domenica 3 febbraio 2013

ma l'amore che cos'è 6 - ekeloa

quando ero piccola e mi chiedevano cosa vuoi fare da grande, io dicevo la scienziata.
james hillman sostiene che i bambini piccoli sanno esattamente cosa vogliono fare, è che poi la vita li porta li porta spesso da tutt'altra parte.
ecco, c'è una giovane blogger che si chiama paola che io quando ho letto un suo post sulle borsette che si cuce per separare le varie cose in valigia pensavo che avesse cinquant'anni, non tanto per l'idea, che comunque ho trovato fantastica, ma per il fatto che ogni volta che andava in vacanza si cucisse queste borsettine, per la sistematicità che io a quarant'anni suonati mi sogno ancora, e poi per il modo di scrivere, che io di sti blog di crafts, cucina, maglia e affini, ne frequento parecchi, e se da un lato le trovo quasi tutte bravissime, non posso dire altrettanto della loro scrittura. paola è diversa.
insomma vado a vedere il suo blog e scopro che ha 25 anni. e che, da piccola, voleva fare l'astronauta.
io ho letto quello che ha scritto, e quello che le scrivono quelle che la seguono. e siccome a me succede spesso una cosa, che certe persone, io, anche se non le conosco affatto, cioè non ci ho mai parlato insieme, non so neanche che faccia abbiano, a volte, beh, sento come se le conoscessi da sempre, ecco, e mi è successo anche con paola, e vorrei tanto dirle che io l'ho capita, vorrei dirle quanto la stimi, anzi, gliel'ho pure detto, ma non sono riuscita ad andare oltre.
paola sa il giapponese e altre lingue, è veramente brava a lavorare a ferri e ne ha fatto la sua professione, aveva anche aperto un negozio di comics che sono un'altra sua passione, ed è pure una geek, anche se lei pensa di essere una nerd, quindi il suo blog è bello, è fatto bene, funziona.
era un po' che non ci passavo e i primi giorni dell'anno ha scritto che è successa una cosa molto triste, anche se non è un lutto, che l'ha però ridotta a pezzi.
lei vive con uno che secondo me non l'ha capita, e questo è brutto.
perché l'amore per me, è soprattutto questo: sentire che qualcuno ti ha capita e, per questo, o nonostante questo, vuole viverti accanto.


domenica 27 gennaio 2013

oswiecim

come ho già detto altre volte, la cosa per me più impressionante di oswiecim, alias auschwitz, sono le grandi teche del museo in cui sono ammassati gli oggetti sequestrati ai prigionieri. perché le baracche, i vialetti, perfino il cancello, senza il fango e l'odore di carne bruciata e di morte, non ti dicono niente di vero. ma quelle teche, gigantesche scatole di vetro con le loro laconiche didascalie, quelle sono lì, a parlare per i loro proprietari.
7 tonnellate di capelli di donna.
montagne di scarpe.
occhiali.
valigie.
spazzole.
gambe di legno.
non si può capire. capire è comprendere, e quindi un po' giustificare, come diceva primo levi.
non si può, non si deve capire.
io, almeno, non posso.





sabato 26 gennaio 2013

ritrovamenti

ieri sera siamo stati alla 'scuola tra genitori' organizzata alla scuola materna di bruno e antonio.
prepara la cena, pulisci la stanza dei bambini che fa vomitare mentre aspetti la baby sitter, spiega alla baby sitter le cose da spiegare, parti, parcheggia e via.
ad un certo punto una mamma che sta una fila più avanti della nostra pone la questione delle discussioni tra genitori davanti ai bambini. io non credo ai miei occhi, anzi: alle mie orecchie: la risatina di maria la riconoscerei tra un milione. a volte sembra che pianga, mentre ride.
ci siamo conosciute a padova, nel collegio che ci ospitava durante l'università.
era di valdagno, aveva fatto il mio liceo, anche se è in un bel po' più giovane di me, ma non ci eravamo mai incontrate.
e non so, a pensarci bene, cosa avessimo in comune, a parte il segno zodiacale.
ma ci siamo riconosciute subito. forse perché, in un modo molto diverso dal mio, anche lei è un'anticonformista.
e a pensarci, che non ci penso mai e mi pare sempre che sia ieri, sono vent'anni che ci conosciamo.
la sapevo single e in una città lontana abbastanza lontana da non fare la pendolare.
la ritrovo accoppiata e con un figlio di tre anni, nella stessa scuola materna dei miei...
 non so per lei, ma per me è stato un momento veramente bello, pieno di ricordi e di promesse, e avrei voluto poterci fermare, e raccontare e ascoltare e sentirla di nuovo ridere e piangere insieme...
chissà. la vita, a volte, ti fa delle sorprese.
e stasera sono finalmente riuscita a parlare con la mia amica paola, che ho conosciuto quando mi sono trasferita a paso corese. è stata la prima collega con cui ho parlato. un'umanità traboccante, una donna generosa come nessuna, una madre e un'insegnante che si gioca sempre tutta, e quasi sempre vince. per me è stata una maestra di scuola e di vita, un'amica come quelle che ti fai da bambina, ma col cuore già grande.
era da tanto che non ci sentivamo, a natale quest'anno non ho chiamato neanche lei.
e mi racconta che suo fratello più grande ha avuto un incidente grave, sta in coma, lei con la scuola e le bambine  avanti e indietro dall'ospedale, dal trenta dicembre...
e mi dice tutta la stanchezza, l'amarezza e la rabbia per un medico insensibile, le fatiche, e finiamo a parlare di scuola e di figli e di cose prestate da prestare di nuovo a un'amica che avrà un figlio... che lei, di cose, me ne ha prestate davvero tante, e io, l'unica cosa che ho potuto fare è stata farmele prestare.
grazie, amiche.



