un comunista 2



Forse, a dispetto dell’ideologia, della politica e della storia, ogni vera catastrofe è, nel nocciolo, sempre un patetico dramma personale. Non si può criticare la vita perché qualche volta non le riesce di banalizzare la gente. devi toglierti il cappello davanti a lei e alle tecniche di cui dispone per privare un uomo del suo significato e svuotarlo totalmente del suo orgoglio.
philip roth, ho sposato un comunista, einaudi, pag. 5

venerdì 19 luglio 2013

acido

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ieri sera, notte potrei dire, ho visto un documentario su rai3 sulle donne pakistane che vengono sfigurate con l’acido dai loro mariti.
una racconta che suo marito, che la menava, e non solo, ogni santo anzi maledetto giorno, le ha buttato l’acido addosso, sua cognata la benzina e sua suocera ha acceso il fuoco. avevano pure sbarrato la porta.
lei dopo il fatto vive ancora con loro, e non bastasse, non le fanno vedere la figlia, l’unico motivo per cui lei aveva deciso di restare.
la cosa più sconvolgente non erano neanche quei volti a metà, i tentativi vani del chirurgo estetico di rifare l’occhio, non c’era neanche più la carne per mettere un occhio di vetro (la signora della foto), l’unica cosa che ha potuto fare è stato sistemarle un po’ la bocca e farle fare una protesi da uno bravissimo di dubai, un pezzo di faccia di gomma con un occhio dipinto che si mette su con gli occhiali, almeno poteva uscire di casa,  che dalla tragedia non nera più uscita senza burka e occhiali. no, la cosa peggiore non è stata vedere questo, la cosa sconvolgente è stata vedere e sentire loro, quegli animali bastardi di sesso maschile, che negavano, che dicevano senza neanche un’ombra di rimorso che gli velasse gli occhi, senza neanche abbassarli, quei maledetti occhi, che dicevano che quella era pazza, si è buttata l’acido da sola, si è data fuoco da sola, ha la pressione alta, è irascibile, io non l’ho mai picchiata…
ecco, non so come fare, perché sono esseri umani anche quelli, hanno un cuore e un cervello, ridono e soffrono anche loro, come possono fare cose così orrende ad altri esseri umani, e negare perfino d’averlo mai fatto, come è possibile.
un altro, che aveva aspettato la moglie fuori dal tribunale dove era andata per chiedere il divorzio e le ha tirato l’acido addosso, ha detto che non era stato lui, era stato un altro, non sa chi sia, sì, l’ha visto, ma non sa chi fosse… e un suo parente a dire che la moglie aveva un amante, che doveva succedere prima o poi.
gli hanno dato due ergastoli, a quel bastardo, è stato il primo caso di condanna in pakistan dopo che hanno finalmente introdotto una legge contro questo crimine abominevole.
c'è un sito dell'organizzazione che si occupa di queste donne, le statistiche sono impressionanti. le foto, se le volete guardare su internet, preparatevi, perché quella che ho messo non è niente

giovedì 18 luglio 2013

ho sposato un comunista 1

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sto leggendo il libro di philip roth ‘ho sposato un comunista’, che è il titolo del libro-confessione che la moglie di uno dei protagonisti del libro scrive per denunciare il proprio marito.
lo sfondo del maccartismo per parlare di vite vere, idee forti, scrittura, ebrei, americani. mi piace, mi piace davvero, e venire dalle miniature di jane austen con i suoi camei psicologici è come passare da quelle cartoline inglesi con muretto basso e il cancelletto che circonda cottages con giardinetti bonsai alla sconfinata pianura americana dove galoppavano bufali e tribù indiane. un respiro immenso.
aria, finalmente.
che là, per dirla tutta, mi sentivo soffocare.

qualcosa di sinistra

una vecchia foto della casa ENAM di Silvi, trovata in un ristorante poco lontano.

