giovedì 28 giugno 2018

THINK PINK 12 - Rachel Moran


Rachel Moran è una sopravvissuta. Si chiamano così tra loro le donne prostituite che sono riuscite ad uscire dall'inferno del mercato della prostituzione.
Ha scritto un libro che consiglio a tutti di leggere e che esprime il punto di vista delle donne sfruttate sulla prostituzione, e che condivido dalla prima all'ultima riga, a partire dal titolo: Stupro a pagamento.
Ci sono moltissime idee che voglio rilanciare di questo libro perché da sempre considero la prostituzione l'incarnazione, non trovo altro modo di definirla, l'incarnazione del vulnus originario, visto che lo chiamano il lavoro più antico del mondo, dei rapporti tra uomini e donne, della distorsione nell'armonia della creazione, per cui il sesso è diventato strumento di potere, di prevaricazione, di controllo da parte del maschio sulla femmina.
Ho sempre considerato le prostitute, prima di tutto, donne, e il fatto che un uomo possa anche solo pensare di considerare acquistabile una donna, la fondamentale riduzione a oggetto della persona insita nel gesto di pagare una prestazione sessuale, mi ricade inevitabilmente addosso come se insieme alla donna prostituita venisse violata anche la mia dignità e quella di tutte le donne.
La prostituzione è una cosa di una violenza così mostruosa nella mia percezione che quando ho sentito alla radio parlare Rachel Moran ho capito all'istante che finalmente avevo trovato una persona che ne parlava nei termini che io avevo sempre sentito chiarissimi dentro di me e lo faceva a partire dalla sua tragica esperienza personale.
Stupro a pagamento spiega come la prostituzione sia una violenza sessuale considerata lecita per il semplice fatto di che lo stupratore paga la sua vittima. Smonta una ad una tutte le giustificazioni addotte alla diffusione legale di questa violenza, partendo dall'esperienza personale dell'autrice che si è trovata sulla strada a 14 anni per arrivare a proporre e sostenere un intervento legislativo globale che punti a punire la domanda invece che criminalizzare le vittime, così come proposto dal cosiddetto modello nordico, che a partire dalla Svezia è stato adottato anche in Norvegia, Islanda, Francia e recentemente anche in Irlanda, il paese di Rachel Moran.


sabato 12 maggio 2018

farla finita

giorni fa alla radio parlavano di femminicidio.
allora telefona uno, un padre separato, non sapete in che condizioni stanno i padri separati, ha detto, io non sono un delinquente, ha detto, io quello non è che lo giustifico, ha detto, quello che è andato a cercare sua moglie che andava a lavorare alle cinque del mattino e le ha sparato lasciandola agonizzante per strada, poi è andato a casa e ha ammazzato le sue due figlie e prima di ammazzarsi anche lui è andato avanti tutto il giorno a smenarla con tutti i suoi colleghi carabinieri, perché era un carabiniere, che cercavano di convincerlo ad arrendersi, a mandare fuori le figlie, ecco, ha detto quello che ha telefonato, io non è che lo giustifico, sia chiaro, ma lo capisco, praticamente ha detto così, lo capisco perché anch'io certe volte ho pensato: 'ecco, adesso vado lì e la faccio finita', ha detto. perché le violenze psicologiche, voi non potete neanche immaginare, e avanti così. sì, certo, figurati. non capiamo. non ci immaginiamo.
 'io vado lì e la faccio finita'. è tutta qua, la differenza.
vado lì. ma perché invece di andare lì non te ne vai affanculo o chissenefrega dove? no, deve andare lì e farla finita.
l'elemento di genere emerge in modo impressionante da queste poche, terribili parole. perché a una donna sottoposta a violenza, fisica, o psicologica che sia, non le passa neanche per l'anticamera del cervello, di andare lì e farla finita. 
se può, se riesce, se ne va. scappa. sparisce. l'istinto femminile è alla fuga, alla difesa. 
è che purtroppo spesso non ce la fa.
e se ce la fa, come quella poveraccia, gliela devono far pagare. non è che puoi decidere di sparire dalla mia vita così, carina. sono io che ti faccio sparire, casomai.
il fratello dell'assassino, che era stato tutto il pomeriggio a cercare di convincerlo a lasciare andare le figlie, che invece aveva già ucciso da un pezzo, tutto quello che ha saputo dire, ha detto che il nonno, poveraccio, non le aveva potute vedere, le nipoti, a natale. rendetevi conto. che violenza psicologica, povero vecchio, come dire.

