mercoledì 19 giugno 2013

fallire

domenica a messa non c'era quasi nessuno.
ho cominciato a cantare nel coro della mia parrocchia che avevo sei anni. sono quasi quaranta, che ci canto.
da qualche anno, ogni domenica c'è qualcuno del coro che fa il cantore guida durante la messa. il mio maestro, che sa benissimo che studio canto ecc. ecc., non me l'ha mai chiesto, a me, di farlo.
una volta, forse un anno fa, che era proprio disperato perché non c'era nessuno.
poi me l'ha chiesto un altro paio di volte ma non potevo, ero via. insomma, quella volta, l'unica, era andata bene. abbastanza.
domenica mi è toccato di nuovo. e per fortuna che non c'era nessuno. mi sembrava di stare in un incubo, a un certo punto mi pareva pure di essere completamente fuori, stonata, intendo, che io, stonata, non lo sono mai. quasi. mi è pure finito il fiato prima della fine. chissà come si è rigirato nella tomba il maestro gajoni, che quando andavo a lezione da loredana, diceva: questa qua la mandiamo alla scala!! che era messo male, era vechio, e non lo sapeva che avevo più di trent'anni.
non vedevo l'ora che finisse.
non mi ha detto niente nessuno. neanche mia madre.
mauro, quando gli ho detto: che schifo, mi ha detto: ti sei emozionata, dai.
e sabato mi tocca di nuovo.

martedì 18 giugno 2013

lie to me


una mia amica è talmente colta che l'altra sera, siccome era stanca, per citare il protagonista di Lie to me ci ha detto: ma dai, philip roth! io, che sono molto più ignorante di lei, e roth non l'ho letto, mi sono ben guardata dal dire: ma philip roth non è uno scrittore? e visto che non l'ha detto nessun altro, la cosa è finita lì. perché il protagonista è tim roth, non philip.
 adesso penso che quest'estate devo assolutamente leggerlo.
comunque, devo proprio dirlo, sono grata a mediaset per aver inventato top crime. adesso, al venerdì ho la terza serie di lie to me in prima tv, che però è del 2011 e a seguire bones, che però fanno quella roba orribile di mandare gli episodi già fatti tipo il giorno prima. adesso per esempio stanno rifacendo la storia dello scheletro d'argento che l'ultima volta che ho visto bones stavano già all'episodio seguente.
 comunque. hollywood si è trasferita armi e bagagli sul piccolo schermo. flussi e reflussi della vita. cioè, è sempre stato che attori di secondo piano finiscono a fare le serie tv, oppure attori famosi vanno a fare le guest star. ma qua mi pare che sia una cosa diversa. ieri sera a law and order squadra speciale salta fuori jeremy irons.pensavo fosse un cameo, si è fatto tutta la puntata. e chissà se continuerà. stasera su bones c'eè il mio mito dell'adolescenza, ryan o'neal, che fa il padre di bones. poi c'è glen close che è la protagonista di una serie che non ho ancora mai visto.

lunedì 17 giugno 2013

cacca


anche la cacca, c'è quella buona e quella cattiva. 
se la tua è proprio cattiva, adesso ti fanno il trapianto di cacca.
che il nostro sistema immunitario abbia moltissimo a che fare col nostro intestino, lo sapevo da un pezzo. però qua c'è un problema specifico. c'è un batterio fetente, il clostridium difficile (qui a fianco, una diapositiva). ultimamente, ci sono state delle specie di epidemie, soprattutto in ospedali e case di riposo. fenomeno, questo, aggravato dal fatto che molte di queste persone prendono degli inibitori dei succhi gastrici (grazie al mio dottore che non me li ha mai voluti ordinare). allora con un sondino naso-gastrico (sì, quello) o con una sonda rettale ti trapiantano della cacca sana.
i colibatteri buoni colonizzano tutto l'intenstino, e tu la smetti di avvelenarti di antibiotici, oltretutto inutili.
il problema adesso è che se la cacca diventa una medicina, allora bisogna che segua tutte le procedure di una medicina, quindi ci possono essere dei problemi. lo sto sentendo adesso alla radio (se vuoi riascoltare la trasmissione, vai qui), giuro, io non invento mai niente, di solito. mentire mi fa fatica. perché inventare storie, che ce n'è già tante belle e pronte? anche nei sogni, faccio sempre sogni molto realistici. che certe volte non so se me lo sono sognata o è successo per davvero.