sono a silvi marina, nella casa del maestro. cioè, la casa per ferie dell’ente assistenza magistrale, che quando esisteva ancora, perché se l’è ciucciato prima l’INPDAP, adesso l’INPS, si chiamava ENAM. quest’anno abbiamo avuto una settimana a un prezzo veramente di favore, pensione completa, e servizio spiaggia, stiamo fronte mare, un posto fantastico, per me, anche se a volte sembra proprio di stare alle riunioni di scuola, ma insomma, basta prendere la strada del mare, e passa tutto. 
dopo pranzo, si può prendere il caffè al bar della casa, gratis, e sedersi fuori, c'è un bel posto, con le sedie, gli ombrelloni.
ieri c'era un collega nel tavolo dietro al mio, credo siciliano, perché come parlano della mafia i siciliani, come di tutto il resto, del resto, con delle pause, il tono pacato, che tutti pensano: eh sì, questo qui sì che le sa, le cose, non so come sia finito a parlare del caso moro, che c’entrano i servizi segreti, anzi, pausa, i servizi segreti e la mafia, anzi, pausa, i servizi segreti, la mafia e i servizi segreti stranieri che lui, quando hanno rapito moro, era contento, che l’avessero rapito, oh, finalmente un gesto significativo, beh non ha detto proprio così, ma più o meno il significato era quello, ma poi, quando l’hanno ucciso, moro, lui ha pianto, perché non era proprio nel programma della sinistra, la violenza, no, non era proprio previsto, che lo uccidessero, gli attentati sì, va bene, ma ammazzare moro no, e io volevo girarmi e dirgli: scusa, ma hai presente che andavano a fare le rapine a mano armata e ammazzavano la gente per finanziarsi, per non parlare di tutti i poliziotti, giudici, giornalisti, avevi mica sentito dire, tu, che sei così ben informato su tutto, anche sulle intenzioni dei brigatisti, che prima di moro avevano già ammazzato 22 persone (ho trovato un bell’elenco qui) , ma, tanto per restare vicini vicini, vogliamo parlare di quei poveri disgraziati della scorta di moro, ovvero raffaele iozzino, giulio rivera, oreste leonardi, domenico ricci, francesco zizzi? oppure quelli, perché erano poliziotti e carabinieri, non fanno testo? per quelli non hai mica pianto, eh? quella non era violenza, eh? e chi se li ricorda più, quei nomi? uccisi due volte, mille volte. 

lunedì 15 luglio 2013

italiacano 2


scarpe diem, saldi fino al 60%

domenica 14 luglio 2013

superlativi assoluti

antonio: mamma, ho tanto sonno, quando andiamo a letto?
io: ora
antonio: orissimo!

giovedì 11 luglio 2013

il tato


al mare c'era la televisione, ma non si vedevano i canali soliti, rai e mediaset. solo altra roba. così, un pomeriggio che né io, né la nonna avevamo voglia di stare al parco giochi e volevamo farci un sonnellino, la cosa più guardabile per i bambini era la pukka, che a me piace, anche, ma insomma non mi sembra proprio una cosa adatta a dei bambini piccoli.
in compenso si vedeva la7, e una sera che i bambini erano stanchi e non siamo usciti, c'era SOStata, una serie infinita di episodi che non sono neanche riuscita a vederli tutti.
in un episodio risponde alla chiamata un tato, martino. loro non l'hanno mica chiamato tato, per motivi evidenti, mi pare, ma come si dice 'tata lucia', si deve dire anche 'tato martino', secondo me. che fa un po' ridere, dai.
la chiamata veniva da una famiglia con quattro figli piccoli, il più grande mi pare di sette o otto anni, gli altri più piccoli.
le solite scene di disperazione, perché la povera donna, casalinga, deve preparare da mangiare con uno in braccio e gli altri tre che scorrazzano per la casa. osservazione del tato: è evidente che la mamma non è in grado di gestire i bambini.
ora, dopo essermi ricacciata in gola la saliva, mi chiedo: ma tu, tato, hai una vaga, vaghissima idea, di cosa voglia dire fare da mangiare e stare dietro a quattro bambini contemporaneamente senza uccidere nessuno??? non credo proprio, guarda.
io, se chiamo la tata e mi arriva il tato, penso che gli dico: grazie, e arrivederci.

p.s. la foto è dal sito foxlife, non l'ho scelta io.

una stanza tutta per sé 2

periodicamente, ritornano quei librini che costavano 1000 lire, della newton compton,  fatti con la carta di giornale, solo un po' più grossa, rilegati con la colla, io ne ho tanti di cucina, i titoli sono sempre gli stessi, cuore di cane e tutti gli altri piccoli romanzi o racconti lunghi, questo però l'ho comprato, in autostrada, tornando dal mare.