domenica 11 febbraio 2018

ognuno riconosce i suoi 21 - l'onesta bugiarda



quando ero piccola, sceglievo dalla biblioteca della scuola il libro da leggere sulla base del titolo, o della copertina.
ho fatto più o meno così con questo bellissimo libro di cui non avevo mai sentito parlare.
bel titolo, bella copertina, stava nello scaffale 'appena restituiti'.
e già a leggere le prime pagine, ho pensato che vale ancora la pena, che è ancora possibile pensare di scrivere qualcosa di bello, nonostante tutto quello che è già stato scritto.
è un libro misterioso, inquietante, che non assomiglia a nessuno di quelli che ho letto. bello. l'ho riportato subito, così che qualcuno possa magari prenderlo dallo scaffale come ho fatto io. non prima di aver ricopiato questo piccolo brano sui cani.

Io rispetto la vita segreta dei cani, quel tratto misterioso specie in quelli grossi, che conservano qualcosa della loro selvatichezza naturale, ma non mi fido di loro. Come osa la gente fidarsi di quei grossi cani che la osservano, e attribuire ai propri animali quelle che definisce qualità quasi umane, intendendo con ciò qualità nobili e piacevoli? Il cane è muto e ubbidisce ma ci ha osservati e ci conosce e ha annusato la nostra miseria; dovremmo restare stupiti, colpiti, impressionati di fronte al fatto incredibile che i nostri cani nonostante tutto continuino a seguirci e ubbidirci. Forse ci disprezzano. Forse ci perdonano. O forse non disdegnano una vita senza responsabilità. Non lo sapremo mai. Forse ci vedono come qualche genere di sgradevole razza di esseri deformi, come enormi e lenti scarafaggi. Non come Dei, i cani devono averci smascherati da tempo, e devono possedere un intuito imbattibile tenuto a bada solo dall'obbedienza millenaria. (...)
La gente idealizza ai propri animali e al tempo stesso guarda con condiscendenza di aspetti naturali della vita canina; spulciarsi e sotterrare un osso putrefatto, rotolarsi tra le immondizie, abbaiare contro un albero spoglio per tutta la notte… le stesse cose che poi fanno anche loro: seppelliscono ciò che deve marcire nell'ombra e poi lo dissotterrano e lo seppelliscono di nuovo e fanno chiasso sotto alberi spogli - in che cosa si rotolano…
No. Io il mio cane li disprezziamo. Noi ce ne stiamo rintanati nella nostra vita segreta nascosti nella nostra più profonda selvatichezza…