anarchia

mi sa che io, sotto sotto, ma così sotto che non lo so bene neanch'io, sono un'anarchica.
o forse no. comunque, non so come sia, ogni volta che trovo uno che dico: cavoli, forte questo, ecco, è un anarchico.

domenica 16 giugno 2013

vittime e carnefici

 P.S. questo post l'ho cominciato a scrivere ieri sera, sabato. oggi era la seconda giornata, della festa del bambino, e da leggere mi sono portata 'ragione e sentimento'. 

ieri sono andata al supermercato a comprare un regalo perché ago aveva un compleanno. io volevo prendere un libro, poi abbiamo preso una spada da samurai che spara acqua. io ho comprato per il papà il libro 'come smettere di fare la vittima e non diventare carnefice'.
era ovvio che era una specie di 'a che gioco giochiamo' de noantri, comunque magari qualche spunto interessante lo dà. poi, come al solito, i libri che gli regalo li leggo sempre io.
 e questo, per me, comincia male. non so quanti libri abbia scritto, sto giulio cesare, ma finora non gli era mai venuto in mente di parlare della sua poetica. ecco, con la mia solita fortuna, lo fa proprio in questo libro qua.
come ho già detto altrove (qui), a me dà fastidio che uno scrittore parli della sua poetica. del come scrive, di cosa vuole metterci dentro ai suoi libri. cioè, che dica quali sono le sue intenzioni. intanto perché l'intenzione, quasi sempre, è superiore al risultato, e poi sentirla dire rende il risultato artificioso, e, quindi, per me, sgradevole. perché l'artificio è finto, è superfluo. e a me, la letteratura, mi pare che funzioni solo se è necessaria. per lo scrittore, prima di tutto. 
mio marito, ieri sera quando gli ho parlato di sto libro, mi ha detto che io leggo troppa letteratura, e che sì la letteratura è realtà, ma LA realtà non è LA letteratura.
in realtà, io leggo pochissimo. non che sia un merito, non lo è affatto. non è che leggere non mi piaccia, è che quando comincio un libro, devo andare fino in fondo. quando sono andata per la prima volta a casa del professore, per esempio, seicento chilometri con la mia A112, ho trovato tra i suoi libri il coraggio del pettirosso, di maurizio maggiani, e non ho fatto altro che leggere quel libro lì, finché non l'ho finito, che se qualcuno non l'ha letto, lo legga, per piacere, perché è un libro bellissimo. non capisco come fa uno che fa il professore di italiano e che aveva letto questo libro meraviglioso prima di me e anzi è quello che mi ha permesso di leggerlo dica che io leggo troppa letteratura. mah.
comunque, io, come ho già detto, credo che la scrittura sia un modo di capire il mondo, quello che mi succede, credo che abbia moltissimo a che fare con la realtà, anzi, non lo credo, ne sono assolutamente sicura.
e  mi fa un certo piacere scoprire che quello che ho scritto in uno dei miei primi post, quando ancora manco sapevo che esistesse, paolo nori, tanto per citarlo anche oggi, paolo nori ci pensa anche lui, che la scrittura è un modo per pensare, e lo fa per esempio qua, citando a sua volta luigi malerba:
Luigi Malerba, quando gli han chiesto perché scriveva, ha risposto «Per capire quello che penso», che è una bellissima risposta però non è il mio caso, io scrivo per disperazione e di solito non capisco niente, e se, per caso, qualche volta, mi sembra di capire qualcosa, sono cose che non si possono dire.