mercoledì 10 luglio 2013

ognuno riconosce i suoi - il sistema linfatico 3


l'eremo della pace di alvese, frazione di nogarole vicentino
domenica siamo andati alla festa di san benedetto dell'eremo della pace, e il mio amico don mario, per parlare di san benedetto, ha citato un brano di etty hillesum.
l'altra volta che sono andata a trovarlo, stava leggendo con ammirazione simone weil.

una strana coppia

tempo fa su un giornalino di annunci, in copertina, c'era la pubblicità di un'estetista che fa nail art, e c'era una foto tipo questa qui sopra, che io continuavo a dire: ma ti pare che una deve mettere in copertina sta roba, ma chi vuoi che ci vada!?!
e siccome la realtà supera sempre l'immaginazione, ieri all'auchan ho visto uno che le aveva. stava considerando i barattoli di salse etniche, all'auchan hanno un discreto reparto di cibi etnici, cicciottello, capelli mossi con una pettinatura tipo john taylor dei duran duran (qua di fianco, com'era), vestito di nero, con dei pantaloni di quelli col cavallo basso, all'indiana, e un paio di ciabatte con le fibbie, da farmacia, nere anche quelle, con la suola a dondolo. le unghie erano di tutti i colori. il compagno, muscoloso, pelato, vagamente somigliante a ben kinsley, con le sopracciglia rasate e tatuate.
si sono fermati vicino allo stand dove una signora con pochissimi capelli faceva assaggiare le confetture di asiago, il barattolo grande è in offerta, fa la lista dei gusti, il palestrato dice 'arance amare?', l'altro, contemporaneamente: 'nocciolata?'.
le prendono tutte e due, e si fermano a parlare di unghie con la signora dello stand del caffè più avanti, che ce le ha verdi, e ridono.