mercoledì 10 gennaio 2018

vivere, morire


adesso va tanto di moda la qualità.
un tempo di qualità, la qualità della vita.
valgono solo le cose di qualità.
va bene vivere, ma dev'essere una vita di qualità.
c'è un nuovo diritto: la qualità della vita.  e io mi chiedo: i diritti vanno garantiti, si sa, ma questo, chi è che lo dovrebbe garantire?
e siccome mi pare che non sia molto chiaro a nessuno, chi è che dovrebbe garantirla, sta vita di qualità, allora salta fuori un altro diritto: decidere io se la mia qualità di vita mi soddisfa, e, se no, finirla.
eh già: siccome non mi possono garantire il diritto a una vita di qualità, allora almeno mi devono garantire il diritto a non averla più, la vita. di qualità, non di qualità, lo decido io.
molto più economico, se non altro, che garantire una qualità della vita accettabile.
perché a me pare questo, inevitabilmente, il primo motivo per cui il diritto a farla finita non si dovrebbe negare a nessuno.
e, magari, deciderlo anche per qualcun altro. per aiutarlo, per farla finita con le sue sofferenze, certo.
a me sembra evidente, dove possa portare questo sentiero facile facile, ma mi sa che è sempre una di quelle cose che mi sembrano evidenti solo a me.
domenica scorsa sono andata alle festa del coro, ed è venuta fuori, nel mio tavolo, la storia di marina ripa di meana che ha detto che bisogna dire a tutti che l'alternativa al suicidio in svizzera c'è, ed è la sedazione profonda.
sulla sedazione profonda non è che io sono proprio tranquilla, dal punto di vista etico, intendo, ma comunque è una cosa molto diversa dal suicidio assistito. è, da quello che ho capito io, una specie di coma farmacologico, in cui ti staccano le macchine. se ti viene la crisi, muori.
P., che era seduto al mio tavolo, e che, non so come mai, gli sto tanto sulle balle, a me non mi sta sulle balle, ma abbiamo pochissime cose, in comune, in effetti, ma questo in genere per me non è mai motivo di insofferenza, ma non è neanche quello, credo, è che proprio non sopporta il mio modo di fare, comunque, P., a questo proposito di aiutare uno a morire, mi ha detto che lui, in effetti, se uno che non ha più una qualità della vita accettabile, ha detto proprio così, come quel dj che è andato in svizzera a farsi ammazzare, lui, se un suo amico glielo chiedesse, lui l'aiuterebbe.
e io, invece, tanto per cambiare, io no.
avrei potuto citare la lettura di oggi, che dice che non siamo padroni el nostro corpo, che il corpo è il tempio dello spirito santo, che siamo stati riscattati a caro prezzo, il sangue della croce.
tutti, mica solo i santi dei santini, anche il dj che accompagnato da coppato è andato in svizzera, anche per lui, è stato versato il sangue di cristo. fosse stato solo lui, al mondo. uguale.
invece siccome il tempo era poco, e il discorso sarebbe stato troppo lungo, ho citato dr house, episodio pilota, che ho citato QUI. la morte fa sempre schifo.
che poi, siamo tutti cristiani a andiamo tutti a messa, e poi non capiamo la madre col figlio handicappato, col marito paralizzato in sedia a rotelle che non riesce neanche a parlare, è vita, questa? mi chiedono.
vorrei rispondere che sì, certo che è vita, ci sono persone che hanno tutto e si buttano giù da un ponte, ci sono bambini che muoiono appena nati, ci sono persone che sembrano segnate da un destino atroce... è il mistero della vita e non sta a noi giudicare. più che altro, cosa vuoi che serva?
prego dio di non avere dolori più grandi di quelli che potrei sopportare. prego per le persone che non riescono a portare la loro croce.
simone di cirene, essere il cireneo, questo solo possiamo e dobbiamo fare, e allora la croce si potrà portare.
ma tirare una botta in testa al povero gesù, che la smetta di soffrire, poveraccio, spaccargli le gambe, come ai due ladroni, che non si poteva rovinare la pasqua, che bisognava sbaraccare tutto, no, io, mi dispiace tanto ma dico no, grazie.




giovedì 4 gennaio 2018

il mondo visto dai bambini 4 - coperti

stasera siamo andati in una pizzeria molto onesta, in cui le ricettazioni non sono ammesse, neanche su richiesta, non sarebbe male, posto fighetto, presidio slow food, rustico ma di classe, la coca cola non c'è, c'è ubuntu, una cola dell'equo e solidale con lo zucchero di canna, quattro euro a bottiglietta, e via discorrendo, e a mio figlio bruno è piaciuta molto, e mi ha chiesto perché non ci andiamo mai.
beh, bruno, hai visto i prezzi? beh, 10 euro per una pizza (margherita, n.b.) non sono tanti...
eh, faccio io, ma devi aggiungerci 3 euro per un bicchiere di tè freddo e 2 euro di coperto...
e lui: coperto? beh, mangiamo fuori!

