ogni giorno, o quasi, apro il blog di paolo nori e dopo aver letto le nuove cose, o quelle vecchie perché pubblica qualcosa ogni giorno per cui a volte ce n'è diverse, di robe nuove, da leggere, che per me sono nuove ma in realtà sono vecchie, guardo sempre la colonna sulla sinistra dove ci sono gli appuntamenti, per vedere se una volta viene in un posto qua vicino, e non c'è mai, son tutti posti che li ho sentiti da quando ero piccola, per via che mia nonna era emiliana, e mia madre, ma non ci sono mai stata, come quei posti delle fiabe, che li conosci benissimo, ma andarci, non ci vai mai.
cinquant'anni, poco più. la scuola, la casa, la lotta impari col caos,un marito e tre ex piccoli figli adorabili, quando dormono... e questa piccola stanza virtuale tutta per me.
lunedì 24 febbraio 2014
sabato 22 febbraio 2014
cos'è il partito democratico?
stamattina una mia alunna di seconda, dopo che avevamo giocato a memory e avevamo fatto tanta confusione che una mia collega poi me l'ha anche detto: no, non è da laura, ho pensato, secondo me c'è un'altra, e invece ero proprio io, e io stavo per mettermi a piangere per dei versi commoventi che avevo letto sul blog di paolo nori, la mia alunna, che di solito non dice mai niente, è bravissima ma ha sempre un'aria, come dire, di sufficienza, si fa i cavoli suoi, che poi l'ho capita, anche, l'altro giorno, quando abbiamo dato le pagelle, che sua madre, quando ha visto che in ginnastica ha preso (solo) nove, ha esclamato, in dialetto, con un tono che non ammetteva repliche: ah, è sbagliato sto voto qua!
beh, questa alunna mi fa: maestra, ma tu lo sai cos'è il partito democratico? e mentre pronunciava la parola democratico faceva una faccia come se dicesse una parola strana, e io, nel risponderle brevemente cercando di spiegarle cos'è un partito, ho pensato che io, quando sento che uno si chiama democratico, mi pare che voglia dire che gli altri non lo sono, democratici, e mi dà fastidio, come quello che aveva fatto il partito degli onesti e poi a momenti lo mettevano in galera anche lui, e forse anche la mia alunna, ho pensato, che siccome evidentemente, se a 7 anni si chiede cosa sia sta roba (perché io, certe volte, guardo il telegiornale con mio nonno, mi fa) sta un pezzo avanti agli altri, magari pare strana anche a lei, sta roba qua.
avrei voluto dirle, perché vedi, c'è della gente che pensa che sono loro i veri democratici, e si danno quel nome lì, democratici, perché pensano che sia una bella cosa, e non pensano agli altri, che magari sono democratici anche loro, ma non di quel partito lì, è un po' come la società civile, che quella incivile, mettiamo anche che esista, ma non è che a uno gli piace che gli dici che è incivile solo perché magari non firma le cose o non va a fare le manifestazioni, almeno prima c'era la democrazia cristiana, che uno dice: ci sono i democratici che sono cristiani, e quelli no, e questo è senz'altro vero, e nessuno ha da ridire.
ma democratici e basta, non so, mi viene sempre anche a me, di fare quella faccia lì che aveva la mia alunna, in effetti.
ma non gliel'ho mica dette, ste robe qua.
beh, questa alunna mi fa: maestra, ma tu lo sai cos'è il partito democratico? e mentre pronunciava la parola democratico faceva una faccia come se dicesse una parola strana, e io, nel risponderle brevemente cercando di spiegarle cos'è un partito, ho pensato che io, quando sento che uno si chiama democratico, mi pare che voglia dire che gli altri non lo sono, democratici, e mi dà fastidio, come quello che aveva fatto il partito degli onesti e poi a momenti lo mettevano in galera anche lui, e forse anche la mia alunna, ho pensato, che siccome evidentemente, se a 7 anni si chiede cosa sia sta roba (perché io, certe volte, guardo il telegiornale con mio nonno, mi fa) sta un pezzo avanti agli altri, magari pare strana anche a lei, sta roba qua.
avrei voluto dirle, perché vedi, c'è della gente che pensa che sono loro i veri democratici, e si danno quel nome lì, democratici, perché pensano che sia una bella cosa, e non pensano agli altri, che magari sono democratici anche loro, ma non di quel partito lì, è un po' come la società civile, che quella incivile, mettiamo anche che esista, ma non è che a uno gli piace che gli dici che è incivile solo perché magari non firma le cose o non va a fare le manifestazioni, almeno prima c'era la democrazia cristiana, che uno dice: ci sono i democratici che sono cristiani, e quelli no, e questo è senz'altro vero, e nessuno ha da ridire.
ma democratici e basta, non so, mi viene sempre anche a me, di fare quella faccia lì che aveva la mia alunna, in effetti.
ma non gliel'ho mica dette, ste robe qua.
venerdì 21 febbraio 2014
ognuno riconosce i suoi - sistema linfatico 7
stamattina, a scuola, i bambini stavano giocando al memory che ho preparato per loro sui vestiti.
durante la seconda partita, che ormai hanno capito tutti come si fa, mi sono messa a leggere una cosa che ha pubblicato paolo nori, che lo so che non lo devo fare, non tanto per il fatto che sto lavorando, che comunque c'e un sacco di gente che mentre lavora si manda i video scemi su what's app, che poi non è che una cosa se la fanno tutti allora vuol dire che si può fare, che io, a questa roba qua, non ci ho mai voluto credere, comunque, il fatto per cui non lo devo fare è che certe volte, in mezzo a quello che scrive nori, ci sono delle cose che mi fanno venire da piangere, e non si può mica, a scuola, in classe, poi, mettersi a piangere davanti al computer, i bambini si impressionano, pensano che ti è morto qualcuno, per fortuna erano tutti impegnati nel gioco, è commovente vedere come si impegnano, intanto a me mi è venuto proprio un tremito alle labbra, alla faccia, che non ho neanche potuto finire di leggere il post, ho chiuso il mac, ho guardato fuori dalla finestra, si vedono le montagne bianche, non pensare a niente, per un attimo, solo l'azzurro del cielo e il bianco della neve, respirare.
adesso ho finito di leggere il post e sono tornata sui versi, e mi è venuto ancora, il tremito, solo un po' più breve, più leggero
Quando stanno morendo, i cavalli respirano,che è una poesia di Chlebnikov.