ecco. mi è venuta in mente sta roba qua, mentre leggevo la nota per il lettore. questo dopo che ho pensato che sto libro, di letteratura, non ha proprio niente.
poi un'altra cosa che ho pensato è che la scrittura non c'entra praticamente niente col parlare, per esempio. una volta, dopo che avevo letto già quasi tutto, di calvino, ho letto un'intervista sua in cui diceva più o meno che, per lui, parlare era sempre stato un problema. gli dava fastidio, 'questa roba che esce dalla bocca, informe, molle molle...', e io, quando l'ho letta, mi sono sentita come quando uno mi ha detto che mi aveva capita, ed era vero. 
lo dico perché il signor professor giulio cesare ficca le virgole in ogni dove. anche tra soggetto e predicato. anche se quelle ebeti di maestre continuano a dire che non si fa. a parte che non ci sono più, le maestre che dicono ste robe qua. perché non ci sono quasi più, le maestre che sanno le regole della punteggiatura. che poi questa non è, come ho già scritto qualche tempo fa su fb, una convenzione, è una regola che ha a che fare con la logica. nota bene, il professor giacobbe è stato professore di logica per vent'anni. e lui, proprio lui ha inventato, udite udite, la virgola enfatica.
anch'io, come il signor giulio cesare, penso di essere abbastanza brava a usare la punteggiatura, ma non è che mi metto a dire che sono uno dei pochi scrittori contemporanei a saperla veramente usare, o che quando scrivo uso il volgare, scritto così, in corsivo, per dire la lingua parlata, che poi lui dice il linguaggio parlato, io direi la lingua, ma insomma non è che vado a dire ste menate qua all'inizio di un libro, a parte il fatto che io i libri non li scrivo proprio.
inoltre, cosa per me veramente fastidiosa, il signor professor giulio cesare va a capo ad ogni punto fermo. perché, dice lui, bisogna fare una pausa tutte le volte che si fa nel linguaggio parlato (ecco la famosa virgola enfatica). sempre ribadendo che io userei lingua, non linguaggio, io non sono tanto d'accordo.
perché vabbè che vuoi enfatizzare, ma insomma andare a capo ogni volta, più che enfatizzare, finisce per affaticare. innervosire.
a me, almeno,  dà fastidio. soprattutto se metti un punto ogni due parole.
insomma, giacobbe (sì, perchè questo si chiama giulio cesare di nome, giacobbe di cognome ): fly down, un po', va'. per cominciare. parliamo del resto, poi.
il libro l'ho iniziato e finito oggi pomeriggio, mentre stavo dietro, si fa per dire, ai bambini che ho portato al parco per la festa del bambino. la pro loco, una volta l'anno, affitta un bel po' di gonfiabili e li mette al parco gratis per tutti i bambini. una cosa fantastica, direi. dopo mezz'ora, antonio si annoiava. così ha detto. io non avevo alcuna intenzione di spingerlo sull'altalena, anche perché una volta che ci sono i gonfiabili gratis, senza fila, tutti in un colpo, ma vacci, no?
insomma se n'è andato a casa con mauro, e io sono rimasta lì con bruno. e ho finito il libro, beh, saltando qualcosa, perché, per esempio, non mi ci vogliono dieci pagine di esempi per capire chi sia 'Lamentoso', o 'crocerossina', o 'atlante'.
la teoria di giacobbe è molto semplice, oltre che, come dice il retro di copertina del libro, 'rivoluzionaria'.
ci sono i bambini, 'le uniche vere vittime', e poi gli adulti con nevrosi infantile (praticamente tutti, a parte quelli che hanno letto i libri di giacobbe e/o seguito il suo traning, scaricabile dal suo sito al direi modico, rispetto alle tariffe correnti degli psicoterapeuti, prezzo di poco più di 200 euri) che devono diventare adulti e, infine, genitori. nel senso figurato, ovviamente.
ci sono dei cortocircuiti logici, che notoriamente mi infastidiscono oltremodo, di cui vorrei parlare col prof giacobbe, ma siccome mi pare di aver capito che, come del resto la maggior parte dei maschi, non ha un'alta considerazione dell'altro sesso, evito di perdere e di fargli perdere del tempo prezioso.
la cosa più problematica di sti libri, per me, è che a. hanno una soluzione a tutto. b., io ho l'ossessione del bene e del male, categorie, queste, che vengono accuratamente evitate dai compilatori di queste categorie di manuali.
cercando in rete delle notizie sul libro, ho trovato un blog che già dal titolo mi è piaciuto, si chiama 'giramenti', in cui c'è una recensione che dice molte cose che avrei voluto dire io, ma forse meglio, quindi metto il link, e sono a posto. il succo del discorso è che, se vuoi smettere di fare la vittima e non diventare carnefice, essere femmine non aiuta, tanto


venerdì 14 giugno 2013

quanto costano i bambini 2

sono tornata al centro estetico. mi ripropongono lo stesso donna moderna (giuro). prendo lo stesso 'grazia' dell'altro giorno. ritrovo l'articolo sul traffico di neonati e leggo che per una femmina paghi 14 mila euro, per un maschio il doppio.

