una montagna di roba da stirare, che ha sommerso la poltrona su cui, quando l'ho vista per la prima volta, per un attimo ho sognato di poter sprofondare a leggere, una volta chiusa la porta... e tutta la roba stirata da riporre, e i pantaloni dei bambini in attesa delle toppine sulle ginocchia, le maglie da cucire, i bottoni da riattaccare... i sacchi con la roba estiva ancora da stirare dalla stagione scorsa, le casse con i berretti e i guanti e la roba troppo piccola o le magliette da tirar fuori quando fa caldo...
cinquant'anni, poco più. la scuola, la casa, la lotta impari col caos,un marito e tre ex piccoli figli adorabili, quando dormono... e questa piccola stanza virtuale tutta per me.
lunedì 16 aprile 2012
la mamma snaturata e il cinema 1. ferie d'agosto
c'è stato un tempo della mia vita, ed era bellissimo, in cui andavo al cinema tre volte la settimana. avevo la tessera di due cineforum e nel fine settimana, al sabato o alla domenica, andavamo a vedere una delle ultime uscite. io adoro andare al cinema. non mi considero una cinefila: all'esame di storia del cinema un maniaco mi ha mandata via perchè non sapevo quale tra jules e jim fosse il fotografo (forse è meglio che se lo riguardi). un altro ha preso trenta perchè ha saputo dire che tempo faceva nel 'ginocchio di clara'. pioveva, lo sapevo anch'io. no, non sono una cinefila. non ho la fissa del montaggio, della fotografia, del colore...
è che il cinema mi aiuta a vivere.
il mio regista è kieslowski, sono sempre i migliori ad andarsene per primi. e truffaut. e tanti altri, ovviamente. poi ci sono i film importanti per il momento, per la persona che avevo di fianco, perchè sono stati l'inizio di un'avventura, anche intellettuale. ma questo è un altro post.
tra gli italiani, virzì mi piace. da sempre. storie quotidiane, storie che sappiamo tutti, storie che parlano di ognuno di noi. beh, ovosodo alla critica non è piaciuto. a me m'ha piantato dentro una tristezza sconfinata, che non ha mai smesso di crescere, per la vita che decide per te, come mi diceva sempre don alfredo, quando non sei tu a farlo per prima, per quel 'diventare grandi' di tanti che vuol dire fine dei sogni, della spensieratezza, adattarsi a quella specie di ovo sodo dentro, che non va
né in su né in giù, ma che ormai mi fa compagnia come un vecchio amico...
tutta la vita davanti è a tratti schematico, ma poi viene fuori che sono tutti dei poveracci, dal capo osannato allo sfigato che ruba la pensione alla vecchina che si fidava di lui, dalla belloccia del capo al sindacalista duro e puro, tutti ad affannarsi fino alla morte a mantenere la fragile apparenza che è la loro vita insulsa... e ti resta un amaro dentro che il picnic finale, così simile a tanti che facevo da piccola nel cortile di mia nonna, non addolcisce per niente.
ma volevo parlare di ferie d'agosto, della storia del professore comunista che ha rinunciato all'ideale più vero, l'amore, per accomodarsi in una relazione asimmetrica in cui vada come vada, sa che può sempre e comunque contare sulla gratitudine di lei... finchè non resta incinta (e sì che trombano due volte l'anno e lei ormai è alle soglie della menopausa...mah!) e contemporaneamente scopre una cosa difficile da credere anche per noi, cioè che anche silvio orlando ha avuto una vera storia di fuoco e passione, e naturalmente con una strafiga... che botta, povera laura...
insomma, siamo sempre lì: al ritorno a casa delle illusioni, e a come affrontarlo con lo strumentario sempre più insufficiente che la cultura di massa e i suoi modelli mettono a disposizione...
al piccolo cabotaggio dei sentimenti a cui tutti, prima o poi, sembrano - sembriamo?- adattarsi per sopravvivere.
venerdì 30 marzo 2012
lo scaffale della mamma snaturata 3 -Un ponte sull'eternità
ho letto il gabbiano jonathan livingston aspettando l'aereo che mi avrebbe portato per la prima volta in inghilterra. avevo 12 anni, ero una cicciona timida e goffa che non piaceva a nessuno. ma quando mai sono piaciuta a qualcuno. io per prima, intendo. comunque non è che mi abbia detto tanto di nuovo, jonathan. e poi, da quello che mi ricordo, sono un sacco di foto.
certo l'ho avuta anch'io la mia fase di entusiasmo 'peace and love', new age e se vuoi puoi, tra i quattordici e i quindici anni. ma la vera fase di invasamento per richard bach l'ho avuta dopo i vent'anni, quando ho letto un ponte sull'eternità.
quello che mi interessava, che mi appassionava, anzi, era l'idea di rapporto di coppia che lui descriveva. ricordo con una chiarezza direi fotografica, se si potesse dire di un libro, la parte in cui lui descrive loro due a letto ognuno con la sua pila di libri sul comodino, a leggere, insieme, cose che non avevano niente di comune... loro due chiusi nella roulotte nel deserto per un anno, lui che le regala una cosa mai vista, una specie di piccola televisione che quando la accendi ti sorride e ti dice 'hello!' ma era il mio mac classic! pensare ognuno dell'altro che 'stai facendo del tuo meglio'. il cracker di lui che scricchiola sotto il peso del formaggio che ci aveva messo sopra, la maschera della creatura pelosa del film che non sono mai riuscita a capire quale fosse, lei che gli spiega la musica di bach...
era la foto del mio rapporto ideale. non ce l'ho più quel libro, è rimasto nella libreria dell'uomo che volevo sposare... una vita, anzi due, fa.