Quando stanno morendo, le erbe si seccano,
Quando stanno morendo, i soli si bruciano,
Quando stanno morendo, gli uomini cantano delle canzoni
che, poi, sono sicura che li avevo già letti, questi versi, sono sicurissima che li aveva già pubblicati, ma così, tutta questa morte, tutta questa vita che non vuole morire, che persiste, nella morte che non è ancora o è appena, non so, mi si riempie tutto di lacrime.
giovedì 20 febbraio 2014
un libro, una mamma e steve jobs
oggi sono arrivata un po' prima e mi sono messa a leggere il libro di edgar morin, la testa ben fatta, un libro che non so perché non l'ho letto prima, che poi è uno di quelli che hanno tante citazioni, e poi è scritto in modo semplice e intenso, proprio come piace a me.
beh, insomma, sono lì col libro a cinque centimetri dal naso, perché ho sempre letto senza occhiali, ma adesso mi tocca proprio, toglierli, perché non ci vedo più bene, e la signora che passa con le firme mi chiede: cosa stai leggendo? io le ho risposto, eh, leggo un libro che dovrebbero leggere tutti, e le faccio vedere la copertina, e lei mi fa: bello?
al che io sono rimasta senza parole, ho bofonchiato qualcosa del tipo: è un concentrato di idee molto interessanti, e basta, che poi questa signora è una mamma di un bambino iperdotato che ad abano ci ha anche portato la sua testimonianza, era molto commossa e anche noi che ascoltavamo, ma ha detto una cosa che mi ha fatto stare male, e cioè che quando ha letto la biografia di steve jobs e ha trovato che per lui, per steve jobs, il momento più brutto della sua vita è stato quando ha scoperto di essere più intelligente di suo padre, e lei aspetta con terrore, con sofferenza, quel momento in cui suo figlio si accorgerà che è più intelligente di lei, e studia tantissimo ma vede già che non ce la fa, e io avrei voluto dirle che questa storia era molto triste, ma per steve jobs, poveraccio, se il confronto con suo padre era tutto sull'intelligenza, ma dove li metti i sentimenti, dove metti il tuo impegno, quello che stai facendo, che hai fatto, per volergli bene, per capirlo, per aiutarlo a sviluppare il suo talento, ma che razza di persona è, ma sai quanti ce ne sono, che capiscono di essere più intelligenti dei loro genitori, ma non puoi competere con tuo figlio su questo!
io se avessi un figlio molto intelligente, che forse ce l'ho anche, ma quello che vorrei capisse sopra ogni cosa, anche se non è tanto intelligente, vorrei che lo capisse, che la gente non si può misurare per quello che sa, per quanto è intelligente, per quanto soldi ha, la gente non si può misurare, un tot al chilo, manco chili di intelligenza.
martedì 18 febbraio 2014
famiglia?
al nuovo programma di marrazzo, razza umana, ha detto che stasera parlavano di famiglia, e ha sparato un servizio sul fatto che in cina ci sono ancora le concubine, che pare che il 60 per cento dei cinesi hanno la concubina, e chi sono queste concubine, e il club delle mogli tradite.
adesso invece c'è un servizio sugli adolescenti di vari paesi e sul controllo dei genitori grazie alle nuove tecnologie.
famiglia, sì, come no.
adesso invece c'è un servizio sugli adolescenti di vari paesi e sul controllo dei genitori grazie alle nuove tecnologie.
famiglia, sì, come no.
leggere
il figlio di una mia amica, seconda media, ha preso una nota sul registro perché, ha scritto il prof 'durante la spiegazione leggeva un romanzo'.
io, ho detto alla mia amica, se mio figlio venisse a casa con una nota perché leggeva un romanzo, sarei la donna più felice del mondo.
anche se fossi il prof, veramente.
io, al liceo, noi tutti, i miei compagni e io, avevamo tutti un libro sotto il banco. monica che leggeva sgorlon. io, dostoevskij, hemingway. elena, aveva quei libri verdi dei nobel, è lei che mi ha prestato il primo libro di pearls buck. anna, virginia woolf.
li avevamo in casa, li prendevamo in biblioteca, ce li passavamo.
adesso... non so.
io, ho detto alla mia amica, se mio figlio venisse a casa con una nota perché leggeva un romanzo, sarei la donna più felice del mondo.
anche se fossi il prof, veramente.
io, al liceo, noi tutti, i miei compagni e io, avevamo tutti un libro sotto il banco. monica che leggeva sgorlon. io, dostoevskij, hemingway. elena, aveva quei libri verdi dei nobel, è lei che mi ha prestato il primo libro di pearls buck. anna, virginia woolf.
li avevamo in casa, li prendevamo in biblioteca, ce li passavamo.
adesso... non so.
lunedì 17 febbraio 2014
mediocracy
stamattina di sfuggita ho sentito questa parola alla radio, è stato come una folgorazione, ho pensato, parafrasando la canzone dei beatles che ho insegnato ai miei alunni per san valentino, all you need is love, 'there's nothing you can think that isn't thought', stava in un articolo di stella, che a sua volta citava tale antonio merlo.
antonio merlo è un economista dell'università di pennsylvania, ma il conio della parola non è suo. pare infatti, da quello che lui stesso scrive in un lavoro del 2007 scritto con andrea mattozzi, dal titolo omonimo mediocracy, che se ne parli già dal 1975. in nota a pag. 1 del suddetto abstract, infatti, si legge:
la cosa originale di merlo-mattozzi è che hanno elaborato un modello matematico per spiegare come mai in molti paesi, e in particolare in italia, al governo ci sia la gente che c'è, che io, chiamarla la casta, non so, mi pare troppo ecco.