giovedì 13 giugno 2013

quanto costano i bambini 1

sto andando a farmi delle pressoterapie che ho comprato a prezzo stracciato su groupon.
in sta spa centro estetico ecc. ecc., un posto che sembra ultrafigo, non hanno una rivista decente che abbia meno di un mese.
la prima volta, una ventina di giorni fa, mi hanno dato un donna moderna di marzo. io leggo queste riviste quando vado dalla parrucchiera (mediamente due volte l'anno) o in questi casi qua, cioè praticamente mai. beh, sembra impossibile ma questo numero di donna moderna l'avevo già letto. non so dove, forse quella volta dalla parrucchiera, due mesi fa.
dopo la prima volta, me lo sono ritrovata ancora per un paio di volte, poi ne ho cominciato uno 'nuovo' (ma ci sarà qualcuno che lo legge tutto, sto giornale?? ci vogliono almeno due ore piene per leggere tutto, e io sono veloce), ma la seduta dopo lo stava già leggendo un'altra (manco fosse l'ultimo best seller), e quindi eventualmente c'era lo stesso della prima volta. ho letto una famiglia cristiana di quando hanno eletto il papa. ieri c'era una special nails, comunque vecchio, e sotto un Grazia. era del 2012, ma in copertina c'era scritto 'Anticipazioni estate'. vai.
tra le prime pagine, trovo in una lettera che una coppia etero, dopo averle provate tutte, pur di avere un figlio, ha ricevuto proprio da grazia una nuova speranza, leggendo l'articolo sulla maternità surrogata a cui fanno ricorso molte coppie gay, e chiedeva se possono farlo anche gli etero. sì, certo (e vorrei vedere!), vai, in bocca al lupo!!
dopodichè, molto più avanti, c'è tutto un articolo su un traffico di neonati scoperto dai paesi slavi, non so se Romania o giù di lì.
il traffico funziona così: si fa l'accordo, la donna viene a partorire in italia, il padre compratore si presenta in ospedale a riconoscere il figlio sostenendo che è frutto di una scappatella extra-coniugale. poi la madre sparisce. la moglie perdona il fedifrago, tutto finisce bene.
sarò scema, ma io tutta sta differenza non la vedo.
cioè: la differenza c'è, e sta nel fatto che nella maternità surrogata (ma un nome meglio, no, eh? del resto, 'na roba del genere, trovargli un nome decente è dura) la madre, diciamo così, non ha alcun legame genetico con la creatura, diciamo così, che porta in grembo, la quale è già legalmente figlia, diciamo così, di quelli che hanno pagato la donna 'incubatrice'.
ho scoperto che ci sono un sacco di paesi al mondo in cui questa roba qua è legale, solo che nella maggior parte è legale solo se uno, anzi: una lo fa per generosità. io ho già avuto i miei, toh che ti presto l'utero per i tuoi. questo in inghilterra, per esempio. o in canada. 
purtroppo c'è sto problema qua, capito? che è legale solo se lo fai gratis.
in russia invece no.
ho trovato subito anche un sito tutto in italiano, che ti dice che in russia puoi fare tutto. basta pagare.
uno pensa, beh, quanto sarà? sarà circa esattamente 290 mila euro. FIVET, che sarebbe la fecondazione in vitro, più donazione di gameti più maternità surrogata.
le americane vanno in india.
da noi tanti vanno in america.
in california.
ci sono delle agenzie che puoi scegliere la madre che ti piace di più. se il bambino sarà disabile, fai l'accordo che abortisce.
c'è un sito italiano che si chiama CUB (cerco un bambino) che ha pagine e pagine di messaggi per ricerca di informazioni su ste robe qua.
adesso uno può venire a dirmi 'ah, facile parlare, tu che i figli li hai', ma io sono sicura, non sono mai sicura di niente ma di questo proprio sono sicura, che non avrei mai fatto niente del genere perchè io i figli non li ho mai voluti AVERE. figuriamoci a pagare, poi.
io, che continuo a interrogarmi sull'Altro, sulla radicale diversità dell'altro da me, non faccio che chiedermi se queste persone ci pensano, al fatto che il loro bambino è un altro. che magari non lo capiranno mai. magari lui o lei non capiranno mai loro.
ho un'amica che aveva ormai fatto una malattia del non riuscire a diventare madre. dai e dai, ha avuto due gemelle. l'ho trovata un giorno al supermercato, distrutta dal sonno, è tornata al lavoro per non andare fuori di testa, e mi fa: ma nessuno me l'aveva detto... che non dormi più, che la vita è finita, che tutto è in funzione loro...
per finire la giornata, siccome tutto sempre si tiene, leggo su 'sempre', il mensile della comunità papa giovanni 23esimo, di cui ho già parlato altrove, che in nigeria ci sono le 'fabbriche di bambini', ogni tanto ne trovano una, case in cui ragazzine dai 14 ai 17 anni vengono tenute segregate a partorire i figli del loro aguzzino, che poi vengono messi in vendita.
secondo l'unicef, ogni giorno in nigeria vengono venduti almeno 10 bambini.