italiacano 20 - ricettazioni



Oggi siamo andati a magiare la pizza in un posto che io, dopo una volta che ci ero andata, avevo detto che non ci andavo più, in quella pizzeria, per via che è vietato chiedere variazioni.
ma siccome c'erano i cugini francesi, siccome che qua siccome che là, ci siamo andati.
il menù è esilarante. la marinara, che costa come la regina margherita, ha il caviale d'aglio.
ci hanno portato come antipasto una crema di topinambur con sopra delle bricioline tostate che gli ho chiesto se era bottarga di pane.
ma soprattutto, è specificato in ogni pagina in basso, non si effettuano ricettazioni su richiesta.
onesti, non c'è che dire.
non si poteva scrivere: non sono ammesse variazioni al menù, o, che so, ci scusiamo, ma per garantire elevati standard di qualità, abbiamo scelto con accuratezza e passione le pizze, che non possono essere variate, o, più colloquiale, se volete farcire le pizze come volete voi, apritevi una pizzeria vostra.no, devono usare il parolone.
del resto, non c'è da stupirsi quando noi, a scuola, non ci vergogniamo (io sì, che mi vergogno, e ho votato contro, infatti, ma eravamo in cinque) di scrivere sulla pagella 'evoluto' per indicare un livello 'molto avanzato'. troppo normale, scrivere che il livello superiore ad avanzato, il più alto nella classifica, è 'molto avanzato'.
un semplice superlativo assoluto, scherziamo? no no, scriviamo 'evoluto' e facciamoci ridere addosso da tutti.
del resto, il livello più basso è 'abbastanza acquisito'. eccerto, perché sennò, scusa, caro/a insegnante, non hai lavorato proprio per niente tu, quest'anno eh? perché in un anno non è possibile che uno non abbia almeno un po' migliorato le sue competenze sociali. ovvio. il progresso, le magnifiche sorti e progressive, certo. uno non può andare indietro, deve per forza andare avanti. va tutto a catafascio, ma a scuola no, a scuola bisogna andare sempre meglio. AVANTI. il nostro bimbetto, come li chiama il nostro dirigente, ha preso delle note sul registro? ha tirato un pugno in faccia al professore? è stato sospeso? la sua partecipazione alle attività è stata scarsa, se non nulla, o addirittura di disturbo? si merita un 'parzialmente acquisito'.
non è stato sospeso, solo note sul diario? allora le sue competenze in ordine alla convivenza civile saranno 'parzialmente adeguate'.
e via su su, fino al grado massimo: evoluto.

la mia pizza, ad ogni modo, era molto buona.

mercoledì 3 gennaio 2018

La realtà supera sempre l'immaginazione - rutti


ho scoperto che fanno i campionati mondiali di rutti.
a torino, quest'anno, volevano fare la prima edizione del campionato italiano ufficiale, ma ci sono state proteste che manco il gay pride, e allora l'hanno fatto in un paesino di 50 abitanti in provincia.
invece a reggiolo, in emilia, sono vent'anni che fanno la gara di rutti. ruttosound, si chiama.
categorie: lunghezza, potenza, parlato, free style.
partecipano anche molte donne, dice la pubblicità.
L'art director, si definisce così, di ruttosound, stefano morselli, scrive che bisogna prenotarsi per tempo se si vuole partecipare all'edizione 2018, e fare i provini.
stanno anche cercando uno sponsor esclusivo: '25000 giovani sono un target ideale per promuovere un'infinità di prodotti'.
nel 2001 il premio della critica è andato a lady eruttiva di modena, che ha vinto un viaggio all'october fest.
http://www.ruttosound.com/it/

venerdì 3 novembre 2017

farsi leggere






Ho sentito alla radio che le sigaraie cubane pagavano un lettore perché leggesse per loro mentre lavoravano.

sabato 26 agosto 2017

targhe





in cina, se ti vuoi comprare una macchina, ti devi prima comprare una targa.

ogni mese fanno un'estrazione e se viene fuori il tuo numero, puoi comprarti la targa. c'è gente che va lì ogni mese per un anno, e non la vince mai, e gente che la vince al primo colpo.
insomma se esce il tuo numeretto ti puoi comprare la tua targa,  e poi hai tempo un anno per comprarti la macchina. se ti va bene una targa qualsiasi, la paghi tipo 50 dollari/euro. se invece vuoi la targa portafortuna, che sarebbe quella con tanti sei o tanti otto, allora la paghi anche 150 mila euro, come quello che aveva trovato una targa con 5 otto.
l'aveva messa su una mega bmw, ma poi le cose sono andate male, e ha dovuto ripiegare su una specie di ape.
il primo giorno che è andato in giro con l'ape con la targa da 150mila dollari, l'hanno fermato non so quante volte, i poliziotti, pensando che la targa fosse contraffatta.
questa storia me l'ha raccontata il cinese del cinese all you can eat dove ci piace andare a me e ai miei figli. 
mi ha detto anche che se vuoi la macchina elettrica, tutta sta storia della targa non c'è, e lo stato ti paga la metà della macchina, che invece di 15mila, ti costa 7500. oh, mica na ciofeca, un bolide con non so quanti cavalli.
ma loro, i cinesi, gli piacciono le macchine grosse, a benzina, che il diesel, in cina, lo devono usare per i pullman, anche se adesso, i cinesi, fanno anche i pullman, elettrici, in inghilterra ne hanno già comprati un sacco. il mio amico cinese non lo sa, ma ce li abbiamo anche in italia, i pullman elettrici cinesi, h visto su google. 

pullman cinese a grosseto



giovedì 17 agosto 2017

buone notizie

sono ripassata dalla zona industriale di sovizzo e ho visto che il locale che si chiamava SNECCHERIA ha cambiato nome, adesso si chiama piper bar, bar del pifferaio, sarebbe.
invece il micronido BRICHINOPOLI si chiama ancora così. bisogna sapersi accontentare, nella vita.

sabato 5 agosto 2017

italiacano 19 - Misano

A Misano Adriatico, dove c'è il cricuito motociclistico, e dove sono andata in vacanza quest'anno, c'è una birreria che si chiama birrodromo.


mercoledì 2 agosto 2017

era buono, e la bontà, forse...