nell'abstract i due dichiarano:
'Abbiamo dimostrato che un partito politico può deliberatamente decidere di assumere
solo mediocri politici, nonostante il fatto che poteva permettersi di reclutare le persone migliori che volessero diventare politici', nella convinzione che questo loro lavoro contribuisca a 'spiegare l'osservazione che in molti paesi la classe politica è per lo più composta da persone mediocri'.
beh, io non ci capisco niente di tutte quelle variabili, ma quello che mi è parso di capire è che i partiti puntano sui mediocri intenzionalmente, metodicamente anzi, e lo fanno perché questo garantisce loro la miglior sopravvivenza possibile.
in un articolo del 2011 ho trovato un grafico che indica come nella prima legislatura della cosiddetta seconda repubblica i laureati fossero il 90 % dei parlamentari, nella XV meno del 70. questo oltretutto mentre la media nazionale è cresciuta notevolmente.
la mediocracy è un sistema dei migliori: si autoalimenta.
in un'intervista molto meno tecnica, merlo spiega che l'unica speranza sarebbe
“che la attuale classe dirigente facesse un passo indietro o i cittadini elettori uno in avanti. Una strada potrebbe essere quella di una costituente che richiami intorno a un tavolo le forze politiche, i giuristi, gli economisti insomma il meglio del Paese per coglierne i segnali e ridisegnare le strutture della democrazia a partire dai meccanismi di selezione della classe politica. Un sistema proporzionale uninominale toglierebbe ai partiti la certezza di governare e rischiando di perdere anche per un solo voto si troverebbero incentivati a candidare le personalità migliori e non degli yesman” (intervista al Fatto quotidiano, sempre del 2011).
eh sì, come no.
antonio merlo è un economista dell'università di pennsylvania, ma il conio della parola non è suo. pare infatti, da quello che lui stesso scrive in un lavoro del 2007 scritto con andrea mattozzi, dal titolo omonimo mediocracy, che se ne parli già dal 1975. in nota a pag. 1 del suddetto abstract, infatti, si legge:
According to th Webster's Third New International Dictionary of the English language, mediocracy is defined as: 'rule by the mediocre'. For a discussione on the origin of the term and its relevance for politics see, e.g., Tribe (1975).
la cosa originale di merlo-mattozzi è che hanno elaborato un modello matematico per spiegare come mai in molti paesi, e in particolare in italia, al governo ci sia la gente che c'è, che io, chiamarla la casta, non so, mi pare troppo ecco.
in un articolo del 2011 ho trovato un grafico che indica come nella prima legislatura della cosiddetta seconda repubblica i laureati fossero il 90 % dei parlamentari, nella XV meno del 70. questo oltretutto mentre la media nazionale è cresciuta notevolmente.
la mediocracy è un sistema dei migliori: si autoalimenta.
in un'intervista molto meno tecnica, merlo spiega che l'unica speranza sarebbe
“che la attuale classe dirigente facesse un passo indietro o i cittadini elettori uno in avanti. Una strada potrebbe essere quella di una costituente che richiami intorno a un tavolo le forze politiche, i giuristi, gli economisti insomma il meglio del Paese per coglierne i segnali e ridisegnare le strutture della democrazia a partire dai meccanismi di selezione della classe politica. Un sistema proporzionale uninominale toglierebbe ai partiti la certezza di governare e rischiando di perdere anche per un solo voto si troverebbero incentivati a candidare le personalità migliori e non degli yesman” (intervista al Fatto quotidiano, sempre del 2011).
eh sì, come no.
venerdì 14 febbraio 2014
fatti e opinioni
ho scritto una mail ad antonio socci per via di un suo post sulle dimissioni del papa, che chi fosse interessato può leggere sul suo blog, che a me sta storia delle dimissioni del papa mi interessa tantissimo, ma mi pare che a parte me, il mio andrea e i miei genitori, non interessi a nessuno, quindi non sto qua a entrare nei dettagli, comunque io ho detto a socci che nell'ultima parte del suo post faceva un'ipotesi generosa, ma non convincente, per me, e lui mi ha risposto molto piccato, secondo me, che io stavo dibattendo da sola, perché lui ha scritto dei fatti, e sui fatti non ha senso essere o meno d'accordo, sono fatti, mica opinioni, e che la mia considerazione comunque era superficiale.
io, a parte che non dibattevo, ma ci sono rimasta anche male, perché non pensavo che si incazzasse, e poi ti scrivo due righe, ma certo che sono superficiale, però almeno io non penso che quello che dico io sia la verità, che i fatti sono fatti, per carità, ma i fatti, ognuno li interpreta poi a modo suo, la storia non sono i fatti, la storia è l'interpretazione dei fatti, e non voglio dire che va bene tutto, che hanno ragione tutti, voglio dire che i fatti, in sé, non so, per esempio un fatto è che ad auschwitz c'era un bordello, e priebke ha detto che lui ha visto che ad auschwitz c'era un bordello, e quindi gli ebrei potevano pure trovare sollazzo, di che si lamentavano? ecco, un fatto, in sé può anche dire il contrario.
tu, nella scelta dei fatti, già lì la dai l'opinione.
l'altra sera, a casa di alexandra, lei mi ha detto che sono un opinion leader, una roba così, e io ridendo ho detto: ma no! non è vero! e lei mi fa: ma sì, tu hai sempre un'opinione su tutto!
ma tutti ce l'hanno, un'opinione, ho risposto.
io, sto discorso di contrapporre fatti a opinioni, sinceramente, non so, non mi pare una cosa molto onesta, ecco, mi parrebbe meglio dire: io, su questi fatti qua, la penso così.
vedete un po' voi.
giovedì 13 febbraio 2014
ieri
ieri era una giornata fantastica.
mi sono svegliata con la radiosveglia che suonava il mio pezzo preferito, il terzo movimento della terza sinfonia di brahms, ma quando ho cominciato a connettere ho detto, in dialetto: sto qua, poveraccio, non ha capito proprio niente, di johannes.