mercoledì 12 giugno 2013

un cielo tempestoso


non c’è dubbio che la storia dell’umanità sia un cielo sempre tempestoso.
ma quasi si potrebbe saltare la ‘storia’ e dire che l’umanità è un cielo tempestoso, ieri come oggi, incarnata da te e da me, microcosmi in cui c’è tutto, se si potesse leggere da cima a fondo la somma dei nostri vissuti. 

luisa muraro, Autorità, pag. 19

domenica 9 giugno 2013

un elenco

  • circa due litri di detersivo liquido aloe vera
  • mezzo flacone di detersivo per lana e delicati
  • una bottiglia di sfeltrente
  • una bottiglietta di smacchiatore avio
  • uno spruzzino di sgrassatore marsiglia quasi pieno
  • un intero flacone da 1 l. di detergente concentrato multiuso LOC amaway
  • mezza bottiglietta di shampoo i provenzali all'olio d'oliva e limone

questo è quanto ha sversato nella lavatrice bruno prima che ci accorgessimo che stava  trafficando in lavanderia

venerdì 7 giugno 2013

stranezza

'la maestra laura si arrabbia tantissimo, e diventa rossa quasi per niente. è famosa per il suo campanellino acquistato in scozia (vedi come mi ascoltano, era irlanda)
mi resterà nel cuore per la sua stranezza in tutto'

dal tema 'cinque anni insieme...che ricordi!!' di alessia, classe quinta

giovedì 6 giugno 2013

non ho mai sopportato quelli che fanno i conti in tasca agli altri. soprattutto ai genitori degli altri.
un sacco di gente pensa che i miei abbiano una marea di soldi. non è vero.
certo, non ci è mai mancato niente. ma ci siamo anche sempre accontentati.
noi, dico noi io e i miei fratelli, quando eravamo piccoli tutti e quattro e poi tutti e cinque, perché mio fratello più piccolo ha sedic'anni meno di me, e c'era anche mia nonna che viveva con noi, noi, la mia famiglia, a pranzo fuori, per esempio, non ci siamo andati mai. neanche alle comunioni, alle feste. che mia nonna le faceva un baffo, far da mangiare per venti persone, era un rito, il tipico pranzo emiliano, che quando ho visto fratelli e sorelle - mi pare - ho pensato: toh, veh, proprio uguale uguale, e se c'è il lesso, e se c'è l'umido...
per le vacanze, i miei affittavano un appartamento al mare e ci andavamo noi bambini con mia nonna. un mese, tra giugno e luglio. loro due andavano via da soli in agosto un paio di settimane. quando abbiamo preso il camper, abbiamo cominciato ad andare a turno, due alla volta.
certo, molti dei miei compagni di scuola al mare non ci andavano proprio.
comunque, insomma, non mi piace chi fa i conti in tasca agli altri. 
non mi sono mai piaciute le colleghe che dicono di altre colleghe, che magari hanno il marito che ha un buon lavoro, che potrebbero starsene a casa e lasciare il posto a un'altra. non lo sopporto per due motivi, intanto perché non sopporto le donne che parlano di altre donne in questi termini, e poi perché il nostro non è un lavoro che si fa per bisogno, si fa per passione e per competenza, ma non ci devo pensare che mi vengono i nervi.

comunque, una mia alunna che ogni mattina arriva a scuola su sta roba qua, che, ho guardato, costa tra i 5o e i 60 mila euro,  a comprarla, che fatalità è la stessa alunna che da tre anni va alla british school perché 'non ha le basi', a sentire sua madre, io ripeto non sopporto chi fa i conti in tasca agli altri, ma se me lo diceva a me, invece che a una mia collega, che non viene alla cena di fine anno, dopo cinque anni di scuola elementare, perché loro 'fanno fatica', non so, insomma, per fortuna che non me l'ha detto a me, ecco.