chiese, templi e moschee

 come dicevo nel post precedente: il libro di montanari è davvero prezioso, lo dovrebbero leggere tutti quelli a cui sta a cuore la bellezza, e quella dell'italia in particolare.
solo che poi, a pagina 112, mi arriva una mazzata: parlando del fatto che a firenze non c'è una moschea, il professor montanari propone testuamente 'di offrire alla comunità musulmana una (o più di una) delle tante chiese cattoliche che la contrazione della pratica religiosa lascia inutilizzate'. 
certo, è vero, ed è una cosa terribile, che 'molte di queste chiese finiscono sul mercato, e proprio la toscana offre il maggior numero di queste singolari offerte. invece che abbandonarli all'incuria, trasformarli in sale da concerto e aule universitarie o destinarli alla speculazione immobiliare, non sarebbe più giusto far sì che in questi luoghi sacri si continui a pregare l'unico Dio?'
no, professore, mi dispiace, ma no. 
mi ha fatto senso, una volta che sono arrivata in un posto lontano, su per la valsugana, che dovevamo cantare, era uno spettacolo d'operetta, e ci ero arrivata su una macchina fantastica, che non avrei mai pensato di salirci, e invece ci ho fatto il viaggio di andata e ritorno, con Beppe, era una BMW Z3,  beh insomma, il teatro era una chiesa, è stata una brutta sensazione, davvero, ona ona ona ma che bella rificolona (che orrenda, quella canzone, non la sopporto proprio), nell'oscurità, una coppia va, tra le siepi un nido a cercar... e anche il film studio, a vicenza, il cinema odeon, è una chiesa, mi faceva sempre un certo che guardarci i film dentro, e la biblioteca dell'università di verona, anche quella è una chiesa. no, no, sono contraria, io, a usare le chiese per altre cose. giusto un museo, o anche una sala da concerto, che è comunque una cosa diversa da un teatrino.
ma i musulmani sono obbligati a dare il 2,5% del loro reddito in una elemosina specifica, che non può assolutamente essere data ai non musulmani, e serve anche a finanziare l'acquisto di immobili da destinare alla preghiera.
inoltre, 'a partire dagli anni ottanta, il governo saudita ha cominciato a finanziare la costruzione di moschee, scuole e centri islamici in numerosi paesi di tutto il mondo, per una spesa stimata in 45 miliardi di dollari statunitensi.
La moschea King Fahd di Culver City in California e la stessa moschea di Roma rappresentano due dei maggiori investimenti dell'ex sovrano Faysal dell'Arabia Saudita, con 8 e 50 milioni di dollari statunitensi, rispettivamente' (da wikipedia, alla voce moschea).
direi che, volendo, le moschee si potrebbero fare, o no? 
la religione musulmana impone il proselitismo (da'wa). l'abiura è punita con la morte. mi rendo conto conto che questo è sgradevole, ma è una realtà. l'anno scorso ho fatto dei laboratori multiculturali con delle mediatrici culturali straniere. Sono venute una signora serba, una ghanese e una marocchina.
la signora marocchina ci ha spiegato che il ramadan è un momento meraviglioso di riscoperta dei valori profondi, della solidarietà tra le persone, un'occasione unica di crescita spirituale, a cui nessuno si sottrae. anche perché, ce l'ha detto con un candore disarmante, come fosse la cosa più naturale del mondo, chi viene beccato a mangiare o bere durante la giornata viene arrestato.
la moschea può essere in quasiasi posto, anche all'aperto. però in molti posti molto islamici, è sacrilegio se un infedele (anche qua, è normalissimo se loro ci chiamano infedeli, che li chiamassimo noi cristiani, infedeli, è un palese segno dell'intolleranza cattolica nei confronti delle altre religioni) partecipa alla preghiera, o anche solo mette piede nel loro tempio, se così si può definire la moschea.
la spianata del tempio
il muro del pianto, sul lato occidentale della spianata
ecco, a questo riguardo, tanto ormai il discorso ha preso una brutta piega, aggiungo che io non sopporto di sentire chiamare la spianata del tempio di gerusalemme 'la spianata delle moschee'. non lo sopporto, perché quella piazza bianca, enorme, con in mezzo la cupola d'oro che sorge sulla roccia che, secondo alcuni midrashim, è la base da cui Dio creò l'universo e la roccia cui Abramo legò Isacco in occasione del sacrificio e anche l'area in cui, si dice, dormì Giacobbe, sognando la scala che saliva al cielo, in una parola, anzi due: il Sancta sanctorum, ecco, quel posto lì, l'hanno fatto loro, gli ebrei, ed è così sacro che gli ebrei non purificati, cioè praticamente tutti perché il culto del tempio era quello che consentiva la purificazione, beh insomma, gli ebrei non ci camminano neanche sopra per non profanarlo, ecco, non si può chiamarlo spianata delle moschee, dai. ecco, figurati se gli fai fare la moschea al centro di firenze dentro a una vecchia chiesa. che poi, ritornando al discorso che facevo sulla vendita delle chiese, le chiese sono il segno, l'espressione della fede di una comunità. diverso è il caso di una serie di obbrobri venuti su dagli anni sessanta, versione religiosa dei condomini che geometri privi anche dei rudimenti del bello (la storia dell'arte, ai geometri, non la insegnano mica) producevano in serie con l'ausilio diabolico della fotocopiatrice (l'ho sentito io, con le mie orecchie, in catasto a vicenza, da un geometra che parlava con un altro), la rovina dell'italia, coi loro colori al quarzo nelle varie sfumature della cacca molle, dal giallo al verde, se possibile a renderli più orrendi.
ma non credo che i musulmani, per adorare il loro dio, siano disposti a occupare ste robe qua.





italia mia, benché 'l parlar sia indarno 2

Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.


come ho già accennato, in vacanza mi sono portata il libro di tomaso montanari, le pietre e il popolo, che a me mi fa venire in mente il libro del professore, la terra e il potere, e l'ho letto qualche pagina al giorno, perché di più è difficile, riuscirci, io, almeno, non ci sono riuscita.
è un catalogo impressionante dei delitti perpetrati ogni giorno, da anni, con pervicace sistematicità da politici e trafficanti che spesso sono la stessa persona, contro il patrimonio storico artistico dell'italia, quello tutelato dalla costituzione, come recita il suddetto articolo 9, costituzione di cui tutti si riempiono in qualche modo la bocca, ultimamente.
e, dice montanari, poche costituzioni al mondo lo fanno.
la sua idea, con cui concordo appieno, è che il patrimonio storico e artistico va tutelato in quanto produce civiltà, e va custodito, non sfruttato per fare soldi secondo la metafora, di conio craxiano, del giacimento petrolifero, per giunta alienandolo, mai parola fu più esatta, e togliendolo al popolo in cambio di pochi soldi.
... da tempo, infatti, l'insopportabile retorica delle cosiddette «città d'arte» italiane nasconde lo stato avanzato di una metamorfosi fatale.
per secoli, anzi per millenni, la forma dello Stato, la forma dell'etica, la forma della civiltà stessa si sono definite e si sono riconosciute nella forma dei luoghi pubblici. Le città sono sorte come specchio, e insieme come scuola, per le comunità politiche che le abitavano. Le piazze, le chiese, i palazzi civici italiani sono belli perché sono nati per essere di tutti: la loro funzione era permettere ai cittadini di incontrarsi su un piano di parità. (pagg. 9-10)