ci vuole più largo, ho pensato, più respiro, più anima. c'era una lievità, un tirar via, un sorvolare le note dall'alto, senza toccarle. superficiale.
era toscanini.
eppure, io johannes mi sento che l'ho capito.
mah.
ho alzato la tapparella, il cielo era ancora del mio colore preferito, quell'indaco intenso che si vede solo prima dell'alba e dopo il tramonto, con lucifero che aspettava il sole, neanche una nuvola. da quant'è, che non c'è un cielo così, ho pensato.
poi, quando sono andata a scuola, fuori, brillava tutto. l'asfalto, l'erba, i vetri delle case.
il grigio e la pioggia sembravano cose mai esistite, lontane come le favole dei libri.
oggi, giovedì, oggi che ho la classe problematica, oggi che dovevo finire le schede perché stasera c'era la consegna alle famiglie, oggi che ho sette ore di scuola, oggi sono uscita alle sette, e pioveva.
mi sono svegliata con la radiosveglia che suonava il mio pezzo preferito, il terzo movimento della terza sinfonia di brahms, ma quando ho cominciato a connettere ho detto, in dialetto: sto qua, poveraccio, non ha capito proprio niente, di johannes.
ci vuole più largo, ho pensato, più respiro, più anima. c'era una lievità, un tirar via, un sorvolare le note dall'alto, senza toccarle. superficiale.
era toscanini.
eppure, io johannes mi sento che l'ho capito.
mah.
ho alzato la tapparella, il cielo era ancora del mio colore preferito, quell'indaco intenso che si vede solo prima dell'alba e dopo il tramonto, con lucifero che aspettava il sole, neanche una nuvola. da quant'è, che non c'è un cielo così, ho pensato.
poi, quando sono andata a scuola, fuori, brillava tutto. l'asfalto, l'erba, i vetri delle case.
il grigio e la pioggia sembravano cose mai esistite, lontane come le favole dei libri.
oggi, giovedì, oggi che ho la classe problematica, oggi che dovevo finire le schede perché stasera c'era la consegna alle famiglie, oggi che ho sette ore di scuola, oggi sono uscita alle sette, e pioveva.
domenica 9 febbraio 2014
poeti
una mia amica mi scrive: ma bandini? che lei l'ha conosciuto, fernando bandini, il poeta di vicenza, l'accademico olimpico, e, mi ha scritto, 'ebbi l'immediata sensazione di trovarmi di fronte ad una persona
di...spessore a dispetto del fatto che non fosse affatto un colosso.
Cosa vidi? In quello sguardo e in quella fulminea stretta di mano (
tanto breve è una stretta di mano anche se prolungata) respirai
malinconia, riservatezza, molta ironia, compostezza, arguzia, enigma.
Pensai che mi sarebbe piaciuto creare un profumo con tutti questi
ingredienti e inebriarmene ad ogni istante'.
sì, pensavo anch'io che fosse così.
lo vedevo alla stazione con la sua giacca di tweed, il cappello alla hellery queen, che aspettava il treno per tornare a vicenza, assomigliava, in meglio, e in piccolo, a walter mathau, è stato il mio professore di stilistica e metrica.
mi piacevano, le sue lezioni, era un corso sui canti di leopardi, c'era la storia del falso d'autore, il passero solitario, era venuta una, in collegio, a prepararsi con me all'esame, non aveva capito niente di sta storia del 'falso d'autore', per cui leopardi, quando ha pubblicato i Canti, ha messo il passero solitario tra i piccoli idilli, come se l'avesse scritto a recanati (quindi tra il '18 e il '20), quando invece, a parte flora e corti (maria, quella della merini), sono tutti concordi a dire che l'ha scritto molto tempo dopo, nel periodo napoletano, cioè nella piena maturità, coevo, per capirsi, alla ginestra... un falso, dunque, nel senso che la collocazione del passero solitario non rispetta la successione cronologica di composizione scelta nella pubblicazione dei Canti, ma d'autore, perché non fu dell'editore, ma del leopardi stesso.
ecco, all'esame, a questa, cose le chiede bandini? questa roba qua, e ha preso trenta. e io, la scema, a me mi ha chiesto 'a se stesso', che non ne aveva neanche parlato, a lezione, poco, la mia solita sfiga, io come al solito mi sono sentita morire, ho cominciato a bofonchiare qualcosa, e lui mi ha detto: ho capito tutto, di lei, signorina, e io ho pensato ma cosa hai capito, saprai tanto di leopardi ma di me guarda ti assicuro non sai proprio niente, e forse non sei neanche così intelligente come mi pareva, e ho pensato tante altre cose, tipo ecco che mi manda via anche questo, che l'altro giorno ho fatto un elenchetto di tutti gli esami che ho dovuto fare due volte, e sono almeno sei, cioè un terzo del totale, beh insomma, devo aver fatto una faccia, non so, lo penso adesso, perché lui subito si è come un po' corretto, dicendo che beh, aveva capito tutto di me per quello che riguardava l'esame, che poi non era vero neanche quello, comunque, ho preso il mio solito ventotto, e, con bandini, ho chiuso.
mercoledì 5 febbraio 2014
un ricordo poetico
una volta ho mandato a un concorso di poesia una delle poesie che avevo scritto, ne avevo parlato con la mia prof di italiano, si intitolava 'fine di un amore', mi hanno segnalato, e sono andata alla premiazione con mio padre, chissà che si credeva, poveraccio, la poesia era brevissima, quando è finita mi fa, più deluso che sorpreso: tutta qua?
eh, bisogna scrivere delle poesie lunghe, per i concorsi, me l'ha detto anche silvio ramat, il poeta, che a me come poeta mi piace anche, silvio, anche come professore, mi piaceva, una volta che sono andata al ricevimento mi ha raccontato che gli dovevano dare un premio e allora ha scritto una poesia per l'occasione, non pensavo neanche che esistessero ancora, le poesie d'occasione, e mi è venuta anche bella lunga, mi ha detto con soddisfazione.
