venerdì 26 luglio 2013

Ho sposato un comunista 4 - in una società democratica parte seconda



Sai di cosa mi resi conto in quel momento? Mi resi conto di essere stato fregato. Non è un’idea che mi vada molto  genio, ma da allora non ho più smesso di pensarci.
Fregato da me stesso, se vuoi saperlo. Da me stesso con tutti i miei principi. Non posso tradire mio fratello, non posso tradire l’insegnamento, non posso tradire i diseredati di Newark. «Io no, io non lascio questo posto. Non scappo, io. I miei colleghi facciano come credono, io non lascio questi ragazzi neri». E così chi ho tradito? Mia moglie. Ho scaricato la responsabilità delle mie scelte sulle spalle di un’altra persona. (…) Guarda, non esiste via d’uscita da questo imbroglio. Quando ti liberi, come ho cercato io, di tutte le illusioni più evidenti (la religione, l’ideologia, il comunismo) ti resta sempre il mito della tua bontà. Che è l’ultima illusione. E quella alla quale io ho sacrificato Doris.
(...)

Ecco cosa gli aveva fruttato il pensare in America. Ecco cosa gli aveva fruttato l’aderire alle proprie convinzioni, l’opporsi alla tirannia del compromesso.. «Se esiste una possibilità di migliorare la propria vita, dove può cominciare se non a scuola? » Disperatamente impigliato nelle migliori intenzioni, tangibilmente, per tutta la vita, impegnato in qualcosa di costruttivo che ormai è soltanto un’illusione, in formule e soluzioni che non reggono più.


Controlli il tradimento da una parte e finisci per tradire da un’altra. Perché questo non è un sistema statico. Perché è vivo. Perché tutto ciò che vive è in movimento. Perché la purezza è pietrificazione. Perché la purezza è una bugia.
Perché se non sei un modello di ascetismo come Johnny O’Day e Gesù Cristo, sei incalzato da cinquecento cose. Perché senza lo schiacciasassi della virtù, senza la grande bugia della virtù che ti dice perché fai quello che fai, devi chiederti, per tutta la strada: «Perché faccio quello che faccio?» e devi rassegnarti a non saperlo.

Philip Roth, Ho sposato un comunista, pag. 301

ho sposato un comunista 3 - una società democratica parte prima



Sai, ero un professionista, un insegnante, leggevo libri, parlavo di Shakespeare, a voi ragazzi facevo analizzare le frasi, imparare a memoria le poesie e apprezzare la letteratura, e pensavo che non esistessero altre vite degne d’essere vissute. Invece mi misi a vendere aspirapolvere e sviluppai una grande ammirazione per tante delle persone che conobbi, e ringrazio ancor oggi la mia buona stella. Proprio per questo credo di avere una migliore visione della vita.
(…)
in una società democratica, per male che possa andare, c’è sempre una via di scampo. perdere il posto e vedere che i giornali ti danno del traditore? Sì, sono cose molto spiacevoli. Ma non è ancora una situazione senza uscita, non è il totalitarismo. Non mi hanno messo dentro e non mi hanno torturato. A mia figlia non è stato negato nulla. Mi hanno tolto i mezzi di sostentamento e certe persone hanno smesso di rivolgermi la parola, ma altre mi ammiravano. Mia moglie mi ammirava. Mia figlia mi ammirava. Molti dei miei ex studenti  mi ammiravano. Lo dicevano apertamente. E ho potuto combattere i miei nemici in tribunale. Avevo libertà di movimento, potevo concedere interviste, raccogliere fondi, prendere un avvocato, presentare denunce. Come ho fatto. Certo, puoi buttarti così giù, diventare così infelice e depresso da farti venire un infarto. Ma puoi trovare delle alternative, proprio come ho fatto io.