tutto questo mi è passato per la mente mentre tornavo alla macchina leggendo il risvolto di copertina del libretto che avevo preso in prestito in biblioteca: La scuola fa male,
un libro che mi ha incuriosito subito perchè io sono una maestra per caso e l'antididattica è sempre stata un mio chiodo fisso. Non avevo assolutamente idea che l'autore fosse James Marcus Bach, figlio di Richard. e siccome da una frase in cui James parla di suo padre Richard mi è sembrato di capire che fosse morto, ho fatto una piccola ricerca (mi pareva strano, vuoi che non avessi letto da qualche parte che era morto il papà di Jonathan??) e ho scoperto che l'autore è figlio, con altri 5, della prima moglie di Richard, che lui ha abbandonato senza tanti scrupoli (notare che è stata lei che gli ha battuto a macchina Il Gabbiano Jonathan) e che richard e leslie parrish, la sua anima gemella del Ponte sull'eternità, hanno divorziato nel '99, visto che lui si è messo con una giovane fotomodella di cui purtroppo non sono riuscita a trovare neanche una foto...
bah,
era meglio se era morto.
martedì 13 marzo 2012
emotivi anonimi
prima dell'incontro con i genitori di un bambino problematico esprimo alle colleghe la mia agitazione. 'Tu?' mi fa la collega di religione 'ma se sei la sicurezza in persona!'. La sicurezza in persona. non so se ridere o piangere. solo perchè sto dalla mia parte. io, coi miei mille dubbi, le mie mille insicurezze, gli scrupoli, le angosce.
quando ho sentito che hanno fatto sto film, 'emotivi anonimi', sui gruppi di autoaiuto per iperemotivi, nati sulla falsariga di quelli per alcolisti, ho pensato a quanta fatica, quanta sofferenza mi sarei potuta risparmiare, se ne avessi potuto frequentare uno. ne ho parlato anche con mauro. 'ma dai, questi sono casi patologici'. ma che ne sai tu? che ne sai???? che ne sai del sudore che ti cresce dentro come l'espresso nella moka, e puzza nonostante la doccia appena fatta e l'antiodorante e il profumo, del rossore che ti gonfia la faccia, e ti fa strizzare gli occhi, e gli occhi di tutti addosso.
certo, non sono mai svenuta, io, ma ogni volta che ad un esame dovevo rispondere all'appello era tale la tensione che poi avrei potuto andare a casa. e infatti, spesso ci tornavo, senza voto. gli esami orali per me erano tutti specchi su cui io non ero minimamente in grado di arrampicarmi. il vuoto mentale, la secchezza delle fauci, nella testa un unico pensiero: ma quand'è che finisce? sperare che finisse, che una volta tanto mi facessero una domanda di cui sapevo bene la risposta, e ce n'erano.
mi ha salvato, si fa per dire, la mia ironia, fin quando non si è calcificata in sarcasmo.
lunedì 12 marzo 2012
stasera siamo andati tutti al vernissage della mostra di mia cugina.
poi avrei voluto andare al mc donald's coi bambini, giusto per non avere
da spignattare o pulire una volta a casa. che idea assurda.
e
mi sento piccola e vecchia, chiusa dentro a una piccola e vecchia
storia, e sto zitta dentro mentre dico ai bambini di non scendere dal
marciapiede.
quando poi in macchina passiamo davanti a un mc donald's e lui mi chiede se voglio fermarmi, gli dico 'ma lascia perdere'. eccola, lei cade sempre in piedi, la stronza! gli dò la nausea, perfino.
finalmente
arriviamo, una bella tazza di latte caldo per scaldarsi la pancia, come
dice bruno, un panino con la nutella e via a nanna.
sono prostrata dall'immutabile, dall'ineluttabile cui mi sento condannata.
accendo il computer, e la tv, e aspetto che mi piangano gli occhi dal sonno.
domenica 11 marzo 2012
lo scaffale della mamma snaturata 2. Una stanza tutta per sè, di Virginia Woolf
è da un po' che sto cercando di scrivere questo post. e non ci riesco.
forse proprio perchè io una stanza tutta per me non ce l'ho. non ce l'ho più, anzi.
e Dio sa quanto la desidero, quanto ne avrei bisogno.
ho trovato un giornale di un mese fa in cui si parla del caso della studentessa inglese Gail Trimble che ha riempito le prime pagine dei giornali per il fatto che si è dimostrata di gran lunga la migliore in un gioco a quiz per studenti universitari che appassiona gli inglesi. naturalmente il caso è dovuto al fatto che era una donna.
se insegnassi al liceo, obbligherei tutte le mie allieve a leggere questo libro.
ma probabilmente non servirebbe a nulla.
mi sento fuori posto a voler fare l'intellettuale. già a dirlo, ti senti una snob di merda.
mi sento parte di un meccanismo perverso che induce le donne a credere che la loro realizzazione personale non sia possibile al di fuori della famiglia e del lavoro. Non so se riesco a spiegarmi: un'occupazione puramente intellettuale, lo studio per lo studio, quello che avevo in mente di fare da piccola quando dicevo che io avrei voluto continuare a studiare per tutta la vita. senza trovare nessuno che mi spiegasse che questo lavoro esiste, che c'è tanta gente che lo fa, soprattutto uomini, ma anche qualche donna...
le donne sono più diligenti degli uomini. a scuola sono più brave. ma quasi sempre si fermano lì, e finito il dovere, chiudono l'armadio.
torna di nuovo silvio ceccato, l'ingegnere della felicità: l'ideale sarebbe fare del proprio hobby il proprio lavoro. come virginia woolf. che al liceo mi pareva un essere lunare. te credo, leggevo solo hemingway e dostoevskji...
venerdì 27 gennaio 2012
ARBEIT MACHT FREI
il lavoro rende liberi. l'italia è una repubblica fondata sul lavoro.