eh, bisogna scrivere delle poesie lunghe, per i concorsi, me l'ha detto anche silvio ramat, il poeta, che a me come poeta mi piace anche, silvio, anche come professore, mi piaceva, una volta che sono andata al ricevimento mi ha raccontato che gli dovevano dare un premio e allora ha scritto una poesia per l'occasione, non pensavo neanche che esistessero ancora, le poesie d'occasione, e mi è venuta anche bella lunga, mi ha detto con soddisfazione.
tutti volevano laurearsi con lui, e allora dovevi prendere 30, e io avevo preso 28, e quando sono andata a chiedergli se mi potevo laureare con lui, non era tanto convinto, e poi io gli ho detto ok, e quando l'ho salutato ho detto 'va bene', e lui mi fa, col suo accento fiorentino: ecco brava, dica va bene, che se mi dice ok, non prenderà mai più di 28 ai miei esami, comunque bisognava fare la prova scritta, che non era come adesso che fanno le prove per vedere se sai l'italiano, l'ortografia, diciamo, era una prova di analisi del testo, c'era una ragazza, poveraccia, aveva già finito gli esami, era di pordenone, francesca, mi pare che si chiamasse, non era una mia amica, io ero amica della sua amica sonia, che quella sì che era una grande, beh, l'aveva fatta tre volte, sta prova, non gli andava mai bene, a silvio, io sono andata lì col mio ventotto in tasca che partivo perdente, mi capita una poesia che io, che avevo appena fatto l'esame di storia della letteratura moderna e contemporanea, non l'avevo neanche sentito nominare, agostino richelmy, si chiamava, ma era appena morto, la poesia si intitolava 'perché mi scerpi?' e il tema era classicità e modernità nella seguente poesia di agostino richelmy. io ho fatto il mio tema e poi sono andata là e lui mi ha detto che si era divertito alle mie osservazioni, e che andava bene, se avevo qualche idea per la tesi, e io gli ho detto di alda merini, e lui mi ha detto: beh, veda un po' quello che riesce a trovare.
e il resto l'ho già scritto.
lunedì 3 febbraio 2014
il peccato più grande
il peccato più grande, ha detto l'altro giorno il papa, è aver perso il senso del peccato.
che ogni tanto mi sembra di essere l'unica, a pensare certe cose.
come quando sono andata a quella riunione dove il prete diceva che dobbiamo essere felici adesso, che la vita eterna, se c'è poi, ci penseremo allora. che io non ho resistito a star zitta e gli ho detto che il male esiste, lo vediamo tutti i giorni, che satana esiste, e il silenzio si è fatto imbarazzato, e pesante, e gli ho detto anche che non me lo sono mica inventata io, ce l'ha detto gesù, che satana è il principe di questo mondo, mica solo quei fantomatici preti che secondo quel prete e tutti gli altri che c'erano alla riunione non fanno altro che terrorizzare la gente con lo spauracchio dell'inferno, che io sti preti non li ho mai incontrati, una volta ho trovato un frate, che era appena morto un ragazzo di meningite fulminante e aveva 16 anni e anch'io, e al sabato l'avevo visto a scuola e lunedì era morto, e io gli ho chiesto, al frate, ma perché dio fa questo, e lui mi ha detto che non era mica stato dio, era stata la malattia, il batterio, come se un batterio del cazzo fosse più potente di dio, ho pensato: ma che dio è, sto dio qua? che per un pezzo non ci credevo più, io, a questo dio del frate.
l'altro giorno parlavo con un'amica di vecchia data, e anche lei a farmi la predica che non bisogna parlare ai bambini di peccato, bisogna parlare di amore, di perdono, che sono d'accordissimo, ma se non gli spieghi cos'è il peccato, penso io, ma di che cosa parli? che gesù coi bambini ci parlava, ci giocava, che la catechesi bisogna farla agli adulti, mica ai bambini, e io ho subito ho pensato che ci dovevo pensare, che magari ha ragione lei, magari ha ragione sempre quel prete di cui sopra, che lui è per il battesimo agli adulti, che i bambini non capiscono niente, che non c'è mai un momento che uno sceglie proprio di essere cristiano, e invece uno deve scegliere...
e ci ho pensato, tanto, e mi è venuto in mente che siamo alla solita favola dei bambini buoni che diventano cattivi da grandi, che tutti vogliono cancellare il senso di colpa, io sono anche d'accordo, figuriamoci se non sono d'accordo, che non bisogna sottostare al senso di colpa, è una delle mie leggi fondamentali, ma non significa mica che la colpa non esiste, significa, per me, cercare di evitare di fare quello che non devi, che se no poi ti viene il senso di colpa, e allora ti comporti come non vorresti e non dovresti solo perché ti senti in colpa, mai agire sulla base del senso di colpa, ma la colpa esiste, eccome se esiste, e cancellare il senso di colpa pensando di cancellare la colpa stessa è demenziale. per me, almeno, anche se certe volte mi pare che sono io, demenziale.
per fortuna che c'è il papa, che a me non mi telefona di sicuro ma se mi telefonasse gli direi caro papa, perché non ti fai chiamare papa e basta, come il papà, che non si fa chiamare per nome, perché ce n'è uno solo, di papà, invece di francesco, che di francesco, con rispetto sempre parlando, ce n'è tanti, e soprattutto fino a qualche tempo fa ce n'era uno, che quando io sentivo dire 'francesco', pensavo subito al più piccolo, il più grande, al poverello d'assisi che non si era neanche voluto fare prete, per essere più povero, invece l'altro giorno in libreria ho visto che c'era una lettera che non so se fosse l'enciclica, che comunque è una lettera anche quella, che sotto c'era scritto 'francesco', e basta. comunque gli direi anche grazie, al papa, perché quella frase che ha detto, che il peccato più grande del nostro tempo è aver perso il senso del peccato, ha ragione, anche se direi che il peccato più grande è voler cancellare il senso del peccato, più che averlo perso, che di solito le cose si perdono per sbaglio, invece qua la gente, ma la gente cattolica, dico, non ne vuol proprio parlare, del peccato, e insistono su sta storia della paura, ma la paura mica è un vizio capitale, la paura, la paura è un sentimento primordiale di difesa, una volta avevo una supplenza che dovevo fare la maestra di sostegno a un bambino con un deficit gravissimo, aveva cinque anni e non aveva il senso del pericolo, e allora si buttava giù per le scale anche se non sapeva stare bene in piedi, e rischiava la pelle ogni volta. la paura, non sapeva manco cosa fosse, lui, la paura.