philip Roth, Ho sposato un comunista,pag. 15
 

sulle tasse



telefonano tutti incazzati alla radio dicendo che le tasse bisogna pagarle, che loro che sono dipendenti le pagano, ci sono le leggi da rispettare eccetera.
io, le tasse, credo anch'io che si debba pagarle. perché le tasse servono per far gli ospedali, curare la gente, servono per le scuole, le strade, servono a far funzionare i comuni, i tribunali, per pagare le forze dell’ordine. ma quando sento sta gente che ci governa che dice che bisogna tagliare il welfare perché i soldi sono finiti, allora vorrei dire a quelli che telefonano per dire che bisogna pagare le tasse, che loro le pagano, come me, del resto, vorrei dirgli ma perché non telefoni a dire che i 10 euro a ricetta sono 'na schifezza, che per fare una visita non si possono aspettare tre, sei dodici mesi, a meno che non paghi, che allora nello stesso ospedale pagato con le tue tasse, te la fanno il giorno dopo, la visita, e poi tu le tasse le paghi a rate, non fai l’anticipo del 99 per cento, il tuo stipendio ti arriva diretto in tasca, le tasse, il 27 % al massimo, le ha già tirate fuori prima lo stato o il tuo datore di lavoro, e anche i contributi previdenziali, invece lui se le deve tirare fuori da solo, e se quel mese non ha preso abbastanza, si cala lo stipendio, mentre il tuo sta sempre uguale, anche se c’è la crisi, anche se i consumi calano, anche se non ti pagano i lavori che hai fatto. la gente non paga, questo è quello che mi dicono tutti quelli che fanno un lavoro autonomo. ti fanno fare il lavoro e poi tirano avanti, rimandano, del resto il loro primo maestro è lo stato italiano.
sì, c’è gente che non paga le tasse, sai quanti ne conosco, e girano col macchinone, e quando i figli vanno a scuola si fanno dare i bonus, col loro isee da pezzenti, è questo il problema dell’italia, non c’è più il senso del pudore, oggi sono andata all’ikea perché volevo tanto un ombrellone che è tutta l’estate che vorrei comprare un ombrellone, ma costa 65 euro, all’ikea, e oggi costava 10, mi sono fatta la mia bella fila, la corsa, che mi veniva da ridere, ero tra i primi, arrivo lì ed erano finiti tutti, ne avevano preso cinque, dieci anche, i carrelli stracolmi di ombrelloni, ma che cazzo te ne fai di 10 ombrelloni di  tre metri per tre, me ne bastava uno, nessuno me l’ha dato, ognuno che pensava ad arraffare il più possibile, mi sono messa a piangere e sono tornata a casa, non ho neanche guardato le altre cose che dovevo comprare, dal nervoso.
c’è gente che fa cose tipo assumere la gente con contratti a tempo indeterminato e insieme gli fa firmare le dimissioni alla presenza di un sindacalista a cui lui dà la procura di rappresentarlo in eventuali dispute col giudice del lavoro (che naturalmente non ci saranno mai), come è successo a mio fratello, e la gente che ha bisogno di lavorare firma, ma c’è anche  tanta gente che non ce la fa, imprenditori, dico, non ce la fanno perché uno non ti paga e allora tu non puoi pagare i fornitori e tutto va a puttane, e devi fallire.
e devi pagare le tasse per sentirti dire che i soldi, miei cari, sono finiti, e ti tagliano gli ospedali, le visite, ti mettono i sur-ticket che paghi meno se non hai la ricetta, sopprimono i treni locali, e anche gli intercity, e i notturni, mentre loro viaggiano sull’alta velocità, perché devono andare a roma, mica Canicattì, e poi viaggiano gratis, in prima, dove l’aria condizionata funziona sempre, e ti regalano pure il giornale.
se vuoi che paghi le tasse devi far funzionare la baracca, nei paesi civili funziona così, miei cari che continuate a cianciare di quanto è bello pagare le tasse.
mi è venuto da piangere quando ho sentito dire che la svizzera ha il credito pubblico. quando l’ho detto al professore, mi fa: ma cos’è? e io: hai presente che noi abbiamo il DEBITO pubblico? ecco, loro hanno il CREDITO, pubblico, e adesso fanno il referendum per sapere dai cittadini cosa devono farne.
poi mi dicono: sì, ma la svizzera è il paese più triste del mondo, non sanno divertirsi… sai io come mi divertirei. un sacco, mi divertirei, senza l’incubo di quello stramaledetto debito che tra un po’ sarà l’unica cosa pubblica che ci resta in italia.
e io pago l’IMU sulla seconda casa anche se ne ho solo una perché non ci risiedo per motivi di lavoro e ho dovuto cambiare la residenza, perché altrimenti non mi davano il dottore, che continuo a pagare il mutuo ogni mese e se non lo pago, si prendono la casa, che quindi è mia per modo di dire. ho visto un cartello, qua vicino: affitto con riscatto. ecco, quella è una bella idea, non ce l’ho, la casa, sto in affitto, e non mi indebito, con la banca, a pagare tutti quegli interessi del mutuo per trent'anni, pago l’affitto e alla fine  la riscatto, tutti così, dovrebbero fare.
che poi sti giorni ho fatto un giro per le agenzie del posto, in giro è tutto un pullulare di affittasi, vendesi, i valori immobiliari sono crollati, speriamo che non mi tocchi di venderla, la casa, non prenderei manco quello che ci ho speso tra acquisto e ristrutturazioni varie, e non è ancora finita.
che poi, non so se qualcuno ci ha fatto caso, le case sono di due tipi: le prime e le seconde. che tu ne abbia dieci, o anche solo una, come me, sempre seconde, sono.
ma uno che ha cento case, vi pare che si possa dire, in italiano, che ha 99 seconde case? ma perché non si parte dai fondamentali? basterebbe sapere l’italiano, per essere un po’ più giusti.