la cosa più sconvolgente ad Aushwitz per me sono le grandi 'vetrine' del museo che contengono, ben divisi come i nazisti sapevano fare, montagne di capelli umani, montagne di stampelle, gambe di legno, protesi varie, giocattoli di bambini...
per anni ho letto tutto quello che potevo sui campi, le testimonianze, le poesie, i racconti di chi è sopravvissuto.
adesso non ci riesco più.
la cosa più sconvolgente ad Aushwitz per me sono le grandi 'vetrine' del museo che contengono, ben divisi come i nazisti sapevano fare, montagne di capelli umani, montagne di stampelle, gambe di legno, protesi varie, giocattoli di bambini...
per anni ho letto tutto quello che potevo sui campi, le testimonianze, le poesie, i racconti di chi è sopravvissuto.
adesso non ci riesco più.
domenica 25 dicembre 2011
esemplari di una specie in via d'estinzione 1- Vittorio
è sempre più difficile trovare qualcuno che sappia fare bene il suo lavoro. penso sia perchè ormai lo scopo di un lavoro è fare soldi. e basta.
purtroppo la gente cerca la propria realizzazione DAL lavoro, non NEL lavoro in sé. una volta forse era diverso. uno cercava di fare bene il suo lavoro qualunque fosse. era un dovere, non si discuteva. era un dovere fare bene il proprio lavoro. mio nonno augusto era rimasto orfano per l'esplosione di una bomba che aveva ucciso i suoi e reso sordo-muta sua sorella. in collegio aveva imparato l'unica cosa che gli insegnavano: macchinista. così a sedici anni per sfuggire quella triste sorte si imbarcò volontario in marina, solo che lo misero in sala macchine, il posto più schifoso. era un grande tornitore, davvero bravo. ma avrebbe potuto fare bene molte altre cose, se solo ne avese avuto la possibilità.
una volta ho sentito un'intervista sul lavoro a silvio ceccato, che non capiva la gente che lavora per pagarsi le vacanze. saranno vent'anni. mi colpì moltissimo quando disse che bisognerebbe cercare di fare del proprio passatempo preferito il proprio lavoro. e in fondo sono ancora convinta che abbia ragione.
quelli che ci riescono, sono gli artisti. che non sono quelli che si occupano di arte. quando trovo una persona così provo una sensazione indescrivibile, una ammirazione sconfinata, una gratitudine che non so purtroppo dire.
vittorio è un barbiere. un acconciatore, dice lui.
mi taglia i capelli da più di trent'anni.
l'altra sera ero disperata. sindrome premestruale, no doubt. sono passata davanti alla sua bottega sperando che fosse aperto (da quando si è operato al braccio, lavora mezza giornata, se gli va). aperto. entro sperando che non ci sia tanto da aspettare. nessuno. gli dico 'Vittorio, devi fare un miracolo'. e lui lo fa.
con naturalezza, con poche battute, qualche affettuoso insulto, le forbici silenziose e sicure, la musica giusta di sottofondo. quando ho rimesso gli occhiali, avrei voluto baciarlo. invece gli ho dato i suoi 25 euro,mentre abbassava le luci per chiudere bottega,pensando che dovevo assolutamente scrivere questo post.
grazie, vittorio.
purtroppo la gente cerca la propria realizzazione DAL lavoro, non NEL lavoro in sé. una volta forse era diverso. uno cercava di fare bene il suo lavoro qualunque fosse. era un dovere, non si discuteva. era un dovere fare bene il proprio lavoro. mio nonno augusto era rimasto orfano per l'esplosione di una bomba che aveva ucciso i suoi e reso sordo-muta sua sorella. in collegio aveva imparato l'unica cosa che gli insegnavano: macchinista. così a sedici anni per sfuggire quella triste sorte si imbarcò volontario in marina, solo che lo misero in sala macchine, il posto più schifoso. era un grande tornitore, davvero bravo. ma avrebbe potuto fare bene molte altre cose, se solo ne avese avuto la possibilità.
una volta ho sentito un'intervista sul lavoro a silvio ceccato, che non capiva la gente che lavora per pagarsi le vacanze. saranno vent'anni. mi colpì moltissimo quando disse che bisognerebbe cercare di fare del proprio passatempo preferito il proprio lavoro. e in fondo sono ancora convinta che abbia ragione.
quelli che ci riescono, sono gli artisti. che non sono quelli che si occupano di arte. quando trovo una persona così provo una sensazione indescrivibile, una ammirazione sconfinata, una gratitudine che non so purtroppo dire.
vittorio è un barbiere. un acconciatore, dice lui.
mi taglia i capelli da più di trent'anni.
l'altra sera ero disperata. sindrome premestruale, no doubt. sono passata davanti alla sua bottega sperando che fosse aperto (da quando si è operato al braccio, lavora mezza giornata, se gli va). aperto. entro sperando che non ci sia tanto da aspettare. nessuno. gli dico 'Vittorio, devi fare un miracolo'. e lui lo fa.
con naturalezza, con poche battute, qualche affettuoso insulto, le forbici silenziose e sicure, la musica giusta di sottofondo. quando ho rimesso gli occhiali, avrei voluto baciarlo. invece gli ho dato i suoi 25 euro,mentre abbassava le luci per chiudere bottega,pensando che dovevo assolutamente scrivere questo post.
grazie, vittorio.
martedì 20 dicembre 2011
regali
ho una lista di regali da fargli che posso arrivare tranquillamente alla pensione.