lunedì 21 gennaio 2013

neve

quelli che dicono: bella la neve, ma in montagna! a quelli non piace la neve, a quelli gli piace l'idea, della neve.
a me, invece, la neve mi piace proprio. perché delle neve, a me, piace tutto. 
non occorre l'ombrello, con la neve, basta un bel cappello, che prima di entrare in casa lo togli, e gli dai una sgrullata e lo metti ad asciugare vicino alla stufa, se hai la fortuna di averne una, o sul termosifone. mi piace anche spalarla, la neve, e fare una fatica che ti passa tutto il freddo, e poi riposarmi e bere qualcosa di caldo con quella spossatezza che sa di buono, anche se adesso purtroppo poi mi resta il mal di schiena per una settimana, e mi è piaciuto anche stare sotto la neve che cadeva a bufera, mentre mauro metteva le catene, e poi fare il pezzettino di strada a piedi per  tornare a casa, con la neve ghiacciata addosso che poi avevo dei boccoli come melania in via col vento, e mi piace lo scricchiolìo della neve sotto le scarpe, e mi piace fare come fanno i cani, aprire la bocca e sentire i fiocchi gelati che si sciolgono sulla lingua...
ma soprattutto mi piace il silenzio della neve, il bianco che assorbe tutto e ti riempie dentro e copre anche i rumori.
che io, il casino, non lo sopporto proprio più.

sabato 19 gennaio 2013

scuola aperta

stamattina avevamo organizzato la 'scuola aperta', per mostrare ai bambini  che l'anno prossimo andranno in prima e ai loro genitori la nostra scuola.
io avevo organizzato un piccolo laboratorio di lettura animata.
alla fine della storia, mentre il gruppetto usciva per cambiare aula, un piccolo bambino uscendo ha aperto le braccia come per abbracciarmi e mi fa:
io voglio venire con te...

domenica 13 gennaio 2013

pregiudizi 2 -il vero pregiudizio

riporto per intero l'articolo di carlo cardia pubblicato su Avvenire del 12/1/13

Per esperienza comune di ogni essere umano, la nascita di un bambino scaturisce dall’unione tra un uomo e una donna e comporta la cura e l’allevamento da parte dei genitori. Nei genitori, e attraverso i genitori, chi viene alla luce realizza il primo contatto con la realtà e fruisce della essenziale diversità e complementarietà tra il padre e la madre i quali lo fanno crescere e lo introducono nel più vasto orizzonte degli affetti, dei sentimenti, delle relazioni personali, dandogli sicurezza, solidità, capacità di esprimere sé stesso, realizzarsi pienamente.

Questa primordiale relazione tra genitori e figli è tutelata dalla Convenzione sui diritti umani e dalla nostra Carta Costituzionale. Per l’articolo 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 il «fanciullo ha diritto a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi», mentre la Costituzione italiana oltre alla celebre formula dell’articolo 29 per la quale «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio» aggiunge che «è dovere e diritto dei genitori mantenere ed educare i figli».

Per la prima volta in Italia, una sentenza della Sezione civile della Cassazione afferma che questi principi che ciascuno di noi vive e sperimenta nella famiglia d’origine, e nelle relazioni con i propri figli sono frutto di un «mero pregiudizio», e che non è affatto necessario per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia composta da madre e padre, essendo tale considerazione non fondata su «certezze scientifiche o dati di esperienza».

Al di là del caso specifico affrontato dalla sentenza, e dai suoi risvolti giuridici, questa è l’affermazione di principio che ha permesso poi di affidare un bambino alla madre che aveva avviato una relazione omosessuale con altra donna. Tralasciamo per il momento il fatto, già gravissimo, che la sentenza della Cassazione mette da parte formulazioni legislative del più alto livello, internazionale e costituzionale, che parlano del diritto del bambino ad essere curato e allevato dai genitori. Soffermiamoci invece sul punto più sconvolgente della pronuncia, quando considera il bambino come soggetto manipolabile, attraverso sperimentazioni che sono fuori della realtà naturale, biologica e psichica, umana, e che non si sa bene quanto dovrebbero durare.