giovedì 25 luglio 2013

ritorno al passato

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tornare in sabina è stato un turbinio di ricordi e di emozioni.
ho ospitato per un paio di giorni un mio amico, che sarebbe più un amico di mio padre, in realtà, uno dei suo primi allievi, uno dei migliori, come spesso accade. tutti pensano che sia un po’ matto, io credo sia un profeta, un mistico, ha un’intelligenza stupefacente, sa un po’ di tutto, a parte la letteratura,passa il suo tempo a studiare e pregare,  è uno di quelli che quando gli faccio da mangiare mi dice sempre che non ha mai mangiato una cosa così buona, qui non ho niente per fare da mangiare, ho fatto un riso lessato, l’ho condito con delle zucchine lessate, olio e qualche foglia di salvia che ho trovato nella selva d’erba che infesta il piazzale davanti al casaletto, mai mangiato un riso così buono in vita mia, giuro. credo che lo pensi veramente, anche se me lo dice ogni volta.
due giorni affollati di angeli, mistiche, carismatici , messaggi, santi, padre figlio   e spirito santo. ma anche molto meno celesti questioni di piccolo cabotaggio cattolico, preti, chiesa locale, contrasti, classifiche di santi.
siamo stati a farfa, i monaci che cantano l’ufficio in gregoriano, la chiesa così grande, austera, vuota dei gruppetti di turisti che la affollano durante la domenica. 
ritrovo don agostino, il suo predicare così semplice e profondo, vivo.
la casa è da pulire, piena di ragnatele, calcare, polvere.
l’acqua è fredda, perché il bombolone è vuoto.
andrea è rimasto poco.
ma io sto così bene da sola.
mi manca solo il collegamento, avevamo comprato una chiavetta apposta, non prende. per connettermi devo andare in paese, c’è la wi-fi (ci sono adesso).
i primi tempi qui, non avevamo il collegamento, andavamo in un’agenzia di scommesse, l’hanno chiusa subito, poi in un internet point per immigrati, sono stati duri, i primi tempi qui, c’era freddo, avevo solo la stufa economica in cucina, che faceva fumo, andavo a scuola che puzzavo di fumo, mi vergognavo, anche, e la sera andavo a letto e le lenzuola erano umide, una volta c’è stato un diluvio universale e veniva giù acqua dappertutto, ero a casa da sola, mi sono rifugiata nel bagnetto perché aveva il soffitto di cemento. avevo una piccola tv portatile dei miei, in bianco e nero, che purtroppo si è rovinata con l’allagamento, si vedeva solo raiuno, guardavo la signora Fletcher e don matteo, e poi ascoltavamo la radio.
mi sono portata una piccola radiolina, ma non avevo le pile, adesso almeno le ho comprate, e sento la radio, male, con la gente che parla sotto, ma meglio che niente.
e leggo, come mi ha raccomandato una mia amica.
e poi l'altra sera, tornare a fara sabina per la rassegna annuale di musica nel parco, con lui, noi soli come quasi diec'anni fa, stare bene, e sperare che duri.