Lui neanche a Natale. ormai lo imploro di non farmi regali. è insopportabile. i giorni precedenti al mio compleanno e a Natale sono rovinati dall'ansia, sua, per i regali che io non avrò. non vedo l'ora che passi. e ogni volta spero che non succederà, che non mi dirà: e io che regalo ti faccio, e quando ci andavo, non ho il tempo, tu non mi suggerisci niente, e ansia, angoscia che sale, ma perchè non passa, ma perchè non è già domani...
fallimenti
portare antonio urlante e moccioloso a casa di mia madre invece che a scuola, in pigiama perchè non sono riuscita neanche a mettergli la giacca, e lasciarlo lì per andare di corsa a portare agostino e arrivare comunque tardi a scuola, il mio alunno che proclama ad alta voce la sua letterina a babbo natale "ti prego fa che la maestra di inglese cambi scuola altrimenti ti spezzo le gambe",i l natale che arriva e lui che come al solito non sa cosa regalarmi, la nuova arrivata in classe che si mette le mani alle orecchie quando urlo, l'ostentata indifferenza dei miei figli davanti alle nostre quotidiane discussioni, le scatole e i sacchi che ci stanno sommergendo senza che riesca a farci niente... e tutte le cose che volevo e non sono riuscita a fare, e il muschio nel sacchetto raccolto coi bambini un mese fa...
lunedì 12 dicembre 2011
Un Natale di tanto tempo fa
c'è una storia che racconto poche volte. perchè ogni volta mi viene da piangere, anche se è una vecchia storia, e non si piange volentieri con chi non conosci bene. era il 24 dicembre del '44. Novellara, provincia di Reggio Emilia. Qualcuno, sedicente partigiano, prende mio zio Arnaldo, 16 anni, per prendere mio nonno, Basilio. Mia madre, la quinta figlia, faceva 7 mesi quel giorno. Li hanno torturati a morte, e li avrebbero lasciati morire così se non fosse stato per la paura dei tedeschi che arrivavano.
mia nonna Clementina ha preso su la bicicletta ed è andata al comando tedesco a implorare che non ci fosse la rappresaglia. due bastavano.
questa è la storia della mia famiglia. non erano partigiani. erano vicini di casa, era il triangolo rosso, era la guerra civile.
quest'anno, il primo novembre in cimitero, guardavo la tomba su cui ci sono le foto dello zio e del nonno che non ho mai conosciuto e mi sono accorta che il suo compleanno era il 25 dicembre. mia nonna aveva sicuramente preparato i cappelletti, e ila gallina ripiena e la salsina per il lesso, e l'umido, e i tortellini dolci e la sua torta millefrutti, come ha continuato a fare per una vita, e mi è venuto ancora da piangere, come ora.
ho letto su facebook che un amico vorrebbe stanare i baby pensionati e portarli sulla strada per insegnargli i fatti della vita. mi dispiace, alessandro, ma i fatti della vita a mia madre, che comunque ha cominciato a lavorare a 14 anni, glieli ha già insegnati qualcun altro.
mia nonna Clementina ha preso su la bicicletta ed è andata al comando tedesco a implorare che non ci fosse la rappresaglia. due bastavano.
questa è la storia della mia famiglia. non erano partigiani. erano vicini di casa, era il triangolo rosso, era la guerra civile.
quest'anno, il primo novembre in cimitero, guardavo la tomba su cui ci sono le foto dello zio e del nonno che non ho mai conosciuto e mi sono accorta che il suo compleanno era il 25 dicembre. mia nonna aveva sicuramente preparato i cappelletti, e ila gallina ripiena e la salsina per il lesso, e l'umido, e i tortellini dolci e la sua torta millefrutti, come ha continuato a fare per una vita, e mi è venuto ancora da piangere, come ora.
ho letto su facebook che un amico vorrebbe stanare i baby pensionati e portarli sulla strada per insegnargli i fatti della vita. mi dispiace, alessandro, ma i fatti della vita a mia madre, che comunque ha cominciato a lavorare a 14 anni, glieli ha già insegnati qualcun altro.
domenica 14 agosto 2011
QUELLO CHE MI MANCHERA'
le ottobrate, le maniche corte fino a novembre, le mimose lungo le strade fiorite a febbraio, il mio dottore e la sua grande umanità, Paola, la donna più generosa che abbia conosciuto, il grigio verde degli ulivi, le greggi e gli altri animali al pascolo che da noi non si vedono più, i borghetti medievali,il banco di enzo al mercato di passo corese, avere l'ospedale bambino gesù vicino a casa, le serate di musica a fare sabina, don agostino e le sue fantastiche prediche...
martedì 4 gennaio 2011
il ceto medio e la crisi
su facebook, la solita fiera dei luoghi comuni. "ah, c'è la crisi ma trovare un posto in montagna è come vincere al sueprenalotto! eh già, e hai visto pizzerie e ristoranti? macchè crisi, non arrivano a fine mese ma l'abbonamento sky se lo tengono stretto! e il prestito per la pelliccia?"
ma dai, ragazzi, ma dove vivete?
faccio parte anch'io del cosiddetto ceto medio. tra me e mio marito, due fancazzisti tra i più odiati d'italia, di questi tempi (siamo entrambi insegnanti di ruolo), facciamo quarantamila euri l'anno. che devo pagarmi il ticket anche dei bambini sotto i tre anni, anche quello con un rene solo. una panda e una ford escort con più di centomila chilometri a testa. l'escort a gas. non vado dal dentista, dalla parrucchiera,in palestra, in piscina, dall'estetista ci sono andata solo quando mi sono sposata, due settimane di vacanza in campeggio o ospite di amici e/o parenti, non compro giornali, nè riviste, i libri quando avevo tempo di leggerli in biblioteca, niente dischi, teatro, cinema. a mangiare fuori, una volta al mese se va bene. faccio la spesa al discount o approfitto delle offerte, io e i miei figli indossiamo allegramente vestiti usati, non ho lo schermo piatto, non ho sky, nè mediaset premium nè niente. il digitale terrestre, quello sì, come tutti.