La pronuncia lascia stupefatti quando cancella tutto ciò che l’esperienza umana, e con essa le scienze psicologiche, ha elaborato e accumulato in materia di formazione del bambino. Il quale, privato artificiosamente della doppia genitorialità, vede venir meno la dimensione umana e affettiva necessaria per la crescita e il suo armonico sviluppo, ed è lasciato in balia di esperienze, rapporti, relazioni umane, sostitutive e del tutto slegate rispetto alla naturalità del rapporto con il padre e la madre. Siamo di fronte ad una concezione che attinge il suo humus culturale alle forme illuministiche più primitive, nega ogni preziosità dell’esperienza umana, e ritiene che anche per la dimensione della paternità e maternità il genere umano possa ricominciare daccapo, perché l’educazione e la formazione del bambino può avvenire contro i parametri naturali e le garanzie che la famiglia presenta in ogni epoca e in tutti i Paesi del mondo.

Si intravede in questo modo un profilo disumanizzante della tendenza a spezzare il legame del bambino rispetto ai genitori naturali, che comporta il declassamento dei suoi diritti proprio in quella fase più delicata dell’esistenza che condiziona per sempre la crescita successiva. Il bambino non è oggetto da utilizzare o manipolare con sperimentazioni estranee alla sua propria dimensione familiare, ma è persona con diritti originari che devono essere tutelati e garantiti dalla società e dalle leggi che lo governano.

Dobbiamo essere sinceri, e riconoscere che siamo di fronte al pericolo reale che si rechi un grave vulnus a quanto di più prezioso l’umanesimo religioso e di ogni tendenza laica ha realizzato sino ad oggi, che riguarda la cura e la tutela delle nuove generazioni per un futuro sempre più umanizzato della società.

pregiudizi 1

anche oggi, alla festa annuale del mio coro parrocchiale, ci siamo ritrovati a parlare della sentenza della corte di cassazione che ha affidato un bambino a una coppia omosessuale composta dalla madre, ex tossicodipendente, e  una delle operatrici della comunità di recupero dove si è disintossicata, con cui ha iniziato una relazione, invece che al padre. la cosa che mi aveva colpito moltissimo era stato sentire, alla lettura della sentenza, che il considerare 'a priori' una coppia omosessuale inadeguata ad allevare un bambino sia un mero pregiudizio. cito da un articolo di Tempi
La Cassazione, con la sentenza n.601 depositata oggi, ha bocciato il ricorso, sottolineando che “alla base della doglianza del ricorrente non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza”, ma solo “il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale”.
In tal modo, osservano i giudici di “Palazzaccio”, “si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino”.
a PrimaPagina, il programma di lettura delle prime pagine dei quotidiani di radiotre, questa settimana c'era un giornalista di famiglia cristiana.
e tutti a telefonare per dire che i cattolici devo pensare ai cazzi loro,  eccetera.
anche ieri mattina, una telefona per dire che questi omosessuali stanno semplicemente lottando per i loro diritti.
per fortuna, il giornalista ha detto semplicemente questo: essere genitori non è un diritto. essere genitore non è un diritto. essere genitore non è un diritto. essere genitore non è un diritto... (la ripetizione è mia). esiste solo il diritto di un bambino ad avere dei genitori.
l'altra obiezione della signora suddetta era che la costituzione non dice che la famiglia è fatta da un uomo e una donna. ma se nella costituzione c'è scritto che la famiglia è una società NATURALE, tu cosa capisci?
per non parlare di quell'altra stupidissima obiezione che ho sentito decine di volte, che un sacco di persone sono cresciute con un genitore solo, o con persone che non erano i suoi genitori, per esempio i nonni, o uno zio, una zia, e sono persone felici e realizzate, alternata all'altra cazzata che un sacco di coppie etero non sono assolutamente in grado di allevare un figlio, continuano a litigare, si ammazzano anche (invece gli omo no, loro solo sanno cos'è il vero amore!!!), e i figli sono traumatizzati... sarebbe come dire che l'eccezione invalida la regola, come dire che siccome uno che non è un dottore ha curato benissimo un malato, allora non occorre essere dottori per curare le persone, e siccome un sacco di dottori fanno morire i loro pazienti, allora è meglio farsi curare da uno che non è un dottore, visto che tanti dottori veri fanno tutti quei danni...
un sacco di opinionisti hanno affermato che la sentenza ha voluto tutelare l'interesse del bambino.
anche ammesso questo, ammesso che la libertà di genere ( la libertà inizia con la libertà di genere, ho sentito dire una volta da uno di Rifondazione comunista: tu devi essere libero di scegliere, nei vari momenti della tua vita, che genere sei...) della madre non vada a ledere la libertà del bambino, ma perché cavolo sti giudici della cassazione hanno voluto aggiungere che quello che pensano le persone comuni, quello che è da sempre sotto gli occhi di tutti, ossia che i figli nascono da un uomo e una donna, e quello che la psicologia da decenni -secoli, ormai- sostiene, ossia che la persona si forma a partire dal confronto con la madre e il padre, che questo, dicevo, sia un mero pregiudizio, una cosa che si dà per scontata e che invece va provata? ma perché???
e io continuavo a pensare all'articolo che ho sentito l'altro giorno a pagina tre, un'intervista al  filosofo e teologo Spaemann, sul pilatismo della società moderna. ma devo leggere qualcosa di più, prima.
poi ho trovato questo articolo di Avvenire, che ricopio in un post a parte perché se metto solo il link ho paura che poi sparisce, e invece questo è proprio quello che penso io. spero che carlo cardia, che l'ha scritto, non venga a chiedermi i diritti, nel qual caso lo toglierò subito.