ho sposato un comunista 2



Forse, a dispetto dell’ideologia, della politica e della storia, ogni vera catastrofe è, nel nocciolo, sempre un patetico dramma personale. Non si può criticare la vita perché qualche volta non le riesce di banalizzare la gente. devi toglierti il cappello davanti a lei e alle tecniche di cui dispone per privare un uomo del suo significato e svuotarlo totalmente del suo orgoglio.
philip roth, ho sposato un comunista, einaudi, pag. 5

venerdì 19 luglio 2013

acido

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ieri sera, notte potrei dire, ho visto un documentario su rai3 sulle donne pakistane che vengono sfigurate con l’acido dai loro mariti.
una racconta che suo marito, che la menava, e non solo, ogni santo anzi maledetto giorno, le ha buttato l’acido addosso, sua cognata la benzina e sua suocera ha acceso il fuoco. avevano pure sbarrato la porta.
lei dopo il fatto vive ancora con loro, e non bastasse, non le fanno vedere la figlia, l’unico motivo per cui lei aveva deciso di restare.
la cosa più sconvolgente non erano neanche quei volti a metà, i tentativi vani del chirurgo estetico di rifare l’occhio, non c’era neanche più la carne per mettere un occhio di vetro (la signora della foto), l’unica cosa che ha potuto fare è stato sistemarle un po’ la bocca e farle fare una protesi da uno bravissimo di dubai, un pezzo di faccia di gomma con un occhio dipinto che si mette su con gli occhiali, almeno poteva uscire di casa,  che dalla tragedia non nera più uscita senza burka e occhiali. no, la cosa peggiore non è stata vedere questo, la cosa sconvolgente è stata vedere e sentire loro, quegli animali bastardi di sesso maschile, che negavano, che dicevano senza neanche un’ombra di rimorso che gli velasse gli occhi, senza neanche abbassarli, quei maledetti occhi, che dicevano che quella era pazza, si è buttata l’acido da sola, si è data fuoco da sola, ha la pressione alta, è irascibile, io non l’ho mai picchiata…
ecco, non so come fare, perché sono esseri umani anche quelli, hanno un cuore e un cervello, ridono e soffrono anche loro, come possono fare cose così orrende ad altri esseri umani, e negare perfino d’averlo mai fatto, come è possibile.
un altro, che aveva aspettato la moglie fuori dal tribunale dove era andata per chiedere il divorzio e le ha tirato l’acido addosso, ha detto che non era stato lui, era stato un altro, non sa chi sia, sì, l’ha visto, ma non sa chi fosse… e un suo parente a dire che la moglie aveva un amante, che doveva succedere prima o poi.
gli hanno dato due ergastoli, a quel bastardo, è stato il primo caso di condanna in pakistan dopo che hanno finalmente introdotto una legge contro questo crimine abominevole.
c'è un sito dell'organizzazione che si occupa di queste donne, le statistiche sono impressionanti. le foto, se le volete guardare su internet, preparatevi, perché quella che ho messo non è niente

giovedì 18 luglio 2013

ho sposato un comunista 1

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sto leggendo il libro di philip roth ‘ho sposato un comunista’, che è il titolo del libro-confessione che la moglie di uno dei protagonisti del libro scrive per denunciare il proprio marito.
lo sfondo del maccartismo per parlare di vite vere, idee forti, scrittura, ebrei, americani. mi piace, mi piace davvero, e venire dalle miniature di jane austen con i suoi camei psicologici è come passare da quelle cartoline inglesi con muretto basso e il cancelletto che circonda cottages con giardinetti bonsai alla sconfinata pianura americana dove galoppavano bufali e tribù indiane. un respiro immenso.
aria, finalmente.
che là, per dirla tutta, mi sentivo soffocare.

qualcosa di sinistra

una vecchia foto della casa ENAM di Silvi, trovata in un ristorante poco lontano.