e la radio, ho, che ascolto dalla mattina alla sera. e il mio piccolo macbook che mio marito che me l'ha regalato deve ancora finire di pagare. e tre figli belli e sani, rene più rene meno, e una casa da vendermi se me la vedo brutta, e due genitori in gamba che mi aiutano tantissimo, e dei fratelli, e delle amiche che se occorre mi prestano anche dei soldi, e un lavoro che mi piace. no, non mi lamento.
ma quando la notte mi sveglio pensando al mutuo, ai mutui, al prestito, alla macchina se si ferma, agli occhiali da cambiare, all'assicurazione e se mi viene un cancro, beh, faccio fatica a riaddormentarmi.
ecco, per fortuna che vado sempre a letto così tardi...
ma dai, ragazzi, ma dove vivete?
faccio parte anch'io del cosiddetto ceto medio. tra me e mio marito, due fancazzisti tra i più odiati d'italia, di questi tempi (siamo entrambi insegnanti di ruolo), facciamo quarantamila euri l'anno. che devo pagarmi il ticket anche dei bambini sotto i tre anni, anche quello con un rene solo. una panda e una ford escort con più di centomila chilometri a testa. l'escort a gas. non vado dal dentista, dalla parrucchiera,in palestra, in piscina, dall'estetista ci sono andata solo quando mi sono sposata, due settimane di vacanza in campeggio o ospite di amici e/o parenti, non compro giornali, nè riviste, i libri quando avevo tempo di leggerli in biblioteca, niente dischi, teatro, cinema. a mangiare fuori, una volta al mese se va bene. faccio la spesa al discount o approfitto delle offerte, io e i miei figli indossiamo allegramente vestiti usati, non ho lo schermo piatto, non ho sky, nè mediaset premium nè niente. il digitale terrestre, quello sì, come tutti.
e la radio, ho, che ascolto dalla mattina alla sera. e il mio piccolo macbook che mio marito che me l'ha regalato deve ancora finire di pagare. e tre figli belli e sani, rene più rene meno, e una casa da vendermi se me la vedo brutta, e due genitori in gamba che mi aiutano tantissimo, e dei fratelli, e delle amiche che se occorre mi prestano anche dei soldi, e un lavoro che mi piace. no, non mi lamento.
ma quando la notte mi sveglio pensando al mutuo, ai mutui, al prestito, alla macchina se si ferma, agli occhiali da cambiare, all'assicurazione e se mi viene un cancro, beh, faccio fatica a riaddormentarmi.
ecco, per fortuna che vado sempre a letto così tardi...
mercoledì 8 luglio 2009
la vita, la morte 2.
ho pensato spesso a come sarebbe stato se uno dei miei figli fosse nato handicappato. lo so, si dice diversamente abile. ma io non sono per il politically correct. un amico diceva che questa di credere che cambiare il nome alle cose cambi le cose stesse è una caratteristica prettamente femminile. non credo. io, comunque, non ci ho mai creduto.
quello a cui non avevo mai pensato era che mio figlio morisse. così, senza preavviso. o forse, fatto forse ancora più crudele, senza che mi accorgessi del preavviso.
sicuramente, neanche mia sorella ci ha mai pensato. Rachele dormiva. e lei l'ha lasciata dormire. invece era in coma per un'emorragia cerebrale. era il giorno del compleanno di mia sorella.
dicono che col tempo passa. ogni anno finchè campi compi gli anni e ti ricordi che pensavi che tua figlia dormisse e invece aveva il cervello devastato e non ce l'ha fatta. cinque mesi. più i nove che l'hai portata in pancia, fanno poco più di un anno.
e poi in tre giorni tua figlia non c'è più.
quello a cui non avevo mai pensato era che mio figlio morisse. così, senza preavviso. o forse, fatto forse ancora più crudele, senza che mi accorgessi del preavviso.
sicuramente, neanche mia sorella ci ha mai pensato. Rachele dormiva. e lei l'ha lasciata dormire. invece era in coma per un'emorragia cerebrale. era il giorno del compleanno di mia sorella.
dicono che col tempo passa. ogni anno finchè campi compi gli anni e ti ricordi che pensavi che tua figlia dormisse e invece aveva il cervello devastato e non ce l'ha fatta. cinque mesi. più i nove che l'hai portata in pancia, fanno poco più di un anno.
e poi in tre giorni tua figlia non c'è più.