 'era buono, e la bontà, forse, è il segreto del genio.'
F. Truffaut

io ho la mania delle citazioni. ce l’avevo. avevo fatto una bella raccolta, ai tempi dell’università. soprattutto quell’anno che la mia amica franca mi aveva regalato un’agenda bellissima di pelle blu. era così bella che la volevo riempire di cose belle e mi sono messa a scriverci le citazioni, e siccome stavo frequentando un corso di storia del cinema su truffaut e la nouvelle vague, avevo trovato una citazione di truffaut che, parlando di un personaggio, diceva: era buono, e forse la bontà è il segreto del genio. 
purtroppo per i casi assurdi della vita, ho perso quell’agenda. ne ho altre molto più vecchie e insignificanti, ma quella no. la cosa mi dispiace infinitamente anche perché di solito di una citazione scrivo non solo l’autore, ma anche dove l’ha scritta, e io voglio assolutamente ritrovare la fonte di quella frase. una volta che mi ero intestardita più del solito, mi ero fatta arrivare tutti i libri di truffaut che avevo trovato nelle biblioteche della provincia, e ho cercato di leggerli tutti, ma non ce l’ho fatta a trovarla. devo riprovare. 
mi era ritornata in mente quella frase a cui non credevo tanto come ci credo adesso perché quando ho sentito la prima volta paolo nori alla radio, parlava di uomini buoni. ne ho parlato qui.  
mi pareva di aver capito che il suo percorso di riflessione, di pensiero, diciamo, andasse in quella direzione lì. una direzione che è anche la mia. cattivi ce n’è già tanti, al mondo, non occorre che ci mettiamo anche noi, ripeto sempre ai miei figli. 
che il mondo, come dicevo io a vent’anni, si divide in due: le merde e gli stronzi. la merda è femmina, è molle, va a fondo. è perdente. lo stronzo è maschio, duro, galleggia. è vincente. superfluo dire a quale metà del mondo mi sento di appartenere. 
adesso dobbiamo fare la presentazione del libro che abbiamo fatto con paolo nori, fra due mesi, e paolo nori, per motivi non ben precisati, ha detto che lui, alla presentazione del libro curato da lui, non viene. 
i ragazzi che hanno partecipato al gruppo, che di paolo nori avrebbero potuto per la maggior parte essere figli, o quasi, ci sono rimasti malissimo. le libraie che hanno organizzato tutta la storia, pure. i commenti sono stati tutti molto educati, devo dire, uno ha parlato di bella botta di autostima, uno ha detto che fa parte del personaggio ‘paolo nori’, un altro di carattere ‘umorale’. io non ho detto niente, ma ho pensato che non avevo capito niente, e che forse adesso paolo nori non la sente più, nella sua testa, quella vocetta che gli ripete continuamente sei una merda sei una merda sei una merda, e che secondo lui era un bene, che la sentisse, e anche secondo me, era proprio un gran bene guarda. 

e poi adesso sono andata sul sito di paolo nori per copiare l'immagine della copertina del nostro libro e c'era questo post qua, che quando l'ho visto ho pensato: ecco

 