la paura, anche quella, ma perché cavolo vi fa così paura, la paura, invece devi capire cosa ti dice, la paura, devi guardarla in faccia e capire cosa ti dice, la paura.
che a me, quella storia della paura che è solo per le cose che non si conoscono, a me, quella storia lì, non mi ha mai convinto del tutto.
lunedì 27 gennaio 2014
etty 2
stasera, a piove di sacco, fanno uno spettacolo tratto dalle lettere di etty hillesum. la prima è stata il 15 gennaio, il compleanno di etty.
etty avrebbe compiuto 100 anni. è il suo centenario.
etty ha deciso di andare a seppellire dio nei cuori dei deportati nei campi. di spezzarsi come pane. volontariamente, ha scelto di condividere lo spazio di libertà che aveva trovato dentro di sé, uno spazio che nessuno può toccare, se non glielo permettiamo.
'Se in un mondo impoverito e reduce da una guerra non avremo altro da offrire che i nostri corpi tratti in salvo a ogni costo, e non un nuovo significato attinto dai pozzi più profondi dei nostri affanni e della nostra disperazione, allora sarà troppo poco'.oggi, giornata della memoria, voglio ricordare questa donna, questa ragazza straordinaria, che ha saputo dare tutto, e perdere la sua vita, e ritrovarla.
martedì 21 gennaio 2014
il mondo visto dai bambini 2
anche il secondo giorno della mia nuova vita da insegnante è andato bene. i miei alunni sono stati molto contenti di rivedermi, e anch'io. sono riuscita a mantenere fede all'impegno di non incazzarmi, di non gridare, di sorridere. in terza è stato anche abbastanza facile, visto che l'argomento del momento sono le parti del corpo, che comprende sempre una canzoncina movimentata come head, shoulders knees and toes, che si conclude con un accelerando frenetico e grandi risate generali.
in seconda, sono riuscita a far partecipare all'attività di costruire un cartellone coi cibi che ci piacciono e non ci piacciono anche un alunno con un DSA severo (per capirci, dislessia) accompagnato a disturbo dell'attenzione.
ha fatto anche lui i cartellini, ha attaccato anche lui le sue figurine. siccome è vicino alla cattedra, e uno dei cibi in questione era ovviamente la pizza, mi fa: un giorno mio papà è andato a prendere la pizza alle nove (che, ovviamente, per un bambino veneto è tardissimo, per una pizza): si era dimenticato.
ah sì? gli faccio io. e lui, sorridendo: eh, beve sempre...
sabato 18 gennaio 2014
ritorno a casa
il corso è stato una valanga di stimoli, di sberle, anche, di rimorsi, ma anche di entusiasmo nuovo, che mi ha messo dentro una gran voglia di ricominciare in modo diverso, a scuola e coi bambini.
continuavo a pensare che devo cambiare tante cose, nel mio stile educativo, nelle scelte, che sono mie ma anche nostre, mie e di mauro.
è stata una carica forte, in dosi massicce, tutta ancora da metabolizzare.
continuavo a pensare se ci fosse stato anche lui, a quanto mi sarebbe piaciuto condividere tutti questi stimoli, questi spunti, questi germi di cambiamento, anche.
prima, in macchina, ci ho messo un sacco, ho sbagliato strada tre o quattro volte, poi mi sono pure fermata all'auchan, insomma, continuavo a pensare a ste robe qua.
e mi sono dimenticata, che cosa mi aspettava a casa.
pensavo che domattina tocca a me, preparargli la colazione, che ha l'influenza, e portargliela a letto, come fa lui la domenica, quando è a casa.
poi sono entrata in casa, e sono stata sopraffatta dal casino, la mia tazza della colazione ancora nel lavandino, tutto uguale, niente, mi sono intristita.
mentre scongelavo una pizzetta, sono salita per disfarmi la valigia.
arriva lui, mi chiede cos'ho. niente, ho mal di schiena. e poi non te lo dico perché ti incazzi.
e infatti.
sono discesa a mangiare, la pizzetta era bruciata.
quando torno su, non una parola.
mi metto a scrivere, ma non questo post, altri.
suona la sveglia per l'antibiotico.
si alza, va a dormire da un'altra parte, che sono la solita stronza, che certe cose non occorre dirle, parlare, che ci dobbiamo separare.
ecco.
continuavo a pensare che devo cambiare tante cose, nel mio stile educativo, nelle scelte, che sono mie ma anche nostre, mie e di mauro.
è stata una carica forte, in dosi massicce, tutta ancora da metabolizzare.
continuavo a pensare se ci fosse stato anche lui, a quanto mi sarebbe piaciuto condividere tutti questi stimoli, questi spunti, questi germi di cambiamento, anche.
prima, in macchina, ci ho messo un sacco, ho sbagliato strada tre o quattro volte, poi mi sono pure fermata all'auchan, insomma, continuavo a pensare a ste robe qua.
e mi sono dimenticata, che cosa mi aspettava a casa.
pensavo che domattina tocca a me, preparargli la colazione, che ha l'influenza, e portargliela a letto, come fa lui la domenica, quando è a casa.
poi sono entrata in casa, e sono stata sopraffatta dal casino, la mia tazza della colazione ancora nel lavandino, tutto uguale, niente, mi sono intristita.
mentre scongelavo una pizzetta, sono salita per disfarmi la valigia.
arriva lui, mi chiede cos'ho. niente, ho mal di schiena. e poi non te lo dico perché ti incazzi.
e infatti.
sono discesa a mangiare, la pizzetta era bruciata.
quando torno su, non una parola.
mi metto a scrivere, ma non questo post, altri.
suona la sveglia per l'antibiotico.