domenica 6 gennaio 2013

figli

eh, i figli ti fanno crescere, mi ha detto la mia amica l'altro giorno. e poi: una coppia di amici è stata sincera: noi siamo più egoisti. è così, mi ha detto ancora, non credi? che dici?
ah, io non dico niente, le ho detto. una volta dicevo tante cose, credevo di sapere tutto e non avevo capito niente. allora sto zitta, che è meglio.
conosco tante coppie senza figli. e anche con i figli. ma che ne so io di chi riesce veramente ad amare? amare davvero una persona sola, per tutta la vita, non credi che sia già una cosa stupefacente, wilma?
una mattina mi sono trovata in cortile con diverse colleghe, tutte con marito e figli, a parlare di matrimonio, di mamme che, separate, hanno fatto subito un altro figlio e tutte, ma tutte tutte, hanno detto: no, non lo rifarei.
sentirsi chiamare mamma, sapere che per un piccolo essere tu sei tutto, è una cosa stupefacente e impagabile. ma neanch'io, credo, lo rifarei. perché è troppo, troppa fatica, troppa sofferenza. 
e che io non mi posso lamentare di niente, io sto bene, ho tutto quando c'è chi non ha niente, non ha la salute del corpo e dello spirito, io ho una famiglia, ho amici, ho un lavoro, ho tutto e troppo.
conosco una che al quarto figlio si è fatta legare le tube. poi il figlio è morto, aveva una patologia al cuore. adesso vorrebbe fare l'inseminazione artificiale.
chi è egoista, cosa vuol dire?
 e quelli che sentono i figli come una loro appendice, e allora guai se i figli fanno cose sbagliate perché sennò fanno brutta figura loro, e la cosa che gli preme è che nessuno sappia? chi è egoista?
e quelle che mi dicono: eh, se avevi una femmina, lei sì che ti stava vicino quando sei vecchia, ma i maschi... oppure: eh, adesso sono vecchi, se facevano un figlio, almeno avevano  qualcuno che li curava... e quelle che fanno un figlio ad ogni uomo che cambiano?
io non lo so. certo, i figli ti cambiano la vita. ma io non ho mai desiderato averne, davvero. mi piacciono le famiglie numerose, e pensavo che se mi fossi sposata, mi sarebbe piaciuto avere tanti figli. ma io sto istinto materno non l'ho mai avuto. tanto meno ho mai pensato ai figli come il bastone della mia vecchiaia.
i figli per me sono una naturale conseguenza del matrimonio. un effetto collaterale, oserei dire adesso.
che a volte, gli effetti collaterali sono la cosa migliore.
a volte...
giorgio era il più grande di sei figli. una famiglia semplice, povera, un padre disgraziato come ce ne sono tanti. giorgio aveva vent'anni ma era il sostegno della famiglia. era sempre in canonica, era un ragazzo buono.
si era appena rifatto i denti, era felice, quando una pianta gli è caduta addosso, nel bosco.
ecco, io giorgio lo conoscevo. era uno dei grandi della mia compagnia, quando avevo sedic'anni. era il migliore. sono trent'anni che è morto, ma me lo ricordo come fosse ieri, quando me l'ha detto, la mia amica, e piangeva.
antonio, il secondo fratello, è morto quest'anno la vigilia di natale. era rimasto invalido dopo un incidente e da qualche tempo non riusciva neanche più ad alimentarsi da solo. la madre non sapeva se fargli o no la peg (che ti mettono un sondino direttamente nello stomaco) e pare pure che sia morto per soffocamento da un rigurgito di cibo...
il più piccolo dei cinque maschi fa il delinquente. sta dentro fuori dalla prigione. sono stata la sua catechista, anche.
vaglielo a dire a sua madre, che i figli sono una benedizione.
ecco, io non lo so, so che non c'è una via migliore, so che ognuno deve trovare la sua, e so che le ricettine prestampate non funzionano mai, nemmeno le migliori.
ecco, a me i figli mi hanno insegnato questo. che non è poco, a pensarci bene.