giovedì 6 luglio 2017

AK-47






il kalashnikov compie settant'anni. Ne hanno parlato a radiotre mondo (la trasmissione si trova qui).
tra le varie informazioni, mi ha particolarmente impressionato che l'AK-47, la sigla che identifica questo efficientissimo fucile automatico, c'è anche nella bandiera del mozambico, che si vede qui sopra.
quando sono andata a vederla, e a leggere qualcosa su questa scelta bizzarra che mi ha subito richiamato alla mente le guerriglie infinite che sono la faccia oscura dell'africa col loro corollario infame dei bambini soldato, ho scoperto che sotto alla zappa e al kalashnikov c'è anche un libro.
purtroppo, il livello di analfabetismo del mozambico è attualmente superiore al 50% e i bambini che vanno a scuola difficilmente superano le elementari.
i kalashnikov, invece, sono sempre lì.
perché i kalashnikov hanno di bello, si fa per dire, che non si rompono mai.
e questo, anche a essere favorevoli al commercio delle armi, è un grosso problema: che quando li vendi, poi, non sai mica per quanto tempo quello a cui l'hai venduto resta tuo amico. o a chi li rivende.
il kalashnikov ha fatto più morti della bomba atomica, e l'azienda che lo produce assumerà altre 1700 persone.
Michail Kashnikov, l'inventore del AK-47

lo scaffale della mamma snaturata - viaggio al termine della notte



un po' perché i libri appena usciti non li leggo quasi mai, un po' perché se prendo un libro di qualcuno che non conosco, lo apro a caso e capisco subito se mi garba o no, oppure è perché ne ho sentito leggere dei pezzi, o ne ho sentito parlare alla radio, insomma mi capita veramente di rado di leggere un libro che non sia nelle mie corde, per un motivo o per l'altro.
un altro motivo, poi, è che ho poco tempo, soprattutto da perdere. i libri che ho letto ultimamente mi sono piaciuti, erano divertenti o interessanti o anche deludenti, come il cardellino di donna tart, che l'ho finito con le sue duemila pagine solo perché a me piacciono le storie, come mi piace guardare un film alla tv solo per vedere come finisce, anche se di solito lo so già, che poi il cardellino finisce con un pippone di non so quante pagine che ho trovato disonesto, per dirla tutta, comunque, tutto questo per dire che sorprendermi, un libro, a me è proprio difficile che mi sorprenda, invece questo qua, che ha quasi novant'anni, porca vacca, che libro incredibile.
l'ho preso solo perché era un'offerta del giorno kindle.
la traduzione no, non mi è piaciuta, perché non si può mica mettere nella traduzione delle parole che non ci sono neanche nel vocabolario, vabbè, magari sono dei localismi, ma allora lo devi mettere in nota, che io, trigo, più o meno l'ho capito che roba è, ma non esiste neanche nello zingarelli del mio kindle. tanto per dirne una.
anche il finale, devo dire, non m'è piaciuto per niente, che ho girato pagina e il libro era finito, come con bassotuba non c'è di paolo nori.
forse perché girar pagina, col kindle, è 'na parola grossa, che le pagine appaiono e scompaiono a toccarci sopra.
è il primo libro vero che leggo, col kindle, e uno dei difetti, devo dire, è che non sai mica a che punto sei arrivato. è grosso, come difetto. sì, c'è la percentuale, ma non è affatto come sentire il pacchettino di pagine che ti mancano da leggere che via via si fa più sottile, fino all'ultima. uno lo deve sapere, che è l'ultima pagina, quella che sta leggendo.
 i miei alunni, l'altro giorno, mi hanno chiesto quante pagine ha il libro delle vacanze. ma cosa volete che ne sappia, io, di quante pagine ha il vostro libro delle vacanze???? io, gli ho detto, il libro che sto leggendo adesso... vediamo quante pagine ha... guardo il kindle e vedo che alla dimensione che ho messo io per leggere comodamente, sono  7875 pagine. sic. alcuni sono impalliditi. anche perchè non ascoltano niente, e pensavano stessi parlando del loro libri delle vacanze.
non lo so mica, in realtà, quante pagine abbia sto libro. il manoscritto ne aveva novecento, ho letto alla fine, che hanno avuto la bontà di mettere tutte le solite pippe sull'autore, la critica eccetera, alla fine.
beh, insomma,  nonostante sia difficile, da leggere e soprattutto da reggere, io lo consiglio a tutti, di leggerlo, viaggio al termine della notte. 
un delirio lucidissimo al fondo delle miserie umane, della guerra, prima, e del dopo, anche, un'immersione nella notte plumbea dell'umanità, con la morte sempre in agguato, che copre tutto col suo fetore, i poveri, che ci sguazzano dentro da che son nati, ma anche i ricchi,  anche se credono di galleggiarci sopra.