oddio

stavo cercando un post di paolo nori, quello sulle citazioni false, che a mia volta ho citato, e trovo questo, che, se qualcuno ha letto il mio post su agostino e moravia, converrà che un po' di impressione la fa:


domenica 2 giugno 2013

cani

'un cane fa famiglia', gliel'avevo detto subito, io, alla ciccia.
vero o no?' 'vero, vero'.
'il mio chihuahua è il più cattivo del mondo (del resto, voglio dire, una razza affetta da nanismo acuto, con la tiroide a cento che ti sprizza i bulbi fuori dalle orbite e quei padiglioni auricolari spropositati che, lo capisco benissimo, a forza di botte sui timpani, se non sei isterico sei sordo, trovarne uno che non sia cattivo è l'eccezione che conferma la regola, oppure è che è proprio sordo), al ristorante si è attaccato al polpaccio del cameriere, che non l'ha sbattuto al muro perché rischiava di essere licenziato...'
'ma il bassotto?''Ah no, quella l'ho data via perché mi era diventata insopportabile. adesso ho una levriera meravigliosa, elegantissima, si mette a bordo piscina con le zampe incrociate... una diva, proprio'.
(conversazione sentita ieri sera, a casa di un'amica, che tiene il cane in casa, e a me sta cosa non mi piace, tanto)

 io alla xenia le volevo bene. era una boxer dolce, affettuosa, col muso bianco e nero. aveva fatto anche dei bellissimi cuccioli, con urich. che anche lui, nonostante il muso nero e il suo canino inferiore esposto, era buonissimo, se non eri un gatto o una gallina. una sera mia nonna si è dimenticata di chiudere il pollaio, i tacchini giganti erano quasi pronti per le feste, la mattina dopo c'erano piume bianche dappertutto, e mezzo tacchino che era riuscito a passare la rete. ha dormito tre giorni. ce li hanno avvelenati tutti. xenia, poveraccia, forse se l'era cercata, saltava la recinzione con un balzo felino, più che canino. il boxer è un atleta, per natura, è il giamaicano dei cani.
per un po' cani non ne abbiamo avuti più. poi sono arrivati i maremmani. beba, duca. pippo. pallina, jack.
billa, adesso.
la cosa che io proprio non sopporto è la puzza. la puzza del cane sono due puzze, una quella di cane bagnato, l'altra credo che sia un fattore ormonale. non so cosa sia, ma io so perfettamente di cosa parlo. e io, quell'odore lì proprio non lo reggo.
perchè gli odori sono importanti.
e poi c'è la saliva, che puzza. la saliva del cane puzza, per quello che non mi piace che mi lecchino.
senza contare la sgradevole sensazione di umidore che ti lascia sui piedi, se sono scalzi.
poi, a parte questo, come dicevo in questo post qui, per me le bestie devono stare fuori.
che io, a me, quelli che dicono che gli animali sono meglio delle persone, non mi hanno mai convinta. perché non ti possono rispondere, ecco perché ti piacciono di più.

elettori

(a un gazebo, campagna elettorale per le amministrative - comune di vicenza)
signora: gavarìa bisogno de parlare col sindaco
candidato:  abbia pazienza qualche minuto che arriva.
arriva.
signora: signor sindaco, se ricordelo de mi?
sindaco: sì, signora, me pare che la sia quea che volea el lampion davanti casa.
signora: proprio quea.
sindaco: e me par de ricordare che ghe lo gavemo anca messo, el lampion.
signora: sì sì!
sindaco: e 'lora?
signora: desso xe tutto pien de xanxare! bisogna che me metì su le xanxariere!

(raccontato ieri sera dal candidato, ora eletto)

mercoledì 29 maggio 2013

Agostino

è la seconda volta che mi capita, in pochi giorni. spegnere la radio per non sentire. 
ad 'alta voce', il programma di radiotre in cui leggono ad alta voce, appunto, classici o comunque libri importanti, stanno leggendo 'Agostino' di Moravia.
quando stavo in terza liceo la mia prof, che a me piaceva un sacco e adesso siamo pure diventate amiche, ci fece leggere 'gli indifferenti' di moravia, che un libro come quello, secondo lei, in italia ce ne sono pochi, un romanzo classico, con la sua bella struttura e tutto il resto, e io non so neanche se siamo arrivati in fondo, ma per me comunque è stata un grande sofferenza. sarà stato anche bravo, sto moravia, non dico di no, ma io proprio non lo reggevo.
non c'è niente da fare, a me se uno mi sta sulle balle, quello che scrive, non mi piace, e sì che anche alla rosalina piaceva tanto pavese, ma allora com'è che ti piace moravia, scusa??
tutta sta galleria di mezze tacche, mezzi uomini, di infelici per comodità, persone piccole, mediocri, ma tutti così, possibile, e ti manca l'aria, il cielo azzurro che è venuto fuori oggi, che sembra incredibile dopo tanta pioggia, e invece c'è, c'è il cielo azzurro, l'abbiamo visto tutti, non c'è solo il grigio della pioggia e della nebbia che sembra schiacciarti la testa, dai...
la prima volta stavano leggendo una scena in cui agostino stava con brutto soggetto che gli insegnava a fumare e poi l'ha preso in giro, e siccome lui ha reagito l'ha riempito di botte. il classico bulletto del cazzo ignorante che crede di aver capito tutto della vita e che non gli passa neanche per la testa che ci sia qualcosa d'altro oltre alla sua infimità. e quell'altro scemo che gli va dietro.
ho spento.
oggi, peggio, agostino è diventato uno stronzo anche lui e per il gusto di far soffrire qualcuno, fa in modo che un padre vecchio stile pensi di regalare il pallone di cuoio di suo figlio, che ci tiene tantissimo, ad agostino, il quale gli ha fatto credere di essere un ragazzo lavoratore che non può neanche andare a scuola (mentre pensa ai due palloni che giacciono abbandonati tra i giochi della sua camera). ho spento prima di sentire che dicesse: eh, magari potessi averlo!
io la cattiveria gratuita, non lo so, non la reggo proprio, mi fa male dentro.
mi pare impossibile che ci sia qualcuno così, e farci un libro, poi, ma come gli può venire in mente, a uno, dico io, e farlo leggere, e leggerlo ad alta voce poi, ma come farà quella, che si chiama àlvaro ma è una femmina, a leggerlo e restare calma, indifferente.
io proprio non lo so.