venerdì 8 maggio 2009
La (dis)parità del tempo libero: lui ha 83 minuti in più
RIPORTO INTEGRALMENTE L'ARTICOLO APPARSO SUL CORRIERE DELLA SERA DEL 6 MAGGIO A PROPOSITO DEL RAPPORTO OCSE. OGNI COMMENTO MI PARE SUPERFLUO
Lui legge il giornale, lei intanto prepara la cena. Dopo l' ufficio lui beve una birra con gli amici, lei affretta il passo perché la lavanderia chiude alle sette e mezza. La domenica c' è la partita in tv, e meno male che i bimbi sono al parco con la mamma. Scene di vita quotidiana e di iniqua distribuzione di un bene preziosissimo: il tempo libero. In Italia più iniqua che mai, visto che gli uomini ne hanno 83 minuti in più al giorno rispetto alle donne. Più dei maschi messicani (80 minuti), dei polacchi (62) o degli spagnoli (33). Più di tutti i loro colleghi dei 19 Paesi passati sotto la lente d' ingrandimento dell' Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Le donne sorridono solo in Nuova Zelanda (dove sono in vantaggio di 2 minuti), in Svezia (+6) e in Norvegia (+16). Lo studio dell' Ocse dice anche che noi italiani non siamo dormiglioni e passiamo tanto tempo a tavola riuscendo a non ingrassare troppo. Magra consolazione per chi poi deve rifare i letti e sparecchiare mentre la sua dolce metà si dedica tranquillamente agli affari suoi. Il tempo libero come luogo privilegiato per osservare una società e la disparità tra i sessi. Lo sa benissimo Domenico De Masi, docente di Sociologia del Lavoro alla Sapienza di Roma che al tema ha dedicato un saggio, Ozio creativo: «Quell' ora e venti che solo noi uomini possiamo goderci è qualcosa di cui vergognarsi. Questo gap ha ragioni culturali: il maschio latino soffre la famiglia e odia la casa, le considera secondarie e accessorie, solo il lavoro è vissuto come l' ambito dell' espressione e della realizzazione di se stessi». E non è un caso che l' Italia si sia conquistata una simile maglia nera: «Siamo usciti tardi dalla ruralità rispetto ad altri Paesi e la visione cattolica ha perpetrato l' immagine della donna come regina del focolare. Sono certo che nella Germania calvinista le cose vadano assai diversamente». L' Ocse conferma: tra i tedeschi la clessidra del tempo libero segna soltanto cinque minuti di privilegio in più per gli uomini. «Siamo nella stessa situazione degli anni Cinquanta, solo che allora le donne lavoravano esclusivamente in casa», commenta Lidia Ravera. Altro che tempo per svagarsi, afferma la scrittrice, oggi ogni lavoratrice deve farsi in tre: «Solo gli uomini possono permettersi il lusso di essere monomaniacali dedicandosi alla carriera. Le donne lavorano prima per uno stipendio, poi per la famiglia e, alla fine, i minuti e le energie che restano li devono spendere per mantenersi belle. Un impegno imprescindibile: essere carine è un obbligo sociale. E se a 19 anni si fa piuttosto in fretta, dopo la trentina i tempi cominciano ad allungarsi...». Ma la coppia che lavora non dovrebbe fondarsi sul mutuo soccorso? «Gli uomini, al massimo, portano fuori il pattume», scherza amaro Maria Cristina Bombelli, docente di Organizzazione del lavoro all' Università Bicocca di Milano e autrice del saggio Alice in business land. Diventare leader rimanendo donne. Un titolo, un problema: «L' organizzazione del lavoro in Italia sembra fatta apposta per non lasciare spazio alla famiglia». E visto che la famiglia pesa quasi tutta sulle spalle delle donne, il risultato è che, quando non sono addirittura costrette a lasciare il lavoro, il tempo libero resta un miraggio. E quelle che riescono a ritagliarsene un po' , lo usano in modo diverso dai loro colleghi? «Assolutamente sì - dice Bombelli -. I maschi preferiscono stare con gli amici, il calcio, la palestra. Le donne, e le statistiche lo confermano, hanno un approccio più colto: leggono, vanno al cinema, frequentano il teatro». Ultimo tentativo di difesa: ma non sarà che gli uomini hanno più bisogno di evasione? «Macché, questa è solo una bugia di comodo che ci raccontiamo, guarda un po' , proprio noi uomini», dice lo psichiatra Giacomo Dacquino, autore del saggio Sesso soldi e sentimenti. No, la natura non c' entra: la colpa è delle «madri latine» che «trattano i figli maschi come dei sultani: loro poi, una volta sposati, finiscono con il considerare le mogli completamente al loro servizio». Non tutto è perduto, però: «Secondo la mia esperienza di terapeuta di coppia questo maschilismo è imperante nelle coppie dai 35 anni in su, mentre i più giovani dimostrano di avere un atteggiamento diverso: il primo che arriva a casa mette su la pasta, svuota la lavatrice, va a prendere il bimbo dalla nonna». Le nuove generazioni sembrano insomma averlo capito: dividersi stress, oneri e tempo libero possibilmente in parti uguali è il miglior modo di amarsi per davvero. Fabio Cutri
Lui legge il giornale, lei intanto prepara la cena. Dopo l' ufficio lui beve una birra con gli amici, lei affretta il passo perché la lavanderia chiude alle sette e mezza. La domenica c' è la partita in tv, e meno male che i bimbi sono al parco con la mamma. Scene di vita quotidiana e di iniqua distribuzione di un bene preziosissimo: il tempo libero. In Italia più iniqua che mai, visto che gli uomini ne hanno 83 minuti in più al giorno rispetto alle donne. Più dei maschi messicani (80 minuti), dei polacchi (62) o degli spagnoli (33). Più di tutti i loro colleghi dei 19 Paesi passati sotto la lente d' ingrandimento dell' Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Le donne sorridono solo in Nuova Zelanda (dove sono in vantaggio di 2 minuti), in Svezia (+6) e in Norvegia (+16). Lo studio dell' Ocse dice anche che noi italiani non siamo dormiglioni e passiamo tanto tempo a tavola riuscendo a non ingrassare troppo. Magra consolazione per chi poi deve rifare i letti e sparecchiare mentre la sua dolce metà si dedica tranquillamente agli affari suoi. Il tempo libero come luogo privilegiato per osservare una società e la disparità tra i sessi. Lo sa benissimo Domenico De Masi, docente di Sociologia del Lavoro alla Sapienza di Roma che al tema ha dedicato un saggio, Ozio creativo: «Quell' ora