 


martedì 6 giugno 2017

italiacano 18 - nuove professioni

Ieri sera sono tornata a padova, che città fantastica, sopratttto adesso, la tarda primavera, e ci siamo trovati, con alcuni che vorremmo fare un gruppo di scrittura, in una piazza dove hanno fatto un orto urbano dentro a cassette, vecchi copetoni, piccole aiuole di cemento, e lì ho scoperto che adesso quelli che fanno l'orto si chiamano ORTISTI.

venerdì 2 giugno 2017

il re è nudo 3 - sbarramenti


Come ho già scritto, 'il re è nudo' sono dei post in cui condivido articoli in cui gente molto più importante di me dice cose che penso anch'io, ma meglio.
questo articolo di Asor Rosa, uscito su Repubblica il 17/5/17, riguarda la decisione, per il momento sospesa, di mettere il numero chiuso anche alla facoltà di filosofia della statale di milano.
siamo il paese in cui ci sono meno laureati, siamo nella metà più alta per le tasse universitarie in europa, senza contare il tasso di abbandono.
aggiungo solo che sono da sempre contraria al numero chiuso. non capisco perché non mettano degli sbarramenti, che so, al secondo anno. se non fai tot esami sei fuori. molto meglio del numero chiuso, per cui un sacco di bravi e volenterosi ragazzi passano uno o due anni parcheggiati in altre facoltà sperando di passare il test l'anno dopo. chissà che esame bisogna fare, poi, mi chiedo, per entrare a filosofia, che non so se ci siete mai stati, ma è un'esperienza da fare, una volta nella vita, andare a una lezione di filosofia.

IL NUMERO CHIUSO? LA MORTE DELL'UNIVERSITA', intervista ad Alberto Asor Rosa
«Il numero chiuso? La morte dell’università ». Anzi: «Un’idea mostruosa per nascondere le inefficienze dei nostri atenei, dove non ci sono più né docenti né aule per accogliere gli studenti». Alberto Asor Rosa, una vita in cattedra alla “Sapienza” di Roma, critico, docente, oggi scrittore, le aule affollate dei corsi umanistici le conosce bene. Ma la risposta, dice chiaro, non può essere quella di «selezionare gli studenti».
Professore, perché il numero chiuso sarebbe la morte dell’università?
«Perché invece di accogliere più giovani, invece di formare più laureati, noi sbarriamo l’accesso. E non con una selezione vera, ma con test d’ingresso abnormi, assurdi, che non premiano certo i migliori. Invece più è larga la platea che frequenta le università, più grandi sono le potenzialità che vengono fuori».
In certi casi però è questione di sopravvivenza. Aule piccole, pochi docenti.
«Ma è questo lo scandalo. Per coprire la mancanza di risorse i rettori si inventano il numero chiuso, facendolo passare per meritocrazia. La realtà è che le università sono senza soldi, non hanno più professori, non hanno aule né strutture. E le facoltà più penalizzate sono proprio quelle umanistiche. Come è accaduto ad esempio a Roma, nel dipartimento di Letteratura italiana: c’erano 20 docenti e oggi ce ne sono soltanto 2. E allora qual è la risposta? Invece di fare nuovi concorsi tagliano il numero degli studenti».
Con il risultato di avere assai meno laureati rispetto al resto d’Europa.
«Siamo prigionieri di una contraddizione. Da una parte si dice che abbiamo pochi laureati, dall’altra però ogni giorno si fa il conto di quanti laureati fuggono dal nostro paese perché per loro non c’è lavoro. Siamo di fronte ad un problema gigantesco. Quasi una catastrofe, figlia delle politiche suicide degli ultimi anni».
Dunque è sopratutto un problema di risorse?
«Certo. Le porte dell’università devono essere aperte a tutti, garantendo però il livello dell’insegnamento. Bisogna assumere docenti, rilanciare la ricerca, non fare il numero chiuso sulla base di test assurdi. E soprattutto investire sulle facoltà umanistiche, le più penalizzate dai tagli e dall’abbandono ».



domenica 14 maggio 2017

festa della mamma 2017


la poetessa sylvia plath con suo figlio più piccolo nicholas

da qualche anno, quando arriva alla festa della mamma, a me viene in mente sylvia plath.