sogno

stanotte mi sono sognata che dovevo scrivere un post, ma non avevo il computer, e allora dovevo scrivere degli appunti su un foglio a quadretti, e mi faceva fatica, scrivere a mano, che a me non mi ha mai fatto fatica, raccontavo ieri sera alla mia vecchia maestra delle elementari che non so come sia successo, che ho fatto un figlio che nella prova di produzione di frasi ha preso 6, e per grazia che gliel'hanno dato, comunque scrivevo solo della parole come promemoria, a matita, una matita morbida, di quelle che piacciono a me, che quando ho fatto il concorso per il ruolo, ho scritto tutto a matita e poi è venuto fuori che bisognava scrivere a penna, comunque ormai l'avevo scritto, erano tipo tre fogli protocollo pieni, l'ho lasciato così, alla fine ero sfigurata dalla fatica, perché scrivere è un lavoro impegnativo, a me non mi ha mai fatto fatica nel senso che a me scrivere a mano mi è sempre piaciuto, però adesso che scrivo sempre al computer, non so, è diverso, mi vergogno quasi a dirlo, ma quasi mi piace di più, e non per i crampi alle mani che non ho più, è per la pulizia del testo, l'ordine, che non ho mai avuto, che non ho mai scritto bene, io, comprensibile, quello sì, ma una bella scrittura no, quella non ce l'ho mai avuta, solo che adesso mi sta venendo male al braccio, a scrivere sempre al computer, non so come farò.
a adesso mi dà un fastidio, non ricordarmi quello che volevo scrivere.

domenica 26 maggio 2013

la bellezza ci salverà


oggi col coro parrocchiale siamo andati a fare la nostra gita-servizio annuale al duomo di bressanone.
eravamo lì nella cantoria del duomo, con la maestosità dell'organo alle spalle e davanti lo splendore baroccheggiante di una chiesa che non è propriamente il mio genere, ma è sicuramente una bella chiesa. e non ho potuto fare a meno di pensare che vorrei dire al papa: no, le chiese non le dobbiamo vendere, caro papa. perché non c'è solo la pancia da riempire. e riempita la pancia, poi si svuota di nuovo, e allora cosa gli darai, da mangiare, ai poveri? e quando noi e questi poveri saremo morti, ai nostri figli, ai nostri nipoti, a quelli che verranno, cosa lasceremo?
e chi le comprerà, queste chiese, spesso frutto del lavoro di tanti poveri, delle loro offerte, del loro sangue, perfino? qualcuno che metterà un biglietto all'ingresso, togliendo loro forse l'unica possibilità di godere gratuitamente di una bellezza che è in minima parte figura dell'infinita bellezza di dio.
non lo so come sarà il paradiso, certo so che è più probabile che assomigli al fulgore della basilica di san marco che non a certe chiese di cemento armato. no, il cemento armato in paradiso non c'è, io non sono sicura di niente, ma di questo sono quasi sicura, che in paradiso il cemento armato non c'è.
 no, papa francesco, le chiese non le dobbiamo vendere, le chiese sono dei poveri, la loro bellezza è l'unica ricchezza dei poveri, insieme a gesù.