presepi

oggi dopo la messa dell'epifania c'era la premiazione dei presepi. quando vengono a cantare la stella, c'è una che raccoglie l'iscrizione al concorso dei presepi, sono cinque euro, e ti fanno la foto del presepio che quando c'è la premiazione mettono un telone e proiettano le foto dei presepi, e danno il quarto premio a tutti e a qualcuno il terzo premio e il secondo, e poi c'è il presepio vincitore. 
il presepe vincitore 2012
e c'è un sacco di gente che ogni anno si inventa chissà cosa per fare un presepe originale. con le bottiglie, coi tappi, coi vasetti dello yogurt...oppure con un significato simbolico, e ci scrivono su un papiro per spiegare il simbolo, ma allora non è più un simbolo, perché il simbolo metà ce l'hai tu e metà ce l'ha l'altro, e quando vi trovate, i due pezzi si incastrano, e si capisce tutto.
comunque, volevo solo dire che io, invece, faccio ogni anno lo stesso presepe. vado a raccogliere il muschio, quest'anno stava pure nevicando, e mi sono congelata le mani, e poi il muschio è rimasto nei sacchetti fino alla domenica prima di natale, e poi ho il cielo con le stelle, ma non di quelli che vendono adesso, ne ho uno di carta oleata che non ce l'ha più nessuno, che lo usava anche mia mamma quand'era piccola, mi sa, e faccio la capanna con dei pezzi di tronco e vecchi coppi, e ogni anno metto le statuine che ho comprato il primo natale a passo corese,  perché il natale è un po' tornare bambini, e i bambini amano le tradizioni, amano ripetere le stesse cose perché sono rassicuranti, e fa bene, ogni tanto, sentirsi al sicuro.

sabato 5 gennaio 2013

festa mobile 3

An early typed draft of the foreword to Chapter 17 of “A Moveable Feast,” with emendations written by Ernest Hemingway.

ecco, è finito.
ho letto il capitolo su francis scott fitzgerald, così disperatamente vero, e divertente, e tragico, e dopo pochi altri capitoli, che riguardavano in un modo o nell'altro sempre fitzgerald, e l'amicizia, e l'amore, la vita e la morte, e il libro è finito.
ieri sera alla radio ho sentito un pezzo di festa mobile che sembrava la fine, e speravo di no, e invece oggi ci sono arrivata, a quel pezzo lì, ed era proprio la fine. solo che alla radio c'era tutta una pippa sul rimorso, e, sulla mia edizione, quella pippa lì non c'è. allora scopro che quella che leggono a radiotre è l'edizione restaurata, con otto, ben otto capitoli inediti. devo averla.
adesso me la faccio arrivare da  amazon, che questa cosa che ti arrivano i pacchi dei libri a casa, come una volta, che si chiamava 'vendita per corrispondenza', che in tanti libri ho letto di questi che aspettavano con ansia i pacchi dei libri che li portava il postino, ma come si fa a comprare un libro senza averlo preso in mano, mi dicevo io, e adesso invece lo faccio, e questa cosa che ti arriva il pacco di libri, per me, ogni volta che arriva la scatola è una gioia, e una sorpresa insieme, che non sai mai com'è proprio il libro, se sarà grosso, e la carta liscia e bianca, che toccarla è come accarezzare qualcosa, oppure è quella carta ruvida e giallina, come il giornale ma più grossa, e se la copertina è bella o no, e cosa c'è dentro, soprattutto.

lunedì 31 dicembre 2012

ultimo dell'anno

e poi arriva un momento che niente, ti senti stupida e inutile, e vorresti solo andare via, ma non puoi, perché devi vestire antonio, e bruno non sa cosa mettersi, e mamma dove sei. e c'è la festa giù in salone, e mi devo ancora lavare i capelli.
che io sono vent'anni che non me ne frega niente dell'ultimo dell'anno, che sono così felice di non dover cercare un vestito, le scarpe, il parrucchiere, e mi piacerebbe tanto starmene a casa da sola, l'ho anche fatto, una volta, io, cibo cinese e barry lyndon, tanto quello con cui avrei voluto passarlo stava a seicento chilometri e aveva un cancro che gli devastava il cervello, nessuno lo capisce, ma cosa c'è da capire, mi domando, cosa c'è da festeggiare... io non ho niente da festeggiare.
non è finito niente, niente di nuovo comincerà.
e quando me la taglio, quella cazzo di lingua. chissà.