e il patrimonio, la costituzione lo tutela perchè è, o può essere anzi deve diventare, 'il luogo e lo strumento della formazione della comunità nazionale, visceralmente ancorata alle cento città d'Italia' (ib., pag. 10).
il libro di montanari è prezioso, per la mole impressionante di dati, di considerazioni, ed è anche una miniera di citazioni che devo smetterla altrimenti va a finire che lo ricopio un pezzo alla volta.


martedì 9 luglio 2013

libertà

la libertà è un concetto borghese


me l'ha detto ieri sera il professore.
questo perché io gli ho ricordato che i suoi amici di Rifondazione dicono che la libertà inizia con la libertà di genere, ma se dici che ognuno è libero di scegliere, nelle varie fasi della sua vita, il suo genere (maschio-femmina-trans), allora vuol dire che è una questione di testa, ovvero psicologica, peccato che i teorici del gender ce l'hanno a morte con quelli che pretendono di curare l'omosessaulità come problema psicologico, anche il professore ce l'ha a morte, che poi non so quanti ogni anno si ammazzano, mi ha detto, ma allora o è una questione di natura, per cui uno nasce omo o etero, o è una questione di psiche, e allora uno può scegliere, e cambiare.
è che io sono una semplice, faccio ragionamenti semplici.
il professore me l'ha detto anche stasera: non sforzarti.

lunedì 8 luglio 2013

la bellezza ci salverà 2


Finché quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio dipinto e in raccoglimento
giorno dopo giorno versa
il latte dalla brocca nella scodella
il Mondo non merita
la fine del mondo

Wislawa Szymborska

(citata da T. Montanari, le pietre e il popolo, pag. 25)

italia mia, benché 'l parlar sia indarno 1



Italia mia, benché ’l parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo sí spesse veggio,
piacemi almen che ’ miei sospir’ sian quali
spera ’l Tevero et l’Arno,
e ’l Po, dove doglioso et grave or seggio.
Rettor del cielo, io cheggio
che la pietà che Ti condusse in terra
Ti volga al Tuo dilecto almo paese.
Vedi, Segnor cortese,
di che lievi cagion’ che crudel guerra;
e i cor’, che ’ndura et serra
Marte superbo et fero,
apri Tu, Padre, e ’ntenerisci et snoda;
ivi fa che ’l Tuo vero,
qual io mi sia, per la mia lingua s’oda.

domenica 7 luglio 2013

trapianti


io, le mie amiche lo sanno, sono contraria ai trapianti. non quelli da cadavere, quelli da mezzo morto, cerebralmente morto, si dice, ma io non lo dico perché uno morto, per me, è morto e basta.
per me, il trapianto non lo voglio.  trapianti da vivo a vivo mi vanno bene, e io, se occorre e se posso, un rene a mio figlio glielo dò molto volentieri. anche le retine, dò, se qualcuno le vuole.
ma io, un cuore che batte ancora, beh, dico no. ma dico no perché trovo terribile che uno debba scegliere tra me che magari muoio nell'operazione, o lo rigetto, quel cuore, o magari tiro avanti un paio d'anni di più, e quell'altro che sta per morire.
mentre invece il cordone ombelicale, che avrei volentieri donato, non l'hanno voluto.
se avessi detto: oh, lo volete un bel cuore battente, un rene, un polmone bello fresco, no smoking?
vedi come sarebbero corsi. il cordone ombelicale, le prime due volte che ho partorito, se partorivo di lunedì, martedì o mercoledì ok, si poteva fare. dopo no, perché bisognava portarlo a padova, e con il we in mezzo, non avevano chi lo trasportasse. indovinate in che giorno ho partorito.
la terza volta, sono tornata al solito posto e mi hanno detto che non lo fanno più, non hanno più soldi.
in reparto c'erano però le pubblicità di quelli che ti conservano le cellule staminali per eventuali cure, solo per te, al modico prezzo di.
mentre invece il mio, che l'avrei messo a disposizione di chiunque ne avesse bisogno, l'hanno buttato nel cesso. nei rifiuti speciali, dai.
comunque, sta storia dei trapianti mi è venuta fuori perché l'altro giorno ho letto sul giornale che c'è un neurologo italiano che vuole fare il trapianto di testa. cioè, vuole mettere una testa di uno su un corpo di un altro. non ho capito sinceramente a che scopo.
chissà cosa direbbe quella che crede che l'anima sia nel cervello. ci credeva anche margherita hack, ho letto negli articoli per la sua morte.
anche se secondo me non c'entrava molto, l'articolo parlava poi di fatti inquietanti, ma a mio avviso perfettamente comprensibili, come l'episodio di quello che dopo 13 anni di trapianto di mano se l'è fatta tagliare, perché non ne poteva più.
ho letto anche da qualche parte che per certe persone l'idea di avere un pezzo di un cadavere è insopportabile, non è come un organo che ancora viveva e continua a vivere dentro di te.
ecco, per me proprio il contrario, tanto per cambiare. 