si alza, va a dormire da un'altra parte, che sono la solita stronza, che certe cose non occorre dirle, parlare, che ci dobbiamo separare.
ecco.
venerdì 17 gennaio 2014
l'amica ritrovata
al corso sugli alunni iperdotati ho ritrovato una vecchia amica. eravamo insieme al liceo, poi le nostre strade si sono divise, lei a venezia, a fare inglese e spagnolo con paola, e io con altre a padova.
ogni anno ci ritrovavamo a natale, a parte quest'anno, che io l'anno scorso avevo provato a organizzare una cosa, ma sono venuti pochi, e tanti sono andati via presto, è stato sgradevole, e quest'anno, credo per la prima volta da che mi ricordi, è saltato.
comunque, anna sono stata proprio contenta di ritrovarla. al liceo, io leggevo dostoevskij, lei virginia woolf.
luciano, michele, stefano: le sue storie per me erano pura fantascienza, fotoromanzo, letteratura, insomma: un altro mondo.
ogni tanto prendevo con lei la corriera fino al suo paese, sua nonna ci aveva preparato il pranzo, era una donna simpaticissima, franca, senza peli sulla lingua, quante donne così c'erano, in giro, donne che avevano faticato una vita senza mai ingrigirsi, senza ripiegarsi sul loro destino, scegliendo di vivere quello che toccava loro senza inutili domande, con forza e passione, e leggerezza, e ironia.
sua nonna è morta due anni fa, mi ha detto. suo padre, che aveva l'età del mio, l'anno scorso.
abbiamo cominciato a insegnare più o meno nello stesso periodo, perché lei aveva lavorato per diversi anni in azienda, e mi portavo dentro una spina, quando pensavo a un nostro dialogo di quel periodo, in cui mi raccontava la sua fatica, e quando io le dicevo dei miei giochi (la mia tesina dell'anno di prova si intitolava, significativamente, 'playing english'), lei mi aveva detto: sì, ma non si può mica sempre fare i pagliacci.
io un po' c'ero rimasta male, perché a me non pareva di fare il pagliaccio, a giocare, nel gioco ci credevo, allora più di adesso.
adesso, la ritrovo che mi racconta tutti i giochi che fa, me ne suggerisce, mi racconta della caccia al tesoro organizzata a venezia.
e io mi ritrovo dall'altra parte, e mi fa bene.
giovedì 16 gennaio 2014
think pink 3 - federica mormando
ieri pomeriggio, al corso sugli alunni iperdotati, arriva una strana signora. piccola, con un grosso casco di capelli neri sulla testa, la frangia a coprirle gli occhi e un completo di alcantara marrone decisamente demodè. è l'unica che non ci spara slides, che parla tenendo con una mano un microfono e con l'altra un mucchietto di fogli, che comunque non guarda mai. pare.
ha un sorriso largo, dolcissimo, emana pace, carisma buono. comincia a parlare dicendo: dobbiamo fare una rivoluzione, uscire dal pensiero binario del più e del meno, del meglio e del peggio...
parla semplice, la dottoressa mormando. sorride. lei se lo ricorda ancora benissimo, la prima volta che ha visto una persona sorridere. e non era sua madre. era una formatrice montessori.
ci parla di un sacco di cose, di quello che ha fatto per i bambini iperdotati che ha incontrato nella sua vita, di cosa possiamo fare noi, ci parla di neuroni specchio, di fattori crestici, di batterie di test che però, alla fine... dovete fidarvi del vostro intuito, e basta.
poi scopriamo, cercando qualche informazione su internet, la sua drammatica storia di bambina iperdotata e seviziata, nel corpo e nella mente, da una madre che lei non ha problemi a definire crudele, che la tiene segregata in casa fino a dieci anni, impedendole anche lo studio della musica, per cui aveva dimostrato una particolare propensione.
ma non c'è niente nella sua voce, in quello che dice, che assomigli all'odio, al risentimento.
adesso ha ricominciato da poco lo studio della musica, ha già composto dei brani. ce lo racconta mentre ceniamo allo stesso tavolo, poi ci saluta: devo scrivere un articolo per domani.
stamattina la ritrovo all'ascensore: allora, dottoressa, ha fatto tutto? le chiedo. sì sì, ho anche visto il programma di albano. mamma com'è diventata brutta romina, era così bella...