giovedì 23 maggio 2013

voglia di piangere



alla radio stanno passando delle canzoni di un concerto fatto a milano da un gruppo che si chiama spain che non lo so come mai mi fa venire da piangere, che di solito a me non succede mai che una roba che sento per la prima volta mi faccia venire da piangere, perché si solito, se mi viene da piangere, è perché quella canzone mi ricorda qualcosa, o qualcuno, una parte della mia vita che a ricordarla mi viene da piangere.
e poi una mia amica che oggi fa vent'anni di matrimonio, passando ho visto che ha attaccato fuori un cartello con un cuore, un 20 e i loro nomi, che tenerezza, che forza.

e adesso, che sono passate tante ore sto riguardando sex and the city il film, e ancora mi viene da piangere.

l'oroscopo di rob su internazionale dava come consiglio a tutti:
Permetti alla tua immaginazione di indulgere in fantasie inutili, dannose o sciocche? Ti sfido a smettere di farlo.
ho perso.

 

lunedì 20 maggio 2013

ognuno riconosce i suoi - il sistema linfatico 2


qualche tempo fa in un post avevo cercato di spiegare come la cultura di una persona sia irrigata da rivoli che scorrono per lo più sotterranei, e l'ho chiamato il sistema linfatico. fatalità, diciamo così che tanto la fatalità non esiste, ogni tanto sti rivoli affiorano, a rendere evidenti  come per incanto affinità e corrispondenze più o meno elettive che, come dice montale nella meravigliosa poesia 'piccolo testamento', permettono un fugace ma essenziale riconoscimento.
come per esempio oggi, che nel sito di indovinate chi trovo un post che cita un libro, che io per non dimenticarmelo è da un mese che tengo aperta la pagina della minimum fax, la casa editrice che l'ha pubblicato, proprio qui sopra nelle schede, che mio marito ogni volta mi sgrida perché tengo aperte tutte ste schede, non lo sai che rallentano la connessione, ma sennò poi mi dimentico, e io sto libro me lo devo comprare, o almeno prenderlo in biblioteca, se ce l'hanno, perché l'ho sentito alla radio un giorno, che ne parlavano, si chiama tomaso con una m sola montanari, l'autore, e parla dell'importanza del nostro patrimonio artistico e culturale, che dai tempi di craxi hanno cominciato ad assimilarlo al petrolio, qualcosa da sfruttare per far soldi, invece noi lo dobbiamo custodire, amorevolmente, come curiamo o dovremmo curare i nostri vecchi e i nostri figli.
in realtà paolo nori l'ha citato perché a pagina 9 montanari se la prende con renzi, e dice che ha massacrato un affresco del cinquecento del palazzo comunale solo perché sperava di trovarci sotto un capolavoro perduto che gli desse una fama imperitura. a me questo non interessa tanto, mi interessa che, sempre per la soprascritta fatalità, questo libro e soprattutto quello di cui parla sta circolando.
si sono materializzati anche altri due rivoli, oggi, ma adesso è troppo tardi, per fare filosofia.
adesso faccio l'ordine su amazon, poi n riparliamo.
ne riparlo, cioè.


la marsigliese


alla radio continuano a mandare la pubblicità di un nuovo cd che prosegue la registrazione dell'integrale di Giovan Battista Viotti (chi è????) con la prima registrazione assoluta di un tema e variazioni che, a sentirlo, è proprio la marsigliese.
il professore, che ha fatto un corso monografico sulla rivoluzione francese, dice che no,  la marsigliese è un tema popolare, che è stato chiamato così perché era cantato appunto dai marsigliesi. poi è diventato l'inno.
invece è proprio un tema del violinista e compositore italiano Giovan Battista Viotti (1755-1824), che pare che sia una vera e propria pietra miliare della musica classica, in particolare per il violino. Viotti aveva, come tanti altri musicisti stranieri, trovato da lavorare alla corte della regina Maria Antonietta, ma, ironia della sorte, allo scoppio della rivoluzione fu costretto a fuggire a Londra. Del tema si appropriò, diciamo così, il compositore De lsle, che almeno ebbe la decenza di non firmarlo (ma si diffuse la diceria che avesse composto la marsigliese in una notte). avevano anche detto che fosse di mozart, il tema, per alcune assonanze con non so quale concerto. invece il buon giovanbattista l'aveva scritto cinque anni prima.
insomma son passati più di duecento anni prima che venisse fuori che l'inno francese l'ha scritto un italiano.
certo che sto rimonda, il violinista solista di tutto sto 'progetto viotti', io non lo so se mi metterei una foto del genere in copertina di qualsiasi cosa. figuriamoci di un cd.