sono a silvi marina, nella casa del maestro. cioè, la casa per ferie dell’ente assistenza magistrale, che quando esisteva ancora, perché se l’è ciucciato prima l’INPDAP, adesso l’INPS, si chiamava ENAM. quest’anno abbiamo avuto una settimana a un prezzo veramente di favore, pensione completa, e servizio spiaggia, stiamo fronte mare, un posto fantastico, per me, anche se a volte sembra proprio di stare alle riunioni di scuola, ma insomma, basta prendere la strada del mare, e passa tutto. 
dopo pranzo, si può prendere il caffè al bar della casa, gratis, e sedersi fuori, c'è un bel posto, con le sedie, gli ombrelloni.
ieri c'era un collega nel tavolo dietro al mio, credo siciliano, perché come parlano della mafia i siciliani, come di tutto il resto, del resto, con delle pause, il tono pacato, che tutti pensano: eh sì, questo qui sì che le sa, le cose, non so come sia finito a parlare del caso moro, che c’entrano i servizi segreti, anzi, pausa, i servizi segreti e la mafia, anzi, pausa, i servizi segreti, la mafia e i servizi segreti stranieri che lui, quando hanno rapito moro, era contento, che l’avessero rapito, oh, finalmente un gesto significativo, beh non ha detto proprio così, ma più o meno il significato era quello, ma poi, quando l’hanno ucciso, moro, lui ha pianto, perché non era proprio nel programma della sinistra, la violenza, no, non era proprio previsto, che lo uccidessero, gli attentati sì, va bene, ma ammazzare moro no, e io volevo girarmi e dirgli: scusa, ma hai presente che andavano a fare le rapine a mano armata e ammazzavano la gente per finanziarsi, per non parlare di tutti i poliziotti, giudici, giornalisti, avevi mica sentito dire, tu, che sei così ben informato su tutto, anche sulle intenzioni dei brigatisti, che prima di moro avevano già ammazzato 22 persone (ho trovato un bell’elenco qui) , ma, tanto per restare vicini vicini, vogliamo parlare di quei poveri disgraziati della scorta di moro, ovvero raffaele iozzino, giulio rivera, oreste leonardi, domenico ricci, francesco zizzi? oppure quelli, perché erano poliziotti e carabinieri, non fanno testo? per quelli non hai mica pianto, eh? quella non era violenza, eh? e chi se li ricorda più, quei nomi? uccisi due volte, mille volte. 

lunedì 15 luglio 2013

italiacano 2


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domenica 14 luglio 2013

superlativi assoluti

antonio: mamma, ho tanto sonno, quando andiamo a letto?
io: ora
antonio: orissimo!

giovedì 11 luglio 2013

il tato


al mare c'era la televisione, ma non si vedevano i canali soliti, rai e mediaset. solo altra roba. così, un pomeriggio che né io, né la nonna avevamo voglia di stare al parco giochi e volevamo farci un sonnellino, la cosa più guardabile per i bambini era la pukka, che a me piace, anche, ma insomma non mi sembra proprio una cosa adatta a dei bambini piccoli.
in compenso si vedeva la7, e una sera che i bambini erano stanchi e non siamo usciti, c'era SOStata, una serie infinita di episodi che non sono neanche riuscita a vederli tutti.
in un episodio risponde alla chiamata un tato, martino. loro non l'hanno mica chiamato tato, per motivi evidenti, mi pare, ma come si dice 'tata lucia', si deve dire anche 'tato martino', secondo me. che fa un po' ridere, dai.
la chiamata veniva da una famiglia con quattro figli piccoli, il più grande mi pare di sette o otto anni, gli altri più piccoli.
le solite scene di disperazione, perché la povera donna, casalinga, deve preparare da mangiare con uno in braccio e gli altri tre che scorrazzano per la casa. osservazione del tato: è evidente che la mamma non è in grado di gestire i bambini.
ora, dopo essermi ricacciata in gola la saliva, mi chiedo: ma tu, tato, hai una vaga, vaghissima idea, di cosa voglia dire fare da mangiare e stare dietro a quattro bambini contemporaneamente senza uccidere nessuno??? non credo proprio, guarda.
io, se chiamo la tata e mi arriva il tato, penso che gli dico: grazie, e arrivederci.

p.s. la foto è dal sito foxlife, non l'ho scelta io.

una stanza tutta per sé 2

periodicamente, ritornano quei librini che costavano 1000 lire, della newton compton,  fatti con la carta di giornale, solo un po' più grossa, rilegati con la colla, io ne ho tanti di cucina, i titoli sono sempre gli stessi, cuore di cane e tutti gli altri piccoli romanzi o racconti lunghi, questo però l'ho comprato, in autostrada, tornando dal mare.

mercoledì 10 luglio 2013

ognuno riconosce i suoi - il sistema linfatico 3


l'eremo della pace di alvese, frazione di nogarole vicentino
domenica siamo andati alla festa di san benedetto dell'eremo della pace, e il mio amico don mario, per parlare di san benedetto, ha citato un brano di etty hillesum.
l'altra volta che sono andata a trovarlo, stava leggendo con ammirazione simone weil.