sylvia plath era una poetessa americana, che è morta però a londra, nella casa che era stata anche di un poeta da lei amatissimo, yeats. quelli che vanno in irlanda e amano la poesia, ci passano per forza, a visitare la tomba di yeats. io, almeno, l'ho fatto.
Mi viene in mente Sylvia perché aveva due figli piccoli, quando è morta. suicidata, per la precisione.
il marito, anche lui poeta, ted hughes, dopo averla portata in inghilterra, l'aveva mollata per un'altra. sylvia non ce l'ha fatta, a fare il poeta e la mamma. lei si alzava all'alba, anche prima, e quello era il suo tempo per la poesia. poi, verso le sette, quando si svegliavano i bambini, chiudeva la porta del suo studio, scendeva di sotto e recitava la parte della brava mammina.
quel giorno ha preparato latte e biscotti, ha scocciato bene la stanza dei bambini perché il gas non li raggiungesse, e si è ficcata nella bocca del forno, che cavolo, era ben grande, quel forno, a vedere la foto che la ritrae morta.
gli ha lasciato i biscotti, o dice qualcuno, il pane e il burro.
ma non era di questo, sylvia, maledizione, che avevano bisogno i tuoi figli. avevano bisogno della tua poesia, della tua voce di poeta.
e perché non hai pensato, sylvia, che tuo figlio, i biscotti, ne avrebbe avuto bisogno anche dopodomani.
aveva due anni.
quando sei abituata a pensare all'infinito, a spaziare col pensiero, a dialogare con poeti morti e che verranno, anche, il tempo si dilata. ma dopodomani, a tuo figlio, i biscotti, chi glieli dà, sylvia, cazzo.
noi mamme ci sentiamo sempre in obbligo, nei confronti dei nostri figli, per cose che, a guardare, potrebbero avere da chiunque, invece forse dovremmo dargli solo, o soprattutto, quello che di meglio abbiamo, la parte migliore di noi stesse, quello che siamo in profondità.
io, un po', cerco di farlo. non lo capisce nessuno, loro ovviamente non possono, e non devono neanche.
ma io li ringrazio sempre, dentro di me, i miei figli, che anche senza saperlo mi hanno tenuta attaccata alla vita tante volte, e che continuamente mi interrogano, col loro esistere, sulle cose veramente importanti.

Nicholas Hughes, il figlio maschio di sylvia, che allora aveva due anni, si è impiccato nel 2009, 45 anni dopo il suicidio della madre.



sabato 13 maggio 2017

italiacano 17 - smarrimento

volevo ripristinare il PIN per accedere al sito INPS e mi è apparso questo messaggio:


domenica 7 maggio 2017

Io

Ci sono delle volte, tipo adesso, che mi viene proprio di chiedermi come mai, sono fatta così, come mai, a certa gente, che magari a me piace, io invece non gli piaccio per niente, e gli sto sulle balle, che poi, voglio dire, mica gli ho fatto niente di male, tipo per esempio paolo nori, come mai gli sto sulle balle, che a me piace tanto, ci stavo pensando adesso, che leggevo il suo blog, che quando abbiamo fatto l'ultimo incontro per il repertorio dei matti della città di padova, prima dell'incontro, lui ci aveva mandato due file coi pezzi sui matti che avevamo scritto, uno con quelli 'buoni', uno con gli altri, quelli scartati, e io, che già ne avevo scritti pochissimi, solo a me ne ha cancellati tre quattro, non me li ha messi in nessuno dei due files, ci ero rimasta così male, soprattutto dopo che tutti mi dicevano che no, c'erano tutti, eh sì, i vostri, forse, ma i miei no, perché i miei no, neanche in quelli scartati, proprio li ha eliminati dalla faccia della terra, ma che gli avrò fatto, che cos'ho che non va, mi chiedo, mah.

giovedì 4 maggio 2017

Lo scaffale della mamma snaturata 7 - borse gialle e borse blu



Ho già parlato della logica per me incomprensibile della pubblicità dell'ikea: ti è piaciuta la borsa gialla? comprane una blu.

beh, alla radio in questi giorni sta passando una pubblicità di libri che utilizza esattamente lo stesso concetto: vi siete emozionati a leggere non so che libro di kent haruf? allora dovete leggere assolutamente il nuovo libro di tom drury!
io non avevo mai sentito nessuno dei due, ma questa idea che se ti piace una cosa, allora ne devi comprare un'altra, applicata ai libri, poi, la trovo una cosa come dire, volgare da quanto è banale.
poi ieri ho sentito che alla radio c'era proprio lui, tom drury in persona, e dicevano che questo libro, la fine dei vandalismi, è uscito a puntate sul new yorker, ma, ho letto su wikipedia, VENTUNO anni fa.
io adesso ho deciso che lo leggo, sto nuovo libro di ventuno anni fa.