sabato 6 luglio 2013

libri in spiaggia 2

la donna sola che legge prima le donne e i bambini, che ho citato qui, non è sola per niente, ha due figlie che però non si vedono mai, avranno 12 anni, sembrano gemelle ma sono diverse, hanno lo stesso costume mimetico con bordini rosa, e oggi è arrivato anche il compagno, anche lui con qualche tatuaggio sparso, che quando l'ho visto ho pensato: altro che sola, cavoli!
  • nicholas sparks, l'ho visto un sacco di volte ma non mi ricordo il titolo, una signora bionda di circa 50 anni, lei e il marito
  •  la felicità è un pizzico di noce moscata, chissà come mai mi veniva cannella, invece quello con la cannella è un altro libro, una ragazza età circa 20 anni, con gli occhiali
  • enrico brizzi, jack frusciante è uscito dal gruppo, che io quando ho visto la copertina che non ero riuscita a leggere il titolo ho pensato: sarà uno di quegli scrittori francesi dell'800, che mettono le foto in bianco e nero, con le occhiaie, e invece poi ho pensato: ma cos'hanno tutti che si mettono la loro foto in copertina al libro che scrivono???? beh, era una ragazza leggermente alternativa, sui vent'anni anche quella, il libro era consumato, prestato, immagino.
è difficilissimo, comunque, sapere che libri stanno leggendo le persone in spiaggia. avevo anche pensato di fare un sondaggio, e andarglielo a chiedere, invece che cercare disperatamente di ricordare un titolo, ammettendo che riuscissi a leggerlo, tornando dal negozio coi panini per i bambini, ma penso che mi avrebbero presa per scema, e allora  ho preferito così.

venerdì 5 luglio 2013

notte rosa

mi ricordo quella canzone, 'not-te ro-sa, sem-braes-plo-sa, con quei testi di tozzi così assurdi che non ci facevi neanche caso.
ci sono arrivata oggi, a capire perché cavolo qui, in un posto per famiglie con bambini e nonne single in vacanza con le amiche e giovani coppiette senza soldi, ogni bancarella deborda cappellini luccicanti, collane hawaiane, cerchietti piumati, antennine pelose, tutto rigorosamente rosa. è la notte rosa, il capodanno estivo della riviera romagnola. non so quanti eventi, una notte tutta da vivere all'insegna del colore caramelloso.
adesso ci sono in mezzo, più o meno, e anche san mauro a mare ha il suo bell'evento, evento, una parola che già mi dava il voltastomaco, ultimamente, adesso poi che ho avuto la bella idea di portarmi in vacanza il libro di tomaso montanari, proprio non riesco a sentirla, e l'evento di san mauro è gerry calà che fa uno spettacolo dove canta le musiche degli anni ottanta, che certe volte sono anche bravi, sti attori temporaneamente fuori scena, che poi ha cominciato col cabaret, ma lui no, non è capace, a cantare, non l'ho visto, chissà che vecchio che è, lì a saltare cantando maracaibo a san mauro a mare, mi fa pena, ecco.
sono in camera e mi sono sentita tutto lo spettacolo perché fanno un casino boia, noi stasera non siamo neanche usciti perché agostino gli è venuto il suo mal di testa di quando è stanco, e toni si è addormentato a tavola, a un certo punto non lo vediamo più, si era accasciato sulla sedia, poverino.
mi dispiace per i fuochi, ma li fanno a mezzanotte, agostino li voleva tanto vedere. 
e anch'io, veramente.