e venti che solo noi uomini possiamo goderci è qualcosa di cui vergognarsi. Questo gap ha ragioni culturali: il maschio latino soffre la famiglia e odia la casa, le considera secondarie e accessorie, solo il lavoro è vissuto come l' ambito dell' espressione e della realizzazione di se stessi». E non è un caso che l' Italia si sia conquistata una simile maglia nera: «Siamo usciti tardi dalla ruralità rispetto ad altri Paesi e la visione cattolica ha perpetrato l' immagine della donna come regina del focolare. Sono certo che nella Germania calvinista le cose vadano assai diversamente». L' Ocse conferma: tra i tedeschi la clessidra del tempo libero segna soltanto cinque minuti di privilegio in più per gli uomini. «Siamo nella stessa situazione degli anni Cinquanta, solo che allora le donne lavoravano esclusivamente in casa», commenta Lidia Ravera. Altro che tempo per svagarsi, afferma la scrittrice, oggi ogni lavoratrice deve farsi in tre: «Solo gli uomini possono permettersi il lusso di essere monomaniacali dedicandosi alla carriera. Le donne lavorano prima per uno stipendio, poi per la famiglia e, alla fine, i minuti e le energie che restano li devono spendere per mantenersi belle. Un impegno imprescindibile: essere carine è un obbligo sociale. E se a 19 anni si fa piuttosto in fretta, dopo la trentina i tempi cominciano ad allungarsi...». Ma la coppia che lavora non dovrebbe fondarsi sul mutuo soccorso? «Gli uomini, al massimo, portano fuori il pattume», scherza amaro Maria Cristina Bombelli, docente di Organizzazione del lavoro all' Università Bicocca di Milano e autrice del saggio Alice in business land. Diventare leader rimanendo donne. Un titolo, un problema: «L' organizzazione del lavoro in Italia sembra fatta apposta per non lasciare spazio alla famiglia». E visto che la famiglia pesa quasi tutta sulle spalle delle donne, il risultato è che, quando non sono addirittura costrette a lasciare il lavoro, il tempo libero resta un miraggio. E quelle che riescono a ritagliarsene un po' , lo usano in modo diverso dai loro colleghi? «Assolutamente sì - dice Bombelli -. I maschi preferiscono stare con gli amici, il calcio, la palestra. Le donne, e le statistiche lo confermano, hanno un approccio più colto: leggono, vanno al cinema, frequentano il teatro». Ultimo tentativo di difesa: ma non sarà che gli uomini hanno più bisogno di evasione? «Macché, questa è solo una bugia di comodo che ci raccontiamo, guarda un po' , proprio noi uomini», dice lo psichiatra Giacomo Dacquino, autore del saggio Sesso soldi e sentimenti. No, la natura non c' entra: la colpa è delle «madri latine» che «trattano i figli maschi come dei sultani: loro poi, una volta sposati, finiscono con il considerare le mogli completamente al loro servizio». Non tutto è perduto, però: «Secondo la mia esperienza di terapeuta di coppia questo maschilismo è imperante nelle coppie dai 35 anni in su, mentre i più giovani dimostrano di avere un atteggiamento diverso: il primo che arriva a casa mette su la pasta, svuota la lavatrice, va a prendere il bimbo dalla nonna». Le nuove generazioni sembrano insomma averlo capito: dividersi stress, oneri e tempo libero possibilmente in parti uguali è il miglior modo di amarsi per davvero. Fabio Cutri
mercoledì 8 aprile 2009
incontro con anna maria
oggi sono andata a venezia per incontrare anna maria carpi.
un sonno che non mi reggo, non ho avuto neanche il tempo di rileggere le sue poesie. cosa le dico. l'altra notte mi sono pure sognata che facevo tardi, l'appuntamento era a mezzogiorno e a meno dieci stavo ancora a padova.
comunque. io avevo il mio foglietto stampato da google maps e mi sentivo piena di belle speranze. la sventatezza che mi caratterizza.
ero in notevole anticipo e questo mi dà sempre un senso di sicurezza. solo che quando sono arrivata alla meta ho scoperto che non dovevo andare a ca' foscari, ma da un'altra parte. dall'altra parte, anzi. così non ho potuto neanche vedere la mostra sull'arte cristiana etiope che è una delle cose che mi affascina di più.
perchè ormai ero appena in tempo.
sono arrivata dove dovevo giusto a mezzogiorno. lei non c'era. sulla porta dello studio leggo che alla stessa ora c'era una conferenza. vuoi vedere che è andata lì? eppure mi ha scritto mezzogiorno. dopo un'ora arriva un tipo che forse è una tipa, non si capisce, io almeno non capisco. comunque gli/le chiedo se è lì per la carpi, Sì'',(è unA) se è normale che arrivi con un'ora di ritardo. 'ma il ricevimento è alle due', mi fa. infatti è arrivata alle due meno un quarto: sono stata a una noiosissima conferenza...
mi dice che secondo lei non c'è materiale sufficiente per una tesi, e poi come faccio, con i bambini e tutto il resto...
la vedo proprio difficile...
alle due sono fuori.
c'è un sole, una giornata fantastica.
e venezia resta la città più bella del mondo, comunque.
un sonno che non mi reggo, non ho avuto neanche il tempo di rileggere le sue poesie. cosa le dico. l'altra notte mi sono pure sognata che facevo tardi, l'appuntamento era a mezzogiorno e a meno dieci stavo ancora a padova.
comunque. io avevo il mio foglietto stampato da google maps e mi sentivo piena di belle speranze. la sventatezza che mi caratterizza.
ero in notevole anticipo e questo mi dà sempre un senso di sicurezza. solo che quando sono arrivata alla meta ho scoperto che non dovevo andare a ca' foscari, ma da un'altra parte. dall'altra parte, anzi. così non ho potuto neanche vedere la mostra sull'arte cristiana etiope che è una delle cose che mi affascina di più.
perchè ormai ero appena in tempo.
sono arrivata dove dovevo giusto a mezzogiorno. lei non c'era. sulla porta dello studio leggo che alla stessa ora c'era una conferenza. vuoi vedere che è andata lì? eppure mi ha scritto mezzogiorno. dopo un'ora arriva un tipo che forse è una tipa, non si capisce, io almeno non capisco. comunque gli/le chiedo se è lì per la carpi, Sì'',(è unA) se è normale che arrivi con un'ora di ritardo. 'ma il ricevimento è alle due', mi fa. infatti è arrivata alle due meno un quarto: sono stata a una noiosissima conferenza...