sabato 29 dicembre 2012

festa mobile 2 - una lezione di scrittura

lavoravo sempre finché non avessi combinato qualcosa e smettevo sempre quando sapevo che sarebbe successo in seguito. Così ero sicuro di continuare il giorno dopo. Ma certe volte quando iniziavo un nuovo racconto e non riuscivo ad andare avanti, mi sedevo davanti al fuoco, strizzavo la buccia delle piccole arance facendone schizzare l'umore sulla fiamma e ne guardavo l'azzurro sfrigolio. Mi alzavo in piedi e guardavo fuori sui tetti di Parigi e pensavo: '' Non preoccuparti. Hai sempre scritto e scriverai ancora. Non devi far altro che scrivere una frase sincera. Scrivi la frase più sincera che sai''. Allora finalmente scrivevo una frase sincera, e poi continuavo da lì. (...)
Su in quella stanza decisi che avrei scritto un racconto su ogni cosa che conoscevo. Cercavo di farlo per tutto il tempo che scrivevo, ed era un'eccellente, rigida disciplina.
Fu sempre in quella stanza che imparai a non pensare a nulla di ciò che stavo scrivendo dal momento in cui smettevo di scrivere al momento in cui riprendevo il giorno dopo. In questo modo avrebbe lavorato il mio subconscio e al tempo stesso io avrei ascoltato altra gente e notato ogni cosa- speravo; imparato - speravo. E avrei letto per non pensare al mio lavoro e mettermi nell'impossibilità di farlo.
Scendere le scale quando avevo lavorato bene -  e ciò richiedeva fortuna, oltre che disciplina -  mi dava una stupenda sensazione e allora ero libero di andarmene in qualsiasi punto di Parigi.

festa mobile 1

alla radio stanno leggendo Festa mobile.
è da tantissimo tempo che non prendo in mano un libro di hemingway. c'è stato un momento al liceo che ho letto tutto quello che ho potuto, dopo che avevo trovato nella libreria di mia zia, che era andata in venezuela, le edizioni con la copertina verde di festa mobile e fiesta.  purtroppo non le trovo più, temo siano annegate nell'allagamento della casa di passo corese, quella volta che ci siamo alzati la mattina per andare a scuola e nell'interrato i libri galleggiavano sulla melma. una delle cose più brutte che mi siano successe. poi mi ero comprata tutti i racconti nell'edizione oscar mondadori, un livre de chevet che ho usato nelle situazioni più disperate, e che non mi ha mai deluso.
non ho ancora letto per chi suona la campana, perché a me i libri di guerra non mi piacciono tanto, e il vecchio e il mare, perché ne parlavano tutti e ho finito per stufarmene prima.
adesso che stanno leggendo festa mobile, sono andata a prendere di sopra i due meridiani coi romanzi di hemingway che abbiamo comprato tempo fa con non so quale rivista. e niente, festa mobile non c'è.
allora sono andata in biblioteca, perché ho pensato che magari i meridiani del giornale erano un po' tarocchi, o forse ce n'era un terzo: niente da fare, festa mobile nei meridiani non c'è. in effetti non è che sia proprio un romanzo, ma è un libro così bello e importante che come fai a non metterlo dentro a un meridiano? in biblioteca però ce l'hanno, è in magazzino. speravo di trovarmi tra le mani la mia vecchia edizione verde della mondadori, invece è nuovo di palla. secondo me non l'ha mai aperto nessuno. penso che magari questa nuova traduzione non mi piacerà, non so come fare adesso, che volevo assolutamente trovare quella citazione, e quell'altra, e invece hanno semplicemente preso l'edizione del '64, con la traduzione di vincenzo mantovani, e le hanno messo davanti un'introduzione e una copertina color bordeaux. il vecchio ernest si meritava qualcosa di meglio, cavoli.
comunque per me è meglio così, perchè ci sono proprio le cose che cercavo.
sto libro lo apri a caso e trovi in qualsiasi pagina qualcosa che vale la pena di ricordare, che ti insegna qualcosa sullo scrivere e sulle cose della vita.
una volta uno mi aveva chiesto di prestargli un libro da leggere, io gli ho messo sotto al tergicristallo festa mobile, che gli avevo detto che era un libro un po' pornografico, perchè pensavo che così l'avrebbe letto.
quando me l'ha ridato, molto tempo dopo, mi ha detto: ma non era pornografico... bello, ad ogni modo.
beh, vorrei vedere...



problemi di connessione

leggo su facebook una storiella sulle incomprensioni tra uomini e donne.
a letto, dopo appassionanti preliminari lei dice a lui:

'Adesso non ne ho voglia, amore mio. Voglio solo che mi abbracci'
E lui esclama:
'CHEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE???????????????'
Al che le gli dice le parole magiche di tutte le donne: 'Non sai connetterti con le mie necessità emotive di donna'.