mercoledì 8 gennaio 2014
ognuno riconosce i suoi - il sistema linfatico 6 - La linea gotica
non mi ricordo com'è stato che ho preso per la prima volta in mano sto libro, anzi sì, che me lo ricordo: devo ringraziare, alla fine, il buon silvio ramat, che alla mia proposta di scrivere la mia tesi su alda merini mi ha fatto la controproposta di, appunto, ottieri. che non era un pazzo scomposto come alda, era un nevrotico, una cosa più dignitosa, più controllata, credo fosse questo, che pensava, e io ho provato, anche, a leggere qualcosa, ma purtroppo ero ancora schiava delle etichette, e quando ho visto che ottieri faceva il 'romanzo industriale', io proprio non ce l'ho fatta, senza contare il fatto che a me, di alda merini, non interessava la follia, a me interessava la sua poesia, e a lui, a silvio, forse era quella che non gli piaceva, ma io sono quasi sicura che a lui lo spaventasse la sua condizione, anzi, una volta, dopo anni, che avevo già deciso di cambiare tesi, al maldura che ho trovato una ragazza al ricevimento, e mi ha detto che a lei, sarebbe piaciuto tanto anche a lei, fare una tesi sulla merini, ma lui, ramat, gliel'ha detto chiaramente, che lui non la sopportava proprio. ecco. se me lo diceva anche a me, la prima volta che sono andata da lui che gli ho fatto quel nome perché avevo letto qualcosa su famiglia cristiana, c'era un servizio su questa donna che era appena riemersa dall'inferno del manicomio, in realtà era la seconda volta, perché la merini è stata internata per un pezzo al paolo pini, a milano, poi quando hanno chiuso i manicomi è uscita, ma poi è stata di nuovo all'inferno, a taranto, dopo la morte di michele pierri, il medico poeta che l'aveva sposata, poi non si sa come era tornata a milano, e crocetti l'aveva aiutata, è un grande uomo, crocetti, mi ha portato a casa sua, che è un appartamento sopra la redazione della sua rivista Poesia, e mi ha tirato fuori uno scatolone di carte di alda, mi ha raccontato un sacco di cose, mica come la signora maria corti, che sono andata a pavia apposta per parlarle, e lei mi ha detto: li ha letti i libri che ho scritto sulla merini? e io, che se uno mi dice che ha scritto un libro, penso che ha scritto un libro, non la prefazione a una raccolta di poesie, il libro era di alda, lei invece pensava che fosse suo, io non l'avevo capito e sono rimasta pietrificata, come?, maria corti ha scritto due libri e io non li ho letti?, gliel'ho detto: no, ecco, li legga, allora, e se n'è andata, ero andata a pavia apposta con l'A112, mi dispiace che è morta ma è stata proprio stronza, almeno ho visto il fondo di carte, c'è un armadio pieno di robe della merini, a pavia, per lo più inediti, ho fatto anche tante fotocopie, che stanno da qualche parte a casa dei miei, ma insomma io, quando sono andata a chiedere a silvio ramat se potevo laurearmi con lui, non ne sapevo niente di alda merini, sapevo che era una pazza che scriveva dei versi che mi pareva, così, da quel poco che avevo letto, che fossero molto belli, ecco, se silvio me lo diceva, che lui non la sopportava, magari la mia vita avrebbe preso un'altra strada, ma io sono contenta che non me l'abbia detto, perché sennò non diventavo l'esperta mondiale di alda merini. io, comunque, per tornare a ottieri, donnarumma all'assalto non sono mica riuscita a leggerlo. invece, siccome adoro i diari, ho preso questo, in biblioteca, solo che questo è un libro da consultazione,che bisogna averlo sempre lì, sullo scaffale, e quando ho visto che l'avevano ripubblicato, ne ho subito ordinato due copie, una per me, una per il mio amico livio, che ha sempre letto tutto, anche delle robe che io non le ho manco mai sentite nominare, ma questo ero sicura che non ce l'aveva, e infatti.
non so neanche più dove sia, spero di non averlo portato a passo corese, che allora è andato rovinato nell'allagamento, ma devo assolutamente ritrovarlo, perché ho scoperto che ottieri deve moltissimo, l'ha detto lui, a 'la condizione operaia' di simone weil, lettura sulla cui scorta scrisse una lettera a adriano olivetti, pregandolo di farlo lavorare per un po' in officina, e olivetti, so che sembrano cose che uno se le inventa e invece è stato proprio così, olivetti gli ha detto venga, venga pure.
cioè, lo vorrei ripetere perché secondo me è una cosa incredibile, lasciamo stare simone weil che faceva la prof di filosofia e si è licenziata per andare a lavorare alla renault, che uno mi può dire: ecco, tu che dici sempre che l'esperienza non è l'unica forma di conoscenza, ma simone mica è andata in fabbrica per conoscere, che conoscere, conosceva già, credo, ci è andata per condividere, secondo me, comunque, la cosa davvero singolare, diciamo così, è che un intellettuale che andava a farsi curare la sua nevrosi in una clinica svizzera scrive una lettera a un grande imprenditore per chiedergli di fare un'esperienza di lavoro operaio e lui non lo manda a quel paese, no, gli risponde, e gli dice: venga. e lui c'è andato.
sabato 4 gennaio 2014
paradossi
coloro che si accontentano di uno sguardo superficiale credono che il paradosso non appartenga che allo scherzo e al giornalismo leggero. In una commedia decadente si trova un paradosso di questo calibro pronunziato da un dandy: la vita è troppo importante per essere presa sul serio. Coloro che pensano con più acutezza o più delicatezza s'avvedono invece che il paradosso appartiene specialmente a tutte le religioni. Lo si trova per esempio in questa sentenza: Gli umili possederanno la terra. Coloro infine che vedono e sentono quale sia l'essenza stessa della questione , questi sanno che il paradosso non appartiene soltanto alla religione, ma germoglia da tutte le crisi vitali e violente nella realtà della esistenza umana.G. K. Chesterton, La sfera e la croce
giovedì 2 gennaio 2014
Think pink 2- daniela ducato
stamattina alla radio ho sentito una donna straordinaria, daniela ducato, sarda, che fa delle cose che vorrei tanto saperne di più, di quelle cose che fa, perché praticamente lei studia come utilizzare le eccedenze agricole, che non vuole chiamare scarti, per ricavare tecniche e materiali che riguardano l'edilizia. adesso sta per lanciare un prodotto nato dall'osservazione delle ali delle farfalle.
il primo progetto, ha detto, è nato osservando i nidi degli uccelli, che sono la biocasa perfetta, la natura non sbaglia, la natura non può permettersi di perdere la prole, la natura non fa scarti.
un linguaggio assolutamente normale, ma così evocativo, nella sostanza invece che nella forma, che mi ha affascinato, che genio.
devo assolutamente saperne di più.
in una breve ricerca, ho trovato su un giornale locale che daniela ducato è ideatrice e conduttrice delle imprese Edilana, Edilatte ed Edilterra e
del distretto “La casa verde CO2.0”, che hanno fatto degli scarti della
lana di pecora sarda e dei reflui della lavorazione del latte innovativi
e apprezzati materiali isolanti per la bioedilizia e per la salute
delle case e delle persone.
comunque, adesso ne parlano tutti perché la signora ducato ha vinto il premio Euwiin International Awards 2013 di stoccolma, un premio per l'innovazione tecnologica, che però mi sa che è riservato a sole donne, la qual cosa, se fosse, a me non piace per niente. è un po' come l'inner wheel, il club delle mogli dei rotariani, che inner wheel vuol dire ruota interna, che uno potrebbe pensare che le brave mogli dei rotariani sono il vero motore immobile di tutta la baracca, e forse è anche vero, ma a me sa tanto di ruota di scorta.
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