mi dice che secondo lei non c'è materiale sufficiente per una tesi, e poi come faccio, con i bambini e tutto il resto...
la vedo proprio difficile...
alle due sono fuori.
c'è un sole, una giornata fantastica.
e venezia resta la città più bella del mondo, comunque.
martedì 7 aprile 2009
i desideri segreti della mamma snaturata 1
scrivere come hemingway.
nessuno è come lui.
l'altra mattina entrando in cucina sento un paio di frasi alla radio dal romanzo che hanno appena cominciato a leggere su radiotre. 'lei si girò per farsi baciare. lascia stare, le dissi'. e già qua avevo capito che era lui. un paio di nomi di vie francesi, ho deciso che stavano leggendo Festa mobile. Invece ho scoperto dopo che era Fiesta.
nessuno è come lui.
l'altra mattina entrando in cucina sento un paio di frasi alla radio dal romanzo che hanno appena cominciato a leggere su radiotre. 'lei si girò per farsi baciare. lascia stare, le dissi'. e già qua avevo capito che era lui. un paio di nomi di vie francesi, ho deciso che stavano leggendo Festa mobile. Invece ho scoperto dopo che era Fiesta.
ho mal di testa
anch'io.
un mal di testa da sonno.
ho così sonno che mi viene da piangere, mica un pianto disperato, un fastidioso, debole e lamentoso piagnucolio da stanchezza.
e ho pure mal di gola.
domani probabilmente avrò la voce abbassata.
e domani ho l'appuntamento con Anna Maria Carpi.
cosa vado a dirle. non ho preparato niente, neanche riletto le sue poesie.
e quando?
stanotte ho pure avuto gli incubi.
sono incazzata con mio marito perchè non mi aiuta per niente in questo, anche se gliel'avevo chiesto, sono incazzata perchè ogni cosa che fa coi bambini o in casa sembra che faccia chissà che impresa epica... sono una stronza, lo ammetto. coi bambini invece è bravo, davvero.
anzi è più bravo di me, si inventa dei giochi per fargli fare le cose, per farli mangiare, per metterli a letto... agostino lo adora, per questo.
mia madre dice che mi devo alzare prima. ho risposto che devo andare a letto prima. Beh, ma ieri sera mica sei andata a letto tardi! eh già, erano le undici e mezza, mi lacrimavano gli occhi, io volevo provare a leggere qualcosa, invece di starmene come un ebete davanti alla tv aspettando che arrivi l'ora del crollo, tanto antonio si è addormentato alla solita ora...
il problema sono tutte le volte che si sveglia e gli dò il ciuccio e mio marito ronfa e fatico a riaddomentarmi e gli incubi e il male al collo...
un mal di testa da sonno.
ho così sonno che mi viene da piangere, mica un pianto disperato, un fastidioso, debole e lamentoso piagnucolio da stanchezza.
e ho pure mal di gola.
domani probabilmente avrò la voce abbassata.
e domani ho l'appuntamento con Anna Maria Carpi.
cosa vado a dirle. non ho preparato niente, neanche riletto le sue poesie.
e quando?
stanotte ho pure avuto gli incubi.
sono incazzata con mio marito perchè non mi aiuta per niente in questo, anche se gliel'avevo chiesto, sono incazzata perchè ogni cosa che fa coi bambini o in casa sembra che faccia chissà che impresa epica... sono una stronza, lo ammetto. coi bambini invece è bravo, davvero.
anzi è più bravo di me, si inventa dei giochi per fargli fare le cose, per farli mangiare, per metterli a letto... agostino lo adora, per questo.
mia madre dice che mi devo alzare prima. ho risposto che devo andare a letto prima. Beh, ma ieri sera mica sei andata a letto tardi! eh già, erano le undici e mezza, mi lacrimavano gli occhi, io volevo provare a leggere qualcosa, invece di starmene come un ebete davanti alla tv aspettando che arrivi l'ora del crollo, tanto antonio si è addormentato alla solita ora...
il problema sono tutte le volte che si sveglia e gli dò il ciuccio e mio marito ronfa e fatico a riaddomentarmi e gli incubi e il male al collo...
mercoledì 1 aprile 2009
PESCE D'APRILE?
Se qualcuno ha pensato che la storia del parto orgasmico fosse un pesce d'aprile, sappia che purtroppo non lo è, perché questa notizia è stata pubblicata diversi giorni fa.
PARTO ORGASMICO
Sembra proprio che io sia una delle poche sfigate che non hanno avuto il piacere, è proprio il caso di dirlo, di provare questa eccezionale esperienza. Un mega ultra orgasmo durante il travaglio. Infatti pare che dopo la visione del documentario che per la prima volta indaga sul segreto meglio mantenuto del parto, come recita l'articoletto di Libero (secondo cui per decenni la cosa non si sarebbe divulgata per non "distruggere il mito che vuole la nascita indissolubilmente legata al dolore") torme di donne si siano dette, anzi abbiano detto alla regista del film:
«Non ci avevo mai pensato prima...ma credo di averlo provato anch'io!»"
Insomma c'è una specie di complotto mondiale, supportato dai media che si ostinano a trasmettere scene di donne che urlano mentre partoriscono, per condizionare le giovani generazioni e far loro credere che il parto sia un'esperienza dolorosa e sconvolgente.
Lo dico sempre, Laura: tu guardi troppi film.
«Non ci avevo mai pensato prima...ma credo di averlo provato anch'io!»"
Insomma c'è una specie di complotto mondiale, supportato dai media che si ostinano a trasmettere scene di donne che urlano mentre partoriscono, per condizionare le giovani generazioni e far loro credere che il parto sia un'esperienza dolorosa e sconvolgente.
Lo dico sempre, Laura: tu guardi troppi film.
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