 beh,  non lo so se ci sia davvero qualche donna che usa queste magiche parole, comunque io, che sono inequivocabilmente una donna, non le ho mai usate. non mi passano manco per la testa.

venerdì 28 dicembre 2012

ma l'amore che cos'è 5 - Pretty woman - un'esegesi al femminile

l'altra sera mi sono riguardata per l'ennesima volta pretty woman.
l'ho scritto su facebook, e ci siamo ritrovate in tante.
un mio amico ha commentato: incredibile, tutte le donne tra le mie amicizie lo stanno vedendo scrivendolo in bacheca, e una buona metà degli uomini è stranita perché non ha potuto vedere la partita...
gli ho suggerito di farci su una riflessione, lui mi ha risposto: suggerisci... ci ho provato, ma non sono riuscita a spiegarmi.
vediamo se ci riesco ora.
pretty woman è uno di quei film americani con una sceneggiatura che non perde un colpo, che anche se sai le battute a memoria, le stai ad aspettare e non ti deludono mai, come la tua canzone preferita ad un concerto, non ci sono mai stata ad un concerto a parte quello di vasco rossi che è venuto a cornedo quando avevo tredic'anni, e ci sono andata con la mia mia amica del cuore, nel prato del parco pretto, ed era ubriaco spolpo e ha cantato due o tre cose, beh, comunque, penso che quando vai a un concerto del tuo cantante preferito, speri proprio che canti quella canzone che la sai a memoria, piuttosto che quella che è appena uscita e non sai neanche le parole. soprattutto quando quelle sono esattamente le parole che avresti detto tu. io, per esempio, la prima volta che ho guardato pretty woman, quando lui le dice: 'io non ti ho mai trattato come una prostituta', ho detto, giusto un attimo prima che lo dicesse julia roberts, 'lo hai fatto ora'.
quindi, un primo motivo per cui pretty woman ci piace, a noi donne, è che funziona. beh, il primo motivo dopo il fatto che va esattamente come vorremmo andassero tutte le nostre storie.
si dice che pretty woman sia una versione moderna della fiaba di cenerentola. io ho un'idea diversa. pretty woman in realtà non è la storia di vivian, è la storia di edward lewis. o meglio, è la storia di quello che diventano lui e lei mentre si innamorano.
non ci ho mai creduto a quel detto che dietro a un grande uomo c'è sempre una grande donna.
c'è una donna, probabilmente. 
comunque sia, edward ci piace,vabbè dai, MI piace (ma con la supponenza che mi contraddistingue, almeno a sentire colui che teoricamente mi dovebbe conoscere meglio, dico Ci per intendere a noi donne) perchè è un uomo. un uomo non ti chiede cosa vuoi fare, che regalo vuoi, cosa preferisci mangiare. LO SA. beh, sul ristorante edward ha un po' toppato, con le escargots, ma insomma edward lewis non è mica un signore, uno come, diciamolo il nome dai, mark darcy. ecco, mark darcy non ce n'è più, e non so se ce n'è mai stati. ma ad edward lewis ci si può arrivare, dai. anche senza aereo privato e carta di credito illimitata (che poi, a me, quello che mi fa impazzire è il sorrisetto di richard geere, mio padre lo chiama l'uomo con un'espressione sola, parafrasando senza saperlo un miope giudizio su clint eastwood, ecco, a me il sorrisetto che fa lui, ma non davanti, no, quando si gira e lei non lo ede neanche, quel sorrisetto che è un po' da stronzo ma involontario, mmmmm, basta, non ci devo pensare...)
quando io dicevo ad alessandro di fare qualche riflessione, sul fatto che tutte guardino pretty woman e tutti vogliano guardare la partita, intendevo proprio questo: noi ci piacerebbe uno come edward, che parla poco, che sa cosa fare, che quando capisce di avere a che fare con una cosa veramente bella, è disposto a mollare tutto per averla.
'dev'essere difficile lasciare andare qualcosa di così bello', dice il mitico barney thompson, direttore dell'albergo, parlando della collana ma riferendosi a vivian, miss vivian, per la precisione. 
altro che partita, cazzo.
ecco, volevo dire questo, quando ho dato questo suggerimento ad alessandro, che forse non siamo più disposti, uomini e donne, è uguale, a molllare tutto, come vivian ed edward, il nostro modo di fare soldi a palate, le vertigini, il boulevard che fa schifo ma ti ci paghi l'affitto... non siamo più disposti a provare a diventare persone diverse, migliori, per amore di qualcuno. 
e che magari ci dirà: no, grazie.

giovedì 27 dicembre 2012

femminicidio, l'assurda leggenda nera

come ben sanno tutti quelli che mi conoscono, io sono - e sono considerata- una molto cattolica.
se lo credessi possibile, mentre invece penso che sia una contraddizione in termini, direi che sono una cattolica tradizionalista.
credo che Dio esista, e credo nell'amore di dio che è dio stesso ed è la terza persona della santa trinità.
e so che il male esiste, perché lo vedo dentro di me e dentro a ogni uomo,  ma credo nella libertà di tutti i figli di dio di scegliere, anche se costa fatica, il bene invece che il male.
ma soprattutto credo in gesù cristo, credo che il verbo si è fatto carne ed è entrato nel tempo, ed è venuto in mezzo a noi, e poi è risorto, e ritornerà, un giorno.
e credo nella divina, eterna, infinita misericordia.
ora, ho detto tutto questo perché, dopo che il papa o chi per lui ha avuto la geniale idea di dare a chiunque la possibilità di dar corso a qualsivoglia stronzata gli passi per le dita, senza neanche la mediazione del cervello, scrivendo un tweet a pontifex, è venuto fuori (ma chissà come mai) che esiste un sito ultratradizionalista che si chiama, guarda caso, pontifex.roma.it.
questo sito è venuto ingiustamente alla ribalta perché ha pubblicato degli articoli contro il femminicidio, definito 'una assurda leggenda nera messa in giro da femministe senza scrupoli' per istigare l'odio sociale contro i poveri uomini inermi.
non ho neanche voglia di citare gli articoli, che si rifanno continuamente a un sedicente 'importante osservatorio sulla violenza delle donne', che sono andata a vedere, e che riporta una lista di articoli che riprendono articoli dei quotidiani rubricandoli con titoli tipo questo: madri e maestre: un mondo di donne e violenza. ne ho letto uno su una maestra esaurita che ha picchiato un alunno, in data 5 dicembre 2012. sono andata alla fonte, la repubblica del 5/6/87. non so se rendo: venticinque anni fa. ho scritto una mail chiedendo chi diavolo fossero, visto che non c'è un nome da nessuna parte, e che la smettessero di accusare gli altri di fare disinformazione, quando loro mettono una notizia di 25 anni fa in data oggi. mi hanno risposto che
I nomi contano soltanto per chi ama appiccicarsi addosso i bollini blù (qualità certificata); come vedi a me/noi interessa quello che hai pensato/scritto, non certo come ti chiami. Il tuo nome non migliora né peggiora quello che ha elaborato il tuo cervello.
per difendere l'indifendibile articolo contro il femminicidio, quelli di pontifex ne hanno scritto un altro, dal titolo L'ODIO E L'INTOLLERANZA INTERNET SUL FEMMINICIDIO. LE DONNE KILLER NASCOSTE DAI MEDIA TV, in cui, sempre partendo dall'importante osservatorio di cui sopra, fanno un elenco di 92 articoli su violenze fatte da donne. ovviamente non sono andata né a leggere gli articoli di cronaca nera, che ritengo sempre una banalizzazione (nel migliore dei casi) dell'evento drammatico, né a verificare la data reale di tutte le notizie, ma la prima è senza data, la sesta era di un anno prima. non sono andata oltre. ma la cosa più assurda è che di tutta sta lista di 92 casi, la maggior parte erano tentati omicidi e solo sei (6) sono omicidi commessi da donne su uomini con cui avevano una relazione. poi ci sono i casi delle madri che uccidono i figli, donne che col compagno rapinano e feriscono o uccidono la vittima, e via discorrendo.
che la violenza faccia parte dell'animo umano, l'ho detto sopra, l'ho sempre pensato, e non c'entra niente che tu sia uomo o donna. come penso che, tra le varie forme di violenza, ce ne sia una specifica di uomini contro donne, e che sia giusto chiamarla femminicidio, come ho scritto anche qui.
ma se ti dici cristiano e vuoi seguire gesù, devi prendere su la tua crocetta e camminare. che gesù cristo, a difendersi, se voleva, era capace da solo.
riponete la vostra spada nel fodero, avrei voluto dirgli a quelli di pontifex. 
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martedì 25 dicembre 2012

buon natale

veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Gv. 1,9 
buon natale, a tutti

natale 1

bruno: non lo sapevo che babbo natale portasse anche animali domestici come regalo... adesso lo so!

domenica 23 dicembre 2012

animali domestici

bruno: mamma, possiamo prendere un pesciolino come animale domestico?

martedì 18 dicembre 2012

cinepanettoni

giovanni floris, il conduttore di ballarò,  sa tutte le scene dei cinepanettoni a memoria.
fabio volo gli chiede in quale film c'è quella scena lì (qualcosa che c'entra col sesso o con la merda, o entrambe, generalmente) e lui lo sa ancor prima che gli dica le tre possibilità.
il venticinque, cioè il giorno di natale, al pomeriggio, ci va ogni anno con sua moglie.
ecco.